Pizza con impasto di cavolfiore

Pizza con impasto di cavolfiore

Pizza con impasto di cavolfiore

Niente di nuovo sotto al sole. Se la vecchia, cara pizza è un condensato di calorie e gonfiore a causa dei suoi ingredienti messi tutti insieme, in primis lievito e farina bianca, qualcuno ha pensato di sostituirli e ha cercato alternative. Così, in rete, si trova facilmente la ricetta per l’impasto di cavolfiore in sostituzione della farina.

Riproposto anche qui, vale la pena di farsi prendere dalla curiosità ed accertarsi che se non fosse per l’odore di cavolfiore che aleggia per casa, non si riuscirebbe a riconoscerlo, una volta che la pizza è pronta.

Ingredienti per una pizza media: 1 cavolfiore di circa 800 gr, grana padano, 1 uovo, olio di oliva, sale, eventuale pepe nero in polvere, passata di pomodoro, origano, altri ingredienti a piacere, per es. acciughe, olive ecc.

Preparazione: pulire, lavare e privare il cavolfiore delle parti più dure. Tagliarlo a rosette. Lessarlo in un tegame grande con poca acqua salata. Scolare e lasciarlo raffreddare. Schiacciare le rosette con una forchetta e porle in un canovaccio piuttosto grande. Richiuderlo bene e strizzare finchè non esce più acqua. Questo passaggio è fondamentale, perchè più l’impasto risulta asciutto, migliore sarà la consistenza della pizza.

Versare l’impasto ben strizzato in una terrina. Aggiungere l’uovo, un pizzico di pepe, qualche cucchiaio di grana grattugiato (la quantità varia a piacere, ma più se ne mette e più la pizza sarà saporita), aggiustare eventualmente con altro sale. Mescolare molto bene con un mestolo di legno.

In una teglia (qui è stata utilizzata una rotonda di diam. 18 cm e una rettangolare cm 15 x 22), foderata con carta forno leggermente unta con olio di oliva, versare l’impasto e schiacciarlo, livellandolo. Cuocere in forno (a gas)  già caldo a 240° per circa 50 minuti, finchè la superficie risulti dorata. Togliere la teglia dal forno e coprire l’impasto con un po’ di passata di pomodoro, origano e scaglie di grana (o altro formaggio che non sia la mozzarella, perchè questo tipo di impasto non assorbe). Ultimare con altri ingredienti a seconda dei gusti.

Rimettere in forno per altri 10 minuti circa, finchè il formaggio si è sciolto. Fare intiepidire e tagliare a fette. Il risultato è una pizza bassa, ma molto gustosa.

 

Mille e una verza

Torta di verza

Torta di verza

E’ una famiglia numerosa, quella delle Brassicaceae, dette anche Crocifere. Tra le varie specie che appartengono a questo folto gruppo vegetale, composto da oltre 4.000 tipi diversi sparsi nel mondo, si trovano il cavolfiore, coniugato in tutte le sue varianti, i rapanelli, la rucola, i broccoli e le verze.

La verza, appunto, è la protagonista di questa semplicissima ricetta che nella sua facilità riassume perfettamente le caratteristiche di tutta la famiglia a cui appartiene. Una famiglia dall’apparenza modesta e frugale, dai gusti spartani e decisi, ma che racchiude molte ricchezze al suo interno, dimostrandosi anche versatile. Un esempio tra tanti, la pizza fatta con l’impasto di cavolfiore al posto della farina.

Vitamine, fibre e minerali in abbondanza sono il tesoro nascosto della famiglia sempliciotta delle Crocifere che fruttano al meglio se vengono gustate crude.

In ogni caso, meglio una verza cucinata che non mangiata affatto e quindi si può cominciare con l’acquisto di una verza media. Costa poco, sazia molto e ci si fa del bene. Si tolgono le foglie esterne e le parti più dure. La si lava e si mettono le foglie in un tegame grande, immergendole in poca acqua salata. Dopo una cottura piuttosto breve, si scolano ed eventualmente si asciugano con la carta da cucina o si strizzano delicatamente.

Purè di verza

Purè di verza

Si prende una teglia per torte dal bordo un po’ alto. Dopo averla foderata con carta da forno leggermente unta con olio di oliva si inizia a posizionare le foglie di verza intorno al bordo e sulla base. Quindi, si alternano i vari strati di verza con qualche cucchiaio di passata di pomodoro precedentemente stemperata e fatta addensare in un tegame con poca acqua, sale e origano. Tra uno strato e l’altro si incorpora il grana in scaglie o grattugiato. Se si vuole scegliere un altro formaggio, è meglio non utilizzare la mozzarella o formaggi simili, perchè sciogliendosi creano troppo liquido di cottura. Optare per formaggi più solidi come fontina, montasio, asiago ecc.

Ultimare gli strati con le fette più grandi di verza. Eventualmente, inclinare leggermente la teglia trattenendo il contenuto con una paletta per eliminare il liquido in eccesso.

Cuocere in forno già caldo a 240° per circa 45 minuti (forno a gas), non a diretto contatto con la piastra, finchè la verza risulti dorata. Sfornare e servire. Ottimo come piatto unico a pranzo, perchè riempe molto e a lungo.

Cosa fare delle parti più dure che erano state scartate? Si possono tagliare e striscioline, far lessare in acqua salata e dopo averle scolate per bene, frullarle nel mixer con un po’ di olio di oliva, grana grattugiato, sale e poco pepe.

Ne risulterà un composto molto morbido che può essere gustato come purè, dopo averlo scaldato in un pentolino a fuoco basso. Sostituisce degnamente quello fatto con le patate, con il vantaggio di essere molto più leggero.

Torta morbida con mousse di fragole

Torta morbida con mousse di fragole

Torta morbida con mousse di fragole

A un primo sguardo distratto, potrebbe sembrare una torta salata a base di carne, salsiccia e ragù, invece no. Si tratta di una torta molto soffice che nulla ha da invidiare al più morbido, tradizionale Pan di Spagna.

Sarà stata fortuna, chissà, ma il risultato ha stupito anche chi l’ha sperimentata e preparata.

Ecco ingredienti e ricetta:

Per la mousse e la decorazione – 350 gr di fragole, 100 gr di ricotta magra, 50 gr. di mandorle non pelate ridotte a farina, 1 uovo, la scorza di 2 limoni non trattati, 1 cucchiaino di cannella, 1 mela grattugiata, 2 o 3  cucchiai di cocco grattugiato, Lavare e tagliare a pezzetti 350 gr di fragole, passarle al mixer o frullarle. Versare la polpa ottenuta in una terrina e aggiungere 1 mela grattugiata. Mescolare.

Il un pentolino stemperare la ricotta con l’uovo intero. Far cuocere a fuoco basso per qualche minuto, mescolando sempre. Spegnere e aggiungere 1 cucchiaino di cannella e la scorza di limone tritata molto fine. Far raffreddare e porre in frigo.

Per la base – mischiare in una terrina 100 gr di farina di grano saraceno e 100 gr. di nocciole non pelate tritate finemente. Aggiungere un pizzico di sale, 1 uovo, 1 mela grattugiata e mescolare bene. Per ultimo, aggiungere mezzo panetto di lievito di birra sbriciolato e tenuto a temperatura ambiente. Mescolare molto bene e aggiungere poca acqua (l’equivalente di mezza tazzina di caffè circa). Continuare a mescolare finchè si ottiene un impasto cremoso, ma non liquido.

Per la decorazione – tritare al mixer le mandorle non pelate. Aggiungere un pizzico di sale, un paio di cucchiai di olio di oliva e un paio di cucchiai di cocco grattugiato. Mischiare, ottenendo una specie di granella.

Foderare una teglia rettangolare cm 20 x cm 25 con un foglio di carta da forno bagnata e ben strizzata. Versare l’impasto della base e livellare. Riempire con la mousse e cospargere la superficie con la granella di mandorle.

Cuocere in forno (a gas) caldo, non a contatto diretto con la piastra, per 40 minuti a 240° e altri 20 minuti a 200°. A fine cottura, lasciare la torta nel forno spento per circa mezz’ora. Quindi, appoggiarla su un vassoio insieme allo strato di carta. Utilizzando una spatola togliere delicatamente la carta. Far raffreddare molto bene, tagliare e servire. Ne escono 6 fette quadrate.

 

Torta di ricotta e pere (al profumo di vaniglia)

Torta con crema di ricotta e pere

Torta con crema di ricotta e pere

La base di questa torta è costituita da 80 gr di nocciole non pelate, tritate finemente e 80 gr. di farina di grano saraceno. La contraddistingue un delicato profumo di vaniglia che a piacere può essere più intenso, utilizzando 2 anzichè 1 sola bacca di vaniglia.

Ingredienti: 160 gr, di farina mista in proporzioni uguali (in questo caso 50% nocciole tritate e 50% farina di grano saraceno), 1 mela e mezza grattugiata, preferibilmente del tipo golden, 2 uova, 1 oppure 2 bacche di vaniglia, 100 gr di ricotta magra, fresca (non confezionata), 2 pere a dadini (circa 200 gr. peso finale), mezzo limone, 1 cucchiaio scarso di cacao amaro, mezzo panetto di lievito di birra, sale, cannella in polvere, cocco grattugiato.

Esecuzione: Lavare le pere, sbucciarle e ridurle a dadini. Farle macerare nel succo di mezzo limone e poca cannella. In una terrina mischiare le due farine, aggiungere il sale, il cacao, mezzo cucchiaino di cannella in polvere e 1 mela grattugiata. Montare 1 uovo intero fino a renderlo spumoso e incorporarlo delicatamente nelle farine. Sbriciolare il lievito e mescolare bene il tutto. Versare in una teglia ø 20 cm foderata con carta da forno bagnata e ben strizzata. Livellare l’impasto che deve risultare morbido e cremoso.

Per la crema, mescolare la ricotta con l’uovo intero e mezza mela grattugiata. Aggiungere la vaniglia estratta da 1 o 2 bacche e frullare con lo sbattitore elettrico. Incorporare le pere a dadini, versare la crema nella teglia e livellare.

Porre la teglia su una griglia e non a diretto contatto con la piastra. Far cuocere nel forno a gas già caldo per 40 minuti a 240° e poi abbassare a 200°. Continuare la cottura per altri 20 minuti. Far raffreddare nel forno. Prima di servire si può spolverizzare con cocco grattugiato.

La torta si gusta al meglio dopo alcune ore dalla cottura. Con le quantità indicate si ottengono 4 belle fette.

 

 

Torta alle fragole

Torta alle rragole

Torta alle fragole

Sull’onda del precedente articolo Accadeva nelle cucine italiane del 1600 e 1700 ecco la ricetta per una torta alle fragole del 1700, riveduta e personalizzata.

Ingredienti:

250 gr di fragole – 250 gr di mandorle non pelate – 100 gr di ricotta fresca, magra (non confezionata) – 1 mela e mezza – 2 uova – sale – cannella in polvere.

Preparazione:

Lavare e pulire le fragole. In una terrina versare 50 gr di mandorle macinate fini, il rosso di 1  uovo (tenendo da parte l’albume), 1 mela e mezza grattugiata, la ricotta e mezzo cucchiaino di cannella. Mescolare bene e riporre in frigo per 30 minuti. Quindi, passare al mixer per qualche minuto. Versare nuovamente nella terrina e aggiungere le fragole, tagliate a metà.

Nel frattempo si prepara l’impasto, mischiando in una terrina capiente 200 gr. di mandorle tritate finemente, un pizzico di sale, l’uovo intero e l’albume dell’altro uovo. Mescolare bene e impastare. Se non si riesce ad impastare, perchè la consistenza non è abbastanza solida, si possono aggiungere altre mandorle tritate o qualche cucchiaio di cocco grattugiato all’impasto. Fare una palla e stendere con il mattarello tra due fogli di carta da forno leggermente unti con olio di oliva. Deve risultare un disco di 20 cm circa di diametro per la rispettiva teglia, più un bordo alto circa 3 cm.

Sollevare l’impasto steso insieme al foglio sottostante e adagiarlo nella teglia. Formare il bordo e livellare con un cucchiaio. Riempire la base della torta con la farcitura e livellare.

Cuocere in forno a gas già caldo a 240° per 50 minuti, non a diretto contatto con la piastra.

Far raffreddare molto bene e, a piacere, decorare con le restanti fragole, oppure servire così com’è.

 

Accadeva nelle cucine italiane del 1600 e 1700

Natura morta (B. Strozzi)

Natura morta (B. Strozzi)

Quando in Italia  il prezzemolo si chiamava petrosemolo e la casseruola era la cazzarola, chi se lo poteva permettere aggiungeva ai piatti di carne e non solo, molte spezie.

Non quelle spezie a cui siamo abituati oggi per insaporire le pietanze, ma abbondante cannella, zenzero, noce moscata e zucchero che prevalevano sul sale. Solo verso la fine del 1600 inizieranno a prendere piede le cucine locali delle varie nazioni, in cui all’uso indiscriminato delle spezie si preferirà l’utilizzo delle erbe aromatiche.

Tra le spezie più alla moda compariva anche il muschio, non inteso come pianta, ma il prodotto delle secrezioni ghiandolari di un ruminante asiatico simile al capriolo, che a discapito della sua provenienza corporea era molto apprezzato per il profumo che conferiva alle vivande.

Anche allora poteva capitare di iniziare un pasto o una cena con un bel piatto di insalata, quando ci si voleva saziare e non eccedere con le portate che seguivano, solo che spesso l’insalata non veniva lavata per evitare di disperderne il sapore.

Non era raro, quindi, che mangiare l’insalata potesse causare fastidiosi conseguenze, se ad esempio si trovava tra le foglie uno scorpione morto, il cui veleno l’aveva contaminata.

Trattato del trinciante (1639)

Trattato del trinciante (1639)

Cinghiali, cinghialotti, capponi, galline, porcellini da latte e ogni sorta di selvaggina e di pesce veniva minuziosamente tagliuzzata dal trinciante. Una figura di primissimo piano nella preparazione dei banchetti, quasi alla pari del cuoco. Con abilità e destrezza, dissezionava le povere bestiole per presentarle sulla tavola come si conveniva, utilizzando strumenti e tecniche che oggi dissuaderebbero parecchi a cibarsene.

Per aggiungere una nota leggiadra al loro operato, i trincianti si dedicavano anche al taglio di frutta e verdura con risultati quasi artistici, da intagliatori raffinati.

Accanto a certe scene un po’ cruente, viste con gli occhi moderni, nelle cucine italiane del 1600 e 1700 si levavano profumi delicati, come quello dell’acqua di rose che spesso veniva utilizzata al posto di quella comune nella preparazione di molte pietanze. Borragine, cedronella e pimpinella venivano largamente impiegate in cucina e i formaggi non erano serviti per ultimi, ma come antipasti per digerirli meglio, spesso cosparsi di zucchero che veniva grattugiato al momento, un po’ come facciamo noi oggi con il grana.

A Galeno, Petronio, Avicenna e Dioscoride, filosofi e medici, si ispiravano gli esperti dell’alimentazione del tempo che consigliavano o meno quel tal cibo o quell’altro vino a flemmatici, colerici o sanguigni. Erano, insomma, i precursori di molti personaggi noti che oggi in TV e su internet diffondono le loro correnti di pensiero e consigli alimentari.

 

 

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