Luoghi comuni, di comune in comune


Serpeggiano, in questi tempi forzatamente casalinghi, molti luoghi comuni.

Alcuni, perfino pagati per farlo, indagano, sondano, traggono conclusioni sui nuovi “trend” del momento per ipotizzare il futuro, come se nel momento attuale, quanto mai abnorme e imperscrutabile nelle sue future evoluzioni, si potessero gettare le basi per formulare congetture statistiche e precise.

Viene da pensare che forse, proprio perché sono venute meno le cose da fare, qualcuno deve pur far passare il proprio tempo.  A elaborare scenari di vario tipo, per esempio.

Ma su che basi, visto che l’unica certezza che ci rimane è quella della fatica e dell’impegno di vivere il momento, sperando nella rinascita più o meno imminente?

Tra disfattisti e pessimisti a oltranza che prevedono la catastrofe generale e romanticoni sognatori che ipotizzano il sorgere di una new age alla fine del tunnel, forse c’è una via di mezzo; quella di non cadere nei luoghi comuni.

Alcuni di questi riguardano la dimensione solitaria e casalinga in cui molti di noi sono attualmente confinati.

E allora si alza un grido d’allarme sulle donne che sembrano tornare a essere relegate tra le quattro mura a cucire, a fare torte e pane in casa, a pulire e a farsi la tinta da sole, invece che uscire a portare a fare l’orlo dei pantaloni al negozietto dietro casa, o comprare dolci e pane alla boutique dei prodotti da forno, a chiamare la “donna” delle pulizie o andare dalla parrucchiera.

Beh, ci sono donne che puliscono casa, cucinano, si dedicano al cucito e si fanno la tinta da sole da anni. Se per necessità o virtù, saranno fatti loro.  Allo stesso modo di come si dedicano alla dimensione casalinga, viaggiano, fanno sport, fanno cose e  vedono gente, se ne hanno voglia, e non per questo corrispondono al vecchio modello femminile che tace, ubbidisce e acconsente.

Altri gridi di allarme si levano sul disagio, che sarebbe maggiore per chi vive solo, di essere reclusi a casa. Dipende. Se l’alternativa è dover condividere lo spazio, poco o tanto che sia, con chi si è ai ferri corti da un pezzo, oppure temere che l’altro possa far entrare in casa il nemico invisibile attualmente dilagante. Beh, delle tre, la cosa migliore è di gran lunga la prima.

Che dire, poi, della vita sociale praticamente assente, delle lunghe giornate noiose, senza impegni, che non passano mai e deprimono? Quanti rimpiangono i giorni super impegnati, tra palestra, apericena, pizzate, cinema, mostre, incontri ecc. e poi ancora palestra, apericena, pizzate, cinema, mostre, incontri ecc. ecc.

Ma dovendosi fermare per forza, in una dimensione temporale surreale come questa, non è che magari venga il dubbio che molti di quegli impegni si prendevano solo per cercare di riempire un vuoto che non si voleva considerare?

Che si poteva fare a meno dover rendersene conto a causa di una stramaledetta entità biologica dalle dimensioni misurabili in nanometri, non c’è dubbio.

Ma se sognare una casa, nel linguaggio dei sogni, rappresenta il sé e proprio per questo può apparire grande e spaziosa, luminosa o tetra, accogliente o in rovina, ci si dovrebbe chiedere se il vuoto tra le pareti domestiche esisteva già da prima. Solo che adesso, è lì a reclamare impietosamente la sua presenza.

E allora, si può scoprire, che al di là dei luoghi comuni di ogni periodo e luogo, quello che importa veramente è come si vive dentro la propria casa interiore, che ci si porta sempre appresso come il guscio la lumaca.

Poco importa se qui o là, prima o dopo, o se qualcuno passa il suo tempo a catalogare, classificare e inquadrare le persone, inseguendo stereotipi e luoghi comuni.

 

 

 

Piatto sfizioso con speck e catalogna

 

Speck e catalogna

Speck e catalogna su base di farine miste

Il mese di aprile è l’ultimo periodo dell’anno per raccogliere la catalogna, verdura tipicamente invernale e d’inizio primavera.  Con un po’ di fortuna, di questi tempi, la si può trovare ancora bella, croccante, fresca e a un prezzo più che ragionevole nel reparto verdura di qualche supermercato.

Detto, fatto. Una volta pulita, privata solo della parte finale, tagliuzzata, fatta lessare in poca acqua, sale e un po’ di pepe, può diventare una crema deliziosa.

Utilizzata come condimento a un piatto di pasta, preferibilmente integrale, di grano saraceno, di sorgo ecc. può essere unita ad altri ingredienti, come in questa ricetta salata anti-tristezza.

Catalogna

Ingredienti

Catalogna – farine miste per un totale di circa 100 gr. Qui sono stati utilizzati 70 gr di farina di grano saraceno, 20 gr. di farina di farro e 10 gr. di farina di segale – olio di oliva – sale –  pepe – 1 spicchio di aglio – speck – formaggio tipo fontina, Asiago o Montasio.

Preparazione

Passare al mixer la catalogna (precedentemente cotta in poca acqua, sale e pepe),  aggiungendo uno spicchio di aglio, un cucchiaio di olio di oliva ed eventuale acqua. Il risultato finale deve essere simile al classico pesto.

Creare una base molto sottile con le farine. Mescolarle in una terrina, insieme a sale q.b. , un cucchiaio di olio di oliva e acqua, fino ad ottenere una consistenza densa e cremosa.

Versare il composto in un tegame antiaderente, leggermente unto con olio di oliva. Coprire e cuocere per 20 / 25 minuti, rigirando a metà cottura.

Bieta costa

Bieta costa

La cottura ottimale dovrebbe avvenire su piastra elettrica.

A cottura quasi ultimata, coprire la superficie con la crema di catalogna, lo speck privato del grasso e tagliato  a listelli e, in ultimo, il formaggio.

Si può utilizzare la bieta costa invece della catalogna, per un sapore meno intenso.

 

 

 

Io c’ero, e ve lo racconto

Ogni cosa, alla fine, ha tre costanti: un prima, un durante e un dopo.

Un prima, che può essere negato, sottovalutato, sfidato o del tutto inaspettato.

Un durante, faticoso, doloroso, vilipeso o riscoperto e sorprendentemente rivalutato.

Un dopo, da ipotizzare, progettare ed attendere.

Filo comune che unisce prima, durante e dopo è il tempo.

Un tempo che, di questi tempi appunto, si dilata, opprime o facilita, permettendo di occuparsi di altro.

Come il sogno nel cassetto di scrivere un’autobiografia, per esempio, digitando idee e spunti sulla tastiera di un pc, tablet o  smartphone.

Carta e penna sono diventati introvabili vicino a casa, con le cartolerie chiuse e gli scaffali della cancelleria off-limits nei supermercati.

Ma se proprio non si può fare a meno di scrivere in modo tradizionale per mettere insieme parole e pensieri, si può sempre frugare negli armadi e nei cassetti.

Ecco, allora, che oltre a mozziconi di matita, pennarelli e penne mezze consumate, saltano fuori agende vuote, regalate e omaggiate in tempi più o meno recenti, che sembrano lontani anni luce.

Periodi in cui mai si sarebbe immaginato l’attuale dopo, che è diventato il presente.

Un presente, con il suo bagaglio di tempo fin troppo disponibile, di cui in molti avrebbero volentieri fatto a meno.

Ma c’è chi, nell’emergenza, ci vive da sempre e si è fatto gli anticorpi grandi come una casa o resistenti come un bunker anti-atomico per sopravvivere nella quotidianità.

Segregazione domiciliare a parte, poco cambia per loro.

Un presente che già agli albori, con quella strana coincidenza di due 20 consecutivi, aveva forse gettato qualche dubbio e presagio nefasto tra gli appassionati di  numerologia.

Qualcuno di loro, probabilmente, aveva ravvisato qualche sciagura nascosta tra i vari significati del numero 20, vale a dire il castigo e la benevolenza del Cielo.  Qualcun altro, invece, avrà finalmente una scusa plausibile per sottrarsi al pranzo della domenica e delle feste.

Qualcun altro, al contrario, lo rimpiangerà profondamente.

In ogni caso, chiunque potrà dire di esserci entrato davvero nella storia.

Dal nipotino al bisavolo, generazioni lontane ma accomunate e condizionate dalla stessa emergenza, potranno così popolare  le pagine della famosa autobiografia in fondo al cassetto, nel capitolo dal titolo “Io c’ero, e ve lo racconto”.