Un parco in città: il Ticinello

Parco del Ticinello, Milano

Scorci antichi al Parco del Ticinello, che si estende per poco meno di 1 km quadrato nella periferia sud di Milano. Detto così, questo numero, sembrerebbe poca cosa e invece lo pone al 4° posto per superficie tra i parchi della città.

La lunga e travagliata storia della sua creazione, che lo ha sottratto alla cementificazione e alla speculazione edilizia, fa da monito per ricordare e rispettare una delle caratteristiche di Milano. Oltre all’importanza naturalistica, il Parco del Ticinello ripropone infatti l’aspetto agreste e contadino che, in fondo, ha sempre caratterizzato la grande metropoli, sin da un remoto passato.

Al suo interno, alberi imponenti , vasti campi coltivati, un’area umida e le marcite offrono l’ habitat naturale a civette, picchi, rondini, cicogne, aironi, rane e lucciole, solo per citare alcune delle specie presenti nel parco.

Comodi sentieri e vialetti invogliano a camminare nel verde, mentre le fronde degli alberi ondeggiano, riempiendo con il loro suono  il silenzio pressoché totale.

Sopravvive nel parco,  una cascina  che tra mille difficoltà, svolge ancora attività agricole e da poco ha allestito nei suoi locali una piccola area museale, tutta da valorizzare, offrendo uno spaccato del mondo contadino locale e lombardo che fino a qualche decennio fa non era così strano incontrare.

Un caso più unico che raro, considerando l’ubicazione di un microcosmo agricolo in città, a pochi passi dalla fermata della metropolitana che in una manciata di minuti porta nel centro di Milano, al quadrilatero della moda, al turismo mordi e fuggi.

 

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Lambrusco e popcorn: Luciano Ligabue

 

Torta di mele con farina di amaranto

Torta di mele con farina di amaranto

Un sapore davvero particolare contraddistingue questa torta di mele senza uova, burro né lievito. Beh, sì, anche senza zucchero, se non fosse per una leggera spolverata in superficie con poca stevia…

Ingredienti per la base:

300 gr circa di farina di amaranto bio – un pizzico di sale – 5 / 6 cucchiai di olio di semi (di girasole) – 1 bicchiere di acqua tiepida.

Ingredienti per il ripieno: 400 gr circa di mele tagliate a dadini (peso finale) – 1 cucchiaino scarso di semi di anice – 1 cucchiaino scarso di cannella.

Preparazione:

Impastare la farina, a cui è stato aggiunto il sale e l’olio di semi, incorporando poco alla volta l’acqua e lavorare l’impasto fino ad ottenere un panetto solido e compatto. Avvolgere nella carta trasparente, antiaderente e riporre in frigo per 30 minuti. Nel frattempo lavare, sbucciare e tagliare le mele a cubetti piccoli. Aggiungervi i semi di anice e la cannella.

 

Stendere la pasta tra due fogli di carta da forno leggermente unti con olio di semi e creare 2 dischi, uno più grande dell’altro che servirà da base.

Porre la base, insieme al foglio di carta da forno, nella teglia.

Ricoprire con le mele e il rimanente impasto. Richiudere i bordi, punzecchiare la superficie con una forchetta e cuocere nel forno preriscaldato a 200° per circa 60 minuti o regolarsi in base al proprio forno.

Se non si è utilizzato lo zucchero nella ricetta, si può spolverizzare con poca stevia, tenendo conto del sapore già zuccheroso delle mele.

L’amaranto in versione farina perde molto della sua caratteristica “sabbiosa”, ma richiede una maggiore attenzione nella fase dell’impasto rispetto ad altre farine. Inoltre, durante la cottura sembra trattenere molto l’umidità, di cui un eventuale eccesso a fine cottura può essere eliminato, utilizzando della carta assorbente per la casa.

Per una cottura ottimale, è consigliabile mantenere uno strato sottile di pasta.

Mete del Lago di Garda: il Vittoriale

Gardone Riviera sembrerebbe un villaggio fantasma, se lo si cercasse solo basandosi sulle indicazioni stradali tradizionali, eppure al suo interno conserva una meta molto gettonata.

Solo arrivati nei pressi del paese, segnalato quasi in ultimo, appaiono le indicazioni per il Vittoriale, destinazione visitata per molte ragioni, tutte diverse, ma che attirano sul luogo davvero tanti visitatori.

Nei giorni più affollati, è inutile cercare invano un posto nel parcheggio adiacente (a pagamento). Basta salire per un breve tratto, qualche centinaia di metri più avanti o anche meno e, se si è fortunati, un posto per lasciare la macchina lo si trova.

Se la visita all’interno della Prioria è nel programma, meglio arrivare alla biglietteria  al più presto. Possono entrare solo gruppi di 10 persone e, quindi, chi primo arriva, meglio alloggia, se non si vuole rischiare di essere tra gli ultimi ad entrare nella residenza di D’Annunzio, oppure vedere sfumare l’opportunità.

D’Annunzio, uomo eclettico, discusso o discutibile a seconda dei punti di vista, ma che comunque è riuscito a lasciare alla storia una poesia indimenticabile come “La Pioggia nel Pineto”.

Visitando il grande parco che circonda la Prioria, non si può fare a meno di ammettere che la sua location era stata ben progettata. Ovunque, regna la presenza del lago, poco più in basso, con i cipressi, i fiori e le varie zone in cui è suddiviso, dagli orridi al cimitero dei cani, dalle  terrazze fiorite al mausoleo in tipico stile anni ’30 alla nave trasportata fin lassù che fa pensare a quella del film “Fitzcarraldo”.

Stupisce e un po’ ancora affascina la vanità, o la ricercatezza, del padrone di casa, le sue innumerevoli camicie bianche, ancora immacolate e intatte, che aveva indossato forse per una sola volta, le numerose paia di scarpe quasi nuove, i completi impeccabili,  i suoi profumi e i contrasti che si susseguono, man mano che ci si inoltra nel parco.

A togliere l’immagine polverosa al contesto del Vittoriale, ci pensano allestimenti moderni di vario tipo: statue, mostre ed eventi. Segno dei tempi che cambiano e si susseguono, come i tanti giochi di luci e ombre, i colori vivaci e le forme sinuose accanto a strutture severe dai contorni squadrati.

Una destinazione, insomma, in cui vale la pena trascorrere qualche ora, ammirando la  vista sul Lago di Garda che si apre a 360°.

 

Destinations of Garda Lake: The Vittoriale

Gardone Riviera might seem a ghost village if one would reach it following conventional indication signs.

Though a very popular attraction is present in its territory, both village and place of interest are signalled just almost on arrival.

A lot of tourists and visitors go to the Vittoriale for many reasons, so on the most crowded days it’s no use looking for a place to park the car in the nearby pay parking area. Just a few hundred meters away, or even less, a free parking space could be available.

If you want to visit the Prioria, Gabriele D’Annunzio’s home, and haven’t booked online, you’d better arrive on spot as soon as possible, since only groups of ten persons at a time can enter it. Otherwise, you could be allowed  to entrance very late, just before closing time, or not to be able to visit  it at all.

D’Annunzio was a versatile character, considered by many people from different points of view:  both for his political ideas and activities in the 30s and artistic, literary as well as intellectual charme that made him reach high lyrical levels, such as in his renowned, long poetry  “Pioggia nel pineto”, better to say “The rain in the pine wood”.

Whatever the reason for a visit to the Vittoriale is, one can’t feel emotionless in the beautiful location,   with Garda lake peeping out of every corner, cypresses and terraced gardens full of flowers.

Walking through the wide park  around the Prioria, manifold contrasting scenarios follow one another. So, bright colors and romantic settings alternate with severe, grim elements such as the Mausoleum in the typical Italian style of the 30s, the dogs’ cemetry, the revine-like gardens and the warship.

The latest, being dismantled and then built again up there on the hill of the Vittoriale, reminds somehow of the film “ Fitzcarraldo”.

Similarly, a huge collection of almost brand new, elegant white shirts, pair of shoes and suits as well as parfumes and accessories of the landlord keeps on fascinating a bit and reveal his refined or vain personality.

Different, modern fittings such as statues, exhibitions and events renew the vintage setting and keep any dusty atmosphere away. That’s a sign of how time has changed in and outside D’Annunzio’s sumptuous dwelling, where it’s worth spending some hours.

 

 

Quattro passi nel Geopark delle Alpi Carniche

450milioni di anni di storia geologica non sono pochi e non passano nemmeno inosservati.

La loro testimonianza è ancora lì, imponente e viva allo stesso tempo mentre ci si trova a camminare sotto le grandi pareti di roccia nel Parco Geologico delle Alpi Carniche.

Così reale che, fissando le rocce scolpite dal lavorio della notte dei tempi, dall’acqua, dal vento e dalla neve, quasi ci si aspetta che si mettano a parlare e prendere vita come Mordiroccia nella Storia Infinita.

Vaneggiamenti, forse, ispirati dalla fatica di essere arrivati fin lassù per sentirsi a metà protetti e per l’altra un po’ intimoriti dalla loro ancestrale presenza.

Chissà quante cose hanno visto passare, in questa terra di frontiera, dove pochi metri più in là inizia un’altro paese, i cui confini restano comunque scritti solo sulla carta e per gli uomini.

Custodi di siti fossili tra i più importanti del mondo, queste montagne aspre e rocciose rappresentano l’era paleozoica italiana in modo esaustivo e sembrano lanciare un monito: rispettateci! Noi siamo qua da molto tempo prima di tutti voi.

Queste ed altre considerazioni balenano per la mente, osservando da vicino le imponenti rocce paleozoiche mentre solo il grido della marmotta e il verso di qualche rapace si impongono per un attimo sul rumore del vento sferzante.

 

Walking in the Geopark of the Carnic Alps

450 million years of geological history is a big number indeed and cannot  go unnoticed.  Their testimony is still there, imposing and alive at the same time while you are walking under the great rock faces in the Geopark Park of the Carnic Alps.

Staring at the rocks carved by water, wind and snow since the dawn of  time,  one can even expect they start talking and come to life as Rock Biter in The NeverEnding Story.

Probably, it’s simply raving due to the strain of climbing up there and  feel both protected and a bit intimidated by their ancient presence.

Who knows how many things they have seen in that border land, where a few meters away another country begins, whose boundaries are written only on paper and for Italian as well as Austrian people, anyway.

Keepers of fossil sites among the most important in the world, those rugged and rocky mountains thoroughly represent the Italian Paleozoic era and seem to give a warning:  Do respect us! We’ve been here a long time before all of you.

Such considerations flash through the mind, when closely observing the imposing paleozoic rocks while only the marmot whistling and the cry of some predator mix for a moment with the sound of the biting wind.

Semi di girasole e dintorni…

Innumerevoli sono le proprietà di questi piccoli semi oleosi. Contengono, infatti, acido grasso omega 6, magnesio, ferro, vitamina B1, B2, B6, A, D ed E. Tostati o non tostati, vengono aggiunti alle insalate e in mille altre ricette quando si vuole ottenere una nota in più.

E allora, perché non provare a mischiarli alle farine? Il loro sapore delicato e la consistenza che la cottura rende ancora più gustosa, possono contribuire a sfornare cibi semplici, ma prelibati, come questo pane casalingo un po’ “focaccioso” con farina di farro, grano saraceno e semi di girasole, appunto…

Ingredienti:

250 gr di farina di grano saraceno – 250 gr di farina di farro – 50 gr circa (o anche di più) di semi di girasole – qualche cucchiaio di olio d’oliva, possibilmente autoctono e auto-prodotto – sale q.b. – un panetto di lievito fresco (25 gr) – acqua tiepida.

Preparazione: 

Mischiare le due farine, aggiungendo i semi di girasole, il sale e, in ultimo, il lievito sbriciolato. Aggiungere un po’ alla volta poca acqua tiepida, mescolando finché la consistenza dell’impasto risulta morbida, ma solida.

Quindi, incorporare l’olio di oliva (5 o 6 cucchiai), la cui fragranza e qualità saranno essenziali per un ottimo effetto “focaccia”.

Rivestire uno stampo per plumcake da 1/2 kg con carta da forno leggermente unta con l’olio d’oliva. Versarvi l’impasto e ricoprire con un canovaccio.

Far lievitare per 20 /25 minuti vicino a una fonte di calore, rigirando lo stampo a metà del tempo di lievitazione.

Infornare nel forno preriscaldato e cuocere per 30 minuti circa a 240° (forno a gas) e altri 20 minuti a 200°.

La doratura croccante ottenuta grazie all’utilizzo di un ottimo olio d’oliva aggiunge profumo e sapore a questo pane casereccio, arricchito dai semi di girasole.

SUNFLOWER SEEDS AND ETCETERAS

Though very small,  sunflower oilseeds supply very important nutrients such as  omega 6 fatty acid, magnesium, iron, vitamin B1, B2, B6, A, D and E. Toasted or not, they are added to salads and a thousand other recipes when you want to get an extra note.

So why not try to mix them with flour? Their delicate flavor and texture, even tastier by cooking, can suggest to bake simple but delicious foods, like this homemade bread  that reminds  to “focaccia”, even if it isn’t so flat as the original oven-baked Italian dough.

Ingredients:

250 gr of buckwheat flour – 250 gr of spelled flour – about 50 gr (or more) of sunflower seeds – a few tablespoons of olive oil, possibly self-produced or of local production – salt to taste – fresh yeast (25 gr) – warm water.

Preparation: 

Mix both flours, adding the sunflower seeds, the salt and, finally, the crumbled yeast (previously stored at room temperature). Add warm water little by little, stirring the dough until is soft, but solid.

Then, incorporate the olive oil (5 or 6 tablespoons), whose fragrance and quality will be essential for a successful “focaccia” effect.

Cover a 1/2 kg plumcake mold with baking paper, lightly greased with olive oil. Pour in the dough and cover with a cloth.

Let it rise for 20-25 minutes near a heat source, turning the mold on the other side after about ten minutes.

Bake in the preheated oven and cook for about 30 minutes at 240 ° (gas oven) and another 20 minutes at 200 °.

It’s a deliciously crispy homemade bread, enriched by the excellent olive oil and sunflower seeds.

Semifreddo con pesche tabacchiera

Semifreddo con crema di pesche tabacchiera

Primo esperimento con la farina di teff, cereale antichissimo ritrovato perfino nelle piramidi in Egitto, dall’esito più che soddisfacente. Dal sapore molto delicato, anche se rustico, qui è stato abbinato alle mandorle. La curiosità di sperimentarlo è stata una scusa per approfittare di un frutto tipico di questo periodo: le pesche tabacchiera.

Preparazione della crema: 

600 gr di pesche tabacchiera (peso non snocciolato) – 2 o 3 cucchiai di semi di chia – 1 pezzetto di cioccolato fondente – stevia (2 cucchiaini).

In una casseruola cuocere per circa 20 minuti le pesche a pezzettini. Spegnere il fuoco e aggiungere i semi di chia, mescolando. Quindi, incorporare il cioccolato e passare il tutto al mixer. Serviranno in tutto circa 50 gr di cioccolato fondente (percentuale di cacao a piacere).

Aggiungere la stevia, mescolare bene e riporre in frigo.

Base con farina di teff e di mandorle

Preparazione dell’impasto base: 

100 gr di farina di teff integrale – 100 gr di farina di mandorle o mandorle pelate tritate finemente – mezzo cucchiaino di sale – 2 mele grattugiate – 4 o 5 cucchiai di olio di semi (di girasole).

In una terrina mischiare le due farine agli altri ingredienti. Lavorare molto bene l’impasto con un cucchiaio.

Stenderlo in una teglia grande, foderata con carta da forno bagnata e strizzata.

Cuocere per circa 30 / 40 minuti in base al proprio forno, finché risulta  ben dorato.

Lasciare raffreddare e rimuovere la carta. Quindi, tagliarlo in 3 parti uguali.

Alternare la crema ai vari strati, ultimando con l’ultimo strato di pasta. Eventualmente, rifinire i lati con un coltello.

Riporre nel freezer per circa 30 minuti e ultimare, coprendo con il cioccolato fondente sciolto a bagnomaria. Utilizzare latte, vaccino o di mandorle, oppure ricotta per sciogliere il cioccolato.

Riporre nuovamente nel freezer finché si è solidificato. Tagliato a fette, si può congelare per essere gustato successivamente.

Natura in città al Parco delle Cave

Parco delle Cave, Milano

Vacanze intelligenti, vacanze stupidotte, vacanze forzate e vacanze agognate.

Qualsiasi luogo, purché il meno noioso possibile, può diventare occasione di svago e scusa per stare all’aperto, anche se si resta in città, per scelta, necessità o mille altri motivi.

Si possono scoprire così luoghi vicini che, è vero, sono lì da molto tempo, ma che per qualche ragione non sono mai stati esplorati.

Uno di questi offre uno spettacolare colpo d’occhio, arrivando dal trafficatissimo Viale delle Forse Armate, nella periferia ovest di Milano.

Periferia per modo di dire perché qui i palazzi si susseguono uno dopo l’altro e, di fatto, sembra di essere in piena città.

La loro immagine è ancora impressa negli occhi, mentre le acque verdi – azzurre dei grandi laghetti creano un contrasto davvero inaspettato.

Sulla falsariga di quanto succedeva da quelle parti durante la dominazione spagnola, e si parla del 1500 e 1600, quando bande di briganti infestavano le fitte boscaglie che lì crescevano rigogliose, il verde domina senza ombra di dubbio nella vasta area di fitta vegetazione che prende il nome di Parco delle Cave.

Certo, è un verde più ordinato, coltivato e salvaguardato rispetto ai tempi della caccia al brigante da parte degli spagnoli. Ma è pur sempre verde. Anzi, tanto verde che rinfresca, ritempra e rilassa, soprattutto durante la settimana quando l’affluenza è più scarsa.

Circa 1 km e mezzo quadrato di terreni sottratti al degrado e all’attività di estrazione della ghiaia, ormai abbandonata, dove sono ancora presenti i segni di un’antica vocazione agricola tuttora attiva, catapultano letteralmente in un’altra dimensione temporale.

C’è chi ci va per pescare, nelle acque dei grandi laghetti dove però è vietato fare il bagno, o a prendere il sole e il fresco tra gli alberi, fuggendo dall’asfalto rovente e la temperatura che quasi sfiora i 40°, ma c’è anche chi ci va a correre, a cavallo, in bici o semplicemente per camminare nella pausa pranzo, in attesa di rientrare in ufficio, nonostante il periodo vacanziero.

Che si scelga di girarlo tutto a piedi per ore, seguendo i percorsi proposti di 3 km e di 5 km (anche se dovrebbero essere segnalate meglio le varie direzioni…)  oppure in bicicletta, magari utilizzando il bike sharing cittadino gratuito, il Parco delle Cave offre una gradita parentesi di relax fuori dal traffico che corre e strombazza non troppo distante.

E ce n’è sempre, anche in agosto, segno dei tempi che cambiano e fanno optare per vacanze intelligenti, appunto, o semplicemente un po’ più economiche e non in alta stagione.

Nature in the city at the Pits Park

There can be both smart holidays and silly ones, either forced vacations or longed for holidays, but any place as less boring as possible might be the occasion to stay outdoors. That’s true even if one remains in the city during the conventional summer holidays period by choice, need or a thousand other pretexts.

Thus, it’s possible that nearby places which you’ve only heard of but haven’t seen yet  by whatever reason, may disclose unexpected scenarios.

One of them offers an outstanding view, considering that it stretches at a stone’s throw from the very busy Viale delle Forse Armate, in the western suburbs of Milan. Actually, the area looks like it is in the middle of the city, since high buildings find here next to each other uninterruptedly.

Their image made of concrete, iron and glass is still in your eyes as soon as you enter the Pits Park (Parco delle Cave) and you find yourself in front of the astonishing green and blue waters of some lakes surrounded by lush green.

Dense vegetation grow there everywhere, almost like when thick woods, infested by bands of bandits, covered the same territory during the Spanish domination in 1500 and 1600.

Compared to the time when bandits were hunted by the Spaniards, the broad green area is obviously better preserved and more eco-friendly than in the past, offering quiteness and a relaxing, cooling  break, especially during the week, when visitors are fewer.

The Pits Park extends on about 1 and a half square km of land, once used to extract gravel and sand, exactly from the 1920s till 1970s and later, but then fallen into a state of neglect, when the extraction activity was abandoned.

Over the last few decades, the area was converted into a large park where the traces of the traditional  agricultural heritage  can still be seen.

People go to the Pits Park to fish in the clean waters of the lakes where bathing is forbidden anyway, or to sunbathe and find peace and refreshment in the dog days when the temperature in the streets and among the high buildings becomes unbearable. Someone else goes there biking, jogging, on horseback, or  simply to walk on the lunch break, before returning to the office though on holiday time.

So, you can ride it all or walk for some hours,  following both proposed itineraries of 3 and 5 km, respectively, though directions should be better explained.

The Pits Park can offer you a quiet background, pleasantly contrasting with the densly populated, urbanized surroundings where traffic keeps on running noisly even in August.

That’s a sign of the changing times that persuade people to go on summer holidays in other periods rather than only in August, whether they choose  differently on economic grounds or in search of alternative and less crowded destinations.

Dolce multistrato

Dolce multistrato

Via di mezzo fra tirami sù, zuppa inglese e dolce mattonella, questa preparazione multistrato si presenta molto morbida e cremosa.

Pur non essendo propriamente “light” per la presenza piuttosto abbondante di mascarpone e formaggio spalmabile, che comunque una-tantum ci si può anche concedere, si distingue per il basso contenuto zuccherino. Un contenuto che, ovviamente, è variabile a seconda dei gusti e delle preferenze, perché il vantaggio di prepararsi da sé i dolci (e il cibo in generale) è sopratutto quello di poter dosare gli ingredienti e sperimentare abbinamenti de gustibus.

Base di farina di mandorle e grano saraceno

Ingredienti per la base: 100 gr di farina di mandorle – 100 gr di farina di grano saraceno – due mele – un pizzico di sale – 2 cucchiai di olio di semi (di girasole)

Ingredienti per la crema: 200 gr di mascarpone – 200 gr di formaggio spalmabile – latte di mandorla (qui, non zuccherato) – 7 / 8 gocce di olio essenziale di vaniglia – 1 pizzico di cannella – caffè istantaneo ed espresso – latte di mandorla – 2 cucchiaini di stevia

Preparazione della crema: lavorare con la frusta elettrica il mascarpone e il formaggio a cui è stato aggiunto 1 o 2 bicchieri di latte di mandorla e caffè istantaneo. Il dosaggio dipende dai gusti personali; qui sono stati utilizzati 2 cucchiaini di caffè istantaneo in 2 bicchieri di latte di mandorla. Quando la crema ha raggiunto la consistenza desiderata, aggiungere l’olio essenziale di vaniglia, la cannella, la stevia e mescolare bene. Quindi, riporre in frigo.

Preparazione della base: in una terrina mischiare le due farine, due mele grattugiate, il sale e l’olio di semi. Mischiare finché viene raggiunta una consistenza molto morbida, eventualmente aggiungendo del latte di mandorla.

Stendere l’impasto su una teglia molto larga, rivestita con carta da forno bagnata e strizzata, disponendolo in uno strato molto basso.

Cuocere in forno (a gas) per circa 30 minuti a 200° o regolarsi in base al proprio forno.

Far raffreddare la base, quindi ritagliarla in 3 parti uguali. Procedere a strati, spennellando ogni strato della base con il caffè fatto con la moka e  abbondante crema. Spolverizzare l’ultimo strato, ricoperto di crema, con cacao amaro.

Riporre nel freezer per il tempo necessario a solidificare il tutto.

 

Torta essenziale di avocado e limone

Torta di avocado e limone

Lo sa bene chi l’ha sperimentato e ha scelto di fare a meno dei sapori forti, edulcorati e invadenti per lasciare posto a quelli essenziali, veri ed equilibrati. Poi, non si torna più indietro, perché il passato appare stucchevole e anche se per curiosità ci si riaffaccia, poi si scappa e si ritorna al presente…

Un giro di parole per parlare di questa torta “essenziale”, appunto.

Essenziale perché l’avocado, dal gusto neutro, lascia posto a quello della scorza di limone, ovviamente biologico (lo dice l’etichetta) ed autoctono (in questo caso siciliano).

Adatta all’estate, lascia una sensazione di fresco senza sovrapposizioni stucchevoli.

Ingredienti per la base: 200 gr di farina di farro – 1/2 cucchiaino di sale – 2 mele  golden

Ingredienti per la copertura: 2 avocado – 1 limone bio – 1 mela golden – olio essenziale di vaniglia per uso alimentare – 2 cucchiaini di stevia (opzionale)

Preparazione:

Ridurre i due avocado a pezzetti e passarli al mixer insieme alla mela grattugiata e la scorza di limone precedentemente tritata molto fine.  Prima di riporre in frigo, aggiungere 5 o 6  gocce di olio essenziale di vaniglia e, se si vuole,  la stevia.

In una terrina, miscelare molto bene la farina, il sale e le due mele grattugiate.

Versare l’impasto in una teglia ø 20 cm, rivestita con carta forno bagnata e strizzata. Cuocere nel forno (a gas) a 240° per 30 minuti e poi proseguire la cottura a 180° o regolarsi in base al proprio forno. Quindi, rimuovere delicatamente la carta e porre su un piatto. Far raffreddare.

Utilizzare il cerchio di uno stampo per torta a cerniera e coprire la base con la crema, livellandola. Mettere in freezer per circa 30 minuti. Rimuovere il cerchio e livellare nuovamente la superficie, eventualmente rimuovendo con il coltello le parti della base che fuoriescono.

Riporre nuovamente in freezer per circa 2 ore, quindi tagliare a fette e servire.

La base, dalla consistenza pastosa e compatta, crea un gradevole contrasto con la copertura morbida di avocado e l’aroma del limone, che regna sovrano.

Essential cake with avocado and lemon

It’s well known that once strong, over sweetened and distorted flavors have been put apart in favour of more essential, balanced and true tastes, there’s no point of return. Even if one comes back just for couriosity, the past seems so cloying that one runs away to return to the present.

That’s just a beat around the bush to talk about this essential cake. It is named essential, since the avocado’s neutral flavor enhances the lemon’s fragrance, whose origin is organic (so the label says) and local, precisely from Sicily.

It’s an easy recipe for a summer, fresh, unconventional cake.

Base ingredients: 200 gr of spelt flour – 1/2 teaspoon of salt – 2 Golden Delicious apples

Covering ingredients: 2 avocados – 1 organic lemon – 1 Golden Delicious apple – essential oil of vanilla for food use – 2 teaspoons of stevia (optional)

Preparation:

Reduce both avocados into small pieces and put them in the mixer together with the grated apple and the previously finely chopped lemon peel.  Before storing in the fridge, add 5 or 6 drops of essential oil of vanilla and, if you want, stevia.

In a bowl, mix the flour, salt and two grated apples very well.

Pour the mixture into a  ø 20 cm pan, coated with wet and squeezed parchment paper. Bake in the gas oven at 240° for 30 minutes and then continue cooking at 180 ° or adjust according to your oven. Then, gently remove the paper and place on a plate. Let it cool.

Use the ring of a round cake pan with hinge to cover the base with the avocado cream and level. Put in the freezer for about 30 minutes. Remove the ring and level the surface again, cutting the rim of the base that comes out, if any.

Put back in the freezer for about 2 hours, then cut into slices and serve.

The base, featured by the compact consistency, creates a pleasant contrast with the soft avocado covering and the lemon aroma, which reigns supreme.

Voci precedenti più vecchie

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