Mousse fresca di albicocche e lavanda

Mousse di albicocche e lavanda

L’abbinamento albicocche e lavanda è, forse, uno dei più strani nel mondo dei sapori. In effetti, esistono diverse ricette che utilizzano questi due ingredienti insieme,  sia i fiori che l’olio essenziale per la lavanda: confetture, torte, muffins ecc.

In questo caso, è stato utilizzato per creare una mousse freschissima e rinfrescante, da gustare al posto della frutta, come spuntino o quando più aggrada.

Ingredienti:

5 albicocche dolci

100 gr di ricotta fresca

olio essenziale di lavanda per uso alimentare

cacao amaro

Preparazione:

Frullare la ricotta insieme alla polpa dei frutti. Aggiungere 1 goccia di olio essenziale di lavanda. Mescolare bene. Riporre in frigorifero. Al momento di servire, spolverizzare con poco cacao amaro.

Fresh Apricot and Lavender Mousse

The pairing of apricots with lavender is perhaps one of the strangest in the world of flavors. In fact, there are several recipes that use these two ingredients together, both the flowers and the essential lavender oil: jams, cakes, muffins etc.
In this case, it has been used to create a fresh and refreshing mousse, to be tasted instead of fruit, as a snack or whenever one likes.
Ingredients:
5  sweet apricots
100 gr fresh Ricotta cheese
Lavender essential oil for food use
Bitter Cocoa
Preparation:
Blend the ricotta together with the fruit pulp. Add 1 drop of lavender essential oil. Stir well. Put it in the fridge and at the time of serving, sprinkle with little bitter cocoa.

Sono le piccole cose che ti tradiscono (U2)

The Little Things That Give You Away

The night gave you a song
A light had been turned on
You walked out in the world
Like you belong there

As easy as a breeze
Each heart was yours to please
Is it only me who sees
There’s something wrong there

Oh, I’m not a ghost there
I can see you
You need to see me

It’s the little things that give you away
The words you cannot say
Your big mouth in the way
It’s the little things that tease and betray
As the hunted I become the prey
It’s the little things
The little things that give you away

I saw you on the stairs
You didn’t notice I was there
That’s ‘cause you were talking at me
Not to me

You were high above the storm
A hurricane being born

But this freedom
It might cost you your liberty

It’s the little things that give you away
The words you cannot say
Your big mouth in the way
It’s the little things that tease and betray
As the hunted I become the prey
It’s the little things
The little things that give you away

Sometimes
I can’t believe my existence
See myself on a distance
I can’t get back inside
Sometimes
The air is so anxious
All my thoughts are so reckless
And all of my innocence has died
Sometimes
I wake at four in the morning
When all the darkness is swarming
And it covers me in fear
Sometimes, sometimes, sometimes
Sometimes, sometimes, sometimes
Sometimes
Full of anger and grieving
So far away from believing
That any song will reappear
Sometimes
The end is not dawning
It’s not coming
The end is here
Sometimes, sometimes, sometimes
Sometimes, sometimes
When the painted glass shatters
And you’re the only thing that matters
But I can’t see you through the tears
Sometimes
The end isn’t coming
It’s not coming
The end is here
Sometimes

Sono le piccole cose che ti tradiscono

La notte ti ha donato una canzone
Una luce è stata accesa
ti sei incamminato per il mondo come se gli appartenessi….

Semplice come la brezza
Volevi compiacere ogni cuore
Ma sono io l’unica a vedere che c’è qualcosa di sbagliato

Oh, non sono un fantasma.
Posso vederti
Devi vedermi

Sono le piccole cose che ti tradiscono
Le parole che non riesci a pronunciare
La tua boccaccia
Sono le piccole cose che prendono in giro e tradiscono
Ero braccata, diventai la preda
Sono le piccole cose…
Le piccole cose che ti tradiscono

Ti ho visto sulle scale
Non ti sei accorto che ero li
Perché parlavi a me
Non con me

Eri molto più forte della tempesta
Un uragano sul nascere
Ma questa libertà
Potrebbe costarti l’indipendenza

Sono le piccole cose a tradirti
Le parole che non riesci a pronunciare
La tua boccaccia
Sono le piccole cose che prendono in giro e tradiscono
Ero braccata, diventai la preda
Sono le piccole cose…
Le piccole cose che rivelano di te

A volte
Non riesco a credere alla mia esistenza
Mi vedo da lontano
Non posso tornare indietro
A volte
L’aria è cosi piena d’ansia
Tutti i miei pensieri  sono avventati
E tutta la mia innocenza è morta
A volte
Mi sveglio alle 4 di mattina
Quando l’oscurità si addensa
E mi riempie di paura
A volte, a volte, a volte,
A volte, a volte, a volte….
A volte
Colma di rabbia e addolorata
Cosi lontana dal credere
Che una qualsiasi canzone possa riaffiorare
A volte
La fine non sopraggiunge con l’alba
Non verrà
La fine è qui
A volte, a volte, a volte
A volte, a volte….

Quando il vetro si frantuma

E sei l’unica cosa che conta

Ma  non riesco a vederti dietro le lacrime

A volte
La fine non verrà
Non verrà
La fine è qui

A volte

 

Orobie bergamasche: un territorio da riscoprire

Panorama dal Bivacco Telini

Nonostante la presenza di numerose realtà densamente popolate e la vicina Pianura Padana, la zona racchiusa e protetta dalle Alpi Orobiche svela inaspettati ambienti incontaminati e ben conservati.

Valseriana

Valli verdeggianti e silenziose, raggiungibili solo in un’ora e mezza di macchina da Milano e qualche ora di cammino, fanno catapultare in un mondo antico, dove l’intervento dell’uomo si limita solo a far sì che la natura resti il più possibile vicina al suo stato originario.

Dove un tempo il territorio veniva sfruttato per la presenza di minerali, fra cui zinco, ferro, piombo e carbone, oggi le miniere diventano un percorso tematico e didattico, ma non solo. Percorrendo sentieri di valli come  la Valseriana e la Val del Riso che prende il nome dall’omonimo torrente, si possono scorgere caprioli che corrono a nascondersi nel folto del bosco o sentire la marmotta avvertire la sua comunità.

Presolana

Crinali ricoperti da fitte abetaie e faggeti si alternano a pascoli ben curati e malghe sparse qua e là, mentre il gruppo della Presolana domina quasi sempre la scena, vicino o lontano che sia.

Vecchie mulattiere collegano direttamente paesi, altrimenti raggiungibili solo scendendo a valle e risalendo per strade asfaltate.

In cammino verso il Bivacco Telini

In cammino verso il Bivacco Telini

Passano attraverso boschi immersi nel fresco e nella penombra, mentre più in basso sulla strada principale chi si trova a passare da turista frettoloso e abituato alle comodità spesso  si limita a pensare che quelle cime là in alto facciano solo da cornice alle solite destinazioni.

Nascondono, invece, piccoli paradisi tutti da scoprire e luoghi ancora integri che si pensava di conoscere solo guardandoli dal fondovalle.

Sopra Gorno

The Orobie Alps in Bergamo surroundings: a territory to be revalued

Despite the presence of numerous densely populated areas and the nearby Po Valley, the territory enclosed and protected by the Orobie Alps reveals unexpectedly uncontaminated and well-preserved environments.

Lush green and quiet valleys, reachable just in an hour and a half drive from Milan and then after a few hours walk, let yourselves come back to an ancient world, where human intervention is limited only to ensure that nature remains as much as possible similar to its original condition.

Places that once where exploited for the presence of minerals, including zinc, iron, lead and coal, have become today thematic and educational itineraries.  But there’s more, along the trails of valleys like Valseriana and Val del Riso, that takes its name from the namesake river, you can see the roe deer run off and hide in the thickets of the forest, or hear the groundhog whistling to warn his community.

Mountain ridges covered with dense beech and fir woods alternate with well-tended pastures and mountain huts scattered here and there, while the  Presolana Massif dominates the scenery most of the time, no matter if it’s near or far.

Old mule tracks, twisting and turning in cool and shady woods, connect villages directly, otherwise accessible only by going down to the valleys and drive up through paved roads.

On the main roads at the bottom of the valleys, hushed tourists accustomed to comfort just think that those peaks up there merely have a scenic effect for usual destinations.

Instead, they hide pieces of  Heaven and uncontaminated places, all to be discovered even if they appear to be familiar only by looking at them from the valley floor.

Torta alle ciliegie e mandorle

Torta ciliegie e mandorle, senza zucchero

Scoperto per caso l’abbinamento vincente ciliegia-mandorla e sbirciando tra le ricette classiche è nata l’ispirazione per questa ricetta facilissima, dal risultato più che passabile.

Naturalmente si basa sul principio di utilizzare solo lo zucchero contenuto nella frutta e le ciliegie, quando sono dolci e belle mature, ne contengono abbastanza per rendere inutili altre aggiunte. Per lo meno può pensarla così chi ormai si è disintossicato da certi sapori stucchevoli che coprono quelli naturali e autentici.

Ingredienti: 400 gr di ciliegie (si intende il peso non snocciolato) dolci e mature, 200 gr di mandorle pelate, tritate fini, 100 gr di farina di farro, ½ cucchiaino di sale, acqua.

Preparazione: in una terrina mescolare la farina di farro e di mandorle,il sale e la metà delle ciliegie a pezzetti. Incorporare poca acqua (meno di 1 bicchiere) finché si ottiene un impasto abbastanza morbido, ma non troppo fluido.

Foderare una teglia ø 22  cm con carta da forno bagnata e strizzata. Versare l’impasto e livellare la superficie su cui verranno messe le restanti ciliegie, snocciolate e tagliate a metà. Cuocere per 1 ora circa a 200° o regolarsi in base al proprio forno.

Dalle stelle alle catacombe

Catacombe a Sant’Eustorgio, Milano

La fretta, si sa, impedisce di notare certi dettagli, anche a chi in certi posti ci è nato e ci vive da sempre. Passando vicino alla Basilica di Sant’Eustorgio, per esempio sarà molto difficile notare solo per caso che sopra al campanile non c’è una croce come ci si potrebbe aspettare. Al suo posto c’è una stella. Del resto, alzare lo sguardo verso l’alto quando si è assorti a guardare dove si mettono i piedi o chi passa accanto oppure il display dello smartphone, come potrebbe essere altrimenti?

Forse ce l’avrà anche raccontato qualcuno un tempo, ma poi l’abbiamo dimenticato. Dimenticato cosa? Ah sì… che quella basilica, essendo collegata al culto dei Re Magi, li ha voluti celebrare anche nel punto più elevato dell’edificio, dove più in alto c’è solo il cielo.

Sorvolando sul lungo corso della storia che ha portato a Milano un po’ di tutto, dai Celti ai Romani, dagli Unni al Barbarossa, che tra l’altro decise di portarsi via le reliquie dei Re Magi come smacco alla città che aveva giusto, giusto devastato, dagli Spagnoli ai Francesi e agli Austriaci.

Al contrario di altri luoghi, Milano non ha conosciuto grandi persecuzioni nel periodo in cui i pagani non erano più tanto pagani, ma non erano ancora autentici credenti. Allora si usava che un luogo all’aperto o un locale della propria dimora veniva utilizzato per il culto degli dei che poi sono diventati solo uno.

La città si sviluppava qualche metro più in basso della superficie attuale. Ecco perché, alla fine, la storia di tante basiliche o edifici religiosi più piccoli, sparsi ovunque  in città, si somiglia.  Nello, specifico, il sito originario di Sant’Eustorgio era stato adibito a necropoli quando ai tempi dei Romani, là si era già fuori città, tra boschi e campagna.

Come si fa a saperlo oggi? Perché dove un tempo si radunava mesta una parte della popolazione, oggi restano le tracce del loro passaggio. Si deve scendere sotto il livello della strada dove sopra sferragliano i tram e nel silenzio totale, ritrovare quel pezzo di storia cittadina, camminando tra i sepolcri, le lapidi e qualche anfora romana.

Negli ambienti bassi, tra le pareti oggi ricoperte di cemento bianco, ci si sente quasi schiacciati dalla mole che li sovrasta. La voci si fanno più basse, un po’ intimorite dalla suggestione che si respira. Qualche attimo di riflessione su come un tempo era la città e poi di nuovo fuori, nella luce di un giorno come un altro, mentre lassù la stella sta sempre a guardare.

 

Torta fresca menta e cioccolato

Torta menta e cioccolato

Torna il caldo e la voglia di qualcosa di fresco: una torta, perché no? Fatta in casa, naturalmente.

Ingredienti: 

100 gr farina di farro (qui è stata usata quella bio, macinata a pietra) – 100 gr  cocco grattugiato – 2 mele golden – olio essenziale di menta per uso alimentare – 250 gr ricotta – 50  gr cioccolato fondente di qualità (percentuale a piacere, quello utilizzato nella ricetta è 99%) – 2 cucchiai abbondanti di cacao amaro – sale – acqua.

Preparazione della crema: 

Frullare la ricotta insieme a una mela grattugiata e al cioccolato fondente a pezzetti. Aggiungere 4 gocce di olio essenziale di menta e mescolare bene. Porre in freezer per tre/quattro ore, girando di tanto in tanto per addensare la crema, considerando che non sono stati utilizzati addensanti di alcun tipo.

Preparazione della base: 

In una terrina mescolare la farina di farro con il cocco grattugiato, 1 mela grattugiata, il sale, incorporando l’acqua poca alla volta, fino ad ottenere un impasto cremoso, ma non liquido. Versarlo in una teglia diam. 16 cm rivestita con carta da forno bagnata e strizzata.

Cuocere per 30 min. a 240° e per altri 30 min, a 200°, finché risulta dorata o regolarsi in base al proprio forno.

Porre su un piatto e far raffreddare. Ricoprire con la crema al cioccolato e mettere nuovamente in freezer per circa un’ora. Quindi, decorare a piacere, se si vuole. Tagliare a fette e servire.

Si conserva in frigorifero, Il sapore è molto rinfrescante, ma non stucchevole; delicato, per via della farina di farro e, inoltre, grazie al cioccolato, al cacao e all’olio di menta (da dosare con cautela) che contiene, è molto energizzante.

Coober Pedy, la tana dell’uomo bianco

Coober Pedy, Australia

Nel bel mezzo deserto australiano solo qualche casa e pochi altri edifici sfidano il caldo opprimente. Qualche metro al di sotto, dove la temperatura  si fa  più gradevole, la maggior  parte della  comunità di Coober Pedy si è adattata a uno strano stile di vita.

Vive come farebbero le lucertole del deserto, ma in modo molto più confortevole, riconvertendo le aree un tempo occupate dalle miniere in comodi hotel, appartamenti e altre strutture utili a rendere la permanenza sotto il suolo piacevole, oltre che decisamente fuori dal comune.

Nota anche come “capitale mondiale dell’opale”, Coober Pedy ricorda nel suo nome la presenza degli antichi abitanti di quella terra desertica: gli aborigeni che chiamarono i nuovi arrivati kupa piti, vale a dire “uomo bianco nella tana”.

Una tana che l’uomo bianco si è costruito a 850 km da Adelaide, nell’Australia meridionale, da quando nel lontano 1915 fu trovato per caso il primo opale.

La comunità che da allora vive e lavora a contatto con la terra rossastra, arsa dal sole a dal caldo, deve infatti la sua fortuna al sottosuolo, ricco di  questa pietra iridescente che assume infinite sfumature, dal viola al verde, dal blu al rosso, al giallo e all’arancione, utilizzata per creare gioielli ed oggetti ornamentali.

Divenuta in tempi moderni un’insolita meta turistica, Coober Pedy offre un’originale esperienza di soggiorno, assaporando il fascino della zona desertica che la circonda.

 

Tonno, peperoni e grano saraceno

Tonno, peperoni e grano saraceno

Sarà la scoperta dell’acqua calda, ma l’abbinata tonno-peperoni è davvero gustosa. Dove finisce il salato inizia il dolce leggermente piccante  e viceversa. E’ un ottimo secondo con contorno incorporato e, volendo aggiungere anche il grano saraceno, può diventare un primo-secondo e contorno in un’unica portata. Un pranzo che sazia fino a sera, con un pseudo cereale dal bassissimo contenuto zuccherino: per 100 gr solo 0,52 gr di zuccheri.

Per una porzione abbondante o due porzioni discrete, utilizzare quanto segue:

2 peperoni medi – 125 gr di tonno (peso sgocciolato) – 100 gr di grano saraceno – mezza cipolla – 2 o 3 cucchiai di passata di pomodoro (preferibilmente fatta in casa) – sale – olio di oliva.

Grano saraceno: l’inconfondibile cereale-non-cereale dal chicco a forma di cuore tridimensionale

Preparazione

Lavare i peperoni, privarli dei semini e della parte chiara, tagliarli a listelli fini o a dadini. In un tegame ampio, far soffriggere la mezza cipolla tagliata fine e aggiungere i peperoni. Incorporando poca acqua alla volta, cuocere, aggiustando di sale e unendo la passata di pomodoro. Una volta ottenuta la cottura desiderata (più o meno morbida) unire il tonno e mescolare bene.

Nel frattempo far cuocere il grano saraceno in una pentola bassa con poca acqua e sale per circa 15 minuti. Scolare e incorporare ai peperoni e al tonno. Se i peperoni sembrano troppi, si possono ovviamente tenerne da parte un po’ per essere consumati in un secondo momento.

Lasciare insaporire il tutto, a fuoco basso, aggiungendo ancora un filo di olio d’oliva. Quindi servire e gustare.

Quadrotti alle noci e fondente

Quando anche a maggio piove… eccome se piove, la cucina diventa un angolo dove sperimentare al tepore del forno che va. Ecco cosa ne è uscito: una ricetta da apprezzare, criticare, arricchire o prendere così com’è.

Ingredienti: 

150 gr di noci tritate – 150 gr farina di grano saraceno – 125 gr di frutti di bosco (facoltativi, tanto scompaiono con la cottura) – 50 gr di cioccolato fondente (percentuale a piacere, qui in cerca di sapori estremi è stato utilizzata la versione 99%) – 2 uova – 2 o 3 mele – 1 cucchiaino di sale.

Preparazione:

In una terrina molto capiente unire la farina  con le noci tritate, il sale, 2 tuorli passati al mixer, le mele a pezzettini,  i frutti di bosco, il cioccolato sminuzzato. Ottenere un impasto cremoso aggiungendo acqua tiepida (circa 1 bicchiere).

Montare a neve gli albumi e incorporarli delicatamente agli altri ingredienti.

Versare l’impasto in una teglia rettangolare piuttosto grande (qui  ne è stata utilizzata una di cm. 35 x 27) foderata con carta da forno bagnata e strizzata.

Cuocere in forno già caldo a 240° per 30 minuti e poi per 15 minuti a 200° o regolarsi in base al proprio forno.

Fare intiepidire pochi minuti e rigirando la teglia su un vassoio rimuovere delicatamente la carta.

Ripetere l’operazione. Far raffreddare e gustare a fette o tagliare a quadrotti.

E’ una ricetta molto semplice, un po’ rustica, ma che si presta a innumerevoli varianti. Sicuramente molto nutriente e pratica da portare in giro, nel caso non si voglia ricorrere a un classico spuntino pre-confezionato.

Tante fragole per un dessert al cucchiaio

Frutto che richiama la primavera e l’estate, la fragola è ricchissima di proprietà benefiche: antiossidante, alto contenuto di vitamina C, calcio, ferro, fosforo e magnesio, contrasta il colesterolo, contiene xilitolo naturale, un tipo di zucchero a basso indice glicemico e  scarso apporto calorico. L’ideale per chi segue una dieta a basso contenuto di carboidrati, per scelta o necessità.

In questa preparazione estemporanea di ispirazione clafoutis e approfittando di succosi frutti nostrani della nostra penisola, ne sono state utilizzate 500 gr. Il risultato? Un dolce al cucchiaio senza zucchero, ma che per i palati non abituati può essere arricchito da una bella spolverata di zucchero al velo.

Ingredienti: 

500 gr di fragole – mezzo bicchiere di latte di mandorle non zuccherato – 100 gr di mandorle pelate tritate fini – un cucchiaino di sale – 250 gr di ricotta fresca – 2 uova – due mele grattugiate.

Preparazione: 

Tritare le mandorle non pelate nel mixer. In una terrina unire la farina così ottenuta a tutti gli altri ingredienti.

Frullare il composto. Rivestire una pirofila diam.  30 cm   con carta da forno bagnata e strizzata. Porre sul fondo le fragole lavate e tagliate a spicchi. Rovesciare sopra la pastella.

Cuocere per circa 40 minuti a 200° nel forno preriscaldato (forno a gas).

Fare intiepidire. Rovesciare su un piatto grande e rimuovere delicatamente la carta da forno.

Gustare direttamente dal piatto.

 

 

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