Conosci tu il paese dove tosano le vigogne? Sì, la Pampa Galeras!

Vigogna nella Pampa Galeras, Perù

Inizia così, questo scritto, parafrasando il celebre poeta e scrittore Wolfgang Goethe che dell’Italia ha immortalato l’immagine del paese con il canto che esordisce con la famosa introduzione: Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni? Brillano tra le foglie cupe le arance d’oro, una brezza lieve dal cielo azzurro spira, il mirto è immobile, alto è l’alloro ecc.. , ma perché mai?

Perché alla fine, ogni paese e molti luoghi nel mondo sono caratterizzati da qualcosa di tipicamente autoctono, qualcosa che entra nell’immaginario collettivo, ma non solo, aggiunge qualche informazione in più a ciò che, in parte, già si sapeva.

Carretera Survival, all'inizio della Pampa Galeras

Entrando nella Pampa Galeras

Pensando al Perù per esempio, e nello specifico alla riserva naturale di Pampa Galeras si può apprendere che la vigogna non è solo un tessuto pregiato, quasi più del cashemere,  o una lana molto costosa che può arrivare al prezzo esorbitante di 400 euro al kg, ma anche, anzi soprattutto, un animale.

Un animale che ha rischiato l’estinzione e il motivo salta subito all’occhio, ma che ora è protetto.

Alla vigogna, elemento fondamentale della tradizione millenaria del Perù e dei popoli andini in generale, è dedicato l’evento annuale del Chaccu, la tosatura in massa che si svolge da aprile a novembre, ma nella riserva di Pampa Galeras solo alla fine di maggio o all’inizio di giugno.

Chaccu

La cattura e la tosatura della vigogna, considerato animale sacro in antichità, ritrova le sue radici nel rituale ancestrale che gli Incas dedicavano alla madre terra.

Potendo chiedere oggi alle vigogne catturate cosa ne pensano del Chaccu, forse risponderebbero che per loro, effettivamente, è una scocciatura e causa di stress, ma è pur sempre  il male minore di fronte al pericolo di essere comunque tosate, dopo essere state soppresse…

Per tutte queste ragioni, la vigogna può diventare l’occasione di un viaggio a tema, come il foliage nel Vermont o la fioritura dei ciliegi in Giappone.

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Reggia di Venaria Reale: Il più grande orto-giardino d’Italia

Locandina 2016

“Fatevi la corte” recita il titolo accattivante che si presta a più di un’interpretazione per introdurre le molteplici iniziative della stagione primavera-estate 2016 alla Reggia di Venaria Reale.

Riaperta al pubblico il 29 marzo, dopo la stagione invernale, la Reggia ospita l’orto giardino, o per usare un termine più aristocratico, il Potager Royal più grande d’Italia.

Orto-giardino a Venaria Reale

Orto-giardino a Venaria Reale

Su circa 100.000 metri quadrati crescono nei frutteti 1700 alberi e negli orti, specie uguali a quelle coltivate nel 1600 e 1700.

Si estendono alle loro spalle i grandi giardini con le fioriture stagionali, recuperati in parte dall’ex piazza d’armi voluta da Napoleone

Tra la mostra dedicata al made-in Italy di tutte le epoche, la mostra multimediale nella Regia Scuderia e quella fotografica nella Citroniera non resterà che concedersi una sosta  nei ristoranti e nelle caffetterie della Reggia.

La Freccia di DIana

La Freccia di Diana

Certo, rimarrà sempre l’imbarazzo della scelta nel modo in cui  godersi l’orto-giardino di corte. Salire a bordo della Freccia di Diana, sulla carrozza a cavallo o sulla gondola per un breve tragitto nelle acque della peschiera?

A voi la scelta.

Leggi anche La bella Italia in mostra alla Reggia di Venaria Reale

 

Dillo con un tulipano

Tulipani a Parco Sigurtà

Tulipani a Parco Giardino Sigurtà

Febbraio ormai è finito e i primi, agognati tepori primaverili sono alle porte. Si prepara ad accoglierli una moltitudine di tulipani multicolori che, tra le fioriture a tema più spettacolari del Parco Giardino Sigurtà, inaugura la stagione 2015. Anche le cifre sono davvero spettacolari, con 1 milione di tulipani e 300 varietà, alcune delle quali totalmente nuove. Potranno essere viste ed apprezzate all’interno dei  600.000 mq del parco dall’8 marzo al 26 aprile, nell’ambito di Tulipanomania che comprende anche un concorso fotografico in onore del famoso fiore.

Tulipano viola: ammirazione e regalità

Tulipano viola: ammirazione e regalità

Perché tanta popolarità per questo fiore, conosciuto in occidente da cinque secoli e che in primavera raccoglie così tanti aficionados floreali e del giardinaggio? Cosa porta ad organizzare tanti altri eventi che lo celebrano, come per es. Messer Tulipano che si tiene in primavera al Castello di Pralormo, in provincia di Torino?

Probabilmente, la sua semplice bellezza che davvero richiama la forma di un turbante, come l’etimologia orientale del suo nome suggerisce. Che sia reciso, piantato in un prato o crei una composizione in un vaso, non c’è dubbio che il tulipano eserciti un fascino particolare.

Il Tulipano Nero di Alexandre Dumas

Il Tulipano Nero di Alexandre Dumas

Alle sue note più scure si associano le emozioni più intense e appassionate, sospese tra l’amore e la lotta contro le ingiustizie. Così, Alexandre Dumas nel 1850 fece del tulipano nero non solo il titolo del suo romanzo, ma il simbolo vincente dell’amore perfetto che, alla fine, sconfigge il male, nello specifico le trame speculatrici di cui il fiore divenne oggetto nell’Olanda del ‘600. Ne seguirono numerosi film che ne ripresero l’intenso significato, fino ad arrivare ai più recenti cartoni animati giapponesi degli anni ’80 ambientati all’epoca della rivoluzione francese.

Anche le note accese del tulipano rosso si scelgono se si vuole esprimere amore profondo ed autentico, mentre il bianco suggerisce stima o perdono.

Tulipani gialli per esprimere gioia

Tulipani gialli per esprimere gioia

Vivacissimi tulipani gialli simboleggiano gioia pura, solarità, speranza e allegria. L’amicizia, la felicità e una nuova vita: regalato soprattutto per festeggiare un compleanno che cade in primavera oppure la nascita di una femmina o un nuovo lavoro, il tulipano rosa diventa un messaggero benaugurante. Se la persona che riceve i fiori è particolarmente dotata di occhi belli e sguardo intenso, meglio regalarle tulipani screziati che ne esaltino il fascino. Il tulipano viola, invece, esprime regalità e ammirazione per l’amore corrisposto.

Per questo e per altri motivi, si apprezzano così tanto i tulipani, perché non sono mai né troppo eleganti, stucchevolmente romantici, eccessivamente grandi o piccoli e nemmeno sfacciatamente vivaci, ma semplicemente tulipani.

 

Autunno in Giappone

Autunno in Giappone

L’acero rosso e il Giappone

“Settembre, andiamo, è tempo di migrare” recitava il vate italiano per antonomasia, Gabriele D’Annunzio.  Volando sopra l’Adriatico, oltre il mare e sempre più ad Oriente, l’autunno mischia i suoi colori con le linee armoniche dei templi e dei giardini giapponesi. Qui, non è l’esuberante foliage del Nord America che tinge deciso le White Mountains nel New Empshire e nemmeno la geometria cromatica dei vigneti della Napa Valley in California o nella Loira fino alle nostre Langhe a farla da padrona.

Nara, giardino di Isuien

Nara, giardino di Isuien

In Giappone, i colori dell’autunno iniziano ad apparire vero la metà di settembre nel nord del paese per avanzare verso sud e protrarsi in alcune zone fino a metà dicembre. L’acero è indubbiamente la pianta che più caratterizza l’autunno giapponese punteggiandolo di rosso acceso, fonte di ispirazione per le fantasie dei tessuti usati per fabbricare i kimono.

Tra ginko e pagode

Tra ginko e pagode

Non è da meno il giallo dorato delle piante di ginko e la gamma di sfumature del marrone che offrono i castagni. Tra le tante mete di un foliage trip di tutto rispetto rientra il parco di Nara, dove vivono liberi oltre 1000 cervi.

Tra i giardini di Yoshikien e Isuien, sfiorando gli antichi templi di Yakushiji, Kofukuji e Todaiji, i colori caldi dell’autunno si combinano con la quiete della natura e la spiritualità delle pagode.

 

 

Faro di Punta Palascia: per un capodanno nell’oriente d’Italia

Faro di Punta Palascia, Otranto

Faro di Punta Palascia, Otranto

Settantadue sono i chilometri che separano Punta Palascia, la parte più orientale dell’Italia, dalla costa albanese. In mezzo, il Canale d’Otranto, da sempre il passaggio marittimo più breve tra penisola balcanica e Italia. Un braccio di mare su cui si affaccia la parte più orientale del tacco italiano e della Puglia che nel nome richiama la sua essenza fatta di sale e di vento. Salento, appunto, per identificare la penisola che si estende lungo 200 km tra l’Adriatico e lo Ionio e che ha rappresentato più volte nella sua storia una porta d’ingresso con l’Oriente. Così approdò, ad esempio, l’antica Grecia, per citare il più eclatante  degli scambi interculturali favoriti dal comunicante tratto di mare.

La costa albanese dal Canale d'Otranto

La costa albanese dal Canale d’Otranto

Trovarsi nel punto più ad est del lembo di terra più orientale d’Italia può avere i suoi vantaggi. Uno di questi è quello di poter assistere per primi in Italia al sorgere di un nuovo giorno, luogo ideale per festeggiare la  prima alba di un nuovo anno. Un altro vantaggio del trovarsi nell’estremo est dell’oriente d’Italia è costituito dalla bellezza naturale di un territorio che presenta ancora i suoi aspetti più incontaminati. Coniugando questi due elementi con il carattere simbolico di un ponte che mette in contatto culture diverse, ecco che al faro di Punta Palascia rivive la suggestione di quell’importante crocevia di popoli. Allo stesso tempo, diviene l’occasione per trascorrere un capodanno diverso dai soliti.

Punta Palascia, tra Ionio e Adriatico

Punta Palascia, tra Ionio e Adriatico

Si arriva al faro con una passeggiata di circa 6 km costeggiando il litorale roccioso ricoperto a tratti dalla macchia mediterranea. Il faro, oggi sede di un osservatorio naturalistico e di un museo del mare,  offre una visuale che  si estende fino alle isole della Grecia e alle coste della penisola balcanica, diventando la cornice a capodanno di un evento che raccoglie numerosi curiosi. Giungono quì attratti dalla prerogativa di salutare prima di altri il nuovo anno, ma anche curiosi di respirare la magia di uno strano confine che non conosce frontiere. Una valenza interculturale che conosce il suo apice con l’Alba dei popoli, la manifestazione culturale e musicale che dal 1999 ha luogo nella vicina Otranto.

New Years’Eve at Punta  Palascia lighthouse, in the East of Italy

72 kms separate the outermost eastern side of Italy from Albanian coastline and, in the middle, Otranto Channel has ever been the shortest sailing way between Italy and the Balkans. It is a sea passage opening in front of  the far eastern Italy’s heel, whose name reminds to the essence of a land marked by salt (sale) and wind (vento).

Salento is exactly the peninsula stretching along 200 km coastline in Apulia between the Adriatic and Ionian Seas that was used so many times in history as a gateway to Europe and the East. So, Ancient Greece arrival, just to name one of the most striking intercultural exchange, was favoured by   the adjoining water passage known as Otranto Channel.

To be in the outermost eastern land in the East of  Italy has the advantage to experiment a natural beauty that has maintained its pristine aspects. However, another element is the privilege for whom who live or come here to witness a natural show on New Year’s Eve. Punta Palascia lighthouse is in fact the spot where the new year begins earlier than in the rest of Italy and has become the ideal place to celebrate the year’s first dawn.

Both elements along with the fascinating symbolism to be in front of a bridge connecting different cultures create the occasion to spend a different New Year’s Eve deepened into a savage natural setting. Punta Palascia lighthouse can be reached by walking about 6  km along the rocky coastline scattered with  Mediterranean vegetation.

The lighthouse is nowadays a naturalistic observatory and Sea Museum , from which the view extends as far as the Balkan coast and Greek islands . It is the perfect frame attracting numerous people who want to be the first to celebrate New Year’s Eve next to a strange border with no boundaries. The acquisition of intercultural value becomes more and more substantial thanks to “Alba dei popoli” , the event that has been taking place in Otranto since 1999, promoting cultural exchange between Apulia and the other Mediterranean cultures.

Sulle note dei tamburi di Buccheri

I tamburi di Buccheri

I tamburi di Buccheri

Trascinante o ripetitivo, il ritmo cadenzato del tamburo richiama inevitabilmente ad una dimensione primitiva in cui le percussioni avevano un loro significato e una funzione ben precisa. Svariati sono stati gli utilizzi dei tamburo in ogni epoca: come accompagnamento ad una danza o per celebrare le divinità nei rituali religiosi piuttosto che per annunciare la battaglia imminente. Ancora oggi trovarsi di fronte ad un gruppo di moderni percussionisti in abiti tradizionali non può lasciare indifferenti.

Tamburi giapponesi Taiko

Tamburi giapponesi Taiko

Può trattarsi di un gruppo giapponese taiko che rivisita in chiave moderna la musica dei tamburi introdotta  in Giappone nel 5° o 6° secolo.  Oppure, suonatori in costumi medievali che percorrono le vie di paesi antichi riempiendole con il forte suono ritmato, come accade per i tamburi di Buccheri. In tutta Italia esistono gruppi musicali che si dedicano unicamente alle esibizioni con tamburi e i suonatori di Buccheri, piccolo paese sulle colline in provincia di Siracusa, ne sono un esempio. Ogni anno, ad agosto, i tamburi di Buccheri si esibiscono nell’ambito di Medfest, la festa medievale che quest’anno ha raggiunto la 13° edizione. Un gruppo, quello di Buccheri, che non si limita ad esibirsi solo a livello locale, ma è presente anche sulle piazze di altre regioni.

Isola delle Correnti, Siracusa

Isola delle Correnti, Siracusa

Alcuni km più a sud, sempre nella provincia di Siracusa, si uniscono le onde di due mari, lo Ionio e il Tirreno. Con la bassa marea e i piedi per terra si può percorrere la sottile striscia di terra che separa dalla grande madre siciliana la minuscola Isola delle Correnti.  Se i tamburi di Buccheri dovessero suonare anche quì, nella località più a sud della Sicilia e dell’Italia, le loro note ancestrali riempirebbero il silenzio, rotto solo dal vento e dalle onde dei due antichi mari.

Buccheri’s drums

Either enthralling or repetitive, the rhythm of a drum instinctively evokes primitive ages, when  drumming had definite meanings and purposes. A dance, a religious ritual or a forthcoming battle have always been occasions for drummers to play this ancient instrument. A group of modern drummers wearing traditional clothing cannot pass unnoticed till now.

May they be Japanese taiko musicians who play a modern version of the ancient drum music appeared in Japan in the 5th and 6th centuries or modern drummers in medieval costumes like those of Buccheri, a small village in the province of Siracusa, Sicily. Local groups who play traditional drums can be found in many regions of Italy. Like every year in August, Buccheri’s drummers perform this year at the Medfest, which has come to its 13th edition.

Buccheri drummers’ performances can be listened to in other Italian regions and not only in the province of Siracusa. From the hills where Buccheri is situated to the sea it is not a long way. Two seas join together at the small Isola delle Correnti or Streams Island representing the southest spot of both Sicily and Italy. By low tide it is possible to walk on a thin land extending from the main island Sicily to Isola delle Correnti, passing between the Tyrrhenian and the Ionian Seas. If Buccheri’s drummers should play in this remote scenario, silence could be filled in not only with the wind and waves of both ancient seas, but with their primitive notes, too.

Come ai tempi di Andersen nei vicoli di Den Gamle By

Aarhus, Den Gamle By

Aarhus, Den Gamle By

Nonostante sia  la seconda città più grande della Danimarca,  Aarhus ha conservato l’indubbio fascino di una città di provincia, dove tranquillità non equivale certo a  monotonia. Di cose da vedere ce ne sono molte e parte della sua vitalità la deve alla storica vocazione di città universitaria iniziata negli anni ‘30, in attesa del 2017 che la vedrà ancora più vitale diventando capitale europea della cultura. Nel frattempo, tra le tante attrattive che popolano di turisti la città, riapre ufficialmente per Pasqua l’attività del museo all’aperto “Den Gamle By”. La sua stagione ufficiale si protrae fino al periodo natalizio, quando il grande museo raggiunge la maggiore suggestione.

Come muoversi a Den Gamle By

Come muoversi a Den Gamle By

All’interno di questo villaggio, fuori dal tempo ma a poco più di 1 km dal centro città, sono stati ricostruiti 75 edifici nell’inconfondibile stile nordico a graticcio. Nel periodo tra Pasqua e Dicembre le botteghe, i negozi e le case di Den Gamle By  si popolano di personaggi in costumi d’epoca che svolgono i lavori quotidiani, servono dolcetti speziati appena sfornati ai clienti, ripropongono antichi mestieri.

Tutti questi personaggi reali e le carrozze a cavallo che percorrono le vie acciottolate rendono vivo un ambiente del tutto rifatto, ma indubbiamente di buon gusto. Ci si può ritrovare così sprofondati nelle narrazioni del famoso scrittore danese C.H. Andersen perché l’atmosfera che si respira è propria quella dell‘800.

Per le vie di un borgo antico

Per le vie di un borgo antico

Se poi ci si addentra nel tardo pomeriggio, quando la maggior parte dei turisti se n’è andata e l’ingresso è gratis si può scattare qualche foto in cui quell’atmosfera antica darà il suo meglio.

L’idea di questa gigantesca ricostruzione di vita urbana in contrasto con quella agreste fu intrapresa nei primi anni del ‘900 da Peter Holm  che salvò dalla demolizione la dimora del sindaco. Seguirono poi fedeli ricostruzioni di alcuni edifici del 16°, 17° e 18° secolo smantellati e  trasportati ad Aahrus da varie parti della Danimarca per essere ricostruiti nell’attuale sito. Un sito che si arricchisce di un piccolo teatro, il museo dei giocattoli, la galleria delle arti decorative con preziosi orologi, argenti, porcellane e i giardini. Quanto basta per alcune ore nella tranquilla città danese, seconda solo a Copenhagen.

 Through the streets of Den Gamle By like in Andersen’s time

Even as the second largest city of Denmark, Aahrus has maintained the indisputed charm of a small town where quietness does not rhyme with tediousness.  In fact, there is a lot to see and its vitality is in part due to the university established in the 1930s. Aahrus is going to be far more vital in the next few years to celebrate the nomination of European Capital of Culture in 2017.

In the meantime, many of the tourists visiting the city do not want to miss living like in an Andersen’s fairy tale, at least for a while. They make for the special village of Den Gamle By at about 1 km from the centre where almost everything is rebuilt, but of good taste all the same. Though the old village can be visited all year round, it becomes especially lively from Easter to December when the magic reaches its top on Christmas time.

Shops, houses and workshops fill with people dressed in costumes doing everyday works during the opening months. The atmosphere is permeated with ancient life style with characters performing their jobs just like if the time at Den Gamle By had stopped in the 19th century when Andersen wrote his famous fairy tales. Tourists can taste spicy cookies freshly backed in an old baker’s shop or have a tour in the village by an old coach driven by an authentic old-fashioned coachman. Though all these characters with their voices make the village alive, the suggestion increases late in the afternoon when the cobbled alleys have resounded with the clattering of  the last coach, tourists  disperse and the entrance is free. That’s the best time to take some beautiful photos and fix the ancient magic in modern pixels.

The idea of the gigantic representation of urban life consisting of 75 reconstructed buildings in contrast with rural life was due to Peter Holm, who saved the mayor’s house from demolition in the early 1900s. Then, he managed  to reconstruct some old buildings of the 16th, 17th and 18th centuries in Aahrus after they were dismantled in several parts of Danemark. The location was named Den Gamble By and enriched with a Toy Museum, a Gallery of Decorative Arts with ancient clocks and watches, silver, porcelain and gardens. That’s enough to spend some hours in the quiet Danish city Aarhus, which is second only to the capital Copenhagen

2012 in review

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 9.100 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 15 years to get that many views.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

1912-2012: il Museo del Titanic nella rinnovata Belfast

Belfast Titanic Museum

In una città che ha vissuto in pochissimi anni una grande trasformazione architettonica e sociale come poche altre realtà urbane in Europa, il 2012 non poteva passare inosservato. L’apertura del Museo dedicato al Titanic, infatti, celebra il centenario di un evento scolpito nella memoria di molti, ma allo stesso tempo è parte di un processo di rinnovamento con cui la città dimostra di voler risorgere da un recente passato denso di conflitti terminati solo alla fine degli anni ’90.

Municipio e ruota panoramica

Era il 2 aprile 1912 quando il Titanic lasciò Belfast  diretto a Southampton per iniziare il servizio di collegamento con gli Stati Uniti che finì dopo soli dodici giorni con il naufragio causato dalla collisione con un iceberg. In quel periodo il porto di Belfast ricopriva un ruolo importante nel settore delle costruzioni navali, anche grazie alla sua posizione sulla foce del fiume Lagan che ne facilitava la realizzazione, così nel 1909 i cantieri Harland & Wolff intrapresero la costruzione del Titanic. Una nave che per quei tempi rappresentava un’opera di ingegneria navale senza precedenti. Il Museo del Titanic situato nel moderno e omonimo Titanic Quarter è un’area museale interattiva, con effetti speciali e ricostruzioni in scala naturale.

Belfast, Ulster Museum

Belfast non è ovviamente solo sinonimo di Titanic. Il rinnovamento che sta vivendo la città  lo si può cogliere ad esempio sul nuovo lungomare, nella vasta zona pedonale del centro città,  nei locali sempre più numerosi dove poter ascoltare musica dal vivo, nell’arte dell’OMAC (Old Museum Arts Centre) oppure all’Ulster Museum. Percorrendo le strade dei murales, Shankill Road e Falls Road, si ritrova nei dipinti sui muri la manifestazione dell’appartenenza  di cattolici e protestanti ad una città, la cui rinascita è in continua evoluzione.

The Titanic Museum in the renewed Belfast

2012 cannot pass unnoticed in a city that has been experiencing  a deep and rapid transformation both in architecture and social life like a few other urban realities in Europe. 2012 is also the centenary of an event stamped in the memory of many people, which had its beginning in Belfast.

It was Apr. 2nd 1912 when the Titanic sailed from Belfast to Southampton, from where she had to start the linking service with the United States. The transatlantic sank only 12 days later owing to the collision with an iceberg, thus shattering the expectations in a new era of naval constructions, of which the Titanic represented the most astonishing achievement until then. At that time Belfast harbour had an important role in naval constructions depending also on its favourable position at the mouth of the river Lagan, so in 1909 the famous shipyard Harland and Wolff started to build the Titanic.

Today the gigantic ship revives in the modern Titanic Quarter where the new museum is situated. Interactive areas, special effects and full-scale reconstructions celebrate a symbol of Belfast. Of course, Belfast is not only the synonym for the Titanic, though the museum is an aspect of the re-birth of a city which was afflicted by violence until the end of the 1990s.

The renewed city life can be found for example along the new seafront, in the large pedestrian zone in the centre, in the numerous pubs with live music, in the art of the OMAC (Old Museum Arts Centre) or at theUlster Museum. The mural roads, Shankill Rd and Falls Rd, show the artistic and political expressions of Catholics and Protestants who belong to a city whose future is still in progress.

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Das Titanic Museum im erneuerten Belfast

In einer Stadt, die so eine rasche Bau- und Sozialverwandlung wie wenige andere Stellen Europas erlebt hat, kann 2012 nicht unbemerkt vergehen. Nach den gewaltigen Zeiten aufgrund der Spannungen zwischen Katholiken und Protestanten, die nur am Ende der neunziger Jahren endeten, hat sich Belfast in den letzten Jahren völlig erneuert.

Ausserdem ist 2012  das erste Zentenar eines Ereignisses, dessen Anfang in Belfast hatte und ins Gedächtnis  von vielen Menschen eingeprägt ist. Die Neueröffnung des Titanic Museums ist der Tribut an das sagenhafte Shiff, das in Belfast gebautet wurde. Aus Belfast lief die Titanic am 2. Apr. 1912 nach Southampton aus, um das Verbindungsdienst mit New York zu beiginnen. Gegen alle Erwartungen, die auf das einzigartige Schiff gesetzt waren, sank die Titanic aber nur 12 Tagen nach Abfahrt wegen des Zusammenstosses mit einem Eisberg.

Dank seiner günstigen Lage an der Mündung des Flusses Lagan hatte Belfast Hafen damals eine wichtige Rolle beim Schiffbau, so 1909 begann die Schiffswerft Harland und Wolff den Bau der Titanic, die heute im neuen interaktiven Museum mit Spezialeffekten und Rekonstruktionen natürlicher Grösse zum neuen Leben erwacht.

Natürlich ist Belfast nich nur zum Synonym für die Titanic und den gleichnamige Stadtteil geworden, obwohl das neue Museum ein Aspekt der Stadt Wiedergeburt ist. Die Stadterneuerung kann man z.B. entlang der neuen Seepromenade, in der weiten Fussgängerzone im Stadtzentrum, in den zahlreichen Pubs mit Livemusik, in der Kunst vom OMAC (Old Museum Arts Centre) und am Ulster Museum finden. Die Wandgemäldestrassen Shankill Road und Falls Road beweisen im grafischen Ausdruck die Angehörigkeit der Katholiken und Protestanten zu einer Stadt, deren Erneuerung in Gang gekommen ist.

Le feste di Casola Valsenio, in terra di Romagna

Festa di Primavera

Sulle orme dell’antica festa popolare di Mezzaquaresima in cui, per un giorno nel periodo di Quaresima, il paese di Casola Valsenio si abbandonava ai festeggiamenti, ha luogo per le vie dell’abitato la Festa di Primavera. Oggi come allora, si assiste alla sfilata del Carro della Vecchia che verrà puntualmente messa al rogo, quale simbolo di tutte le difficoltà sopportate dagli agricoltori nella stagione invernale appena trascorsa. Sfilano anche i carri, ma non sono normali carri allegorici. I “Carri di pensiero” come vengono chiamati sono grandi composizioni, ricche di costumi, colori e scenografie in cui l’immobilità dei figuranti sembra contrastare con lo spirito chiassoso della festa. La manifestazione si svolge in due date, il 25 Aprile in versione diurna e il 28 Aprile di sera.

Giardino delle Erbe

Casola Valsenio non è estraneo ad eventi originali, essendosi guadagnato anche l’appellativo di “Paese delle erbe e dei frutti dimenticati”. Fiore all’occhiello della comunità romagnola è infatti il Giardino delle Erbe, un grande vivaio di piante officinali ed erbe aromatiche, iniziato negli anni ’50 da Augusto Rinaldi Ceroni. La lavanda ne costituisce la pianta più significativa, non solo del grande giardino aromatico, ma anche di tutta Casola Valsenio che in primavera ed estate si riempie del suo profumo fragrante e delle inconfondibili sfumature di viola e blu. Alle erbe aromatiche è dedicata la Festa delle Erbe in Fiore nel mese di maggio e il Mercatino delle Erbe in luglio e agosto.

Frutti dimenticati

L’originalità di questo piccolo borgo sui monti faentini si esprime, inoltre, nella “Festa dei Frutti dimenticati”, alcuni dei quali sono davvero ignoti a molti. Pere volpine, corniole, avellane, mele da rosa, azzeruole, giuggiole e sorbe sono alcuni preziosissimi frutti che in passato facevano parte dell’alimentazione della popolazione locale e che oggi il comune di Casola Valsenio vuole promuovere, incentivandone perfino la coltivazione, insieme alle erbe aromatiche, nel giardino privato di casa.

Celebrating at Casola Valsenio in Romagna region

In the wake of the old popular celebration of Mezzaquaresima when for one day during Lent the village broke into merrymaking, the Spring Celebration takes place every year at Casola Valsenio. Just as in the past the wagon with the old woman parades today through the village to be burnt soon afterwards as a symbol of the difficulties suffered by the farmers in the winter season.

Other allegory wagons parade as well, even if different from the ones of the past. They are called Wagons of Thought and consist of original settings full of colours, costumes and spectacular effects, carrying silent and motionless figures in contrast with the noisy and cheerful atmosphere around. The event can be followed this year on 25th April in the day time and on 28th April at night.

The Spring celebration is not the only special event at Casola Valsenio which is also known as the Village of Herbs and  Forgotten Fruit. The Romagna community in the province Ravenna boasts a unique garden of herbs where officinal plants and herbs have been cultivating since the Fifties when it was first started by Augusto Rinaldi Ceroni, its founder. Lavender is the most representative plant not only in the Garden of Herbs, but also in the whole village which fills with its fragrance and blue-violet  nuances in spring and summer.

Two events are dedicated to herbs: the celebration of Herbs in Bloom in May and the Market of Herbs in July and August. Casola Valsenio doesn’t give up the occasion of celebrating the so-called forgotten fruit, that is the fruit generally cultivated in the past by the local population, though unknown to most people today such as fox pears, cornelian cherries, apples of the rose, filberts, azaroles, jujubes and sorb apples. Their revival is heartily encouraged by the local administration, promoting cultivation even in the private gardens of their fellow-citizens.

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Feiern in Casola Valsenio, in der Romagna Gegend

Ähnlich dem alten Volksfest von Mezzaquaresima, das zur Fastenzeit im Dorf stattfand, wird das Frühlingsfest in Casola Valsenio jedes Jahr gefeiert. Wie damals zieht der Wagen mit der alten Frau vorbei, die die Schwierigkeiten der Bauern im vergangenen Winters symbolisiert und unvermeidlich gebrannt  wird. Andere allegorische Wagen ziehen vorbei.

Sie sind die sogenannten Wagen des Denkens, deren Figuren im Widerspruch zu der lärmenden Atmosphäre still und unbeweglich stehen. Die Maskenwagen sind grosse, tolle Werke reich an Farben, Kostümen und Bühneffekten. Die Parade erfolgt dieses Jahr am 25. April tagsüber und 28. April nachts.

Das Frühlingsfest ist nicht das einziege Sondererignis in Casola Valsenio, dem den Spitznamen “das Dorf der Kräuter und vergessenen Früchte” gegeben wurde. Die romagnolische Gemeinschaft in der Provinz Ravenna rühmt sich einen einzigartigen Kräutergarten, der in den fünfziger Jahren  von Augusto Rinaldi Ceroni begonnen wurde. Lavendel ist die kennzeichnendeste Pflanze, nicht nur im Kräutergarten, sondern im ganzen Dorf, das sich im Frühling und Sommer mit dem starken Duft und zahllosen violetten  Farbtönen füllt

Den Kräutern werden zwei Ereignisse gewidmet: das Fest der blühenden Kräuter im Mai und der Markt der Kräuter im Juli und August. Die vergessenen Früchte, deren Namen den meisten Menschen unbekannt sind, werden ebenso im Oktober gefeiert. Fuchsbirnen, Kornelkirschen, Rosenäpfel, Azaroläpfel, Brustbeeren und Vogelbeeren sind einige wertvolle  Früchte, die in der Vergangenheit zu der gewöhnlichen Ernährung der hiesigen Bevölkerung gehörten und heute werden sie von der Gemeindeverwaltung von Casola Valsenio durch ihre Zucht sogar in den Privatgärten ihrer Bürgers fördert.

Voci precedenti più vecchie

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