Le vasche romane di San Casciano dei Bagni

San Casciano

Ritornando sulle strade anticamente percorse dai pellegrini lungo la via Francigena che portava da Roma nei paesi d’oltralpe ci si può ritrovare in paesaggi e borghi che riportano indietro nel tempo, immersi tra boschi centenari e verdi colline.  In Toscana, sul confine con l’Umbria, gli antichi pellegrini erano soliti concedersi una pausa corroborante dalle fatiche del viaggio immergendosi nelle acque termali, di cui la zona è molto ricca. Infatti, si contano ben 42 sorgenti nel solo abitato di San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena.

Vasche romane

Che tutta la regione toscana abbondi di stabilimenti termali è risaputo, ma la caratteristica di San Casciano è data dal fatto che sono liberamente accessibili due antiche vasche romane dove l’acqua termale sgorga a 40°. Situate poco distante dal paese, le acque termali vengono raccolte presso la sorgente del Bagno Grande e Bagno Bossolo.

Sfruttate dagli Etruschi e poi dai Romani, le terme di San Casciano divennero famose in tutta Europa per poi essere trascurate durante il periodo napoleonico, in quanto non possedevano i requisiti di ricercatezza dettati del tempo, che al contrario possiedono tuttora con i numerosi stabilimenti termali sorti intorno alle sorgenti, in alcuni casi  rivolti solo ad un certo tipo di pubblico esclusivo.

The Roman thermal baths at San Casciano dei Bagni

Back on the roads once covered by pilgrims following the ancient Francigena road, leading from Rome to the countries on the other side of the Alps, the tourist  can find himself within landscapes and villages deep in age-old woods and green hills so far as the eye can see.

In the province of Siena, on the border between Tuscany and Umbria, ancient pilgrims used to take a rest from the fatigue of a long journey, plunging into the abounding thermal water of San Casciano dei Bagni. Forty-two thermal springs are present only in this area, though the entire Tuscany is scattered with several thermal resorts.

The peculiarity of San Casciano is represented by two ancient roman thermal baths situated just outside the village, where people can bathe free. The thermal water, gushing out at  40° C,  flow into the baths of Bagno Grande and Bagno Bossolo. San Casciano thermal water was largely used by the Etruscans and Romans and was very famous in Europe later on.

However, thermal springs became out of fashion in the Napoleonic period since they didn’t fit the refined taste of the time, while nowadays the numerous spas  around thermal springs are in some cases intended for a certain élite.

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Die römischen Thermalwannen in San Casciano dei Bagni

Auf der Spur der alten Pilger, die von Rom nach jenseits der Alpen auf den Francigena Weg reisten, kann man sich genau in Landschaften  und Dörfern unter jahrhundertealten Wäldern sowie grenzenlosen grünen Hügeln befinden. Um sich  von  den  Mühen der langen Reise auszuruhen, machten gewöhnlich die alten Pilger  an der toskanischen Grenze mit Umbrien Rast und sie tauchten in den Thermalquellen von San Casciano dei Bagni.

Bekanntermassen ist die Toskana reich an Thermalwasser, aber allein San Casciano dei Bagni in der Provinz von Siena verfügt über 42 Thermalquellen und ganz besonders stehen zwei alte römische Thermalwannen gerade ausser dem Dorf, wo man sich frei baden kann.  

Das 40° warme Quellwasser wird in den Thermalwannen von Bagno Grande und Bagno Bossolo aufgenommen. Schon die Etrusker und die Römer genossen die heilsamen Thermalquellen von San Casciano, die demnach in ganz Europa bekannt  wurden. Während des Zeitalters Napoleons hielt man San Casciano Thermen für altmodisch, weil sie dem raffinierten Geschmack der Zeit  nicht entsprachen und deswegen wurden sie vernachlässigt.

Im Gegenteil werden die zahlreichen  Thermalbäder, die sich heuzutage um die Thermalquellen befinden, auch von  einem raffinierten Publikum besucht.

Castagno dei Cento Cavalli: il grande saggio tra gli alberi d’Italia

Castagno dei Cento Cavalli

Risparmiato finora dalle bizze dell’Etna, il Castagno dei Cento Cavalli situato a Sant’Alfio in provincia di Catania rappresenta la più antica testimonianza vegetale d’Italia. La possente pianta, costituita da tre fusti che derivano dalle stesse radici, ha un’altezza e una circonferenza di 22 mt. e, sulla base dei più recenti studi, sembra risalire a 3.000 o 4.000 fa, annoverandolo così tra gli alberi più antichi in Europa e nel mondo.

Quercia Jurupa

Certamente, a confronto con l’ultima scoperta rinvenuta in California, la quercia Jurupa di 13.000 anni e l’abete rosso di 8.000 anni in Svezia, il Castagno dei Cento Cavalli sembra essere una giovane creatura che, tuttavia, sta affascinando da secoli per le linee contorte e vissute del suo tronco e l’ampio fogliame verdeggiante.

Fu proprio l’immensa mole dell’albero, secondo la leggenda, a fornire riparo ad una regina e al suo seguito costituito da cento persone a cavallo che si rifugiarono sotto il castagno durante un temporale.

Castagno dei Cento Cavalli, 18° sec.

L’esatta identità della regina rimane incerta, descrivendola come Giovanna D’Aragona o Giovanna d’Angiò, piuttosto che Isabella d’Inghilterra.

Per secoli le fronde del grande castagno sono state il luogo ideale per banchetti e festeggiamenti da parte dei nobili locali che ne avevano il possesso, finchè nel 1965 divenne patrimonio pubblico e, sperando nella magnanimità dell’Etna, potrà sopravvivere per i posteri, insieme ad altre due piante millenarie nei suoi pressi, il Castagno di Nave e il Leccio di Carrinu.

The Hundred Horse Chestnut, the Old Sage among the trees in Italy

So far spared by Etna’s tantrum, the Hundred Horse Chestnut 22 meters high has been growing over the centuries at Sant’Alfio in the province of Catania. It represents the oldest botanical witness in Italy, which dates back to 3000 – 4000 years ago, according to recent studies. The imposing plant, consisting of three trunks sharing the same roots with a girth of 22 meters, is included among the oldest trees in Europe and all over the world.

No doubt, the Hundred Horse Chestnut is not so old if compared to the 13.000-year-old Jurupa oak in California or the Swedish red-deal of 8.000 years ago. However, the old chestnut’s crabbed lines and luxuriant frondage have been fascinating for centuries and entered to legend when a  queen with her retinue of one hundred people took shelter under the plant  during a thunderstorm.

The queen’s identity remained uncertain and might refer to both Joanna of Aragon and Joanna d’Angiò or even to Isabella of England. The great chestnut tree had been the favourite location for banqueting and celebrating by  local noble families, until it became public property in 1965.

The Hundred Horse Chestnut is expected to survive for posterity along with  two other millennial plants situated in the neighbourhood, the Chestnut of Nave and  the  holm-oak of Carrinu, depending on Etna’s generosity.

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Kastanienbaum der hundert Pferde, ein alter Weise der Bäume Italiens

Der bisher von den Launen des Ätna verschonte Kastanienbaum  der Hundert Pferd befindet sich in Sant’Alfio, einem Dorf in der Nähe von Catania und stellt der älteste Pflanzendenkmal Italiens dar. Der eindrucksvolle 22 Meter hoch Baum besteht aus drei Stämmen mit denselben Wurzeln und hat einen Kreisumfang von 22 Meter. Den letzten Forschungen nach ist der Kastanienbaum 3.000 oder 4.000 Jahre alt und daher stellt er sich  unter den ältesten Bäumen Europas und der Welt.

Im Vergleich zu der 13.000-jährigen Eiche Jurupa in Kalifornien und der 8.000-jährigen Fichte Schwedens ist zwar  Kastanienbaum der  hundert Pferde ein Jugendlicher, der doch von Jahrhunderten mit seinem gewundenen  Linien und üppigen Laub fasziniert. Es war unter seinen Blättern, dass eine Königin mit ihrem Gefolge von hundert Menschen während eines Gewitters Zuflucht suchten.

Die Sage spricht aber nicht, ob es sich um  die Königin Johanna von Aragon, Johanna von Anjou  oder Isabella von England handelte. Der grosse Baum wurde jahrhundertslang die von den hiesigen Adligen  bevorzugte Stelle für Bankette und Feiern. Seit 1965 ist  Kastanienbaum der  hundert Pferde öffentliches Vermögen und man hofft, dass er zur Nachwelt zusammen mit zwei anderen tausendjährigen Bäumen, dem Kastanienbaum von Nave und der Staineiche von Carrinu, die sich an den Abhängen des Ätna befinden, überleben  kann.

La bella Italia in mostra alla Reggia di Venaria Reale

Venaria Reale

La Reggia di Venaria, a pochi km da Torino costituisce uno dei siti culturali più visitati d’Italia, dopo Venezia, Firenze, Roma e Pompei. Sorta tra il 1600 e il 1700 come residenza di caccia della Casa Savoia è un vero e proprio gioiello del barocco europeo, riaperta dal 2007 dopo anni di degrado. I lavori di restauro l’hanno trasformata in un luogo vivo, non solo museale, dove sono predisposti spazi per il divertimento, il relax, la buona cucina e la cultura, con spettacoli e concerti.

I giardini

Il complesso di Venaria Reale è molto vasto e comprende la Reggia, il Borgo antico e la grande area verde costituita da 70 ettari di giardini e 10 ettari di orti che riproducono le tecniche di coltivazione del ‘600 e del ‘700. In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, veniva allestita nella citroneria e scuderia della Reggia la mostra “ La bella Italia” iniziata il 17 marzo e terminata l’11 settembre 2011.

Mostra La bella Italia

La mostra percorreva attraverso 360 opere la storia dell’arte in Italia dal 1200 al 1800, metaforicamente associata al ciclo delle quattro stagioni rappresentato dalle città italiane storicamente più importanti e dai periodi che le hanno caratterizzate, definendole ad esempio la Milano austriaca, la Torino francese e la Palermo araba e spagnola.

Leggi anche Reggia di Venaria Reale: il più grande orto-giardino d’Italia

 

The beautiful Italy on show at the Royal Palace of Venaria

The Royal Venaria, at a few km from Turin, is one of the most visited cultural sites in Italy after Venice, Florence, Rome and Pompeii. The huge complex was built between 1600 and 1700 and was designed to become the hunting residence of the dinasty of Savoya. It represents a true pearl of European baroque and was opened to the public in 2007, after a long period of neglect and important restoring work.

Nowadays, the Royal Venaria is not only a large museum, but a lively place as well, where people go to relax, enjoy, taste excellent cookery and take part in cultural events such as concerts, shows and exhibitions. The Royal Venaria includes the royal residence, the old village and a very large green area which consists of  gardens 70 hectare wide and 10 hectares’ orchards where the growing techniques of 16th and 17th centuries are reproduced.

On the 150th anniversary of  the Union of Italy the exhibition “La bella Italia” was scheduled at the orangery and stables of the Royal Venaria from 17 Mar. to 11 Sept. 2011. A choreographic itinerary associated with the four seasons represented some important Italian cities and their own past heritage features, defining them i.e. Austrian Milan, French Turin and Arabian-Spanish Palermo. The show allowed visitors to know the history of art in Italy through 360 works between 1200 and 1800.

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Das schöne Italien zur Schau am Königspalast von Venaria

Das wenige Km von Turin befindliche Königspalast von Venaria ist eine der vielbesuchten Kulturstätten Italiens nach Venedig, Florenz, Rom und Pompeji. Die königliche Residenz wurde zwischen 1600 und 1700 als  Jagdschloss des Herrscherhauses Savoya gebaut und stellt eine echte Perle der Barokkunst  Europas dar.

Nach jahrelangem Verfall und  Restaurierung wurde Venaria 2007  zum Publikum geöffnet. Heutzuage ist das Königsschloss von Venaria ein wichtiges Museumszentrum, sowie eine lebhafte Stätte, die dem Besucher  Unterhaltung, Entspannung, ausgezeichnete Kost und Kultur bietet. Der Venaria Komplex schliesst das Königspalast, das alte Dorf und eine aus 70 Hectar Gärten und 10 Hectar Gemüsegärten bestehende Grünfläche ein, wo die alten Anbauverfahren der 16. und 17. Jahrhunderte betrieben werden.

Bei Italiens 150-Jahre-Feier der Einheit fand die Ausstellung “La bella Italia” in der Orangerie und Marställen Venaria vom 17. März bis zum 11. Sept. 2011 statt. Es handelte sich um eine choreographische Reise in der Kunstgeschichte Italiens, die durch 360 Werke von 1200 bis 1800 mit dem Gang der vier Jahreszeiten assoziiert war .  Die wichtigsten italienischen Städte  und ihre darstellende Zeiträume wurden als das österreichische Mailand, das französische Turin und das arabische-spanische Palermo gezeigt.

Hainan e la festa internazionale del cocco

Alberi di noci di cocco

Ogni anno, tra marzo e aprile si tiene nella provincia di Hainan, nella Cina meridionale la Festa internazionale del cocco. Nelle località di Haikou, Tongshi, Sanya  e la contea di Wenchang hanno luogo diversi eventi legati al frutto tropicale, uno dei maggiori prodotti agricoli e simbolo della provincia di Hainan, ad esempio la festa delle lanterne, la regata delle barche-drago e le esibizioni dei gruppi etnici Miao e Li.

Dragon boat

Per l’occasione vengono allestite lampade ricavate dalle noci di cocco e  si possono degustare i frutti freschi preparati per i visitatori, oppure assistere alle cerimonie nuziali e in onore degli antenati, celebrate dalle minoranze Miao e Li, che costituiscono rispettivamente lo 0,7% e il 14,7% della popolazione di Hainan. Entrambi i gruppi parlano una loro lingua e la comunità Li rappresenta quella originaria e più numerosa, mentre i Miao si sono insediati intorno al 17° secolo provenendo dalla provincia di Guizhou.

Noci di cocco

La manifestazione ha carattere internazionale, in quanto intende promuovere l’economia della provincia e gli scambi commerciali, oltre ad incrementare il turismo e si svolge in un periodo di 10 giorni. La provincia di Hainan è costituita da più isole, di cui la maggiore viene comunemente identificata come Hainan, l’isola del cocco.

The international Coconut Festival in Hainan

Every year,  the international Coconut Festival is held in the Chinese province of Hainan over a period of ten days between March and April. Different events relating to the tropical fruit which represents one of the most important produce and the symbol of Hainan take places in Haikou, Tongshi, Sanya  and Wenchang county.

For the occasion, a number of lamps made from coconuts are displayed and visitors can taste fresh coconuts variously prepared or watch the international Dragon Boat races and traditional ceremonies of the ethnic groups Miao and Li, who represent 0,7%  and 14% respectively of the entire Hainan province population. Both minorities have their own languages. but the Li people are indigenous, while the Miao settled down in 17th century, coming from the province of Guizhou.

The Coconut Festival is of international significance, since it is intended not only to promote the province economy and trade exchange, but tourism as well. Hainan province is situated in southern China and include some islands, the largest of which is commonly referred to as Hainan, the Coconut Island.

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Die internationalen Kokosnuss Festspiele in Hainan

Jährlich im März und April findet das Kokosnuss Festival in der chinesischen Provinz Hainan statt.  Über die Tropenfrucht, die eine der wichtigsten Erzeugnisse und das Sinnbild Hainan ist, werden viele Ereignisse in zehn Tagen in Haikou, Tongshi, Sanya und im  Wenchang Bezirk organisiert.

Die Besucher können verschiedenartig vorbereitete Kokosnüsse kosten und u.a. das Laternenfestival, der Drache Boots Wettkampf und die traditionellen Feiern der etnischen Minderheiten  Miao und Li anschauen. Beide Völker Miao und Li, die bzw. 0,7% und 14% der gesamten Bevölkerung Hainan vertreten, haben ihre eigenen Sprachen. Doch ist Li Minderheit einheimisch dagegen siedelten sich Miao in Hainan aus Guizhou Provinz im 17. Jahrhundert ein.

Das Kokosnuss Festival ist als ein internationales Ereigniss gemeint, weil es nicht nur die hiesige Wirtschaft Hainan, sondern auch Handelswechsel mit dem Ausland und Tourismus fördert. Hainan Provinz liegt in Südchina und besteht aus verschiedenen Inseln, derer die grösste als die  Kokosnussinsel Hainan gewöhnlich bekannt ist.

L’aereo-mobile si parcheggia sotto casa

The Transition

Ci avevano già provato negli anni’40 negli Stati Uniti a far volare un’automobile dalla California all’Ohio, ma a causa dei costi troppo elevati il progetto fu abbandonato. Sempre negli States venne utilizata una Ford Pinto a cui vennero montate le ali e la coda di un Cessna.

Ford Pinto volante

Purtroppo anche questo tentativo fallì e nel 1973 la Pinto volante cadde al suolo, insieme all’inventore Smolinski e ad un passeggero. Oggi, le speranze di realizzare un auto che possa liberarsi in volo sono riposte nel modello “Transition”, di cui i primi prototipi verranno messi in vendita proprio nel 2011.

La macchina volante agli albori

La particolarità di questa automobile volante consiste nella versatilità del modello che in 30 secondi, da veicolo normale diventa aereo, grazie alle ali pieghevoli, che una volta richiuse permettono di parcheggiare l’aereo-mobile in garage.

The flying car to park outside the door

A project for a flying car that should fly from California to Ohio was about to be ready in the 40s, but owing to high cost the plan didn’t succeed.

In 1973 a Ford Pinto in the States was fitted with wings and tail, but unfortunately the flying car that had on board the inventor Smolinski and one passenger crashed to the ground. Nowadays, hopes to build an efficient flying car pin on a new model named The Transition, whose first prototypes will be sold in 2011.

The new model has the special feature to change into a plane in just 30 seconds, thanks to retractable wings. Once the wings are retracted, the flying car can be parked in a normal garage.

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Das fliegende Auto parkt man gleich vor dem Hause Schon in den 40er Jahren versuchte man ein fliegendes Auto von California nach Ohio fliegen zu lassen, aber  wegen hoher Kosten  scheiterte das Projekt.

Immer noch wurde in den Vereinigten Staaten 1973 ein Ford Pinto mit  Flügeln und Heck ausgestatten, aber leider  stürzte das fliegende Auto mit seinem  Erfinder Smolinski  und einem Passagier  ab. Heutzutage richten die Hoffnungen  eines funktionierenden  fliegenden Autos  auf das neue Modell The Transition gesetzt, dessen erste Prototypen  im Lauf 2011 auf den Markt gebracht werden.

Durch faltbare Flügel verwandelt sich das neue Modell in 30 Sekunden  in ein Flugzeug und wenn die Flügel zurückgezogen sind, kann man einfach das fliegende Auto in der Garage parken.

Sri Lanka, l’isola splendente dell’Oceano Indiano

Sri Lanka, spiaggia

Un tempo chiamata Ceylon, l’isola dello Sri Lanka situata a sud-est dell’India, vanta una storia di 2500 anni che, insieme ad una natura rigogliosa e alla diffusa religiosità mistica, in gran parte buddista, attira numerosi turisti. Dominata prima dai Portoghesi, poi dagli Olandesi ed infine dagli Inglesi, conserva intatte le fortificazioni lasciate in eredità dai dominatori, come quella olandese di Galle, a sud del paese, dichiarata Patrimonio Unesco insieme ad altri sei luoghi: le città sacre di Anuradhapura e Polonnaruwa, Kandy, il tempio di Dambulla e la cittadella fortificata di Sigiriya, incluse nel triangolo culturale promosso dal governo dello Sri Lanka nel 1982, oltre alla foresta tropicale di Sinharaja.

L’antica città di Anuradhapura del 4° sec. a.C., a 250 km a nord di Colombo, la capitale dello Sri Lanka che in sanscrito significa isola risplendente, è tuttora ben conservata e rappresenta uno dei maggiori siti archeologici nel mondo oltre ad essere considerata dai buddisti luogo sacro, insieme a Polonnaruwa situata nel centro del paese che colpisce per le grandi statue ricavate dalla roccia. Nelle sue vicinanze si può visitare il tempio di Dambulla costituito da 80 grotte con dipinti rupestri e un incredibile numero di statue di Buddha.

Sri Pada, montagna sacra

Percorrendo pochi km si giunge a Sigiriya, un complesso fortificato risalente al 500 d.C. costruito su un massiccio roccioso alto 370 mt e visibile da molto lontano. Sulle pareti rocciose sono riprodotte numerose immagini di donne, molte delle quali furono poi cancellate quando la fortificazione divenne un monastero. Spostandosi verso sud si giunge a Kandy con il Tempio del Dente che si dice conservi un dente di Buddha e per questo motivo meta di pellegrinaggi, soprattutto in agosto quando viene esposta la reliquia.

In tutto il paese sono ancora visibili le tracce lasciate soprattutto dalla dominazione inglese oltre che nell’architettura, con la costruzione della ferrovia tuttora funzionante che attraversa paesaggi suggestivi, la diffusione di giardini e orti botanici e l’intensificazione della produzione del te, di cui lo Sri Lanka esporta il 20”% del prodotto mondiale. Le piantagioni di te sono diffuse ovunque , a Kandy oppure sulle montagne di Nuwara Eliya, un tempo meta di villeggiatura dei coloni inglesi e oggi conosciuta come la Svizzera d’Oriente per il clima fresco e piovoso e per essere frequentato dalle classi sociali più elevate.

Si coltiva tè anche ai piedi del Picco di Adamo, altro nome per indicare la montagna sacra del Sri Pada che in sanscrito significa “piede sacro”. Meta di pellegrinaggio, si giunge alla cima e al relativo monastero dopo una lunga salita percorsa ad ogni ora del giorno e della notte dai pellegrini per avvicinarsi ad una gigantesca impronta di piede considerata dai buddisti come quella di Buddha, di Shiva dagli induisti, mentre i musulmani e i cristiani la riconoscono come quella di Adamo.

L’elefante, animale simbolo dello Sri Lanka

Un paese permeato dalla religiosità, lo Sri Lanka, oltre che da una natura rigogliosa, dalle montagne alle stupende spiagge con i caratteristici pali su cui si arrampicano i pescatori di fronte all’Oceano Indiano, acque apparentemente calme, che hanno da sempre sconvolto il profilo delle coste sin dai tempi di Marco Polo che durante i suoi viagginon ritrovava mai uguali sulle mappe. Altrettanto belle le zone interne rurali e le campagne, ma è la giungla il regno dell’animale simbolo del paese, l’elefante. Proprio all’elefante è stato dedicata l’area di Pinnawela a 80 km a nord di Colombo adibita ad orfanotrofio degli elefanti, dove dal 1975 sono ospitati i cuccioli che hanno perso la madre e che, altrimenti, non potrebbero sopravvivere.

Sri Lanka, the shiny island of the Indian Ocean

Sri Lanka island, once called Ceylon, is situated southeast India and boasts 2500 years’ history, plunged into the luxuriant nature and largely Buddhist mystical religiousness.
Among the traces left by the Portuguese, Dutch and British dominations, the Dutch fortress built in 1663 at Galle on the southern coast is the biggest and best preserved military building. It has ben declared World Heritage by Unesco along with six other places, the sacred cities of Anuradhapura and Polonnaruwa, Kandy, Dambulla’s temple, and the stone fortress of Sigiriya, all included in the cultural triangle promoted by the Sri Lanka government in 1982, and Sinharaja rainforest.

The ancient city of Anuradhapura, situated 250 km north of the capital Colombo, dates back to 400 B.C. and represents one of the greatest well preserved archaeological sites in the world. It is considered by Buddhists a sacred city along with Polonnaruwa, whose giant rock sculptures of Buddha struck the visitors. Not far from Polonnaruwa, the Dambulla’s temple built in the 5th century AD, with 80 caves and a great quantity of Buddha’s statues can be visited. Some kilometers away, the stone fortress of Sigiriya stands out on an enormous rock 370 mt high which is visible from a long way off. Some representations of women are painted on the rocky walls, but others were erased when the fortress became a monastery.

The pilgrimage destination Kandy is situated southwards. According to the legend, a tooth of Buddha is kept in The Tooth Temple visited by many pilgrims, especially in August when the relic is exposed. Signs of English domination can be found all over the country, not only in the architecture, but also in the railway built by the British Empire, which is still operational and passes through fascinating landscapes. The diffusion of botanic gardens and intensification of tea plantations, which nowadays produce and export 20% of the world tea quantity, are a British heritage, too.

Tea is produced everywhere in the country, at Kandy as well as on the mountains of Nuwara Eliya, former holyday resort of the British colonizers and now called Switzerland of the East, preferred by the privileged class due to the cool and rainy weather.

Tea plantations can also be found around the Sri Pada sacred mountain, meaning in Sanskrit sacred footh.In fact,  an enormous footprint on the top of the mountain is considered and worshipped by Buddhists as Buddha’s feet, by Hinduists as Shiva Adipadham’s feet, by Christians and Muslims as Adam’s feet. For this reason, the mountain is also named Adam’s Peak. The monastery on the top is a very famous pilgrimage destination, with a great number of pilgrims, who climb the mountain to reach the footprint at every hour of the day and night.

Sri Lanka, which means shiny islad in Sanskrit, is a country full of religiousness. Its enchanting nature embraces mountains and beautiful beaches where fishermen sit patiently on the typical poles and fish in front of the Indian Ocean, whose waters apparently calm had become devastating in the past. Marco Polo himself couldn’t recognize the same coast lines in his maps during his journeys.

Sri Lanka countryside and rural regions are fascinating, too, but it’s the jungle, the place where the elephant lives, the animal symbol of the country. Unfortunately baby elephants sometimes loose their mothers and they couldn’t survive if they were not saved and protected in special areas. At the elephant orphanage established in 1975 at Pinnawela, 80 km north Colombo, babies are fed and can grow up safely.

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Sri Lanka, die leuchtende Insel im Indischen Ozean

Sri Lanka Insel, früher Ceylon genannt, liegt südöstlich von Indien und seine 2500-jährige Geschichte, zusammen mit einer üppigen Natur und meistens buddhistischen mystischen Religiösität ziehen viele Touristen an. Die Insel wurde zuerst von den Portugiesen und danach den Hölländern und Engländern beherrscht. Einige Forts der damaligen Beherrscher bleiben noch unberührt, wie z. B. die Befestigung von Galle im Süden von Sri Lanka, die Unesco-Wektwerbe-Stätte ernannt wurde.

In der Unesco Liste wurden auch sechs andere Stätten Sri Lanka eingeschlossen und zwar die beiden heiligen Städte Anuradhapura und Polonnaruwa, Kandy, Dambulla Tempel, die Hochburg Sigiriya und Sinharaja Tropenwald. Außer Sinharaja Tropenwald wurden die anderen fünf Stätten 1982 im Kulturdreieck der Regierung Sri Lanka einbegriffen. Die vom 4. Jahrhundert vor Chr alte Stadt Anuradhapura liegt nördlich von Colombo, die Hauptstadt Sri Lanka, das auf Sanskrit leuchtende Insel bedeutet, und ist eine der wichtigsten gut erhaltenen archäologischen Stätten der Welt.

Anuradhapura sowie Polonnaruwa, die sich im Mittel-Sri Lanka befindet und wegen der großen Felsenstandbilder berühmt ist, werden von den Buddihsten für heilige Orte gehalten. In der Nähe von Polonnaruwa kann man Dambulla Tempel besuchen, der sich mit 80 Höhlen, Felsengemälden und zahlreichen Buddha Standbildern bezeichnet. Wenige Kilometer entfernt steht die von weitem sichtbare Festung Sigiriya, die 500 nach Chr. auf einem riesigen Felsen 370 Meter hoch errichtet wurde. Auf dem Felswand sind einige Frauenabbildungen gemalt, obwohl viele andere verwischt wurden, nachdem die Festung in ein Kloster verwandelt wurde.

Die Stadt Kandy befindet sich südwärts und ist ein von Pilgern vielbesuchtes Ziel besonders im August, wenn die Reliquie des Zahnes Buddhas in dem Tempel des Zahns ausgestellt wird. Im ganzen Land sind überhaupt die Spuren der englischen Kolonisation sichtbar, in der Architektur sowie mit der immer noch in Betrieb befindlichen Eisenbahn, die durch bezaubernde Landschaften führt. Außerdem wurde die englische Tradition der Ziergärten und botanischen Gärten verbreitet und die Teeproduktion intensiviert, so daß Sri Lanka derzeit 20% der Welterzeugung von Tee ausführt.

Teeplantagen sind überall, von Kandy bis in den Bergen Nuwara Eliya, die sogenannte Schweiz des Ostens und ehemaliger Aufenthaltsort der britischen Kolonisatoren, der heutzutage von den Wohlhabenden für das kühle Regenwetter bevorzugt ist. Der Tee wird auch in der Umgebung vom heiligen Berg Sri Pada gepflanzt, der auf Sanskrit heiliger Fuß bedeutet. Am Berggipfel steht ein riesiger Fußabdruck, der verehrt wird und den Buddhisten nach gehört er Buddha. Hindus glauben, daß es  sich um den Fußabdruck Shiva handelt, während Christen und Muslime den Fußabdruck von Adam anerkennen.

Sri Lanka ist doch reich an Religiösität, Geschichte und Natur, von den Bergen, durch die innere Bauernlandschaft bis zu den schönen Stränden mit den Fischern, die auf den typischen Pfählen angeln. Der Dschungel ist aber das Habitat des vertretenden Tieres Sri Lanka d.h. der Elefant. Leider verlieren manchmal die Elefantenkälber ihre Mutter und deswegen wurde 1975 ein Elefantenweisenhaus in Pinnawela gegründet, wo die Jungen besorgt sind und überleben können. Pinnawela Weisenhaus befindet sich 80 km nördlich Colombo, dem scheinbar ruhigen Indischen Ozean gegenüber, der aber in der Vergangenheit verwüstend wurde. Marco Polo selbst konnte während seiner Reisen die in seinen Karten gezeichneten Küstenlinien des Indischen Ozeanes nicht mehr egal herfinden.

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