Focaccine in padella

Focaccine in padella, con farina di farro, di grano saraceno e semi d’anice

In una primavera quanto mai approssimativa, anche questa ricetta segue una certa approsimazione che si respira nell’aria. Non si tratta di vere e proprie focaccine e nemmeno si potrebbero considerare biscotti. Insomma, sono una via di mezzo tra le due cose.

Certo è che richiedono tempo, per l’impasto e la cottura che, per scelta o necessità, si effettua in una capiente padella antiaderente.

Focaccine con farina di grano saraceno, di amaranto e semi di sesamo

Ingredienti

Farina di grano saraceno (5 o 6 cucchiai) – farina integrale di amaranto (5 o 6 cucchiai) – un pizzico di sale – 1 cucchiaino di bicarbonato – 1/2 bicchiere circa di acqua tiepida – 2 cucchiai di olio di semi di girasole – olio di oliva per ungere la padella – semi oleosi a piacere, per es. di sesamo. Con queste dosi si ottengono circa 15 focaccine larghe 5 cm. Per le quantità delle focaccine, regolarsi in proporzione con i vari ingredienti.

Preparazione

Mischiare le due farine. Aggiungervi l’olio di semi, il sale, il bicarbonato e i semi oleosi. Procedere all’aggiunta dell’acqua tiepida che deve avvenire molto lentamente mentre si mescola l’impasto con un cucchiaio di legno, finché raggiunge la consistenza adatta per essere impastato con le mani.

Quindi, porre piccoli porzioni di impasto su una superficie e stendere con un mattarello.

Ungere leggermente il fondo di una padella antiaderente. Far scaldare a fuoco basso e cuocere le focaccine (sempre a fuoco basso) , rigirandole di tanto in tanto finché sono leggermente dorate. Il tempo può variare da 10 / 15 minuti per lato.

Se gustate appena pronte, sono leggermente croccanti all’esterno e fragranti. Lasciandole riposare per qualche ora, il sapore risulta più intenso, come spesso accade con le preparazioni a base di farine “rustiche”. Meglio se accompagnate a una pietanza sugosa, un caffè ecc. in quanto restano piuttosto compatte.

Facilmente declinabili al dolce o da sperimentare con abbinamenti diversi di farine.

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Mare…

Foto di Stefano Dei Rossi

 

Cheesecake fragola e limone

Cheesecake fragola e limone

Torna la primavera e la voglia di fresco. Ecco, allora,  un’altra cheesecake, freschissima, delicatissima e dal binomio vincente fragola-limone.

Ingredienti

60 gr circa di gallette (qui, di farro bio, senza zucchero né sale) – 2 mele piccole – 250 gr di ricotta fresca di latte vaccino – 4 limoni bio – fragole fresche – 1 pizzico di sale – dolcificante naturale (opzionale, qui xilitolo naturale di betulla)

Preparazione

Sbriciolare le gallette, aggiungervi 1 pizzico di sale e unire le 2 mele grattugiate, la scorza finemente tritata di 3 limoni bio,  la ricotta e 2 cucchiaini di dolcificante naturale. Lavorare l’impasto, che dovrà riuscire compatto.

Rivestire con pellicola trasparente il cerchio di una teglia a cerniera ø 18 cm. Porlo su un piatto da portata e versarvi all’interno il composto per la base. Compattare e livellare, quindi rimuovere il telaio a cerniera.

Guarnire con le fragole tagliate piuttosto sottili e spolverizzare con la scorza di 1 limone bio, tritata molto fine e, infine, con 1 cucchiaino di dolcificante naturale.

La ricotta dà il suo meglio se abbinata ad altri ingredienti, con i quali si possono ottenere delicate farciture molto gradevoli. Oltre alla scorza di limone, potrebbe essere utilizzata quella di arancia oppure poche gocce di olio essenziale ad uso alimentare, per es. di menta o altre fragranze, particolarmente indicato per le ricette senza cottura.

 

Strawberry and lemon cheesecake

Spring is back again! Why not to prepare a fresh and delicate cheesecake, flavored with the winning combination of lemon and strawberries in its honour?

Ingredients

60 gr of crumbled puffed spelt biscuits (possibly organic, sugarfree and without salt) – 2 small apples – 250 gr fresh cow’s milk ricotta (or any other creamy, slightly sweet cheese) – 4 organic lemons – fresh strawberries – 1 pinch of salt – natural sweetener (optional, here natural birch xylitol)

Preparation

Crumble the biscuits, add 1 pinch of salt and  2 grated apples, the finely chopped zest of 3 organic lemons, ricotta cheese and 2 teaspoons of natural sweetener. Knead the dough, which must be compact.

Place a hinged mold diam. 18 cm, lined with transparent film, on a plate and arrange the crumbled biscuits and ricotta base. Compact and level. Remove the mold and cover the top with strawberries. Then, sprinkle with the zest of 1 organic lemon, very finely chopped and finally with 1 teaspoon of natural sweetener.

Ricotta cheese combines very well with other ingredients, to  create delicate and tasty fillings.

In addition to the lemon peel, it could be used orange  peel or a few drops of essential oil for food use, eg. mint or other fragrances, particularly suitable for recipes without cooking.

Milano: Quartiere Isola – Porta Nuova – Porta Garibaldi

In una città abituata da sempre a costruire, demolire e ricostruire, non è una novità vedere accanto al nuovo, l’antico.

Alte pareti di vetro e acciaio sembrano quasi schiacciare i bassi edifici a ringhiera nell’inconfondibile colore giallo Milano, con i tetti di tegole rosse. Sopravvivono imperterriti, nonostante tutto.

Quartiere Isola, Porta Nuova, Garibaldi

Quale altra zona, in città, può offrire uno spaccato tanto contrastante se non quella tra Porta Garibaldi, Porta Nuova e il quartiere Isola?  Vi si arriva comodamente con la metropolitana, fermata Garibaldi, e si può camminare in una vasta zona pedonale che offre diverse cose interessanti da vedere.

Piazza Gae Aulenti

Naturalmente, i nuovi grattacieli futuristici sono i primi ad attirare l’attenzione. Segue Piazza Gae Aulenti, con l’installazione di 23 tubi in alluminio color oro che rappresentano una sorta di lunghe trombe, progettate per mettere in comunicazione la superficie con i piani sottostanti.

Fontane rotonde rasoterra sembrano voler ricordare la ricchezza di acque sorgive su cui è sorta la città.

Piante aromatiche al nuovo quartiere Isola

Due torri residenziali, con esclusive soluzioni abitative, sono i boschi verticali della città. Aree verdi private che si sviluppano in altezza, mentre al di sotto cresce, piantata di recente, una variegata vegetazione.  Alberi, piante da bulbo, aromatiche e cespugli su un’area di circa 100.000 mq costituiscono, infatti, il progetto della Biblioteca degli Alberi.

Isola skyline

Sembra impossibile pensare, ora, che  gran parte di quella superficie tutta vetro, alluminio, design e relax fosse occupata, in un tempo non troppo lontano, da terreno non asfaltato che ospitava un grande luna park e i circhi che arrivavano in città.

Eppure, è così. Guardandosi intorno, con gli alti grattacieli sullo sfondo, ci si chiede fino a quando riusciranno a sopravvivere, quelle vecchie case a ringhiera lì accanto.

 

Milan – Isola district, Porta Nuova, Porta Garibaldi

In a city accustomed to building, demolishing and rebuilding, it’s not unusual to see the old next to the new.

High walls of glass and steel almost seem to crush the old  typical buildings, painted  in yellow Milan color, with red-tiled roofs. They survive determinedly, despite everything.

A few other places in the city can offer such a contrasting view like the area among Isola district, Porta Nuova and Porta Garibaldi. Once easily reached by subway from the stop Garibaldi, you can walk in a wide pedestrian area.

No doubt, the modern skycrapers  are the most eye catching elements. Then, take a look at Piazza Gae Aulenti, with the installation of 23 gold-colored aluminum tubes in the shape of long trumpets, designed to put the surface in communication with the floors below.

Round fountains close to the ground bring to mind the abundant spring waters on which Milan was built.

Two residential towers, with exclusive housing solutions, are the so-called vertical forests. But if such private green areas grow in height, different plants grow down below. Trees, bulb plants, aromatic plants and bushes, recently planted on an area of about 100,000 square meters are part of the project named  The Library of Trees.

It’s difficult to  imagine how most of the present innovative yet eco-friendly district once was a wide, unpaved area occupied by  a big fun fair and the circuses arriving in Milan.

Looking around, at the tall skyscrapers in the background, one wonders how long those old  houses with outside common balconies will survive, anyway.

Frittelle alle mele

Frittelle alle mele

Sì, è vero. I fritti dovrebbero essere evitati, ma “una tantum” si può anche sforare. Magari, approfittando del Carnevale imminente per rispolverare vecchie ricette in nuove versioni. Ecco, quindi, delle frittelle alternative.

Ingredienti:

100 gr di farina di grano saraceno – 100 gr di farina di amaranto – 100 gr di mela grattugiata – 120 gr di spremuta di mandarini – semi d’anice – sale – olio di semi di girasole – 1 bustina di lievito per dolci – xilitolo naturale di betulla

Preparazione:

unire le farine alle mele grattugiate e stemperare il tutto con il succo di mandarino. Aggiungere  il lievito, 1 pizzico di sale, 2 cucchiai di olio di semi e i semi d’anice a piacere. Lavorare l’impasto con un cucchiaio fino ad ottenere una crema densa.

A fuoco medio scaldare l’olio di girasole in una casseruola alta. Quando l’olio è ben caldo, versare a cucchiaiate l’impasto, nella quantità di due o tre frittelle per volta, a seconda della capienza. Rigirarle durante la cottura.

A completa doratura, scolare e porre su carta assorbente. Far intiepidire e cospargere di xilitolo o altro dolcificante.

Carnival fritters with apples

Well, that’s true. Fried food should be avoided, but once in a while healthy nutrition suggestions could be forgotten as well. Particularly on special occasions, such as Carnival. How to resist in front of a  tray full of “frittelle” or “tortelli”, so typical in this period of the year?

Maybe, a correct translation for “frittelle” or “tortelli” doesn’t exist. It could be something like “ Carnival doughnuts” or “yummy balls of fried dough” , also “fritters” as well. After all, this kind of sweet  is called by so many different names and cooked in just as many ways all over Italy. Anyway, so Italian dictionaries describe the word “frittella”: small round sweet, obtained by semi-liquid dough of flour, eggs and sugar, poured in hot oil and fried.

Here is a different version of the traditional receipe:

Ingredients:

100 gr of buckwheat flour – 100 gr of amaranth flour – 100 gr of grated apple – 120 gr of tangerine fresh juice – anise seeds – salt – sunflower oil – 15 gr of baking powder  – natural birch xylitol

Preparation:

add the grated apples and the mandarin juice to the flour and mix. Add the yeast, 1 pinch of salt, 2 tablespoons of seed oil and anise seeds to taste. Knead the dough with a spoon until a thick cream is obtained.

Heat the sunflower oil in a high saucepan over medium heat. When the oil is very hot, pour the dough with a spoon, in the amount of two or three doughnuts at a time, depending on the saucepan capacity.

Turn them over while cooking.

By complete browning, drain and place on oil absorbing paper.

Let the fritters cool and sprinkle with xylitol or any other sweetener.

 

 

Tesori d’Italia dimenticati: Villa Becker

Villa dell’Oracolo – foto di Samuele Silva

La chiamano Villa dell’Oracolo, delle Catacombe o Villa Becker. Comunque la si chiami, questo edificio storico rinascimentale non può che suscitare meraviglia e rammarico. Meraviglia, immaginandola al massimo del suo splendore. Rammarico, di fronte all’abbandono a cui è stata condannata da decenni. Forse, in quanto eredità troppo onerosa e scomoda. Da dimenticare, insomma.

Ma al di là di qualsiasi motivo che spieghi tanto spreco e degrado, resta comunque incomprensibile il fatto che un tale gioiello architettonico e storico, non abbia ancora suscitato l’interesse di chi potrebbe concretamente fare qualcosa per salvarlo.

Villa dell’Oracolo – foto di Samuele Silva

Infatti, solo navigando in rete e approdando per caso a qualche articolo, video o foto di questo splendido edificio, costruito nel Torinese tra il 1600 e il 1603, se ne può venire a conoscenza.

Qualche parola di merito va spesa per i cosiddetti “esploratori urbani”  che, armati solo di fotocamera e relativa attrezzatura, documentano l’esistenza di luoghi così nascosti, disseminati qui e là per l’Italia. Li spinge la curiosità, sicuramente. Ma il frutto delle loro esplorazioni va oltre alla curiosità fine a  se stessa.

Villa dell’Oracolo – foto di Samuele Silva

Senza dubbio, l’alone di mistero che aleggia a Villa Becker, così come in ogni altro edificio abbandonato o caduto in disuso, esercita il suo fascino. Non a caso, Dario Argento ci aveva girato uno dei suoi film horror e proprio per questo, la villa è stata chiamata “delle Catacombe”. Non importa, se poi, di catacombe non c’è nemmeno l’ombra. Solo un cortissimo corridoio sotterraneo, probabilmente adibito a dispensa ai tempi che furono.

Brividi di suspense a parte, quindi, sembra che solo grazie agli appassionati di luoghi dimenticati, resti il compito di portare alla luce tesori dimenticati, appunto.

E’ un vero peccato che edifici come Villa Becker non vengano valorizzati e riutilizzati per la collettività, rendendoli vivaci musei e sedi di eventi culturali, invece di lasciarli in balia delle muffe, dei ragni e dello sfacelo.

L’utilizzo delle foto pubblicate è stato cortesemente autorizzato dal loro autore.

Forgotten treasures of Italy: Villa Becker

They call it “Villa of the Oracle”, “of the Catacombs” or simply “Villa Becker”. Whatever they call it, this Renaissance historical building may inspire both wonder and regret. Just think of its bygone splendor compared with its present neglected and ruinous  condition. For some decades it has been left alone, going to rack and ruin. Who knows why? Maybe, it’s a too burdensome inheritance. Better to forget it, in short.

But if the reason for so much waste and degradation is unknown, the fact that such a precious architectural gem has not yet aroused the interest of those who could actually do something to save it, remains a mistery.

In fact, one can learn about Villa Becker just by chance, browsing at random, finding some articles, videos or photos of this beautiful building, built near Turin between 1600 and 1603.

A few words should be spent in favour of the so-called “urban explorers”, who disclose such hidden places, scattered here and there in Italy, with the aid of their cameras and relevant equipment. No doubt, curiosity drives them, but the results of their explorations sometimes go far beyond a mere exploring hobby.

Surely, an air of mistery features Villa Becker as well as any other abandoned building, inspiring a sort of decadent charme. Italian film-maker and director Dario Argento himself shot his horror movie “The Third Mother” there. Thus, it became “Villa of the Catacombs”. No matter if any underground tombs really don’t exist in the villa. Just a very short hidden corridor, probably used as a pantry in the past, suggested some shots.

Apart from such thrilling details, it seems that  only thanks to the explorers of abandoned places, forgotten treasures may come to light, even for a short while.

It’s a real pity for buildings like Villa Becker not to be restored and reused for public interest. Owing to its long history and beauty, the villa could become a lively museum and location for cultural events, instead of remaining at the mercy of mold, spiders and ruin.

The use of the published photos has been kindly authorized by their author.

 

Cheesecake con gallette e cocco

Cheesecake con gallette e cocco

Morbidissima e delicata, questa torta senza cottura si contraddistingue per la base realizzata con gallette di farro bio, senza zucchero e senza sale, al posto dei soliti biscotti secchi sbriciolati.

Ingredienti per la base:

60 gr di gallette sbriciolate – 2 mele piccole – 2 cucchiaini di xilitolo naturale di betulla (indice glicemico 7, contro 100 dello zucchero bianco) – la scorza di 1 arancia non trattata – 1 bicchiere di latte di mandorla senza zucchero

Gallette di farro bio

Ingredienti per la crema: 

200 gr di formaggio fresco spalmabile – 100 gr di cocco grattugiato – 2 cucchiaini di xilitolo naturale di betulla –

50 gr di granella di nocciole per decorare

Preparazione:

Sbriciolare le gallette e aggiungervi le mele grattugiate, la scorza d’arancia tritata finemente e 2 cucchiaini di xilitolo, Utilizzare il latte di mandorla (circa 1 bicchiere) per amalgamare il tutto.

Lavorare il formaggio e il cocco, a cui è stato aggiunto lo xilitolo. Servirà circa mezzo bicchiere di latte di mandorla per ottenere una crema densa e compatta.

Porre il telaio a cerniera di uno stampo per dolci diam. 15 cm, foderato con pellicola trasparente, su un piatto e disporre le gallette sbriciolate per la base. Compattare e livellare. Ricoprire con la crema e rimuovere il bordo. Quindi, decorare con la granella di nocciole.

Non è necessario riporre in frigo, perché il risultato è sorprendentemente solido e cremoso. Si presta a innumerevoli versioni, con aromi diversi o una nota delicata liquorosa. Per es. in versione cioccolato fondente. Basta aggiungerlo, sciolto a bagnomaria, al formaggio e al cocco, aggiustandone eventualmente la consistenza con altro cocco o latte di mandorla.

Una cheesecake adatta per questa stagione fredda, perché sembra quasi una torta gelato, e invece non lo è.

 

Cheesecake with puffed organic spelt buiscuits and coconut

The base of this delicate, raw cake has been prepared with puffed organic spelt biscuits, with neither sugar nor salt, instead of the usual crumbled dry biscuits

Ingredients for the base:

60 gr of crumbled puffed spelt biscuits – 2 small apples – 2 teaspoons of natural birch xylitol (glycemic index 7, against 100 of white sugar) – untreated orange peel – 1 glass of sugar-free almond milk

Ingredients for the cream: 

200 gr of fresh cream cheese – 100 grams of grated coconut – 2 teaspoons of natural birch xylitol –

50 g of chopped hazelnuts to decorate

Preparation:

Crumble the biscuits and add the grated apples, finely chopped orange peel and 2 teaspoons of xylitol. Use almond milk (about 1 glass) to mix everything.

Work the cheese and the coconut, to which the xylitol has been added. About half a glass of almond milk is necessary to obtain a thick and compact cream.

Place a hinged mold diam. 15 cm, lined with transparent film, on a plate and arrange the crumbled biscuits for the base. Compact and level. Cover with the cream and remove the mold. Then, decorate with chopped hazelnuts.

It is not necessary to store the cake in the fridge, because the result is surprisingly solid and creamy. This cake can be prepared in many versions, with different aromas or a delicate liqueur note. For example, adding dark chocolate, melted in a bain-marie, to  cheese and coconut. If necessary, adjust the consistency with other coconut or almond milk.

 

John Singer Sargent, pittore cosmopolita

 

In the Luxembourg Gardens by John Singer Sargent

“Un americano nato in Italia, educato in Francia, che guarda come un tedesco, parla come un inglese e dipinge come uno spagnolo”, così si definiva John Singer Sargent.

Come poteva essere diversamente, visto che sin da piccolo, era sempre in giro per mezza Europa, insieme a mamma e papà?

La Verre de Porto by John Singer Sargent

Figlio di americani colti e con una certa posizione sociale, era nato a Firenze nel 1856, dopo che i suoi avevano lasciato l’America, cercando di dimenticare una sciagura familiare.

Tra paesi nuovi, gente diversa e lingue incomprensibili, non gli doveva certo mancare lo spunto per raffinare lo spirito d’osservazione già innato, diventando, da grande, il ritrattista più rappresentativo dell’800. Ma non solo, anche un eccellente pittore paesaggista.

Dettagli minimi, spesso accompagnati da contorni non ben definiti, fanno capire come John Singer Sargent fosse scrupolosamente attento a non lasciarsi sfuggire alcun particolare, senza diventare pedantemente perfezionista.

John Singer Saegnet – Autoritratto

Minuscoli punti luce, come lo stesso tipo di riflesso nella spilla tra i capelli e di quella puntata sull’abito della donna,  che  si accompagna al lieve luccichio sul vetro del bicchiere e della bottiglia di porto, nell’omonimo quadro, sembrano fatti apposta per catturare l’occhio, emergendo dalla luce bassa della stanza.

Il fumo della sigaretta dell’uomo in compagnia della dama in abito rosa tenue, di cui richiama i pizzi del cappello e  gli alberi sulla sinistra nei giardini di Lussemburgo, fanno quasi supporre che l’idea del quadro era nata proprio da quei piccolissimi dettagli.

Tutto il resto, forse, passava in secondo piano.

John Singer Sargent:  The cosmopolitan painter

“An American born in Italy, educated in France, who watches like a German, speaks like an Englishman and paints like a Spaniard”, so John Singer Sargent spoke of himself.

How could it be otherwise, considering that since he was a child he was always around Europe along with mom and dad?

He was born in Florence in 1856 as the son of educated, well-off  Americans, who left the States, trying to forget a family disaster.

Living in new countries, among different people and unintelligible languages, he certainly did not lack the inspiration to refine his already innate spirit of observation, that allowed him to become later not only the most representative portraitist of the 19th century, but an excellent landscape painter, as well.

Minimal details, often matched with undefined outlines, make it clear how John Singer Sargent was scrupulously careful not to miss any single little thing, All the same, he avoided to be a boring perfectionist.

In the picture “The Glass of Port”, for example, reflections of both brooches, the one in the woman’s hair and the other on her dress, and the glint on the glass and the bottle of port wine feature  tiny points of light, catching the eye in the low light room.

The cigarette smoke of the man in the company of the lady in pale pink dress, recalling the laces of her hat and the trees on the left in the “Luxembourg gardens”, make one suppose that the painting’s inspiration was suggested by such small details.

Maybe, the rest of the painting had to stay in the background.

I conti della serva: brioche e cappuccino o polenta, funghi e salsiccia ?

Si sa, ognuno con i suoi soldi ci fa quello che gli pare. A volte però, alcune considerazioni sul come spenderli o risparmiarli sorgono spontanee, per scelta, necessità o consapevolezza.

Prendiamo ad es. una tipica colazione al bar, costituita da brioche e cappuccino che costerebbe un minimo di € 2,50 e che magari, ancora prima di pranzo, è rimasta lì sullo stomaco e non va né su né giù…

Brioche e cappuccino

Forse, non sarebbe stato meglio spendere quei 2.50 euro per qualcosa di più consistente, magari un pranzo che accompagna fino a sera, ma in senso positivo? Come per es. polenta funghi e salsiccia, con ingredienti di ottima scelta, acquistati in punti vendita di famosi supermercati.

Conti alla mano, ecco quale potrebbe essere un’alternativa:

  • 100 gr di farina per polenta taragna, dal potere più saziante di quella normale solo di mais, grazie al maggior contenuto di fibre = € 0,20
  • Funghi Pleurotus in offerta, scontati al 40% (freschi e integri) sufficienti per cucinarne 2 contorni abbondanti = € 0.80/cad.
  • Pomodorini di Pachino  a € 1,80 a confezione, sufficienti per preparare 3 porzioni di sugo = € 0,60/cad.
  • Salsiccia al finocchio 100 gr a € 0,70
  • Varie: 1/4 di cipolla – olio di oliva – sale – consumo di gas = pochi centesimi
  • Totale pranzo a persona = € 2,50

Si potrebbe obiettare:

  • Ma non è bio! (il bio per essere davvero bio dovrebbe costare, e parecchio, ed è inutile illudersi che tutti si possono permettere un autentico bio. In ogni caso, si possono trovare ingredienti di buona qualità anche nei supermercati. Inoltre, la colazione al bar, di solito, non è bio)
  • Ma non c’è tempo per cucinare! (si potrebbe cucinare nel fine settimana)
  • Ma è un piatto troppo sostanzioso! (Potrebbe essere un buon motivo per uscire dopo pranzo a farsi una camminata nei dintorni per smaltire le calorie! In ogni caso e nella norma, una volta ogni tanto si potrebbe anche fare, considerando che 100 gr di polenta potrebbero sostituire tutta il resto di carboidrati / farinacei  – accompagnati da grassi  vari – che senza accorgersene s’ingurgitano in un solo giorno. Molti dei grassi contenuti nella salsiccia se ne vanno a fronte di una cottura a parte piuttosto lunga e in acqua, pur mantenendo il sapore finale.

    polenta, funghi e spezzatino

     

Si potrebbe anche optare per lo spezzatino di tacchino, per es. e utilizzare dei pomodori più economici, contro i Pachino IGP che costano circa € 6/kg. Il budget lieviterebbe di poco meno di 1 euro.

Questo è solo un esempio, immaginato e sperimentato dopo che,  in coda alla posta, qualcuno si lamentava non solo di non avere i soldi per pagare la bolletta del gas, ma della brioche e del cappuccino che, appunto, all’ora di pranzo erano ancora lì e non volevano andare né su né giù…

Some positive penny-pincher’s considerations: breakfast with a brioche and cappuccino or lunch with polenta, mushrooms and sausage?

You know, everyone does what he wants with his money. Sometimes, however, some considerations spontaneously arise on how to spend or spare them, both by choice and necessity or even awareness.

Just think of a typical breakfast at the bar, consisting of a brioche and cappuccino that would cost not less than € 2.50 and  may sometimes stay just there on the stomach, without going up or down till lunch.

Why not to spend 2.50 euros for something else which could satiate  from lunchtime to evening instead of lying heavy on the stomach for hours? Something like polenta, mushrooms and sausage, for example, prepared with the most excellent ingredients bought in the best supermarkets.

All in all, here is a possible alternative:

  • 100 gr of taragna polenta flour (with more satiating power than normal corn, thanks to the higher fibers content) = € 0.20
  • Pleurotus mushrooms, discounted at 40% (fresh and whole) enough to cook 2 abundant portions = € 0.80 / each.
  • Small and tasty Pachino tomatoes (typical from Sicily) at € 1.80 per pack, enough to prepare 3 portions of sauce = € 0.60 / each.
  • Fennel sausage 100 gr at  € 0.70
  • Various: 1/4 onion – olive oil – salt – gas consumption = a few cents
  • Total cost per portion = € 2.50

One could object

  • But it’s not organic! (real organic ingredients are supposed not to be cheap and not everyone can afford real organic food. In any case, one can buy good quality ingredients also in supermarkets. Moreover, breakfast at the bar is usually not so organic)
  • But there’s no time to cook! (you could cook on the weekend)
  • But it’s a fattening dish! (not so fattening, if it’s eaten from time to time  and considering that 100 gr of polenta could replace all the rest of carbohydrates / trash foods eaten in a single day. Most  of the fat  contained in the sausage is eliminated if you cook it separately in water for 30 minutes or so, yet maintaining the final taste. Moreover, it could be a good reason to go out after lunch and walk around to get rid of calories!)

This is just an example, imagined and experimented after being at the post office. While queuing up, someone complained not only about the money he hadn’t to pay the gas bill, but the brioche and the cappuccino he had at the bar, as well. At lunchtime, they were still there just on the stomach and didn’t want to go up or down…

Spanish dancer in El Jaleo

El Jaleo by John Singer Sargent (1882)

Voci precedenti più vecchie

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