Frittelle alle mele

Frittelle alle mele

Sì, è vero. I fritti dovrebbero essere evitati, ma “una tantum” si può anche sforare. Magari, approfittando del Carnevale imminente per rispolverare vecchie ricette in nuove versioni. Ecco, quindi, delle frittelle alternative.

Ingredienti:

100 gr di farina di grano saraceno – 100 gr di farina di amaranto – 100 gr di mela grattugiata – 120 gr di spremuta di mandarini – semi d’anice – sale – olio di semi di girasole – 1 bustina di lievito per dolci – xilitolo naturale di betulla

Preparazione:

unire le farine alle mele grattugiate e stemperare il tutto con il succo di mandarino. Aggiungere  il lievito, 1 pizzico di sale, 2 cucchiai di olio di semi e i semi d’anice a piacere. Lavorare l’impasto con un cucchiaio fino ad ottenere una crema densa.

A fuoco medio scaldare l’olio di girasole in una casseruola alta. Quando l’olio è ben caldo, versare a cucchiaiate l’impasto, nella quantità di due o tre frittelle per volta, a seconda della capienza. Rigirarle durante la cottura.

A completa doratura, scolare e porre su carta assorbente. Far intiepidire e cospargere di xilitolo o altro dolcificante.

 

 

 

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Tesori d’Italia dimenticati: Villa Becker

Villa dell’Oracolo – foto di Samuele Silva

La chiamano Villa dell’Oracolo, delle Catacombe o Villa Becker. Comunque la si chiami, questo edificio storico rinascimentale non può che suscitare meraviglia e rammarico. Meraviglia, immaginandola al massimo del suo splendore. Rammarico, di fronte all’abbandono a cui è stata condannata da decenni. Forse, in quanto eredità troppo onerosa e scomoda. Da dimenticare, insomma.

Ma al di là di qualsiasi motivo che spieghi tanto spreco e degrado, resta comunque incomprensibile il fatto che un tale gioiello architettonico e storico, non abbia ancora suscitato l’interesse di chi potrebbe concretamente fare qualcosa per salvarlo.

Villa dell’Oracolo – foto di Samuele Silva

Infatti, solo navigando in rete e approdando per caso a qualche articolo, video o foto di questo splendido edificio, costruito nel Torinese tra il 1600 e il 1603, se ne può venire a conoscenza.

Qualche parola di merito va spesa per i cosiddetti “esploratori urbani”  che, armati solo di fotocamera e relativa attrezzatura, documentano l’esistenza di luoghi così nascosti, disseminati qui e là per l’Italia. Li spinge la curiosità, sicuramente. Ma il frutto delle loro esplorazioni va oltre alla curiosità fine a  se stessa.

Villa dell’Oracolo – foto di Samuele Silva

Senza dubbio, l’alone di mistero che aleggia a Villa Becker, così come in ogni altro edificio abbandonato o caduto in disuso, esercita il suo fascino. Non a caso, Dario Argento ci aveva girato uno dei suoi film horror e proprio per questo, la villa è stata chiamata “delle Catacombe”. Non importa, se poi, di catacombe non c’è nemmeno l’ombra. Solo un cortissimo corridoio sotterraneo, probabilmente adibito a dispensa ai tempi che furono.

Brividi di suspense a parte, quindi, sembra che solo grazie agli appassionati di luoghi dimenticati, resti il compito di portare alla luce tesori dimenticati, appunto.

E’ un vero peccato che edifici come Villa Becker non vengano valorizzati e riutilizzati per la collettività, rendendoli vivaci musei e sedi di eventi culturali, invece di lasciarli in balia delle muffe, dei ragni e dello sfacelo.

L’utilizzo delle foto pubblicate è stato cortesemente autorizzato dal loro autore.

Forgotten treasures of Italy: Villa Becker

They call it “Villa of the Oracle”, “of the Catacombs” or simply “Villa Becker”. Whatever they call it, this Renaissance historical building may inspire both wonder and regret. Just think of its bygone splendor compared with its present neglected and ruinous  condition. For some decades it has been left alone, going to rack and ruin. Who knows why? Maybe, it’s a too burdensome inheritance. Better to forget it, in short.

But if the reason for so much waste and degradation is unknown, the fact that such a precious architectural gem has not yet aroused the interest of those who could actually do something to save it, remains a mistery.

In fact, one can learn about Villa Becker just by chance, browsing at random, finding some articles, videos or photos of this beautiful building, built near Turin between 1600 and 1603.

A few words should be spent in favour of the so-called “urban explorers”, who disclose such hidden places, scattered here and there in Italy, with the aid of their cameras and relevant equipment. No doubt, curiosity drives them, but the results of their explorations sometimes go far beyond a mere exploring hobby.

Surely, an air of mistery features Villa Becker as well as any other abandoned building, inspiring a sort of decadent charme. Italian film-maker and director Dario Argento himself shot his horror movie “The Third Mother” there. Thus, it became “Villa of the Catacombs”. No matter if any underground tombs really don’t exist in the villa. Just a very short hidden corridor, probably used as a pantry in the past, suggested some shots.

Apart from such thrilling details, it seems that  only thanks to the explorers of abandoned places, forgotten treasures may come to light, even for a short while.

It’s a real pity for buildings like Villa Becker not to be restored and reused for public interest. Owing to its long history and beauty, the villa could become a lively museum and location for cultural events, instead of remaining at the mercy of mold, spiders and ruin.

The use of the published photos has been kindly authorized by their author.

 

Cheesecake con gallette e cocco

Cheesecake con gallette e cocco

Morbidissima e delicata, questa torta senza cottura si contraddistingue per la base realizzata con gallette di farro bio, senza zucchero e senza sale, al posto dei soliti biscotti secchi sbriciolati.

Ingredienti per la base:

60 gr di gallette sbriciolate – 2 mele piccole – 2 cucchiaini di xilitolo naturale di betulla (indice glicemico 7, contro 100 dello zucchero bianco) – la scorza di 1 arancia non trattata – 1 bicchiere di latte di mandorla senza zucchero

Gallette di farro bio

Ingredienti per la crema: 

200 gr di formaggio fresco spalmabile – 100 gr di cocco grattugiato – 2 cucchiaini di xilitolo naturale di betulla –

50 gr di granella di nocciole per decorare

Preparazione:

Sbriciolare le gallette e aggiungervi le mele grattugiate, la scorza d’arancia tritata finemente e 2 cucchiaini di xilitolo, Utilizzare il latte di mandorla (circa 1 bicchiere) per amalgamare il tutto.

Lavorare il formaggio e il cocco, a cui è stato aggiunto lo xilitolo. Servirà circa mezzo bicchiere di latte di mandorla per ottenere una crema densa e compatta.

Porre il telaio a cerniera di uno stampo per dolci diam. 15 cm, foderato con pellicola trasparente, su un piatto e disporre le gallette sbriciolate per la base. Compattare e livellare. Ricoprire con la crema e rimuovere il bordo. Quindi, decorare con la granella di nocciole.

Non è necessario riporre in frigo, perché il risultato è sorprendentemente solido e cremoso. Si presta a innumerevoli versioni, con aromi diversi o una nota delicata liquorosa. Per es. in versione cioccolato fondente. Basta aggiungerlo, sciolto a bagnomaria, al formaggio e al cocco, aggiustandone eventualmente la consistenza con altro cocco o latte di mandorla.

Una cheesecake adatta per questa stagione fredda, perché sembra quasi una torta gelato, e invece non lo è.

 

Cheesecake with puffed organic spelt buiscuits and coconut

The base of this delicate, raw cake has been prepared with puffed organic spelt biscuits, with neither sugar nor salt, instead of the usual crumbled dry biscuits

Ingredients for the base:

60 gr of crumbled puffed spelt biscuits – 2 small apples – 2 teaspoons of natural birch xylitol (glycemic index 7, against 100 of white sugar) – untreated orange peel – 1 glass of sugar-free almond milk

Ingredients for the cream: 

200 gr of fresh cream cheese – 100 grams of grated coconut – 2 teaspoons of natural birch xylitol –

50 g of chopped hazelnuts to decorate

Preparation:

Crumble the biscuits and add the grated apples, finely chopped orange peel and 2 teaspoons of xylitol. Use almond milk (about 1 glass) to mix everything.

Work the cheese and the coconut, to which the xylitol has been added. About half a glass of almond milk is necessary to obtain a thick and compact cream.

Place a hinged mold diam. 15 cm, lined with transparent film, on a plate and arrange the crumbled biscuits for the base. Compact and level. Cover with the cream and remove the mold. Then, decorate with chopped hazelnuts.

It is not necessary to store the cake in the fridge, because the result is surprisingly solid and creamy. This cake can be prepared in many versions, with different aromas or a delicate liqueur note. For example, adding dark chocolate, melted in a bain-marie, to  cheese and coconut. If necessary, adjust the consistency with other coconut or almond milk.

 

John Singer Sargent, pittore cosmopolita

 

In the Luxembourg Gardens by John Singer Sargent

“Un americano nato in Italia, educato in Francia, che guarda come un tedesco, parla come un inglese e dipinge come uno spagnolo”, così si definiva John Singer Sargent.

Come poteva essere diversamente, visto che sin da piccolo, era sempre in giro per mezza Europa, insieme a mamma e papà?

La Verre de Porto by John Singer Sargent

Figlio di americani colti e con una certa posizione sociale, era nato a Firenze nel 1856, dopo che i suoi avevano lasciato l’America, cercando di dimenticare una sciagura familiare.

Tra paesi nuovi, gente diversa e lingue incomprensibili, non gli doveva certo mancare lo spunto per raffinare lo spirito d’osservazione già innato, diventando, da grande, il ritrattista più rappresentativo dell’800. Ma non solo, anche un eccellente pittore paesaggista.

Dettagli minimi, spesso accompagnati da contorni non ben definiti, fanno capire come John Singer Sargent fosse scrupolosamente attento a non lasciarsi sfuggire alcun particolare, senza diventare pedantemente perfezionista.

John Singer Saegnet – Autoritratto

Minuscoli punti luce, come lo stesso tipo di riflesso nella spilla tra i capelli e di quella puntata sull’abito della donna,  che  si accompagna al lieve luccichio sul vetro del bicchiere e della bottiglia di porto, nell’omonimo quadro, sembrano fatti apposta per catturare l’occhio, emergendo dalla luce bassa della stanza.

Il fumo della sigaretta dell’uomo in compagnia della dama in abito rosa tenue, di cui richiama i pizzi del cappello e  gli alberi sulla sinistra nei giardini di Lussemburgo, fanno quasi supporre che l’idea del quadro era nata proprio da quei piccolissimi dettagli.

Tutto il resto, forse, passava in secondo piano.

John Singer Sargent:  The cosmopolitan painter

“An American born in Italy, educated in France, who watches like a German, speaks like an Englishman and paints like a Spaniard”, so John Singer Sargent spoke of himself.

How could it be otherwise, considering that since he was a child he was always around Europe along with mom and dad?

He was born in Florence in 1856 as the son of educated, well-off  Americans, who left the States, trying to forget a family disaster.

Living in new countries, among different people and unintelligible languages, he certainly did not lack the inspiration to refine his already innate spirit of observation, that allowed him to become later not only the most representative portraitist of the 19th century, but an excellent landscape painter, as well.

Minimal details, often matched with undefined outlines, make it clear how John Singer Sargent was scrupulously careful not to miss any single little thing, All the same, he avoided to be a boring perfectionist.

In the picture “The Glass of Port”, for example, reflections of both brooches, the one in the woman’s hair and the other on her dress, and the glint on the glass and the bottle of port wine feature  tiny points of light, catching the eye in the low light room.

The cigarette smoke of the man in the company of the lady in pale pink dress, recalling the laces of her hat and the trees on the left in the “Luxembourg gardens”, make one suppose that the painting’s inspiration was suggested by such small details.

Maybe, the rest of the painting had to stay in the background.

I conti della serva: brioche e cappuccino o polenta, funghi e salsiccia ?

Si sa, ognuno con i suoi soldi ci fa quello che gli pare. A volte però, alcune considerazioni sul come spenderli o risparmiarli sorgono spontanee, per scelta, necessità o consapevolezza.

Prendiamo ad es. una tipica colazione al bar, costituita da brioche e cappuccino che costerebbe un minimo di € 2,50 e che magari, ancora prima di pranzo, è rimasta lì sullo stomaco e non va né su né giù…

Brioche e cappuccino

Forse, non sarebbe stato meglio spendere quei 2.50 euro per qualcosa di più consistente, magari un pranzo che accompagna fino a sera, ma in senso positivo? Come per es. polenta funghi e salsiccia, con ingredienti di ottima scelta, acquistati in punti vendita di famosi supermercati.

Conti alla mano, ecco quale potrebbe essere un’alternativa:

  • 100 gr di farina per polenta taragna, dal potere più saziante di quella normale solo di mais, grazie al maggior contenuto di fibre = € 0,20
  • Funghi Pleurotus in offerta, scontati al 40% (freschi e integri) sufficienti per cucinarne 2 contorni abbondanti = € 0.80/cad.
  • Pomodorini di Pachino  a € 1,80 a confezione, sufficienti per preparare 3 porzioni di sugo = € 0,60/cad.
  • Salsiccia al finocchio 100 gr a € 0,70
  • Varie: 1/4 di cipolla – olio di oliva – sale – consumo di gas = pochi centesimi
  • Totale pranzo a persona = € 2,50

Si potrebbe obiettare:

  • Ma non è bio! (il bio per essere davvero bio dovrebbe costare, e parecchio, ed è inutile illudersi che tutti si possono permettere un autentico bio. In ogni caso, si possono trovare ingredienti di buona qualità anche nei supermercati. Inoltre, la colazione al bar, di solito, non è bio)
  • Ma non c’è tempo per cucinare! (si potrebbe cucinare nel fine settimana)
  • Ma è un piatto troppo sostanzioso! (Potrebbe essere un buon motivo per uscire dopo pranzo a farsi una camminata nei dintorni per smaltire le calorie! In ogni caso e nella norma, una volta ogni tanto si potrebbe anche fare, considerando che 100 gr di polenta potrebbero sostituire tutta il resto di carboidrati / farinacei  – accompagnati da grassi  vari – che senza accorgersene s’ingurgitano in un solo giorno. Molti dei grassi contenuti nella salsiccia se ne vanno a fronte di una cottura a parte piuttosto lunga e in acqua, pur mantenendo il sapore finale.

    polenta, funghi e spezzatino

     

Si potrebbe anche optare per lo spezzatino di tacchino, per es. e utilizzare dei pomodori più economici, contro i Pachino IGP che costano circa € 6/kg. Il budget lieviterebbe di poco meno di 1 euro.

Questo è solo un esempio, immaginato e sperimentato dopo che,  in coda alla posta, qualcuno si lamentava non solo di non avere i soldi per pagare la bolletta del gas, ma della brioche e del cappuccino che, appunto, all’ora di pranzo erano ancora lì e non volevano andare né su né giù…

Some positive penny-pincher’s considerations: breakfast with a brioche and cappuccino or lunch with polenta, mushrooms and sausage?

You know, everyone does what he wants with his money. Sometimes, however, some considerations spontaneously arise on how to spend or spare them, both by choice and necessity or even awareness.

Just think of a typical breakfast at the bar, consisting of a brioche and cappuccino that would cost not less than € 2.50 and  may sometimes stay just there on the stomach, without going up or down till lunch.

Why not to spend 2.50 euros for something else which could satiate  from lunchtime to evening instead of lying heavy on the stomach for hours? Something like polenta, mushrooms and sausage, for example, prepared with the most excellent ingredients bought in the best supermarkets.

All in all, here is a possible alternative:

  • 100 gr of taragna polenta flour (with more satiating power than normal corn, thanks to the higher fibers content) = € 0.20
  • Pleurotus mushrooms, discounted at 40% (fresh and whole) enough to cook 2 abundant portions = € 0.80 / each.
  • Small and tasty Pachino tomatoes (typical from Sicily) at € 1.80 per pack, enough to prepare 3 portions of sauce = € 0.60 / each.
  • Fennel sausage 100 gr at  € 0.70
  • Various: 1/4 onion – olive oil – salt – gas consumption = a few cents
  • Total cost per portion = € 2.50

One could object

  • But it’s not organic! (real organic ingredients are supposed not to be cheap and not everyone can afford real organic food. In any case, one can buy good quality ingredients also in supermarkets. Moreover, breakfast at the bar is usually not so organic)
  • But there’s no time to cook! (you could cook on the weekend)
  • But it’s a fattening dish! (not so fattening, if it’s eaten from time to time  and considering that 100 gr of polenta could replace all the rest of carbohydrates / trash foods eaten in a single day. Most  of the fat  contained in the sausage is eliminated if you cook it separately in water for 30 minutes or so, yet maintaining the final taste. Moreover, it could be a good reason to go out after lunch and walk around to get rid of calories!)

This is just an example, imagined and experimented after being at the post office. While queuing up, someone complained not only about the money he hadn’t to pay the gas bill, but the brioche and the cappuccino he had at the bar, as well. At lunchtime, they were still there just on the stomach and didn’t want to go up or down…

Spanish dancer in El Jaleo

El Jaleo by John Singer Sargent (1882)

The singing Butler

The singing Butler by Jack Vettriano (1992)

Torta natalizia con noci, cioccolato e mandarini

Torta con cioccolato fondente, noci e mandarini

Quasi un panforte, questa torta natalizia che si contrappone decisamente a pandori e panettoni reperibili in mille salse, glasse e farciture.

Un po’ in sentore dei vecchi Natali, quando accanto ai regali si trovava anche un piattino con la frutta, ecco i mandarini che ritornano con il loro inconfondibile profumo e sapore.

Qui, accompagnati da cocco, cioccolato fondente, noci pecan e una lieve nota speziata, offerta dalla noce moscata.

Ingredienti: 100 gr di farina di sorgo – 100 gr di farina di grano saraceno – 100 gr di cocco grattugiato – 70 gr circa di cioccolato fondente, di cui circa 20 gr al 52%, il resto al 90% – 80 gr di noci pecan – 5 o 6 mandarini o clementine, sode e dolci – noce moscata – 1 cucchiaino scarso di sale fino – 3 cucchiai di olio di semi di girasole –

Preparazione: mischiare la farina di sorgo con quella di grano saraceno e il cocco grattugiato, mescolando accuratamente. Aggiungere il sale, la noce moscata in quantità non eccessiva (poco meno di un quarto), le noci spezzettate e l’olio di semi.

Versare nel composto il cioccolato lasciato fondere a bagnomaria ed allungato con poca acqua.

Lavorare molto bene l’impasto con un cucchiaio, eventualmente incorporando acqua tiepida poco alla volta.

Foderare una teglia rettangolare cm. 20 x cm. 25 con carta da forno leggermente inumidita. Disporre le fettine ritagliate dai mandarini su tutta la superficie e ai lati. Versare l’impasto e livellare.

Cuocere in forno preriscaldato a 240° per 30  minuti e poi altri 20 / 25 minuti a 200° (forno a gas).

Far intiepidire e capovolgere la teglia.

Eventualmente, spolverizzare la superficie con xilitolo naturale di betulla (indice glicemico 7, contro 100 dello zucchero bianco).

Christmas cake with nuts, chocolate and tangerines

This Christmas cake might be a personalized version of panforte, literally translated as “strong bread”. Featured by the thick consistency owing to the absence of  yeast, Panforte dessert is typical from Siena, Tuscany, and basically contains nuts, honey, candied or dried fruit.

But the unique, distinctive scent and flavour of tangerines make one recall old time Christmas’ atmosphere when a saucer with fruit was placed next to the gifts.

Definitely contrasting with other typical Christmas desserts like pandoro and panettone, nowadays available in a thousand versions, glazes and fillings, this cake contains basic ingredients such as coconut, dark chocolate, pecan nuts and nutmeg, adding a delicate spicy note to the dessert.

Ingredients: 100 grams of sorghum flour – 100 grams of buckwheat flour – 100 grams of grated coconut – about 70 grams of dark chocolate, of which about 20 grams at 52%, the rest at 90% – 80 grams pecan nuts – 5 or 6 tangerines, cut into thin slices – nutmeg – 1 teaspoon of salt – 3 tablespoons of sunflower oil –

Preparation: mix the sorghum and buckwheat flours with the grated coconut, stirring thoroughly. Add salt, grated nutmeg in not too much quantity (a bit less than a quarter of the whole seed), chopped walnuts and seed oil.

Pour the chocolate, stretched with a little water  and melted in a bain-marie,  into the mixture.

Work the dough with a spoon very well, eventually incorporating warm water little by little.

Line a rectangular baking pan cm. 20 x cm 25 large with  slightly damp baking paper. Arrange the tangerines slices on the whole surface and sides. Pour the mixture and level.

Bake in preheated oven at 240 ° for 30 minutes and then another 20/25 minutes at 200 ° (gas oven).

Let it cool and turn the pan upside down.

If desired, sprinkle the surface with natural birch xylitol (glycemic index 7, against 100 of white sugar).

La lettera

La Lettera di Federico Zandomeneghi (1841 – 1917)

Crostata con farina di amaranto e clementine

Crostata con farina di amaranto e clementine

Per chi non teme i sapori rustici, la farina di amaranto offre la possibilità di aggiungere una nota decisa e particolare agli altri ingredienti, come in questa crostata con frutta di stagione: le clementine.

Ingredienti: 150 gr di farina di amaranto – altri 150 gr equamente divisi tra farina di grano saraceno e cocco grattugiato – 9 o 10 clementine – semi di chia – 3 mele piccole -1 arancia bio – olio di semi di girasole o altro – mezzo cucchiaino di sale –

Preparazione della marmellata di clementine: ottenere 300 gr di polpa, privata dei noccioli e dei filamenti più grossi, spezzettarli e  porli in una casseruola su fuoco medio. Quando iniziano a sobbollire, aggiungere  1 o più cucchiai di semi di chia, a seconda della consistenza finale desiderata. Mescolare bene, spegnere il fuoco e fare intiepidire. Passare al mixer, se si vuole ottenere una consistenza uniforme. Quindi, riporre in frigo e lasciare per tutto il tempo in cui si prepara la base.

Preparazione della base: unire le due farine con il cocco grattugiato, mischiandole molto bene. Aggiungere il sale, la scorza dell’arancia tritata finemente e le mele grattugiate, la cui quantità può variare a seconda della consistenza del composto che dovrà riuscire sufficientemente solido da poter essere impastato con facilità. Ottenuto un panetto compatto, foderarlo con carta trasparente e riporlo in frigo per 30 minuti.

Stendere l’impasto per la base tra due fogli di carta da forno leggermente unta con olio di semi, tenendo una parte per le strisce in superficie.

In una teglia ø 22 cm, porre la base e ricoprire con la marmellata. Quindi, ricavare delle strisce dall’impasto rimanente e disporle nel classico modo o casualmente.

Cuocere in forno già caldo a 240° (forno a gas) e altri 20 minuti circa a 200° o regolarsi in base al proprio forno.

Far raffreddare e tagliare a fette.

Il risultato finale sarà leggermente croccante all’esterno, grazie alla farina di amaranto.

Inoltre, l’aggiunta delle clementine e la scorza d’arancia lasceranno un retrogusto leggermente amarognolo che di sicuro non spiacerà a chi preferisce i sapori essenziali e naturali a quelli eccessivamente edulcorati.

Pie with amaranth flour and clementines

Dedicated to those who do not fear rustic flavors, this pie made with amaranth flour adds a strong, special  note to other ingredients. Typical fruit of the cold season, precisely clementines (or tangerines) can be used to create a delicious match.

Ingredients: 150 grams of amaranth flour – another 150 gr of flour, equally devided between buckwheat flour and grated coconut – 9 or 10 clementines – chia seeds – 3 small apples -1  organic orange – seed oil (sunflower or other) – half teaspoon of salt

Preparation of homemade clementine jam: get 300 gr of pulp, deprived of the kernels and the biggest filaments. Chop and place them in a saucepan over medium heat. When they start to simmer, add 1 or more tablespoons of chia seeds, depending on the desired final consistency. Stir well, turn off the heat and let it cool. Use the mixer if you want to obtain a uniform consistency. Then, store the jam in the fridge and leave it as long as you prepare the base.

Preparation of the base: mix both flours with the grated coconut very well. Add the salt, the finely chopped orange zest and the grated apples, the amount of which may vary depending on the consistency of the mixture. Anyway, it must be solid enough to be easily kneaded.

Once obtained a compact dough, wrap it in plastic food paper and put it in the fridge for 30 minutes.

Spread the base dough between two sheets of baking paper, lightly greased with seed oil. Hold some dough apart that will be used for the strips on the surface.

Put the base, together with the backing paper, into a ø 22 cm large pan and cover with jam. Then, make strips from the remaining dough and arrange them diagonally or at random.

Bake in hot oven at 240 ° (gas oven) and another 20 minutes at 200 ° or adjust according to your oven.

Allow to cool and cut into slices.

The final result will be slightly crispy on the outside, due to the amaranth flour.

In addition, clementines and orange zest will leave a slightly bitter aftertaste that will certainly not disappoint those who prefer essential and natural flavors to over-sweetened ones.

Owing to the absence of added sugar, the pie can be better tasted the day after preparation.

 

 

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