Torta alle ciliegie e mandorle

Torta ciliegie e mandorle, senza zucchero

Scoperto per caso l’abbinamento vincente ciliegia-mandorla e sbirciando tra le ricette classiche è nata l’ispirazione per questa ricetta facilissima, dal risultato più che passabile.

Naturalmente si basa sul principio di utilizzare solo lo zucchero contenuto nella frutta e le ciliegie, quando sono dolci e belle mature, ne contengono abbastanza per rendere inutili altre aggiunte. Per lo meno può pensarla così chi ormai si è disintossicato da certi sapori stucchevoli che coprono quelli naturali e autentici.

Ingredienti: 400 gr di ciliegie (si intende il peso non snocciolato) dolci e mature, 200 gr di mandorle pelate, tritate fini, 100 gr di farina di farro, ½ cucchiaino di sale, acqua.

Preparazione: in una terrina mescolare la farina di farro e di mandorle,il sale e la metà delle ciliegie a pezzetti. Incorporare poca acqua (meno di 1 bicchiere) finché si ottiene un impasto abbastanza morbido, ma non troppo fluido.

Foderare una teglia ø 22  cm con carta da forno bagnata e strizzata. Versare l’impasto e livellare la superficie su cui verranno messe le restanti ciliegie, snocciolate e tagliate a metà. Cuocere per 1 ora circa a 200° o regolarsi in base al proprio forno.

Dalle stelle alle catacombe

Catacombe a Sant’Eustorgio, Milano

La fretta, si sa, impedisce di notare certi dettagli, anche a chi in certi posti ci è nato e ci vive da sempre. Passando vicino alla Basilica di Sant’Eustorgio, per esempio sarà molto difficile notare solo per caso che sopra al campanile non c’è una croce come ci si potrebbe aspettare. Al suo posto c’è una stella. Del resto, alzare lo sguardo verso l’alto quando si è assorti a guardare dove si mettono i piedi o chi passa accanto oppure il display dello smartphone, come potrebbe essere altrimenti?

Forse ce l’avrà anche raccontato qualcuno un tempo, ma poi l’abbiamo dimenticato. Dimenticato cosa? Ah sì… che quella basilica, essendo collegata al culto dei Re Magi, li ha voluti celebrare anche nel punto più elevato dell’edificio, dove più in alto c’è solo il cielo.

Sorvolando sul lungo corso della storia che ha portato a Milano un po’ di tutto, dai Celti ai Romani, dagli Unni al Barbarossa, che tra l’altro decise di portarsi via le reliquie dei Re Magi come smacco alla città che aveva giusto, giusto devastato, dagli Spagnoli ai Francesi e agli Austriaci.

Al contrario di altri luoghi, Milano non ha conosciuto grandi persecuzioni nel periodo in cui i pagani non erano più tanto pagani, ma non erano ancora autentici credenti. Allora si usava che un luogo all’aperto o un locale della propria dimora veniva utilizzato per il culto degli dei che poi sono diventati solo uno.

La città si sviluppava qualche metro più in basso della superficie attuale. Ecco perché, alla fine, la storia di tante basiliche o edifici religiosi più piccoli, sparsi ovunque  in città, si somiglia.  Nello, specifico, il sito originario di Sant’Eustorgio era stato adibito a necropoli quando ai tempi dei Romani, là si era già fuori città, tra boschi e campagna.

Come si fa a saperlo oggi? Perché dove un tempo si radunava mesta una parte della popolazione, oggi restano le tracce del loro passaggio. Si deve scendere sotto il livello della strada dove sopra sferragliano i tram e nel silenzio totale, ritrovare quel pezzo di storia cittadina, camminando tra i sepolcri, le lapidi e qualche anfora romana.

Negli ambienti bassi, tra le pareti oggi ricoperte di cemento bianco, ci si sente quasi schiacciati dalla mole che li sovrasta. La voci si fanno più basse, un po’ intimorite dalla suggestione che si respira. Qualche attimo di riflessione su come un tempo era la città e poi di nuovo fuori, nella luce di un giorno come un altro, mentre lassù la stella sta sempre a guardare.

 

Torta fresca menta e cioccolato

Torta menta e cioccolato

Torna il caldo e la voglia di qualcosa di fresco: una torta, perché no? Fatta in casa, naturalmente.

Ingredienti: 

100 gr farina di farro (qui è stata usata quella bio, macinata a pietra) – 100 gr  cocco grattugiato – 2 mele golden – olio essenziale di menta per uso alimentare – 250 gr ricotta – 50  gr cioccolato fondente di qualità (percentuale a piacere, quello utilizzato nella ricetta è 99%) – 2 cucchiai abbondanti di cacao amaro – sale – acqua.

Preparazione della crema: 

Frullare la ricotta insieme a una mela grattugiata e al cioccolato fondente a pezzetti. Aggiungere 4 gocce di olio essenziale di menta e mescolare bene. Porre in freezer per tre/quattro ore, girando di tanto in tanto per addensare la crema, considerando che non sono stati utilizzati addensanti di alcun tipo.

Preparazione della base: 

In una terrina mescolare la farina di farro con il cocco grattugiato, 1 mela grattugiata, il sale, incorporando l’acqua poca alla volta, fino ad ottenere un impasto cremoso, ma non liquido. Versarlo in una teglia diam. 16 cm rivestita con carta da forno bagnata e strizzata.

Cuocere per 30 min. a 240° e per altri 30 min, a 200°, finché risulta dorata o regolarsi in base al proprio forno.

Porre su un piatto e far raffreddare. Ricoprire con la crema al cioccolato e mettere nuovamente in freezer per circa un’ora. Quindi, decorare a piacere, se si vuole. Tagliare a fette e servire.

Si conserva in frigorifero, Il sapore è molto rinfrescante, ma non stucchevole; delicato, per via della farina di farro e, inoltre, grazie al cioccolato, al cacao e all’olio di menta (da dosare con cautela) che contiene, è molto energizzante.

Coober Pedy, la tana dell’uomo bianco

Coober Pedy, Australia

Nel bel mezzo deserto australiano solo qualche casa e pochi altri edifici sfidano il caldo opprimente. Qualche metro al di sotto, dove la temperatura  si fa  più gradevole, la maggior  parte della  comunità di Coober Pedy si è adattata a uno strano stile di vita.

Vive come farebbero le lucertole del deserto, ma in modo molto più confortevole, riconvertendo le aree un tempo occupate dalle miniere in comodi hotel, appartamenti e altre strutture utili a rendere la permanenza sotto il suolo piacevole, oltre che decisamente fuori dal comune.

Nota anche come “capitale mondiale dell’opale”, Coober Pedy ricorda nel suo nome la presenza degli antichi abitanti di quella terra desertica: gli aborigeni che chiamarono i nuovi arrivati kupa piti, vale a dire “uomo bianco nella tana”.

Una tana che l’uomo bianco si è costruito a 850 km da Adelaide, nell’Australia meridionale, da quando nel lontano 1915 fu trovato per caso il primo opale.

La comunità che da allora vive e lavora a contatto con la terra rossastra, arsa dal sole a dal caldo, deve infatti la sua fortuna al sottosuolo, ricco di  questa pietra iridescente che assume infinite sfumature, dal viola al verde, dal blu al rosso, al giallo e all’arancione, utilizzata per creare gioielli ed oggetti ornamentali.

Divenuta in tempi moderni un’insolita meta turistica, Coober Pedy offre un’originale esperienza di soggiorno, assaporando il fascino della zona desertica che la circonda.

 

Tonno, peperoni e grano saraceno

Tonno, peperoni e grano saraceno

Sarà la scoperta dell’acqua calda, ma l’abbinata tonno-peperoni è davvero gustosa. Dove finisce il salato inizia il dolce leggermente piccante  e viceversa. E’ un ottimo secondo con contorno incorporato e, volendo aggiungere anche il grano saraceno, può diventare un primo-secondo e contorno in un’unica portata. Un pranzo che sazia fino a sera, con un pseudo cereale dal bassissimo contenuto zuccherino: per 100 gr solo 0,52 gr di zuccheri.

Per una porzione abbondante o due porzioni discrete, utilizzare quanto segue:

2 peperoni medi – 125 gr di tonno (peso sgocciolato) – 100 gr di grano saraceno – mezza cipolla – 2 o 3 cucchiai di passata di pomodoro (preferibilmente fatta in casa) – sale – olio di oliva.

Grano saraceno: l’inconfondibile cereale-non-cereale dal chicco a forma di cuore tridimensionale

Preparazione

Lavare i peperoni, privarli dei semini e della parte chiara, tagliarli a listelli fini o a dadini. In un tegame ampio, far soffriggere la mezza cipolla tagliata fine e aggiungere i peperoni. Incorporando poca acqua alla volta, cuocere, aggiustando di sale e unendo la passata di pomodoro. Una volta ottenuta la cottura desiderata (più o meno morbida) unire il tonno e mescolare bene.

Nel frattempo far cuocere il grano saraceno in una pentola bassa con poca acqua e sale per circa 15 minuti. Scolare e incorporare ai peperoni e al tonno. Se i peperoni sembrano troppi, si possono ovviamente tenerne da parte un po’ per essere consumati in un secondo momento.

Lasciare insaporire il tutto, a fuoco basso, aggiungendo ancora un filo di olio d’oliva. Quindi servire e gustare.

Quadrotti alle noci e fondente

Quando anche a maggio piove… eccome se piove, la cucina diventa un angolo dove sperimentare al tepore del forno che va. Ecco cosa ne è uscito: una ricetta da apprezzare, criticare, arricchire o prendere così com’è.

Ingredienti: 

150 gr di noci tritate – 150 gr farina di grano saraceno – 125 gr di frutti di bosco (facoltativi, tanto scompaiono con la cottura) – 50 gr di cioccolato fondente (percentuale a piacere, qui in cerca di sapori estremi è stato utilizzata la versione 99%) – 2 uova – 2 o 3 mele – 1 cucchiaino di sale.

Preparazione:

In una terrina molto capiente unire la farina  con le noci tritate, il sale, 2 tuorli passati al mixer, le mele a pezzettini,  i frutti di bosco, il cioccolato sminuzzato. Ottenere un impasto cremoso aggiungendo acqua tiepida (circa 1 bicchiere).

Montare a neve gli albumi e incorporarli delicatamente agli altri ingredienti.

Versare l’impasto in una teglia rettangolare piuttosto grande (qui  ne è stata utilizzata una di cm. 35 x 27) foderata con carta da forno bagnata e strizzata.

Cuocere in forno già caldo a 240° per 30 minuti e poi per 15 minuti a 200° o regolarsi in base al proprio forno.

Fare intiepidire pochi minuti e rigirando la teglia su un vassoio rimuovere delicatamente la carta.

Ripetere l’operazione. Far raffreddare e gustare a fette o tagliare a quadrotti.

E’ una ricetta molto semplice, un po’ rustica, ma che si presta a innumerevoli varianti. Sicuramente molto nutriente e pratica da portare in giro, nel caso non si voglia ricorrere a un classico spuntino pre-confezionato.

Tante fragole per un dessert al cucchiaio

Frutto che richiama la primavera e l’estate, la fragola è ricchissima di proprietà benefiche: antiossidante, alto contenuto di vitamina C, calcio, ferro, fosforo e magnesio, contrasta il colesterolo, contiene xilitolo naturale, un tipo di zucchero a basso indice glicemico e  scarso apporto calorico. L’ideale per chi segue una dieta a basso contenuto di carboidrati, per scelta o necessità.

In questa preparazione estemporanea di ispirazione clafoutis e approfittando di succosi frutti nostrani della nostra penisola, ne sono state utilizzate 500 gr. Il risultato? Un dolce al cucchiaio senza zucchero, ma che per i palati non abituati può essere arricchito da una bella spolverata di zucchero al velo.

Ingredienti: 

500 gr di fragole – mezzo bicchiere di latte di mandorle non zuccherato – 100 gr di mandorle pelate tritate fini – un cucchiaino di sale – 250 gr di ricotta fresca – 2 uova – due mele grattugiate.

Preparazione: 

Tritare le mandorle non pelate nel mixer. In una terrina unire la farina così ottenuta a tutti gli altri ingredienti.

Frullare il composto. Rivestire una pirofila diam.  30 cm   con carta da forno bagnata e strizzata. Porre sul fondo le fragole lavate e tagliate a spicchi. Rovesciare sopra la pastella.

Cuocere per circa 40 minuti a 200° nel forno preriscaldato (forno a gas).

Fare intiepidire. Rovesciare su un piatto grande e rimuovere delicatamente la carta da forno.

Gustare direttamente dal piatto.

 

 

Tortino salato di lenticchie e amaranto

Tortino salato di lenticchie e amaranto

L’amaranto, molto ricco di lisina che, tra le altre proprietà, favorisce l’assorbimento del calcio, è un cereale-non-cereale. Ciò significa che non contiene glutine. Anticamente lo utilizzavano gli Aztechi, gli Incas, i Romani e quindi è uno dei grani più antichi.

La pianta viene coltivata anche a scopo ornamentale, essendo molto variopinta e decorativa. Purtroppo, per la sua consistenza “sabbiosa” che conserva anche dopo la cottura, non sazia molto e allora viene unito ad altri alimenti: orzo, farro, verdure ecc..

Pianta di amaranto

In questa ricetta semplice e veloce l’amaranto è stato abbinato alle lenticchie, per un piatto unico dall’alto valore nutritivo e saziante.

Ingredienti: 

100 gr di lenticchie – 50 gr di amaranto – mix di erbe aromatiche a piacere (ad es. origano, rosmarino. salvia, basilico) – sale – olio di oliva.

Preparazione: 

Dopo aver lasciato in ammollo le lenticchie per qualche ora, lessarle in un tegame con poca acqua e sale.

Amaranto, antico grano

Nel frattempo cuocere l’amaranto, dopo averlo sciacquato in un setaccio sotto l’acqua fredda. Metterlo in una casseruola con poca acqua e sale, portare a ebollizione e cuocere per 15/20 minuti, finché si asciuga.

Tritare finemente le spezie e aggiungerle all’amaranto, quindi incorporare anche le lenticchie. Mescolare bene e spegnere il fuoco. Aggiungere poco olio di oliva e passare il tutto al mixer, fino ad ottenere una purea densa.

Ricoprire con carta da forno bagnata e strizzata uno stampo a cerniera per torta diam. 13 cm e versare il composto. Livellare con un cucchiaio e bucherellare la superficie.

Infornare per circa 20 minuti, quindi sfornare e rigirandolo su un piatto togliere delicatamente la carta da forno.

Tortino salato di lenticchie, amaranto e formaggio

Rigirarlo di nuovo e servire.

Se si vuole gustare una versione ancora più saporita e ricca, cospargere la superficie con abbondante formaggio grattugiato (grana, pecorino o altro formaggio), prima di passarlo al forno.

Cortili di città

Milano, cortile in primavera

Dall’oscurità di un cortile della vecchia Milano, ecco là in fondo una macchia di colore dal profumo intenso!

Storie di uomini: i numeri magici di Fibonacci

Che la matematica non sia un’opinione ce lo sentiamo dire fin  da quando siamo bambini. E’ più probabile che sia un’intuizione logica, ma le intuizioni nascono per caso?

Che reazioni avranno avuto i contemporanei di Fibonacci, davanti all’intuizione della sua sequenza?

Forse, all’inizio, gli avranno anche dato del matto per quel suo pensiero che, alla fine, tutto si ripete, si somma, si moltiplica e si trasforma e alla fine, si somiglia.

Scala a chiocciola

Senza voler approfondire ulteriormente, soprattutto perché la matematica non è mai stata la materia forte di chi scrive, sembra di capire che la formula magica di Fibonacci si basa sul fatto che 2 + 3 fa 5 e che 5 + 3 fa 8, 8 + 3 fa 11, 11 + 3 fa 14 ecc., perché ogni numero così ottenuto corrisponde alla somma dei due che vengono prima.

E’ un ordine che ritroviamo in una gran quantità di contesti, dalla natura alla musica e perfino al supermercato, quando acquistiamo alcune verdure. Quali? Il cavolo romanesco per esempio, con le inconfondibili spirali geometriche tridimensionali che si ripetono, prima grandi e poi sempre più piccole.

Esistono poi altri tipi di sequenze che, a volte, sembrano innescare processi non proprio matematici, ma che non sembrano dettati dal caso: incontri favorevoli, inutili o controproducenti che innescano occasioni fortunate, senza senso o che era meglio non si fossero verificate.

Escher

Le sequenze, alla fine, affascinano e fanno intravedere un filo misterioso che le avvolge, ma tornando a Fibonacci, non si può tralasciare il fatto che la sua teoria abbia riguardato anche le note musicali. Per quanto armoniosa, scomponibile e componibile all’infinito, la musica segue un ordine preciso, una formula matematica creativa, ma pur sempre matematica.

Era un mondo nuovo, quello che aveva intuito Fibonacci nel 12° secolo, in cui il micro e il macro si copiano e si ripetono all’infinito e un vero inizio non necessariamente si coniuga con una fine definitiva; la sequenza terrena e concreta della matematica che, forse, nasconde al suo interno il significato mistico di una proporzione divina e ultraterrena.

 

Voci precedenti più vecchie

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