Tripudio di mandorle e pistacchi

Torta di mandorle e pistacchi, senza zucchero

Che una buona torta debba per forza contenere gli ingredienti classici è un altro mito da sfatare. Questo è l’ennesimo esperimento che lo conferma: niente lievito, niente uova, niente zucchero, niente burro eppure… si mangia volentieri e si gusta.

Ingredienti: 100 gr di farina di pistacchi (di Bronte) – 100 gr di mandorle pelate, macinate – 100 gr di mandorle non pelate – 100 gr di farina di farro integrale – 2 mele – 1 cucchiaino scarso di sale

Preparazione: versare in una terrina la farina di farro, quella di pistacchi e le mandorle pelate tritate molto fini. Grattugiare due mele e aggiungerle alle farine, insieme al sale. Lavorare l’impasto con un mestolo di legno. Non è necessario aggiungere acqua.

Versare l’impasto in una teglia ø  20 cm  foderata con carta forno bagnata e strizzata. Cuocere in forno preriscaldato per 30 min. a 240° (forno a gas) e altri 15 min. a 200°. Far raffreddare e rimuovere la carta forno.

La torta resta bassa, ma la consistenza è morbida, più solida sulla superficie arricchita dalla fragranza delle mandorle tostate.

Annunci

Arenzano-Varazze-Arenzano: 20 km di passeggiata, vista mare

Da Arenzano a Varazze

A solo 1 ora e ½ di macchina da Milano si arriva al mare. L’aria cambia decisamente, ma non è solo quella a cambiare. La visuale spazia sul Mar Ligure e sull’ampio tratto di costa tra Genova e Savona e se si è fortunati, in giornate molto limpide, ben oltre.

In ogni caso, anche in giornate un po’ velate che impediscono una visibilità ottimale, vale certo la pena di indossare un paio di scarpe comode o salire sul sellino di una bici, ma per andare dove?

Liguria, Riviera di Ponente

Liguria, Riviera di Ponente

Lungo la passeggiata panoramica sottratta alla vecchia ferrovia dismessa che passava tra Arenzano e Varazze, per esempio.  Il fondo asfaltato lo rende adatto alle due ruote e sebbene regni una certa confusione sul come e dove ciclisti e pedoni si devono spartire la strada, il panorama e l’aria salubre invogliano a procedere, fin dove portano i piedi o le ruote…

Verso Savona

Verso Savona

Certo, con l’andare delle ore il tragitto si popola sempre di più, ma basta essere mattinieri se si preferisce una maggiore tranquillità. L’ex-ferrovia è percorsa da ogni genere di pubblico: famiglie in bici con piccolissimi ciclisti in erba che non si scoraggiano né piangono, nemmeno se cadono, ma continuano a pedalare entusiasti insieme a mamma e papà (sarà l’aria del mare che li mette di buon’umore), camminatrici e camminatori solitari, anziani, gruppetti, insomma un po’ di tutto.

Se durante il tragitto ci si stanca, ci sono panchine e facili passaggi per entrare nei paesi e andare a sedersi a un bar, passeggiare nei vicoli con le case colorate di Arenzano, Cogoleto Varazze.

La vista sul mare a due passi la fa da padrona, naturalmente, insieme all’aria leggera, alla luce e ai colori degli spazi aperti dove l’azzurro del cielo e il blu del mare si fondono, tranne quando si entra nelle gallerie dove un tempo sferragliavano i treni.

Sulle pareti scendono rigagnoli di acqua che contribuiscono a rinfrescare ancora di più l’ambiente buio, ma su alcune qualcuno ha lasciato i suoi colori, dipingendo murales.

Eccone due, dedicati a un personaggio simbolo e indimenticabile legato alla vicina Genova, Fabrizio de Andrè, dipinti nella galleria vicino ad Arenzano, a 10 km da Varazze.

 

Arenzano-Varazze-Arenzano: 20 kms’ walk, with a sea view

Just in an hour and a half drive from Milan, you get to the sea. The air definitely changes and the view, as well. It overlooks the Ligurian Sea and the wide stretch of coast between Genoa and Savona and far beyond,  on very clear days.

In any case, even in slightly cloudy days when visibility is not so excellent, it is certainly worthwhile wearing a pair of comfortable shoes or climb on the bike seat, but to go where?

On the scenic traffic-free route between Arenzano and Varazze, for example, stretching along the former railway line that once connected towns and villages along the seaside.  The asphalted narrow road is fit for both bikers and walkers, though there is a bit confusion about how and where cyclists and pedestrians should proceed.

As hours go by, the road gets more and more crowded. So, if you prefer a more relaxing walking or biking  you should be early risers,  when the number of solitary walkers and runners, families with or without little bikers is not so large.

If you get tired on the way, there are benches and easy passages to reach the villages and sit at a coffee bar, or stroll through the alleys with the colorful houses of Arenzano, Cogoleto and Varazze.

The view of the sea just a few steps is spectacular, of course, together with the healthy air, the light and the colors of the open spaces where the blue sky and the turquoise sea merge, except when entering the tunnels where trains once clattered.

Here and there trickling water flows along the rock walls, cooling the dark spots. Someone has left their colors in some galleries and painted murals.  Here are two of them just near Arenzano, dedicated to the icon singer linked to nearby Genoa, Fabrizio de André.

Biscotti di farro con semi d’anice

Biscotti di farro con semi d’anice

Ricetta semplicissima, dal risultato soddisfacente e di media consistenza, né troppo morbida né particolarmente croccante. A fine cottura, il sapore dei semi d’anice si attenua parecchio, ma regala un tocco in più e qualche nota di freschezza.

Ingredienti: 200 gr di farina di farro bio – 150 gr di frutta secca a pezzetti (qui noci e mandorle pelate) – 2 mele dolci – 2 cucchiai di semi d’anice (qui semi verdi, dal sapore meno intenso dell’anice a stella che non è stato possibile reperire) – 1 uovo – 3 cucchiai di semi di girasole – 1 cucchiaino di sale.

Pronto per il forno

Preparazione: in un recipiente mischiare la farina con due mele grattugiate, la frutta secca, i semi di anice, il sale, l’olio di semi e l’uovo ben sbattuto con la frusta.

Lavorare bene l’impasto con un cucchiaio e stenderlo in una teglia grande,  su un foglio di carta forno bagnata e strizzata. Aiutandosi con il cucchiaio e una spatola, dare la forma a panetto. Eventualmente, spolverizzare la superficie con altri semini d’anice.

Cuocere in forno a 240° (forno a gas) preriscaldato per 30 minuti e altri 20 minuti a 200°.

Far raffreddare e tagliare a fette dello stesso spessore.

Come sempre, quando l’assenza di zuccheri aggiunti è totale, i sapori si amalgamo al meglio, lasciando riposare per alcune ore o un giorno intero, il prodotto finito, prima di gustarlo.

Plumcake di mele con farina di pistacchi

Plumcake di mele con farina di pistacchi

Plumcake di mele con farina di pistacchi

In questa ricetta non ci sono le uova, anche se non c’è un motivo in particolare per il quale non sono state messe. C’è invece la farina di pistacchi, dal sapore particolare e da utilizzare insieme ad altre farine.

Ingredienti: 100 gr di farina di pistacchi (di Bronte) – 100 gr di farina di farro bio, macinata a pietra – 100 gr di farina di grano saraceno – la scorza d’arancia bio tritata finemente (2 cucchiaini) – 1 cucchiaino di cannella – 3 mele golden – 1 cucchiaino di sale – 4 / 5  cucchiai di olio di semi di girasole – 1 panetto di lievito (25 gr)

Preparazione: mischiare le tre farine in una terrina, aggiungere il sale, la scorza d’arancia, la cannella, 2 mele a pezzetti molto piccoli, l’olio di semi e infine il panetto di lievito sbriciolato. Aggiungendo poca acqua alla volta, lavorare l’impasto con un cucchiaio, finché risulta molto morbido.

Versare l’impasto nello stampo per plumcake (capienza 500 gr), rivestito con carta da forno bagnata e strizzata.  Decorare con la restante mela.

Cuocere in forno (a gas) preriscaldato  per 30 minuti a 240° e poi altri 20 / 25 minuti a 200°.

Lasciare intiepidire e togliere la carta forno.  Spolverizzare la superficie, se si vuole, con un paio di cucchiaini di stevia.

Il sapore delicato della scorza d’arancia si abbina molto bene a quello della farina di pistacchi.

Charlot in TV? No, al museo!

Chaplin's World, Svizzera

Chaplin’s World, Svizzera

A Corsier-sur-Vevey, nella Svizzera francese, esiste un museo molto particolare. Allestita nella villa dove Charlie Chaplin si era ritirato a causa delle misure maccartiste che gli impedivano di ritornare negli Stati Uniti, l’area museale si può considerare a tutti gli effetti viva e vivace.

Al posto di ricordi polverosi dei tempi che furono,  l’attore e personaggio Chaplin – Charlot rivive in modo interessante, interattivo e  ancora divertente per piccoli e adulti.

Manoir de Ban, l’elegante residenza in cui l’attore ha vissuto dal 1953 al 1977, anno della sua scomparsa, è una bella villa di famiglia circondata da molto verde; la location ideale per un museo vivente.

Da Fellini a Benigni, da Woody Allen a Chaplin stesso in più versioni, oltre trenta statue di cera contribuiscono a far sembrare l’intera esposizione più un palcoscenico in movimento che una galleria di malinconiche testimonianze sul suo personaggio e il mondo del cinema.

Unico attore sopravvissuto all’avvento del sonoro, che ostinatamente continuò a fare del suo mutismo espressivo un cavallo vincente della battaglia contro i “tempi moderni”, Charlie Chaplin rivive ancora nei suoi film proiettati nella sala cinematografica, allestita nel museo.

Dopo una lunga gestazione durata sedici anni, il Chaplin’s World ha aperto i battenti al pubblico solo da circa un paio d’anni e si può prevedere che il numero dei visitatori sia destinato ad aumentare, man mano che il tempo passa.

Aspettando la primavera: crostata di mirtilli con farina di grano saraceno

Crostata ai mirtilli

Sempre freddino là fuori e stare ai fornelli non è certo sgradevole, così dopo aver preparato una cofanata di parmigiana con pomodori, melanzane e scaglie di pecorino romano tutto rigorosamente made-in-Italy si passa all’esperimento-crostata, riuscito egregiamente, modestia a parte.

Ingredienti

250 gr farina di grano saraceno – 100 gr mandorle pelate tritate fini – 300 gr mirtilli (qui sono stati utilizzati quelli bio, congelati, dell’altopiano di Asiago, succosi, ottimi, sembrano appena raccolti) – 25 gr di semi di chia – 2 mele – 1 panetto di lievito (25 gr) – 3 cucchiai olio di semi di girasole – 1 cucchiaino di sale – 1 uovo

Preparazione della marmellata ai mirtilli:

sciacquare i mirtilli, metterli in un pentolino sopra al fuoco. Quando iniziano a sobbollire aggiungere i semi di chia e mescolare bene. A seconda della consistenza desiderata, aggiungere o meno acqua (al massimo 3 o 4 cucchiai). Togliere dal fuoco, versare in un recipiente e porre in frigorifero per il tempo impiegato a preparare la torta.

Preparazione della base:

in una terrina versare 200 gr di farina di grano saraceno, le mandorle tritate, l’uovo sbattuto con la frusta, il sale, le due mele grattugiate, l’olio di semi e, per ultimo, il lievito sbriciolato. Mischiare bene e con l’aiuto di un cucchiaio lavorare con le mani l’impasto, aggiungendo la restante farina un po’ alla volta, in modo da ottenere un panetto il più possibile compatto. Questo passaggio può risultare “critico” per la diversa consistenza delle due farine rispetto a quella classica utilizzata per le torte.

Una volta ottenuto un panetto il più compatto possibile, ricoprirlo con la carta trasparente e riporlo in frigorifero per circa un’ora.

Crostata con marmellata di mirtilli fatta in casa con semi di chia, senza zucchero

Stenderlo poi con il mattarello e se risulta troppo appiccicoso, porlo tra due fogli di carta da forno leggermente unta con olio di semi.  In ogni caso, occorre stenderlo già sul foglio di carta da forno, pronto da mettere in una teglia  ø 22 cm. Prima di stendere la pasta, mettere da parte quella necessaria per ritagliare qualche striscia. Ricoprire la base con la marmellata di mirtilli, su cui verranno messe le strisce di pasta. Ritagliarle sarà un po’ impegnativo, ma volendo ci si riesce, e poi porle sopra la marmellata, incrociandole.   Rimuovere con un coltello l’eventuale parte in eccesso dei bordi. Rivoltare i bordi della base  all’interno, sormontando la parte finale delle strisce.

Cuocere in forno già caldo a 200° (forno a gas) per 45 minuti. Sfornare, lasciare raffreddare e rimuovere delicatamente la carta sottostante.

Per aggiungere un tocco in più, si può spolverizzare la superficie con un paio di cucchiaini di stevia, a cottura ultimata.

Inoltre, con l’eventuale impasto rimasto inutilizzato, si può creare un cordone spesso 3 – 4 cm e fare cuocere insieme alla torta su un ripiano diverso.

Una volta cotto, si può tagliare,  per formare dei biscotti tipo “cantucci” (anche questi riusciti molto bene), ma questa è tutta un’altra ricetta…

Torta fragolosa

Torta fragolosa

Ancora freddino là fuori e non è tempo di fragole autoctone… ma queste “fresas” in offerta hanno convinto lo stesso.  L’idea iniziale era quella di farci una crostata, ma poi è cambiata, come a volte accade con le idee.

Per la copertura: 450 gr di fragole (già private delle parti da scartare) – 25 gr di semi di chia.

Lavare le fragole, ridurle a pezzetti, porle in una pentola, aggiungere i semi di chia, poca acqua (5 cucchiai) e fare cuocere a fuoco basso per alcuni minuti, finché diventano una polpa densa. Frullare e fare raffreddare.

Per la base: 150 gr di farina di farro (qui, bio e macinata a pietra) – 150 gr di farina di grano saraceno – 2 mele grosse – 1 cucchiaino di sale – 1 cucchiaino di cannella macinata – 1 uovo – olio di semi (di girasole) 4 cucchiai – 1 panetto di lievito (12 gr).

In una terrina, versare le farine, l’olio di semi,  il sale e l’uovo sbattuto con la frusta. Mischiare e aggiungere le due mele grattugiate, la cannella e, infine, il lievito sbriciolato (tenuto a temperatura ambiente). Con un cucchiaio di legno, lavorare bene l’impasto che risulterà molto compatto, ma non abbastanza per poterlo stendere… (archiviata, quindi,  l’idea della crostata).

In una teglia bassa, larga  cm  28 (tipo quella per la pizza) foderata con carta forno bagnata e strizzata, versare  l’impasto che verrà livellato in modo uniforme. Ricoprire poi con la marmellata / mousse di fragole.

Cuocere in forno preriscaldato per 30 minuti a 240° (a gas) e poi altri 15 / 20 minuti a 200°. Far raffreddare nel forno spento. Sfornare, porre su un piatto da portata e rimuovere delicatamente la carta.

Autoctone o meno, le fragole hanno sparso un delicato effluvio mentre cuocevano nel forno e hanno dato un tocco delicato a questa torta, sperimentata senza zucchero aggiunto, che insieme a una squisita morbidezza della base ne fanno sicuramente un invitante preludio alla bella stagione.

Torta di febbraio: mandorle, ricotta e cioccolato aromatizzato all’arancia

Torta di ricotta e cioccolato, all’aroma di arancia

Consistenza morbidissima per questa torta casalinga, senza zucchero (per chi vuole osare), delicata, leggera, ma anche nutriente e saziante.

Ingredienti: 150 gr farina di mandorle o mandorle pelate e tritate finemente, 150 gr. di farina di grano saraceno, 3 mele, 1 uovo, 3 cucchiai di olio di semi (di girasole), un cucchiaino di sale, 300 gr. di ricotta, 50 / 60 gr. di cioccolato fondente (qui 90%), la scorza di 2 arance bio, tritata fine.

Preparazione: passare al mixer le mandorle, versarne la farina in una terrina, insieme alla farina di grano saraceno, il sale, l’olio di semi, l’uovo intero sbattuto con la frusta (deve “schiumare”), 1 mela e ½ grattugiata, mescolando bene e delicatamente, mentre si aggiungono i vari ingredienti. Si ottiene così una consistenza morbida, ma piuttosto solida.

Stemperare a freddo la ricotta e inserire l’altra mela e ½ grattugiata, mescolando molto bene.

Versare il composto della base in una teglia ø 20 cm, foderata con carta da forno,  bagnata e strizzata. Servendosi di un cucchiaio, distribuire uniformemente sul fondo e sui bordi. Ricoprire con la ricotta, lasciando 1 cm. circa di vuoto nella parte superiore che verrà poi colmata con la copertura al cioccolato.

Cuocere nel forno precedentemente scaldato per 45 minuti a 200° (forno a gas).

Sfornare e lasciare raffreddare, quindi ricoprire con il cioccolato fondente, sciolto a bagnomaria, in cui è stata incorporata la buccia dell’arancia tritata molto fine.

Mettere in frigorifero o in freezer per un raffreddamento più rapido e, quindi, servire.

Trattandosi di sapori molto delicati, risultano un po’ più intensi dopo alcune ore dalla preparazione, o il giorno dopo.

L’aggiunta delle mandorle tritate attenua moltissimo, fino quasi a far scomparire,  il sapore particolare della farina di grano saraceno che non tutti gradiscono.

Se telefonando…

Antonio Meucci

Antonio Meucci

Quest’anno ricorre il duecentodecimo anniversario della nascita di Antonio Meucci, al quale si deve l’invenzione del telefono. Toscano di origini, emigrò prima  a Cuba e poi negli Stati uniti, dove nel 1854 ideò il primo telefono casalingo, per comunicare con la moglia ammalata, senza dover spostarsi per casa.

Da casa nasce cosa, si potrebbe arguire, perché in seguito le vicende si sono aggrovigliate parecchio. A partire dal brevetto che Meucci faticò non poco ad ottenere, in primis per ragioni economiche,  che lo costrinsero ad aspettare fino al 1871. Ma come tutti i geni incompresi, una volta ottenuto il brevetto, non fu apprezzato per l’ingegnosa invenzione, e i diritti del brevetto decaderro, sempre per motivi economici del Meucci, che ne impedirono il rinnovo.

Ci pensò un americano, pare, un certo A.G. Bell che sbirciando tra le carte dello sfortunato Meucci,  nel 1876 gli copiò l’idea e ne ottenne subito il brevetto, disponendo di ben più larghe finanze.  Finita in tribunale la vicenda,  si salvò poi la faccia nel dire che il suo era di tipo elettrico e non meccanico, come quello dell’italiano, così vinse la battaglia legale.

Ma un altro personaggio si era già affacciato sulla scena del giallo telefonico: il valdostano Innocenzo Manzetti che nel 1865, quindi dopo Meucci, sorprese tutti con un telefono bello che pronto e, però, anche questo sprovvisto di brevetto.

Quindi, alla fine della storia sulla nascita del telefono, l’ha comunque vinta l’americano, l’unico dei tre a procurarsi subito il brevetto, consapevole del fatto che senza quello, non esiste altro inventore né invenzione che tenga.

Keylong-Kishtwar: una strada da brividi tra India e Himalaya

Quando si dice Himalaya, si pensa subito alle alte vette delle montagne più inaccessibili del mondo, almeno per l’uomo, o più precisamente per la maggior parte degli esseri umani. Alcuni, invece, dotati di tenacia, resistenza fisica e anche di un po’ di follia fuori dal comune ogni tanto ci provano a renderle accessibili. Forse, vorrebbero emulare animali come le oche a testa barrata, che seppur sprovviste di una silhouette filiforme, reggono bene le altezze e volano altissime, sfiorandone le cime.

Oche dalla testa barrata

Ma l’Himalaya, nella sua vastità, non è solo un’enorme barriera naturale; è anche il confine che separa stati come il Nepal, il Bhutan, la Cina e l’India. Proprio da quest’ultimo paese, e precisamente dalla valle del Pangi in direzione della regione himalayana occidentale, si snoda una delle più pericolose strade del mondo.

Himalaya, Nepal

Sterrata, tortuosa e con una sola corsia che si apre su baratri e spettacolari strapiombi, la strada Keylong-Kishtwar è decisamente destinata a chi ama le emozioni forti, se si tratta di turista, ma passaggio obbligato per chi vive sul posto.

Così, aggrappati ai sedili di mezzi che arrancano sobbalzando su un fondo stradale del tutto precario e sfiorando pareti rocciose ancora più inquietanti, gli avventurosi turisti ridono e commentano con urletti nervosi e isterici il panorama vertiginoso al di là dei finestrini.

C’è anche chi, nonostante sia lunga 234 km, sceglie di percorrerla a piedi, la Keylong-Kishtwar Road, almeno per qualche tratto e nella speranza che non cada qualcosa dall’alto…

Voci precedenti più vecchie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: