Torta con farina di pistacchi e nocciole

 

Torta con farina di pistacchi e nocciole

Di esperimento in esperimento, eccoci arrivati alla farina di pistacchi… di Bronte naturalmente, tanto per valorizzare le nostre eccellenze italiane.

Da un  po’ frullava nell’aria l’idea di una torta così e finalmente eccola concretizzata. Dal risultato, tutto sommato, soddisfacente a dimostrazione che anche senza i classici ingredienti tipo farine ultra raffinate, lieviti, uova, burro ecc. si può ottenere un gradevole impasto morbido, con l’aggiunta di un interessante contrasto tra i morbidissimi pezzetti di pera e l’effetto “ granulare” delle nocciole tritate.

Ingredienti:

100 gr di farina di pistacchi

100 gr di farina di mandorle o mandorle pelate, tritate fini

50 gr. di farina integrale di farro

250 circa di pere dolci a pezzetti molto piccoli

100 gr circa di nocciole pelate

100 gr. di cioccolato fondente (qui è stato utilizzato al 90%)

1 cucchiaino di sale

Preparazione:

Sbucciare le pere, privarle del torsolo e ridurle a pezzetti molto piccoli.

Tritare grossolanamente 60 gr. circa di nocciole.

In una terrina capiente, unire tutte e tre le farine insieme alle pere, alle  nocciole tritate e al sale.

Mescolare molto bene, aggiungendo poca acqua alla volta, fino ad ottenere una consistenza morbida, non troppo liquida.

Foderare uno stampo ø  con carta da forno leggermente unta con olio di oliva e cuocere per 30 minuti a 240° (forno a gas) e altri 15/20 minuti a 200° o regolarsi in base al proprio forno.

Far raffreddare e ricoprire con il cioccolato fondente sciolto a bagnomaria (ma si potrebbe gustare anche senza cioccolato) e decorare con granella di nocciole.

Si gusta al meglio dopo alcune ore dalla preparazione, ma soprattutto il giorno seguente, nonostante un leggero retrogusto un po’ asprigno, dato dai pistacchi, si suppone (per questo forse risulta più gustoso cibarsi dei frutti al naturale), che probabilmente può essere corretto dall’aggiunta di zucchero, ostinatamente lasciato fuori dalla porta in questa sede.

Sicuramente, una fettazza di questa “pseudo-torta” o torta alternativa rappresenta un’ottima fonte energetica, magari in previsione di un po’ di aerobica sulle musiche del Lago dei Cigni di Ciaikovskij…

 

 

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Zucche d’autunno

Bistrattata, adorata o detestata, la zucca calca le scene autunnali e non solo. Occasione conviviale nelle sagre e alle feste a lei dedicate, sotto forma di ripieno per tortelli, come ingrediente fondamentale per dolci, sformati, zuppe,  perfino cocktail e bevande, come il latte speziato alla zucca. C’è chi la trova stucchevole, chi invece la vorrebbe gustare in ogni modo possibile e introdurre in ricette tra le più svariate.

Questa verdura versatile, dalle mille forme e colori è entrata da sempre nell’immaginario e nel linguaggio comuni, segno che dalla notte dei tempi è stata una ricca fonte di ispirazioni varie. Da Discoride, che vissuto nel 1° secolo a.C. già la definiva “il balsamo dei guai” a Cenerentola,  della cui favola si contano centinaia di versioni apparse in secoli diversi, ma che va incontro al suo riscatto a bordo di una favolosa carrozza, metamorfosi di una grande zucca.

Utilizzata oggi a scopo ornamentale o come utile oggetto nei secoli passati per servire da borraccia fino a diventare un salvagente nella versione più grande e svuotata del suo contenuto, la zucca imperversa in ogni epoca e luogo del globo terrestre.

Il concetto del pieno e del vuoto si alterna quando si parla di zucche che possono essere vuote, con dentro il sale, dure, quadrate, fuori (di), impersonificando l’ortaggio in modo adeguato alla persona a cui è riferito.

E così, quando il Cappellaio Matto chiede ad Alice nel paese delle meraviglie, – Secondo te sono diventato matto?

– Ho paura di sì… Sei matto, svitato. Hai perso la zucca. Ma ti rivelo un segreto: tutti i migliori sono matti, – è la sua risposta.

Torta di prugne e cannella

Torta di prugne e cannella

Inseguendo le stagioni, anche se bizzarre, ecco il periodo delle prugne rosse da utilizzare per questa ricetta velocissima e semplicissima.

Ingredienti: 200 gr circa di prugne rosse (peso finale di 7 frutti, privati di nocciolo e buccia) – 150 gr di mandorle pelate, tritate fini –  100 gr di farina di farro bio – 2 mele golden –  cannella in polvere – mezzo cucchiaino di sale.

Pronta per il forno

Preparazione: Tagliare a fettine sottili le prugne, private della buccia. In una terrina capiente mischiare la farina di farro con le mandorle tritate, le mele grattugiate, il sale e un cucchiaino di cannella.  Lavorare l’impasto che risulterà molto morbido, ma non liquido (non è necessario aggiungere acqua).

Stenderlo in una teglia diam. 18 cm  foderata con carta da forno bagnata e strizzata. Ricoprire con le prugne. Infornare in forno già caldo e cuocere, regolandosi con il proprio forno (a gas, per 30 minuti a 240° e altri 15  minuti a 200°).

Far intiepidire e rimuovere delicatamente la carta da forno. L’abbinamento cannella-prugne è ottimo e, quindi,  una leggera spolverata di cannella darà il tocco finale.

La consistenza dell’impasto ricorda un po’ la pasta di mandorle, ovviamente meno dolce di quella tradizionale.

Si tratta comunque di un sapore delicato, ancora più raffinato se gustato alcune ore o il giorno dopo la preparazione.

 

Conosci tu il paese dove tosano le vigogne? Sì, la Pampa Galeras!

Vigogna nella Pampa Galeras, Perù

Inizia così, questo scritto, parafrasando il celebre poeta e scrittore Wolfgang Goethe che dell’Italia ha immortalato l’immagine del paese con il canto che esordisce con la famosa introduzione: Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni? Brillano tra le foglie cupe le arance d’oro, una brezza lieve dal cielo azzurro spira, il mirto è immobile, alto è l’alloro ecc.. , ma perché mai?

Perché alla fine, ogni paese e molti luoghi nel mondo sono caratterizzati da qualcosa di tipicamente autoctono, qualcosa che entra nell’immaginario collettivo, ma non solo, aggiunge qualche informazione in più a ciò che, in parte, già si sapeva.

Carretera Survival, all'inizio della Pampa Galeras

Entrando nella Pampa Galeras

Pensando al Perù per esempio, e nello specifico alla riserva naturale di Pampa Galeras si può apprendere che la vigogna non è solo un tessuto pregiato, quasi più del cashemere,  o una lana molto costosa che può arrivare al prezzo esorbitante di 400 euro al kg, ma anche, anzi soprattutto, un animale.

Un animale che ha rischiato l’estinzione e il motivo salta subito all’occhio, ma che ora è protetto.

Alla vigogna, elemento fondamentale della tradizione millenaria del Perù e dei popoli andini in generale, è dedicato l’evento annuale del Chaccu, la tosatura in massa che si svolge da aprile a novembre, ma nella riserva di Pampa Galeras solo alla fine di maggio o all’inizio di giugno.

Chaccu

La cattura e la tosatura della vigogna, considerato animale sacro in antichità, ritrova le sue radici nel rituale ancestrale che gli Incas dedicavano alla madre terra.

Potendo chiedere oggi alle vigogne catturate cosa ne pensano del Chaccu, forse risponderebbero che per loro, effettivamente, è una scocciatura e causa di stress, ma è pur sempre  il male minore di fronte al pericolo di essere comunque tosate, dopo essere state soppresse…

Per tutte queste ragioni, la vigogna può diventare l’occasione di un viaggio a tema, come il foliage nel Vermont o la fioritura dei ciliegi in Giappone.

Due parole sul cavolo viola

Questa verdura di stagione, facilmente reperibile nel periodo autunnale e invernale a un prezzo molto contenuto, è più spesso  conosciuto come cavolo rosso, ma sembrerebbe più indicato definirlo “viola” per il colore particolare dei suoi pigmenti.

E’ proprio la grande quantità di questi pigmenti o molecole, dette antocianine, a dare la colorazione decisa e particolare, ben identificabile anche in altre verdure, ad es. la cipolla rossa e in alcuni tipi di frutta, tra cui mirtilli, fragole e uva, ma anche nei fiori della malva e nelle petunie.  Tra le numerose virtù delle antocianine, spicca anche quella di migliorare la funzione visiva, oltre alla funzione antiossidante e anti-tumorale.

Torta salata di cavolo viola

Dall’elevata resa in cucina, il cavolo viola permette di preparare piatti dall’effetto scenico singolare, ma si sa, la famiglia dei cavoli non gode di grandissimo favore da parte della maggior parte dei palati.

Tuttavia, anche se andrebbe consumato crudo in insalata per trarre il maggior vantaggio dalle sue qualità, se cucinato può riservare delle sorprese, caso mai si volesse tentare…

Lessato e frullato, potrebbe essere servito come purè, oppure come sugo delicato per un primo piatto, una salsa per crostini o, ancora, come ingrediente per una torta salata fuori dal comune.

Ingredienti per 5 porzioni abbondanti:

1/4 di cavolo rosso – mezzo crauto bianco – 1 porro – 250 gr di ricotta – sale – pepe – 1 uovo – olio di oliva – 400 gr di farina di grano saraceno – 7  – 8 cucchiai di semi oleosi (di sesamo, girasole o di lino).

Preparazione: Scottare in acqua salata il cavolo e il crauto tagliati a listelli. Scolare bene e far saltare in padella, insieme al porro precedentemente fatto rosolare in poco olio di oliva. Quindi, fare intiepidire e passare al mixer o tritare con la mezzaluna.

In una terrina capiente, aggiungere la ricotta alla verdura e rimettere sul fuoco. Cuocere per qualche minuto fino ad ottenere una crema molto densa e aggiustare di sale e pepe.

Per la base, impastare in un recipiente piuttosto grande 400 gr di farina di grano saraceno, aggiungendo il sale, poco olio di oliva, l’uovo intero, i semi oleosi  e acqua tiepida poco alla volta. Dopo aver ottenuto un impasto lavorabile con le mani, stenderlo tra due fogli di carta da forno leggermente unti con olio di oliva.

Porre l’impasto steso in una teglia rotonda, insieme al foglio di carta da forno.

Cuocere per circa 45 minuti, regolandosi in base al proprio forno (per es. 30 minuti a 240° e altri 15 minuti a 200° nel forno a gas).

Togliere la base dal forno e riempirla con la crema di cavolo viola e crauto. Livellare e infornare nuovamente per altri 15 minuti.

Far intiepidire e tagliare a fette.

 

 

Panorami impossibili dal rifugio Marinelli

Salendo al rifugio Marinelli (2.122 mt), sulle Alpi Carniche

Ci sono mete così, per le quali si è disposti a sudare sette camicie, camminando per ore. Il panorama che aspetta alla fine del sentiero, ripagherà delle fatiche.

Ma ci sono anche mete dispettose. Si parte con il sole e il bel tempo e più ci si avvicina alla meta, puntualmente, il tempo cambia.

Una di queste, è il rifugio Marinelli, sulle Alpi Carniche,  dal quale si apre una stupenda visuale su catene di montagne che si susseguono all’infinito.

Purtroppo, può capitare che la prima ed unica volta che si è avuta la fortuna di ammirarla dal vero e in pieno sole, è stato alcuni anni prima, quando ancora non esistevano gli smartphone, o ignari della bellezza naturalistica che attendeva alla fine della lunga salita, si era lasciata la fotocamera a casa e il telefonino era scarico.

Poi, si è risaliti altre volte, sperando di rivivere l’esperienza, armati di smartphone ben caricato e di fotocamera digitale, ma invano.

Tutte le volte, le nuvole dispettose hanno cominciato immancabilmente a scendere proprio poco prima di affrontare l’ultimo, ripido tratto di sentiero che nasconde la meta agognata dietro la salita.

Avvolti dalle nuvole basse, sudati e infreddoliti, non è rimasto altro che rifocillarsi in fretta e trovare riparo nel rifugio, guardando sconsolati la coltre nebbiosa che copriva il paesaggio.

Poi, ridiscesi a valle, magari accompagnati per tutto il percorso dal temporale, si è tornati alla macchina, inzuppati fradici, ma ostinati a riprovarci un’altra volta, chissà quando, e soprattutto chissà con quale esito.

Forse, sarà solo questione di correnti d’aria avverse, ma dovrebbero mettere un cartello al rifugio Marinelli, che dice: “Non hai vinto. Ritenta, la prossima volta sarai più fortunato”.

Hidden views from Marinelli refuge

There are destinations, for which people are willing to sweat blood, walking for hours. At the end of the path, the astonishing view will be certainly worth the fatigue.

But there are also spiteful destinations whose tracks often start in the sun and constantly end by bad weather. Marinelli refuge, situated in the Carnian Alps, Italy, is one of those beautiful but spiteful places offering a splendid view on endless chains of mountains, unless clouds do not decide to spoil the beautiful landscape just some minutes before your arrival.

So, it may happen that the first and only time the splendid view was there in the sun, ready to be captured by the camera, smartphones had not been invented yet. Unware of the natural beauty waiting at the end of the tiring walk, you might have had no camera at all, or in more recent times, you did have a smartphone, but it was dead.

Then, you may try again and stubbornly climb to the refuge several times, but  in vain, no matter if provided with a brand new camera or a perfectly working smartphone.  It may happen that four times out of four,  clouds appear just a few steps before you reach the longed for destination.

Cold and sweaty, you only have to eat your sandwiches in a rush and take shelter inside Marinelli hut, looking at the foggy clouds covering everything outside.

Once you have descended to the valley floor where you parked your car and maybe a thunderstorm has accompanied you all the track back long, you may decide not to give up and stubbornly plain another excursion to Marinelli refuge, who knows when and with what outcome.

Perhaps, it’s only a matter of unfavorable air flows, but they should put a sign at Marinelli refuge, which says, “You didn’t win. Better luck next time”.

 

 

Semplicemente cioccolato…

Torta al cioccolato superfondente e pere

L’idea di partenza era quella della classica combinazione fondente e pere, ma con la cottura il sapore intenso del cioccolato ha avuto il sopravvento. Così, ne è risultata una torta solo e completamente al cioccolato.

Ingredienti: 

100 gr di cioccolato fondente 90% di ottima qualità

500 gr di pere

100 gr di farina di farro bio, macinata a pietra

un pizzico sale

acqua q.b.

Preparazione: 

Frullare le pere insieme al cioccolato, con poca acqua, fino ad ottenere una crema densa.

In una terrina grande, mischiare la farina di farro con la crema al cioccolato. Aggiungere un pizzico di sale e acqua q.b. Lavorare l’impasto molto bene e versare in uno stampo diam. 16 cm. rivestito con carta forno bagnata e ben strizzata.

Cuocere 30 minuti a 240° (forno a gas) e altri 15 min. a 200° , o regolarsi con il proprio forno.

Far raffreddare e gustare.

Probabilmente, la consistenza della polpa e la qualità delle pere determina la dolcezza o meno dell’impasto (qui sono state utilizzate 7 pere siciliane molto piccole, sode e non dolcissime, coltivate nella zona dell’Etna). In ogni caso, la crema (a crudo) ottenuta frullando le pere con il cioccolato è un’ottima mousse da gustare così com’è o da spalmare su pane integrale, o ancora per ricoprire o farcire altri tipi di dolci.

Decisamente dedicata a chi ama il sapore intenso del cioccolato fondente.

Simply chocolate…

The starting idea was a classic combination of pears with dark chocolate, but after baking, the intense flavor of the second ingredient was stronger than expected. So, it turned out to be just a chocolate cake with no more pears inside…

Ingredients: 

100 gr of 90% dark chocolate of excellent quality

500 gr of pears

100 gr of bio, stone ground spelt flour

A pinch of salt

Water as needed

Preparation: 

Blend  pears and chocolate together, adding a bit water until you get a dense cream.

In a large bowl, mix spelt flour with the blended chocolate cream. Add a pinch of salt and some water. Mix the dough very well and pour it into a 16 cm round mold, previously covered with wet, squezzed oven paper.

Cook 30 minutes at 240 ° (gas oven) and another 15 min. at 200 °, or set time and temperature according to your own oven.

Let it cool and taste.

Probably, the consistency of the pulp and the quality of the pears determines the sweetness of the dough. Seven Sicilian pears cultivated in the area of Etna have been used here. They were small, firm and not very sweet. Anyway, the raw cream obtained by blending the pears with chocolate is a great mousse to taste as it is or to spread on brown bread, or even to cover or stuff other types of sweets.

Definitely, it’s a recipe dedicated to those who love the intense flavor of dark chocolate.

Mousse fresca di albicocche e lavanda

Mousse di albicocche e lavanda

L’abbinamento albicocche e lavanda è, forse, uno dei più strani nel mondo dei sapori. In effetti, esistono diverse ricette che utilizzano questi due ingredienti insieme,  sia i fiori che l’olio essenziale di lavanda: confetture, torte, muffins ecc.

In questo caso, è stato utilizzato per creare una mousse freschissima e rinfrescante, da gustare al posto della frutta, come spuntino o quando più aggrada.

Ingredienti:

5 albicocche dolci

100 gr di ricotta fresca

olio essenziale di lavanda per uso alimentare

cacao amaro

Preparazione:

Frullare la ricotta insieme alla polpa dei frutti. Aggiungere 1 goccia di olio essenziale di lavanda. Mescolare bene. Riporre in frigorifero. Al momento di servire, spolverizzare con poco cacao amaro.

Fresh Apricot and Lavender Mousse

The pairing of apricots with lavender is perhaps one of the strangest in the world of flavors. In fact, there are several recipes that use these two ingredients together, both the flowers and the essential lavender oil: jams, cakes, muffins etc.
In this case, it has been used to create a fresh and refreshing mousse, to be tasted instead of fruit, as a snack or whenever one likes.
Ingredients:
5  sweet apricots
100 gr fresh Ricotta cheese
Lavender essential oil for food use
Bitter Cocoa
Preparation:
Blend the ricotta together with the fruit pulp. Add 1 drop of lavender essential oil. Stir well. Put it in the fridge and at the time of serving, sprinkle with little bitter cocoa.

Sono le piccole cose che ti tradiscono (U2)

The Little Things That Give You Away

The night gave you a song
A light had been turned on
You walked out in the world
Like you belong there

As easy as a breeze
Each heart was yours to please
Is it only me who sees
There’s something wrong there

Oh, I’m not a ghost there
I can see you
You need to see me

It’s the little things that give you away
The words you cannot say
Your big mouth in the way
It’s the little things that tease and betray
As the hunted I become the prey
It’s the little things
The little things that give you away

I saw you on the stairs
You didn’t notice I was there
That’s ‘cause you were talking at me
Not to me

You were high above the storm
A hurricane being born

But this freedom
It might cost you your liberty

It’s the little things that give you away
The words you cannot say
Your big mouth in the way
It’s the little things that tease and betray
As the hunted I become the prey
It’s the little things
The little things that give you away

Sometimes
I can’t believe my existence
See myself on a distance
I can’t get back inside
Sometimes
The air is so anxious
All my thoughts are so reckless
And all of my innocence has died
Sometimes
I wake at four in the morning
When all the darkness is swarming
And it covers me in fear
Sometimes, sometimes, sometimes
Sometimes, sometimes, sometimes
Sometimes
Full of anger and grieving
So far away from believing
That any song will reappear
Sometimes
The end is not dawning
It’s not coming
The end is here
Sometimes, sometimes, sometimes
Sometimes, sometimes
When the painted glass shatters
And you’re the only thing that matters
But I can’t see you through the tears
Sometimes
The end isn’t coming
It’s not coming
The end is here
Sometimes

Sono le piccole cose che ti tradiscono

La notte ti ha donato una canzone
Una luce è stata accesa
ti sei incamminato per il mondo come se gli appartenessi….

Semplice come la brezza
Volevi compiacere ogni cuore
Ma sono io l’unica a vedere che c’è qualcosa di sbagliato

Oh, non sono un fantasma.
Posso vederti
Devi vedermi

Sono le piccole cose che ti tradiscono
Le parole che non riesci a pronunciare
La tua boccaccia
Sono le piccole cose che prendono in giro e tradiscono
Ero braccata, diventai la preda
Sono le piccole cose…
Le piccole cose che ti tradiscono

Ti ho visto sulle scale
Non ti sei accorto che ero li
Perché parlavi a me
Non con me

Eri molto più forte della tempesta
Un uragano sul nascere
Ma questa libertà
Potrebbe costarti l’indipendenza

Sono le piccole cose a tradirti
Le parole che non riesci a pronunciare
La tua boccaccia
Sono le piccole cose che prendono in giro e tradiscono
Ero braccata, diventai la preda
Sono le piccole cose…
Le piccole cose che rivelano di te

A volte
Non riesco a credere alla mia esistenza
Mi vedo da lontano
Non posso tornare indietro
A volte
L’aria è cosi piena d’ansia
Tutti i miei pensieri  sono avventati
E tutta la mia innocenza è morta
A volte
Mi sveglio alle 4 di mattina
Quando l’oscurità si addensa
E mi riempie di paura
A volte, a volte, a volte,
A volte, a volte, a volte….
A volte
Colma di rabbia e addolorata
Cosi lontana dal credere
Che una qualsiasi canzone possa riaffiorare
A volte
La fine non sopraggiunge con l’alba
Non verrà
La fine è qui
A volte, a volte, a volte
A volte, a volte….

Quando il vetro si frantuma

E sei l’unica cosa che conta

Ma  non riesco a vederti dietro le lacrime

A volte
La fine non verrà
Non verrà
La fine è qui

A volte

 

Orobie bergamasche: un territorio da riscoprire

Panorama dal Bivacco Telini

Nonostante la presenza di numerose realtà densamente popolate e la vicina Pianura Padana, la zona racchiusa e protetta dalle Alpi Orobiche svela inaspettati ambienti incontaminati e ben conservati.

Valseriana

Valli verdeggianti e silenziose, raggiungibili solo in un’ora e mezza di macchina da Milano e qualche ora di cammino, fanno catapultare in un mondo antico, dove l’intervento dell’uomo si limita solo a far sì che la natura resti il più possibile vicina al suo stato originario.

Dove un tempo il territorio veniva sfruttato per la presenza di minerali, fra cui zinco, ferro, piombo e carbone, oggi le miniere diventano un percorso tematico e didattico, ma non solo. Percorrendo sentieri di valli come  la Valseriana e la Val del Riso che prende il nome dall’omonimo torrente, si possono scorgere caprioli che corrono a nascondersi nel folto del bosco o sentire la marmotta avvertire la sua comunità.

Presolana

Crinali ricoperti da fitte abetaie e faggeti si alternano a pascoli ben curati e malghe sparse qua e là, mentre il gruppo della Presolana domina quasi sempre la scena, vicino o lontano che sia.

Vecchie mulattiere collegano direttamente paesi, altrimenti raggiungibili solo scendendo a valle e risalendo per strade asfaltate.

In cammino verso il Bivacco Telini

In cammino verso il Bivacco Telini

Passano attraverso boschi immersi nel fresco e nella penombra, mentre più in basso sulla strada principale chi si trova a passare da turista frettoloso e abituato alle comodità spesso  si limita a pensare che quelle cime là in alto facciano solo da cornice alle solite destinazioni.

Nascondono, invece, piccoli paradisi tutti da scoprire e luoghi ancora integri che si pensava di conoscere solo guardandoli dal fondovalle.

Sopra Gorno

The Orobie Alps in Bergamo surroundings: a territory to be revalued

Despite the presence of numerous densely populated areas and the nearby Po Valley, the territory enclosed and protected by the Orobie Alps reveals unexpectedly uncontaminated and well-preserved environments.

Lush green and quiet valleys, reachable just in an hour and a half drive from Milan and then after a few hours walk, let yourselves come back to an ancient world, where human intervention is limited only to ensure that nature remains as much as possible similar to its original condition.

Places that once where exploited for the presence of minerals, including zinc, iron, lead and coal, have become today thematic and educational itineraries.  But there’s more, along the trails of valleys like Valseriana and Val del Riso, that takes its name from the namesake river, you can see the roe deer run off and hide in the thickets of the forest, or hear the groundhog whistling to warn his community.

Mountain ridges covered with dense beech and fir woods alternate with well-tended pastures and mountain huts scattered here and there, while the  Presolana Massif dominates the scenery most of the time, no matter if it’s near or far.

Old mule tracks, twisting and turning in cool and shady woods, connect villages directly, otherwise accessible only by going down to the valleys and drive up through paved roads.

On the main roads at the bottom of the valleys, hushed tourists accustomed to comfort just think that those peaks up there merely have a scenic effect for usual destinations.

Instead, they hide pieces of  Heaven and uncontaminated places, all to be discovered even if they appear to be familiar only by looking at them from the valley floor.

Voci precedenti più vecchie

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