Cosa cuoce in padella n° 2: pampepato all’anice stellato (senza zucchero)

Anice stellato

In sentore natalizio, questo pampepato si caratterizza per una consistenza molto morbida e aromatica. Dagli ingredienti semplici e il gusto gradevole, incorpora noce moscata e anice stellato, creando un connubio che si addice al periodo, senza eccesso di zuccheri.

Ingredienti:

100 gr di faina di grano saraceno – 100 gr. di farina di cocco – 3 mele – un pizzico di bicarbonato – un pizzico di sale – olio di oliva – noce moscata – anice stellato

Preparazione:

Pampepato all'anice stellato

Pampepato all’anice stellato

Tritare finemente 2 o 3 frutti di anice stellato, fino a ridurli in polvere. Grattugiare la noce moscata e ottenere una piccola quantità (qualche pizzico).

Mischiare la farina di grano saraceno con quella di cocco. Aggiungere il sale e il bicarbonato, 5 o 6 cucchiai di olio di oliva, l’anice e la noce moscata.

Grattugiare due mele e incorporarle all’impasto, che deve essere lavorato con le mani, fino ad ottenere un impasto molto morbido, ma piuttosto compatto.

Porre il panetto così ottenuto in un tegame leggermente unto con olio di oliva. Schiacciarlo delicatamente e ricoprire la superficie con le fettine di mela.

Cuocere a fiamma molto bassa per circa 1 ora e mezza, con il coperchio.

Il sole, questo fuggitivo

“Non ci sono più le mezze stagioni” non è più solo un luogo comune, uno stralcio di conversazione da ascensore o in coda da qualche parte. È una consuetudine che ormai si ripresenta puntuale da un po’ di anni.

Giorni e giorni continui di pioggia e nuvolaglia incombente mettono a dura prova anche l’umore dei più indomiti e ottimisti, quanto meno alle nostre latitudini.

Solo un fugace sprazzo di sole, ogni qualche settimana, fa intravedere tra i palazzi,  le montagne in lontananza spropositatamente innevate per la stagione. Meglio approfittare dell’attimo fuggente, quindi, prima che arrivi un inverno arido e secco, che detta così suona già un’assurda contraddizione.

Ma allora, questo riscaldamento globale? Sarà proprio lui che, paradossalmente, fa aumentare l’umidità e le piogge? Oppure non c’entra per niente?

E tutta quell’acqua? Se venisse immagazzinata in enormi cisterne o trasportata in acquedotti di acqua piovana verso le terre più aride  e calde, paleremmo ancora di siccità, dopo qualche mese o a migliaia di chilometri? Già, ma si potrebbe obiettare che quell’acqua andrebbe depurata, anche solo per irrigare i campi.

Cade ovunque, e in certi paraggi si porta appresso una bella quantità di inquinanti. Non è più quella che gli antichi Romani valorizzavano, immagazzinavano e sfruttavano.

Domande che cadono a pioggia, appunto, e che fanno solo rispondere “Si adatti chi può”.

 

Tra una nebulosa e l’altra…

Nebulosa

Cosa cuoce in padella? Crostata di pere e cioccolato!

Crostata in padella, con farina di amaranto

Nei ricordi d’infanzia riemerge il sapore inconfondibile della ciambella che la nonna preparava sul gas nel tipico fornetto in alluminio. Quali ingredienti utilizzava, non si sa. Probabilmente i soliti, ma mai più la stessa bontà, la stessa fragranza. Pare che cuocere dolci sul gas, oltre alle pietanze, sia un nuovo trend. In certi paesi del mondo, quasi un’abitudine.

Ecco un tentativo, dettato più che altro dalla curiosità, ma che ha ottenuto un risultato più che soddisfacente. Basta procurarsi una teglia un po’ alta antiaderente di buona qualità, un coperchio in vetro, possibilmente con forellino di sfiato e / o poco più largo del diametro della padella per permettere al vapore di fuoriuscire, uno o più supporti per pentole in modo da non lasciare direttamente a contatto la padella con il fuoco del fornello.

Ingredienti: 200 gr di farina di amaranto – 100 gr di farina di farro – 6 cucchiai di olio extra vergine di oliva – un cucchiaino scarso di bicarbonato – un pizzico di sale – 3 pere – 1 mela – noce moscata, dolcificante (qui, xilitolo naturale di betulla), 40 gr di cioccolato fondente

Preparazione: mischiare le due farine, incorporare la mela grattugiata, l’olio di oliva e, in ultimo, il bicarbonato e la noce moscata. Se necessario, aggiungere poca acqua tiepida per ottenere una consistenza morbida e liscia.

Lavorare l’impasto e formare un panetto, avvolgerlo nella carta trasparente. Riporre in frigo per 30 minuti.

Nel frattempo, tagliare le pere a dadini molto piccoli e ridurre il cioccolato in scaglie.

Dividere in due parti il panetto. Tra due fogli di carta forno stendere la pasta con il mattarello fino ad ottenere uno strato sottile della larghezza della taglia più il bordo. Il risultato non ha nulla da invidiare alla classica pasta frolla con burro e uova. Provare per credere.

Adagiarla sul fondo della padella leggermente unto con olio di oliva. Coprire con le pere e il cioccolato. Quindi, ritagliare dal restante impasto le strisce per rifinire e richiudere i bordi. Spolverare con il dolcificante. Cuocere per circa 1 ora a fuoco basso.

Lasciare riposare per alcune ore prima di servire, per dar modo ai vari sapori di fondersi tra loro.

Cosa fare dell’eventuale restante impasto? Dei semplici biscottini, naturalmente, in delicato sentore di noce moscata…

Dalla Valle Cavanata alla foce dell’Isonzo, in bici o a piedi

Riserva Naturale Valle Cavanata

A poca distanza da Grado si apre una vasta zona protetta, in parte agricola e in parte marina, incorniciata sullo sfondo dalle montagne. Si estende tra la Riserva Naturale della Valle Cavanata e la Riserva Naturale Foce dell’Isonzo.

Giunti al Centro visite della Riserva Cavanata si possono scegliere alcuni itinerari. Uno di questi si snoda lungo la ciclabile sull’argine, di poco sopraelevata rispetto alla strada asfaltata che la costeggia. Si tratta di una strada stretta, dove il traffico è quasi del tutto assente.

Ciò consente di immergersi a 360° nell’ambiente lagunare, marino e in parte agricolo, accompagnati solo dal rumore del vento e del mare.

Quello che all’inizio si presenta come un percorso nella campagna fuori Grado svela, lungo i 9 km che portano alla torre panoramica presso la foce dell’Isonzo, tutt’altro scenario.

Si apre quasi subito sul mare, con la visuale che corre lungo tutta la costa triestina, fino alla Croazia, se la giornata è molto limpida.

Verso la fine del percorso, si incontra il piccolo villaggio di pescatori, Case Sdobba, da cui si può raggiungere la torre panoramica del Caneo, seguendo il breve sentiero.

Qui, la visuale è ancora più suggestiva, unendo fiume e mare alle montagne sullo sfondo.

Si può decidere di rifare lo stesso percorso per ritornare al punto di partenza e se a piedi risultasse troppo impegnativo, si può noleggiare gratis la bici al Centro visite.

 

Nella terra di Thor : le Isole Lofoten

Isole Lofoten

Perché Thor abbia un giorno deciso di scagliare nel mare un’abbondante quantità di rocce sfugge ai posteri. Del resto, in quanto dio del tuono, del fulmine e della tempesta, la cosa può non sorprendere.

In ogni caso, il risultato di quella sfuriata ha creato uno dei luoghi più magici al mondo.

C’è chi in estate cerca il mare delle Baleari, di Rimini o Riccione oppure del Salento o della Sardegna. Di certo, non cercherebbe il Mare di Norvegia se ciò che ha atteso tutto l’anno è il sole cocente e il mare tiepidamente caldo.

Mare di Norvegia

Ma se il mondo è bello e vario, perché non trovare un compromesso tra mare nordico e temperature gradevoli, ad esempio puntando verso le Isole Lofoten?

Certo, il loro fascino maggiore lo esercitano in inverno con le aurore boreali, che rendono la meta ancora più incantevole e decisamente fuori da ogni canone mediterraneo.

Andarci adesso, però, ha il vantaggio di risparmiarsi il freddo, nonostante queste isole godano di un clima piuttosto mite pur trovandosi nel circolo polare artico. Infatti, in inverno, la media stagionale si aggira solo intorno a -1°, -2°.

Luglio e agosto regalano temperature massime intorno ai 14° – 15°, mentre il mare raggiunge i 12°. Un dettaglio di poca importanza se la balneazione non rientra nelle priorità di svago.

Sulle sette isole dell’arcipelago, che possono essere esplorate in battello o traghetto, si può soggiornare in “rorbuer” le case dei pescatori costruite sul terreno ma con un lato su palafitte. Ci si può immergere nello scenario che a  360° abbraccia il mare, le montagne e il cielo, nella speranza che Thor non sfoghi la sua ira proprio lì e per la seconda volta.

 

 

 

 

Estate italiana

40 FINGERS from Trieste

 

 

Bianco e nero

Torta con cocco, ricotta e albicocche

Torta di ricotta e albicocche

Sostanziosa, delicatamente dolce e versatile, ecco una torta fredda o cheesecake, se si preferisce.

Ingredienti per la base:

50 gr di farina di farro – 50 gr di farina di grano saraceno – 100 gr di mandorle pelate e macinate o farina di mandorle -1 mela – olio di semi

Ingredienti per la farcitura:

250 gr di ricotta – scorza di limone bio grattugiata finemente 1 cucchiaio circa – 70 gr di farina di cocco – xilitolo di betulla naturale – 5 o 6 albicocche ben mature

Preparazione della base

Per non utilizzare i biscotti secchi industriali, preparare con le due farine, poca acqua e l’olio di semi (circa 1 cucchiaio) un impasto che verrà steso con il mattarello e cotto in forno o in una padella antiaderente. Una volta raffreddato, ridurlo in briciole, tenendo da parte una piccola quantità per la decorazione.

Preparazione della farcitura: 

Privare la ricotta dell’eventuale siero e incorporare il cocco grattugiato, 2 o 3 cucchiaini di xilitolo e la scorza di limone.  Lavorare bene l’impasto che dovrà risultare piuttosto solido. Riporre in frigo.

Porre su un piatto il cerchio di una tortiera ø 18 cm. Versare all’interno il crumble ottenuto con le due farine. Pigiare e livellare.

Ricoprire la superficie con le albicocche senza buccia e tagliate in 4 spicchi. Versarvi sopra la crema al cocco. Livellare e rimuovere delicatamente il cerchio. Spolverizzare con il restante crumble, a cui sono state aggiunte alcune mandorle non pelate e sminuzzate.

Lasciare in frigorifero per 1 ora prima di servire.

Melanzane sfiziose in versione estiva e altre divagazioni sul tema…

Melanzane, piatto freddo estivo

Le melanzane, insieme a pomodori, peperoni e patate, appartengono alla famiglia delle solanacee.

Una certa “corrente alimentare” le ha messe al bando, qualcun’altro ne consuma a vagonate.

Come spesso accade, la via di mezzo è da preferire. Ma perché mai? Lo suggerisce il loro nome; contengono solanina, che in realtà è un insieme di sostanze prodotte da questi ortaggi per difendersi dai nemici esterni, quali muffe, insetti, batteri ecc.

Se si hanno problemi con il sistema immunitario, per es. nelle allergie stagionali (pensiamo al flagello estivo dell’ambrosia in certe regioni italiane), è meglio evitare di mangiare solanacee, o comunque limitarne il consumo.

Melanzane

Del resto, oltre alle solanacee, molti altri alimenti dovrebbero essere evitati o consumati molto di rado quando i sintomi di un’allergia si fanno sentire. Quando l’allergia si scatena, infatti,  aumenta la produzione di istamina, composto azotato che abbonda in caso di infiammazione. Insomma, un intero esercito si scatena in modo anomalo per difendersi contro un unico soldato.

Quindi, non è proprio il caso di buttare benzina sul fuoco e, oltre alle solanacee, dovrebbero essere eliminati dall’alimentazione, o consumati solo sporadicamente, altri alimenti che, per ironia della sorte, sono tra i più buoni: crostacei, tonno, acciughe, cioccolato, formaggi stagionati, salumi ecc.

Detto questo, ci si potrebbe chiedere – Ma se non ci fossero le solanacee, che cucina sarebbe la nostra?

Infatti, ecco una ricettina semplice per togliersi lo sfizio, almeno una tantum…

Ingredienti:

Melanzane – olio di oliva – aceto bianco – origano essiccato – pepe – sale – aglio

Preparazione: 

Sbucciare le melanzane e tagliarle a fettine sottili. Grigliarle o passarle in una padella antiaderente, leggermente unta con olio di oliva.

Preparare un’emulsione con olio di oliva, aceto q.b., un pizzico di pepe nero, aglio tagliato a lamelle e sale.

In una pirofila di vetro, disporre le melanzane a strati, ricoprendo ogni strato con l’emulsione e l’origano.

Lasciare in frigorifero per alcune ore, o preparare la sera prima del pranzo.

E’ un piatto freddo, molto gustoso e adatto da portarsi in spiaggia, in una borsa frigo naturalmente.

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