Natura in città al Parco delle Cave

Parco delle Cave, Milano

Vacanze intelligenti, vacanze stupidotte, vacanze forzate e vacanze agognate.

Qualsiasi luogo, purché il meno noioso possibile, può diventare occasione di svago e scusa per stare all’aperto, anche se si resta in città, per scelta, necessità o mille altri motivi.

Si possono scoprire così luoghi vicini che, è vero, sono lì da molto tempo, ma che per qualche ragione non sono mai stati esplorati.

Uno di questi offre uno spettacolare colpo d’occhio, arrivando dal trafficatissimo Viale delle Forse Armate, nella periferia ovest di Milano.

Periferia per modo di dire perché qui i palazzi si susseguono uno dopo l’altro e, di fatto, sembra di essere in piena città.

La loro immagine è ancora impressa negli occhi, mentre le acque verdi – azzurre dei grandi laghetti creano un contrasto davvero inaspettato.

Sulla falsariga di quanto succedeva da quelle parti durante la dominazione spagnola, e si parla del 1500 e 1600, quando bande di briganti infestavano le fitte boscaglie che lì crescevano rigogliose, il verde domina senza ombra di dubbio nella vasta area di fitta vegetazione che prende il nome di Parco delle Cave.

Certo, è un verde più ordinato, coltivato e salvaguardato rispetto ai tempi della caccia al brigante da parte degli spagnoli. Ma è pur sempre verde. Anzi, tanto verde che rinfresca, ritempra e rilassa, soprattutto durante la settimana quando l’affluenza è più scarsa.

Circa 1 km e mezzo quadrato di terreni sottratti al degrado e all’attività di estrazione della ghiaia, ormai abbandonata, dove sono ancora presenti i segni di un’antica vocazione agricola tuttora attiva, catapultano letteralmente in un’altra dimensione temporale.

C’è chi ci va per pescare, nelle acque dei grandi laghetti dove però è vietato fare il bagno, o a prendere il sole e il fresco tra gli alberi, fuggendo dall’asfalto rovente e la temperatura che quasi sfiora i 40°, ma c’è anche chi ci va a correre, a cavallo, in bici o semplicemente per camminare nella pausa pranzo, in attesa di rientrare in ufficio, nonostante il periodo vacanziero.

Che si scelga di girarlo tutto a piedi per ore, seguendo i percorsi proposti di 3 km e di 5 km (anche se dovrebbero essere segnalate meglio le varie direzioni…)  oppure in bicicletta, magari utilizzando il bike sharing cittadino gratuito, il Parco delle Cave offre una gradita parentesi di relax fuori dal traffico che corre e strombazza non troppo distante.

E ce n’è sempre, anche in agosto, segno dei tempi che cambiano e fanno optare per vacanze intelligenti, appunto, o semplicemente un po’ più economiche e non in alta stagione.

Nature in the city at the Pits Park

There can be both smart holidays and silly ones, either forced vacations or longed for holidays, but any place as less boring as possible might be the occasion to stay outdoors. That’s true even if one remains in the city during the conventional summer holidays period by choice, need or a thousand other pretexts.

Thus, it’s possible that nearby places which you’ve only heard of but haven’t seen yet  by whatever reason, may disclose unexpected scenarios.

One of them offers an outstanding view, considering that it stretches at a stone’s throw from the very busy Viale delle Forse Armate, in the western suburbs of Milan. Actually, the area looks like it is in the middle of the city, since high buildings find here next to each other uninterruptedly.

Their image made of concrete, iron and glass is still in your eyes as soon as you enter the Pits Park (Parco delle Cave) and you find yourself in front of the astonishing green and blue waters of some lakes surrounded by lush green.

Dense vegetation grow there everywhere, almost like when thick woods, infested by bands of bandits, covered the same territory during the Spanish domination in 1500 and 1600.

Compared to the time when bandits were hunted by the Spaniards, the broad green area is obviously better preserved and more eco-friendly than in the past, offering quiteness and a relaxing, cooling  break, especially during the week, when visitors are fewer.

The Pits Park extends on about 1 and a half square km of land, once used to extract gravel and sand, exactly from the 1920s till 1970s and later, but then fallen into a state of neglect, when the extraction activity was abandoned.

Over the last few decades, the area was converted into a large park where the traces of the traditional  agricultural heritage  can still be seen.

People go to the Pits Park to fish in the clean waters of the lakes where bathing is forbidden anyway, or to sunbathe and find peace and refreshment in the dog days when the temperature in the streets and among the high buildings becomes unbearable. Someone else goes there biking, jogging, on horseback, or  simply to walk on the lunch break, before returning to the office though on holiday time.

So, you can ride it all or walk for some hours,  following both proposed itineraries of 3 and 5 km, respectively, though directions should be better explained.

The Pits Park can offer you a quiet background, pleasantly contrasting with the densly populated, urbanized surroundings where traffic keeps on running noisly even in August.

That’s a sign of the changing times that persuade people to go on summer holidays in other periods rather than only in August, whether they choose  differently on economic grounds or in search of alternative and less crowded destinations.

Annunci

Luci, colori e profumi dell’entroterra ligure

 

Mar Ligure

Mar Ligure, Riviera di Ponente

Una stretta fascia costiera, poi subito le colline e più in là le montagne, questa è la Liguria. Non solo mare, quindi, ma anche vasti territori verdi, boschi lussureggianti e sentieri che si snodano, si incrociano e portano verso le cime.

Verso il Monte Carmo, tra filari di ginestre

Dall’odore del mare si passa in un batter d’occhio a un insieme di fragranze dalle mille sfumature. Il profumo delle ginestre in fiore che crescono rigogliose nei boschi, lungo le strade e i sentieri si mischia a quello dell’eucalipto, ampiamente coltivato.

Si alterna, sovrapponendosi,  a quello degli uliveti. Sì, perché nell’entroterra ligure, anche gli olivi profumano l’aria, soprattutto quando sono tanti e diffusi.

Ma anche il gelsomino non è da meno, e si impone piacevolmente accanto a barriere di oleandri bianchi, rosa chiaro e fucsia.

Chissà se timo, finocchietto selvatico, ruta e menta, solo per citare le più note e riconoscibili tra le erbe aromatiche che crescono spontanee nel sottobosco e ai bordi delle stradine, attirano anche i caprioli, i cinghiali, i tassi, le volpi e, a un’altitudine maggiore i daini, che trovano il loro habitat ideale nella fitta vegetazione?

Non disdegnano però di avvicinarsi all’abitato, quando cala il buio che spegne i colori vivaci delle case contro il cielo terso, e si accendono le piccole luci nei paesi e nelle case sparse, creando un effetto natalizio anche in piena estate.

 

 

Il mare dal blu intenso, allora, diventa scuro, in attesa di ritornare nuovamente luminoso e fare da sfondo ad ogni visuale che spazia dalle colline e dalle cime delle montagne.

Ligurian inland: a mix of light, colors and scents

A narrow coastal strip in front of the Mediterranean Sea, with hills and mountains immediately behind.  That is Liguria, in northern Italy. Not only sea, therefore, but also wide green territories, lush forests and winding paths that cross villages and the nature, leading to the peaks.

In a few minutes, one can move from the smell of the sea to a mixture of pleasant scents, rich in a thousand fragrances. Flowering brooms growing luxuriant in the woods, along the roads and paths mix their smell with the refreshing parfume of the eucalyptus. This small-sized tree is nowadays widely cultivated in the Ligurian hills, due to its essential oil which is very appreciated abroad, as well.

Its intense fragrance almost contrasts with the delicate smell of olive groves. Yes, that’s exactly so! In the Ligurian inland, even olive fruits fill the air with their odorous flavors, especially when their cultivation is thick and widespread.

Then, you can find  sweet smelling jasmine climbing on walls or fences next to huge oleanders bushes in white, light pink or fuchsia.

Who knows if thyme, wild fennel, rue and mint, just to mention a few among the most recognizable aromatic herbs growing wild in the undergrowth and on the edges of roads, attract roe deers, wild boars, badgers, foxes, and at a higher altitude also fallow deers? They are numerous and find their ideal habitat in the thick vegetation, but they do not disdain to approach the inhabited area.

Especially at night, when the bright colors of sunny small buildings soften and villages, scattered houses and narrow roads are illuminated, looking like Christmas lights in the middle of the summer.

Then, the deep blue sea turns into a wide dark horizon, waiting for the daylight and return to be the constant fascinating view from every hill and mountain of the Ligurian inland.

 

 

 

 

 

In visita a Lodi, da Cinzia e Mustafà

Lodi, la Piazza centrale

Lodi, Piazza della Vittoria

Di belle piazze ne è piena l’Italia, e quella di Lodi non è da meno di molte altre. Ci hanno anche girato film e spot pubblicitari, ma a parte chi ci vive, pochi sanno che proprio su questa bella piazza si affaccia tutti i giorni una strana coppia. Sta lì da parecchio tempo e, quindi, vanta una certa età.

Lodi, Duomo

Di cose e persone ne ha viste passare di ogni genere. A fatti, cambiamenti, addii e ritorni ha assistito senza battere ciglio, né proferire parole. Del resto, come avrebbe potuto? Già, perché la coppia in questione è fatta di pietra.

Sì, sì, di pietra e non di sassi del fiume Adda, utilizzati invece per lastricare la bella piazza della Vittoria, più familiarmente chiamata Maggiore.

Ma tornando alla strana coppia, i suoi anni li porta bene, considerando che osserva chi passa da tanto, moltissimo tempo. Ha resistito alla calura delle torride estati di pianura, quando i passanti cercano riparo all’ombra dei portici. Sotto i medesimi portici ha visto affrettarsi gli stessi passanti per sfuggire alla pioggia o alla neve, almeno per un breve tratto.

Così, le giornate e le stagioni si sono susseguite, spesso uguali e qualche volta diverse, fino a diventare secoli, osservando il viavai davanti ai piccoli palazzetti medievali che si affacciano sulla piazza.

Lodi, leone medievale con drago

Per l’esattezza, i secoli sono quasi otto, infatti la coppia in questione pare risalga al 13° secolo. Ce l’hanno messa lì, a sostenere il piccolo portico all’ingresso del Duomo, che tecnicamente si chiama protiro, per ragioni puramente architettoniche, ma anche per custodire e ammonire chi vi entra.

Dal lontano Medioevo ad oggi, se potessero parlare Cinzia e Mustafà, ne avrebbero certo di cose da dire. Ecco come si chiamano, i due leoni che formano la strana coppia. Forse, Cinzia è quello sulla destra che tiene tra le zampe un ovino o un bovino, mentre Mustafà è quello alla sinistra dell’ingresso. Tra le zampe ha una preda più riconoscibile; si tratta senza ombra di dubbio di un drago.

 

Arenzano-Varazze-Arenzano: 20 km di passeggiata, vista mare

Da Arenzano a Varazze

A solo 1 ora e ½ di macchina da Milano si arriva al mare. L’aria cambia decisamente, ma non è solo quella a cambiare. La visuale spazia sul Mar Ligure e sull’ampio tratto di costa tra Genova e Savona e se si è fortunati, in giornate molto limpide, ben oltre.

In ogni caso, anche in giornate un po’ velate che impediscono una visibilità ottimale, vale certo la pena di indossare un paio di scarpe comode o salire sul sellino di una bici, ma per andare dove?

Liguria, Riviera di Ponente

Liguria, Riviera di Ponente

Lungo la passeggiata panoramica sottratta alla vecchia ferrovia dismessa che passava tra Arenzano e Varazze, per esempio.  Il fondo asfaltato lo rende adatto alle due ruote e sebbene regni una certa confusione sul come e dove ciclisti e pedoni si devono spartire la strada, il panorama e l’aria salubre invogliano a procedere, fin dove portano i piedi o le ruote…

Verso Savona

Verso Savona

Certo, con l’andare delle ore il tragitto si popola sempre di più, ma basta essere mattinieri se si preferisce una maggiore tranquillità. L’ex-ferrovia è percorsa da ogni genere di pubblico: famiglie in bici con piccolissimi ciclisti in erba che non si scoraggiano né piangono, nemmeno se cadono, ma continuano a pedalare entusiasti insieme a mamma e papà (sarà l’aria del mare che li mette di buon’umore), camminatrici e camminatori solitari, anziani, gruppetti, insomma un po’ di tutto.

Se durante il tragitto ci si stanca, ci sono panchine e facili passaggi per entrare nei paesi e andare a sedersi a un bar, passeggiare nei vicoli con le case colorate di Arenzano, Cogoleto Varazze.

La vista sul mare a due passi la fa da padrona, naturalmente, insieme all’aria leggera, alla luce e ai colori degli spazi aperti dove l’azzurro del cielo e il blu del mare si fondono, tranne quando si entra nelle gallerie dove un tempo sferragliavano i treni.

Sulle pareti scendono rigagnoli di acqua che contribuiscono a rinfrescare ancora di più l’ambiente buio, ma su alcune qualcuno ha lasciato i suoi colori, dipingendo murales.

Eccone due, dedicati a un personaggio simbolo e indimenticabile legato alla vicina Genova, Fabrizio de Andrè, dipinti nella galleria vicino ad Arenzano, a 10 km da Varazze.

 

Arenzano-Varazze-Arenzano: 20 kms’ walk, with a sea view

Just in an hour and a half drive from Milan, you get to the sea. The air definitely changes and the view, as well. It overlooks the Ligurian Sea and the wide stretch of coast between Genoa and Savona and far beyond,  on very clear days.

In any case, even in slightly cloudy days when visibility is not so excellent, it is certainly worthwhile wearing a pair of comfortable shoes or climb on the bike seat, but to go where?

On the scenic traffic-free route between Arenzano and Varazze, for example, stretching along the former railway line that once connected towns and villages along the seaside.  The asphalted narrow road is fit for both bikers and walkers, though there is a bit confusion about how and where cyclists and pedestrians should proceed.

As hours go by, the road gets more and more crowded. So, if you prefer a more relaxing walking or biking  you should be early risers,  when the number of solitary walkers and runners, families with or without little bikers is not so large.

If you get tired on the way, there are benches and easy passages to reach the villages and sit at a coffee bar, or stroll through the alleys with the colorful houses of Arenzano, Cogoleto and Varazze.

The view of the sea just a few steps is spectacular, of course, together with the healthy air, the light and the colors of the open spaces where the blue sky and the turquoise sea merge, except when entering the tunnels where trains once clattered.

Here and there trickling water flows along the rock walls, cooling the dark spots. Someone has left their colors in some galleries and painted murals.  Here are two of them just near Arenzano, dedicated to the icon singer linked to nearby Genoa, Fabrizio de André.

Keylong-Kishtwar: una strada da brividi tra India e Himalaya

Quando si dice Himalaya, si pensa subito alle alte vette delle montagne più inaccessibili del mondo, almeno per l’uomo, o più precisamente per la maggior parte degli esseri umani. Alcuni, invece, dotati di tenacia, resistenza fisica e anche di un po’ di follia fuori dal comune ogni tanto ci provano a renderle accessibili. Forse, vorrebbero emulare animali come le oche a testa barrata, che seppur sprovviste di una silhouette filiforme, reggono bene le altezze e volano altissime, sfiorandone le cime.

Oche dalla testa barrata

Ma l’Himalaya, nella sua vastità, non è solo un’enorme barriera naturale; è anche il confine che separa stati come il Nepal, il Bhutan, la Cina e l’India. Proprio da quest’ultimo paese, e precisamente dalla valle del Pangi in direzione della regione himalayana occidentale, si snoda una delle più pericolose strade del mondo.

Himalaya, Nepal

Sterrata, tortuosa e con una sola corsia che si apre su baratri e spettacolari strapiombi, la strada Keylong-Kishtwar è decisamente destinata a chi ama le emozioni forti, se si tratta di turista, ma passaggio obbligato per chi vive sul posto.

Così, aggrappati ai sedili di mezzi che arrancano sobbalzando su un fondo stradale del tutto precario e sfiorando pareti rocciose ancora più inquietanti, gli avventurosi turisti ridono e commentano con urletti nervosi e isterici il panorama vertiginoso al di là dei finestrini.

C’è anche chi, nonostante sia lunga 234 km, sceglie di percorrerla a piedi, la Keylong-Kishtwar Road, almeno per qualche tratto e nella speranza che non cada qualcosa dall’alto…

Conosci tu il paese dove tosano le vigogne? Sì, la Pampa Galeras!

Vigogna nella Pampa Galeras, Perù

Inizia così, questo scritto, parafrasando il celebre poeta e scrittore Wolfgang Goethe che dell’Italia ha immortalato l’immagine del paese con il canto che esordisce con la famosa introduzione: Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni? Brillano tra le foglie cupe le arance d’oro, una brezza lieve dal cielo azzurro spira, il mirto è immobile, alto è l’alloro ecc.. , ma perché mai?

Perché alla fine, ogni paese e molti luoghi nel mondo sono caratterizzati da qualcosa di tipicamente autoctono, qualcosa che entra nell’immaginario collettivo, ma non solo, aggiunge qualche informazione in più a ciò che, in parte, già si sapeva.

Carretera Survival, all'inizio della Pampa Galeras

Entrando nella Pampa Galeras

Pensando al Perù per esempio, e nello specifico alla riserva naturale di Pampa Galeras si può apprendere che la vigogna non è solo un tessuto pregiato, quasi più del cashemere,  o una lana molto costosa che può arrivare al prezzo esorbitante di 400 euro al kg, ma anche, anzi soprattutto, un animale.

Un animale che ha rischiato l’estinzione e il motivo salta subito all’occhio, ma che ora è protetto.

Alla vigogna, elemento fondamentale della tradizione millenaria del Perù e dei popoli andini in generale, è dedicato l’evento annuale del Chaccu, la tosatura in massa che si svolge da aprile a novembre, ma nella riserva di Pampa Galeras solo alla fine di maggio o all’inizio di giugno.

Chaccu

La cattura e la tosatura della vigogna, considerato animale sacro in antichità, ritrova le sue radici nel rituale ancestrale che gli Incas dedicavano alla madre terra.

Potendo chiedere oggi alle vigogne catturate cosa ne pensano del Chaccu, forse risponderebbero che per loro, effettivamente, è una scocciatura e causa di stress, ma è pur sempre  il male minore di fronte al pericolo di essere comunque tosate, dopo essere state soppresse…

Per tutte queste ragioni, la vigogna può diventare l’occasione di un viaggio a tema, come il foliage nel Vermont o la fioritura dei ciliegi in Giappone.

Panorami impossibili dal rifugio Marinelli

Salendo al rifugio Marinelli (2.122 mt), sulle Alpi Carniche

Ci sono mete così, per le quali si è disposti a sudare sette camicie, camminando per ore. Il panorama che aspetta alla fine del sentiero, ripagherà delle fatiche.

Ma ci sono anche mete dispettose. Si parte con il sole e il bel tempo e più ci si avvicina alla meta, puntualmente, il tempo cambia.

Una di queste, è il rifugio Marinelli, sulle Alpi Carniche,  dal quale si apre una stupenda visuale su catene di montagne che si susseguono all’infinito.

Purtroppo, può capitare che la prima ed unica volta che si è avuta la fortuna di ammirarla dal vero e in pieno sole, è stato alcuni anni prima, quando ancora non esistevano gli smartphone, o ignari della bellezza naturalistica che attendeva alla fine della lunga salita, si era lasciata la fotocamera a casa e il telefonino era scarico.

Poi, si è risaliti altre volte, sperando di rivivere l’esperienza, armati di smartphone ben caricato e di fotocamera digitale, ma invano.

Tutte le volte, le nuvole dispettose hanno cominciato immancabilmente a scendere proprio poco prima di affrontare l’ultimo, ripido tratto di sentiero che nasconde la meta agognata dietro la salita.

Avvolti dalle nuvole basse, sudati e infreddoliti, non è rimasto altro che rifocillarsi in fretta e trovare riparo nel rifugio, guardando sconsolati la coltre nebbiosa che copriva il paesaggio.

Poi, ridiscesi a valle, magari accompagnati per tutto il percorso dal temporale, si è tornati alla macchina, inzuppati fradici, ma ostinati a riprovarci un’altra volta, chissà quando, e soprattutto chissà con quale esito.

Forse, sarà solo questione di correnti d’aria avverse, ma dovrebbero mettere un cartello al rifugio Marinelli, che dice: “Non hai vinto. Ritenta, la prossima volta sarai più fortunato”.

Hidden views from Marinelli refuge

There are destinations, for which people are willing to sweat blood, walking for hours. At the end of the path, the astonishing view will be certainly worth the fatigue.

But there are also spiteful destinations whose tracks often start in the sun and constantly end by bad weather. Marinelli refuge, situated in the Carnian Alps, Italy, is one of those beautiful but spiteful places offering a splendid view on endless chains of mountains, unless clouds do not decide to spoil the beautiful landscape just some minutes before your arrival.

So, it may happen that the first and only time the splendid view was there in the sun, ready to be captured by the camera, smartphones had not been invented yet. Unware of the natural beauty waiting at the end of the tiring walk, you might have had no camera at all, or in more recent times, you did have a smartphone, but it was dead.

Then, you may try again and stubbornly climb to the refuge several times, but  in vain, no matter if provided with a brand new camera or a perfectly working smartphone.  It may happen that four times out of four,  clouds appear just a few steps before you reach the longed for destination.

Cold and sweaty, you only have to eat your sandwiches in a rush and take shelter inside Marinelli hut, looking at the foggy clouds covering everything outside.

Once you have descended to the valley floor where you parked your car and maybe a thunderstorm has accompanied you all the track back long, you may decide not to give up and stubbornly plain another excursion to Marinelli refuge, who knows when and with what outcome.

Perhaps, it’s only a matter of unfavorable air flows, but they should put a sign at Marinelli refuge, which says, “You didn’t win. Better luck next time”.

 

 

Orobie bergamasche: un territorio da riscoprire

Panorama dal Bivacco Telini

Nonostante la presenza di numerose realtà densamente popolate e la vicina Pianura Padana, la zona racchiusa e protetta dalle Alpi Orobiche svela inaspettati ambienti incontaminati e ben conservati.

Valseriana

Valli verdeggianti e silenziose, raggiungibili solo in un’ora e mezza di macchina da Milano e qualche ora di cammino, fanno catapultare in un mondo antico, dove l’intervento dell’uomo si limita solo a far sì che la natura resti il più possibile vicina al suo stato originario.

Dove un tempo il territorio veniva sfruttato per la presenza di minerali, fra cui zinco, ferro, piombo e carbone, oggi le miniere diventano un percorso tematico e didattico, ma non solo. Percorrendo sentieri di valli come  la Valseriana e la Val del Riso che prende il nome dall’omonimo torrente, si possono scorgere caprioli che corrono a nascondersi nel folto del bosco o sentire la marmotta avvertire la sua comunità.

Presolana

Crinali ricoperti da fitte abetaie e faggeti si alternano a pascoli ben curati e malghe sparse qua e là, mentre il gruppo della Presolana domina quasi sempre la scena, vicino o lontano che sia.

Vecchie mulattiere collegano direttamente paesi, altrimenti raggiungibili solo scendendo a valle e risalendo per strade asfaltate.

In cammino verso il Bivacco Telini

In cammino verso il Bivacco Telini

Passano attraverso boschi immersi nel fresco e nella penombra, mentre più in basso sulla strada principale chi si trova a passare da turista frettoloso e abituato alle comodità spesso  si limita a pensare che quelle cime là in alto facciano solo da cornice alle solite destinazioni.

Nascondono, invece, piccoli paradisi tutti da scoprire e luoghi ancora integri che si pensava di conoscere solo guardandoli dal fondovalle.

Sopra Gorno

The Orobie Alps in Bergamo surroundings: a territory to be revalued

Despite the presence of numerous densely populated areas and the nearby Po Valley, the territory enclosed and protected by the Orobie Alps reveals unexpectedly uncontaminated and well-preserved environments.

Lush green and quiet valleys, reachable just in an hour and a half drive from Milan and then after a few hours walk, let yourselves come back to an ancient world, where human intervention is limited only to ensure that nature remains as much as possible similar to its original condition.

Places that once where exploited for the presence of minerals, including zinc, iron, lead and coal, have become today thematic and educational itineraries.  But there’s more, along the trails of valleys like Valseriana and Val del Riso, that takes its name from the namesake river, you can see the roe deer run off and hide in the thickets of the forest, or hear the groundhog whistling to warn his community.

Mountain ridges covered with dense beech and fir woods alternate with well-tended pastures and mountain huts scattered here and there, while the  Presolana Massif dominates the scenery most of the time, no matter if it’s near or far.

Old mule tracks, twisting and turning in cool and shady woods, connect villages directly, otherwise accessible only by going down to the valleys and drive up through paved roads.

On the main roads at the bottom of the valleys, hushed tourists accustomed to comfort just think that those peaks up there merely have a scenic effect for usual destinations.

Instead, they hide pieces of  Heaven and uncontaminated places, all to be discovered even if they appear to be familiar only by looking at them from the valley floor.

Coober Pedy, la tana dell’uomo bianco

Coober Pedy, Australia

Nel bel mezzo deserto australiano solo qualche casa e pochi altri edifici sfidano il caldo opprimente. Qualche metro al di sotto, dove la temperatura  si fa  più gradevole, la maggior  parte della  comunità di Coober Pedy si è adattata a uno strano stile di vita.

Vive come farebbero le lucertole del deserto, ma in modo molto più confortevole, riconvertendo le aree un tempo occupate dalle miniere in comodi hotel, appartamenti e altre strutture utili a rendere la permanenza sotto il suolo piacevole, oltre che decisamente fuori dal comune.

Nota anche come “capitale mondiale dell’opale”, Coober Pedy ricorda nel suo nome la presenza degli antichi abitanti di quella terra desertica: gli aborigeni che chiamarono i nuovi arrivati kupa piti, vale a dire “uomo bianco nella tana”.

Una tana che l’uomo bianco si è costruito a 850 km da Adelaide, nell’Australia meridionale, da quando nel lontano 1915 fu trovato per caso il primo opale.

La comunità che da allora vive e lavora a contatto con la terra rossastra, arsa dal sole a dal caldo, deve infatti la sua fortuna al sottosuolo, ricco di  questa pietra iridescente che assume infinite sfumature, dal viola al verde, dal blu al rosso, al giallo e all’arancione, utilizzata per creare gioielli ed oggetti ornamentali.

Divenuta in tempi moderni un’insolita meta turistica, Coober Pedy offre un’originale esperienza di soggiorno, assaporando il fascino della zona desertica che la circonda.

 

Luci e colori di Portogruaro

Portogruaro, i mulini di S.Andrea

Già in sentore di Venezia da cui la separano  circa 70 km, Portogruaro è una cittadina piacevole da visitare e per passarci qualche ora.

Con la parte centrale dedicata a pedoni e biciclette, può offrire una pausa rilassante passando tra i caffè sotto ai portici e passeggiando per strade tranquille e verdeggianti che in occasioni particolari, come ad esempio una fiera medievale, diventano ancora più interessanti.
Nuovo e antico si accostano, mentre qua e là appaiono i segni della vicinanza alla Serenissima nell’architettura degli edifici e in altri dettagli, creando attraenti contrasti di colore e di stile.

I mulini di S. Andrea  sul fiume Lemene risalgono al 12° secolo e allo stesso periodo appartiene  il campanile storto, già inclinato di quasi 1 mt  e ½ che si trova nella  centrale Piazza del Duomo  e che continua inesorabilmente a pendere di 2 mm ogni anno.

Da Portogruaro si snodano alcuni percorsi ciclabili, tra i quali quello che costeggia il fiume Lemene, reso possibile dalla recente realizzazione della GiraLemene.

Si tratta di una rete di strade e  piste ciclabili che si estende per 40 km tra campagne rigogliose, mulini  e resti storici di antichi edifici.

 

 

 

Voci precedenti più vecchie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: