Come ai tempi di Andersen nei vicoli di Den Gamle By

Aarhus, Den Gamle By

Aarhus, Den Gamle By

Nonostante sia  la seconda città più grande della Danimarca,  Aarhus ha conservato l’indubbio fascino di una città di provincia, dove tranquillità non equivale certo a  monotonia. Di cose da vedere ce ne sono molte e parte della sua vitalità la deve alla storica vocazione di città universitaria iniziata negli anni ‘30, in attesa del 2017 che la vedrà ancora più vitale diventando capitale europea della cultura. Nel frattempo, tra le tante attrattive che popolano di turisti la città, riapre ufficialmente per Pasqua l’attività del museo all’aperto “Den Gamle By”. La sua stagione ufficiale si protrae fino al periodo natalizio, quando il grande museo raggiunge la maggiore suggestione.

Come muoversi a Den Gamle By

Come muoversi a Den Gamle By

All’interno di questo villaggio, fuori dal tempo ma a poco più di 1 km dal centro città, sono stati ricostruiti 75 edifici nell’inconfondibile stile nordico a graticcio. Nel periodo tra Pasqua e Dicembre le botteghe, i negozi e le case di Den Gamle By  si popolano di personaggi in costumi d’epoca che svolgono i lavori quotidiani, servono dolcetti speziati appena sfornati ai clienti, ripropongono antichi mestieri.

Tutti questi personaggi reali e le carrozze a cavallo che percorrono le vie acciottolate rendono vivo un ambiente del tutto rifatto, ma indubbiamente di buon gusto. Ci si può ritrovare così sprofondati nelle narrazioni del famoso scrittore danese C.H. Andersen perché l’atmosfera che si respira è propria quella dell‘800.

Per le vie di un borgo antico

Per le vie di un borgo antico

Se poi ci si addentra nel tardo pomeriggio, quando la maggior parte dei turisti se n’è andata e l’ingresso è gratis si può scattare qualche foto in cui quell’atmosfera antica darà il suo meglio.

L’idea di questa gigantesca ricostruzione di vita urbana in contrasto con quella agreste fu intrapresa nei primi anni del ‘900 da Peter Holm  che salvò dalla demolizione la dimora del sindaco. Seguirono poi fedeli ricostruzioni di alcuni edifici del 16°, 17° e 18° secolo smantellati e  trasportati ad Aahrus da varie parti della Danimarca per essere ricostruiti nell’attuale sito. Un sito che si arricchisce di un piccolo teatro, il museo dei giocattoli, la galleria delle arti decorative con preziosi orologi, argenti, porcellane e i giardini. Quanto basta per alcune ore nella tranquilla città danese, seconda solo a Copenhagen.

 Through the streets of Den Gamle By like in Andersen’s time

Even as the second largest city of Denmark, Aahrus has maintained the indisputed charm of a small town where quietness does not rhyme with tediousness.  In fact, there is a lot to see and its vitality is in part due to the university established in the 1930s. Aahrus is going to be far more vital in the next few years to celebrate the nomination of European Capital of Culture in 2017.

In the meantime, many of the tourists visiting the city do not want to miss living like in an Andersen’s fairy tale, at least for a while. They make for the special village of Den Gamle By at about 1 km from the centre where almost everything is rebuilt, but of good taste all the same. Though the old village can be visited all year round, it becomes especially lively from Easter to December when the magic reaches its top on Christmas time.

Shops, houses and workshops fill with people dressed in costumes doing everyday works during the opening months. The atmosphere is permeated with ancient life style with characters performing their jobs just like if the time at Den Gamle By had stopped in the 19th century when Andersen wrote his famous fairy tales. Tourists can taste spicy cookies freshly backed in an old baker’s shop or have a tour in the village by an old coach driven by an authentic old-fashioned coachman. Though all these characters with their voices make the village alive, the suggestion increases late in the afternoon when the cobbled alleys have resounded with the clattering of  the last coach, tourists  disperse and the entrance is free. That’s the best time to take some beautiful photos and fix the ancient magic in modern pixels.

The idea of the gigantic representation of urban life consisting of 75 reconstructed buildings in contrast with rural life was due to Peter Holm, who saved the mayor’s house from demolition in the early 1900s. Then, he managed  to reconstruct some old buildings of the 16th, 17th and 18th centuries in Aahrus after they were dismantled in several parts of Danemark. The location was named Den Gamble By and enriched with a Toy Museum, a Gallery of Decorative Arts with ancient clocks and watches, silver, porcelain and gardens. That’s enough to spend some hours in the quiet Danish city Aarhus, which is second only to the capital Copenhagen

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2012 in review

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 9.100 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 15 years to get that many views.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

1912-2012: il Museo del Titanic nella rinnovata Belfast

Belfast Titanic Museum

In una città che ha vissuto in pochissimi anni una grande trasformazione architettonica e sociale come poche altre realtà urbane in Europa, il 2012 non poteva passare inosservato. L’apertura del Museo dedicato al Titanic, infatti, celebra il centenario di un evento scolpito nella memoria di molti, ma allo stesso tempo è parte di un processo di rinnovamento con cui la città dimostra di voler risorgere da un recente passato denso di conflitti terminati solo alla fine degli anni ’90.

Municipio e ruota panoramica

Era il 2 aprile 1912 quando il Titanic lasciò Belfast  diretto a Southampton per iniziare il servizio di collegamento con gli Stati Uniti che finì dopo soli dodici giorni con il naufragio causato dalla collisione con un iceberg. In quel periodo il porto di Belfast ricopriva un ruolo importante nel settore delle costruzioni navali, anche grazie alla sua posizione sulla foce del fiume Lagan che ne facilitava la realizzazione, così nel 1909 i cantieri Harland & Wolff intrapresero la costruzione del Titanic. Una nave che per quei tempi rappresentava un’opera di ingegneria navale senza precedenti. Il Museo del Titanic situato nel moderno e omonimo Titanic Quarter è un’area museale interattiva, con effetti speciali e ricostruzioni in scala naturale.

Belfast, Ulster Museum

Belfast non è ovviamente solo sinonimo di Titanic. Il rinnovamento che sta vivendo la città  lo si può cogliere ad esempio sul nuovo lungomare, nella vasta zona pedonale del centro città,  nei locali sempre più numerosi dove poter ascoltare musica dal vivo, nell’arte dell’OMAC (Old Museum Arts Centre) oppure all’Ulster Museum. Percorrendo le strade dei murales, Shankill Road e Falls Road, si ritrova nei dipinti sui muri la manifestazione dell’appartenenza  di cattolici e protestanti ad una città, la cui rinascita è in continua evoluzione.

The Titanic Museum in the renewed Belfast

2012 cannot pass unnoticed in a city that has been experiencing  a deep and rapid transformation both in architecture and social life like a few other urban realities in Europe. 2012 is also the centenary of an event stamped in the memory of many people, which had its beginning in Belfast.

It was Apr. 2nd 1912 when the Titanic sailed from Belfast to Southampton, from where she had to start the linking service with the United States. The transatlantic sank only 12 days later owing to the collision with an iceberg, thus shattering the expectations in a new era of naval constructions, of which the Titanic represented the most astonishing achievement until then. At that time Belfast harbour had an important role in naval constructions depending also on its favourable position at the mouth of the river Lagan, so in 1909 the famous shipyard Harland and Wolff started to build the Titanic.

Today the gigantic ship revives in the modern Titanic Quarter where the new museum is situated. Interactive areas, special effects and full-scale reconstructions celebrate a symbol of Belfast. Of course, Belfast is not only the synonym for the Titanic, though the museum is an aspect of the re-birth of a city which was afflicted by violence until the end of the 1990s.

The renewed city life can be found for example along the new seafront, in the large pedestrian zone in the centre, in the numerous pubs with live music, in the art of the OMAC (Old Museum Arts Centre) or at theUlster Museum. The mural roads, Shankill Rd and Falls Rd, show the artistic and political expressions of Catholics and Protestants who belong to a city whose future is still in progress.

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Das Titanic Museum im erneuerten Belfast

In einer Stadt, die so eine rasche Bau- und Sozialverwandlung wie wenige andere Stellen Europas erlebt hat, kann 2012 nicht unbemerkt vergehen. Nach den gewaltigen Zeiten aufgrund der Spannungen zwischen Katholiken und Protestanten, die nur am Ende der neunziger Jahren endeten, hat sich Belfast in den letzten Jahren völlig erneuert.

Ausserdem ist 2012  das erste Zentenar eines Ereignisses, dessen Anfang in Belfast hatte und ins Gedächtnis  von vielen Menschen eingeprägt ist. Die Neueröffnung des Titanic Museums ist der Tribut an das sagenhafte Shiff, das in Belfast gebautet wurde. Aus Belfast lief die Titanic am 2. Apr. 1912 nach Southampton aus, um das Verbindungsdienst mit New York zu beiginnen. Gegen alle Erwartungen, die auf das einzigartige Schiff gesetzt waren, sank die Titanic aber nur 12 Tagen nach Abfahrt wegen des Zusammenstosses mit einem Eisberg.

Dank seiner günstigen Lage an der Mündung des Flusses Lagan hatte Belfast Hafen damals eine wichtige Rolle beim Schiffbau, so 1909 begann die Schiffswerft Harland und Wolff den Bau der Titanic, die heute im neuen interaktiven Museum mit Spezialeffekten und Rekonstruktionen natürlicher Grösse zum neuen Leben erwacht.

Natürlich ist Belfast nich nur zum Synonym für die Titanic und den gleichnamige Stadtteil geworden, obwohl das neue Museum ein Aspekt der Stadt Wiedergeburt ist. Die Stadterneuerung kann man z.B. entlang der neuen Seepromenade, in der weiten Fussgängerzone im Stadtzentrum, in den zahlreichen Pubs mit Livemusik, in der Kunst vom OMAC (Old Museum Arts Centre) und am Ulster Museum finden. Die Wandgemäldestrassen Shankill Road und Falls Road beweisen im grafischen Ausdruck die Angehörigkeit der Katholiken und Protestanten zu einer Stadt, deren Erneuerung in Gang gekommen ist.

Le feste di Casola Valsenio, in terra di Romagna

Festa di Primavera

Sulle orme dell’antica festa popolare di Mezzaquaresima in cui, per un giorno nel periodo di Quaresima, il paese di Casola Valsenio si abbandonava ai festeggiamenti, ha luogo per le vie dell’abitato la Festa di Primavera. Oggi come allora, si assiste alla sfilata del Carro della Vecchia che verrà puntualmente messa al rogo, quale simbolo di tutte le difficoltà sopportate dagli agricoltori nella stagione invernale appena trascorsa. Sfilano anche i carri, ma non sono normali carri allegorici. I “Carri di pensiero” come vengono chiamati sono grandi composizioni, ricche di costumi, colori e scenografie in cui l’immobilità dei figuranti sembra contrastare con lo spirito chiassoso della festa. La manifestazione si svolge in due date, il 25 Aprile in versione diurna e il 28 Aprile di sera.

Giardino delle Erbe

Casola Valsenio non è estraneo ad eventi originali, essendosi guadagnato anche l’appellativo di “Paese delle erbe e dei frutti dimenticati”. Fiore all’occhiello della comunità romagnola è infatti il Giardino delle Erbe, un grande vivaio di piante officinali ed erbe aromatiche, iniziato negli anni ’50 da Augusto Rinaldi Ceroni. La lavanda ne costituisce la pianta più significativa, non solo del grande giardino aromatico, ma anche di tutta Casola Valsenio che in primavera ed estate si riempie del suo profumo fragrante e delle inconfondibili sfumature di viola e blu. Alle erbe aromatiche è dedicata la Festa delle Erbe in Fiore nel mese di maggio e il Mercatino delle Erbe in luglio e agosto.

Frutti dimenticati

L’originalità di questo piccolo borgo sui monti faentini si esprime, inoltre, nella “Festa dei Frutti dimenticati”, alcuni dei quali sono davvero ignoti a molti. Pere volpine, corniole, avellane, mele da rosa, azzeruole, giuggiole e sorbe sono alcuni preziosissimi frutti che in passato facevano parte dell’alimentazione della popolazione locale e che oggi il comune di Casola Valsenio vuole promuovere, incentivandone perfino la coltivazione, insieme alle erbe aromatiche, nel giardino privato di casa.

Celebrating at Casola Valsenio in Romagna region

In the wake of the old popular celebration of Mezzaquaresima when for one day during Lent the village broke into merrymaking, the Spring Celebration takes place every year at Casola Valsenio. Just as in the past the wagon with the old woman parades today through the village to be burnt soon afterwards as a symbol of the difficulties suffered by the farmers in the winter season.

Other allegory wagons parade as well, even if different from the ones of the past. They are called Wagons of Thought and consist of original settings full of colours, costumes and spectacular effects, carrying silent and motionless figures in contrast with the noisy and cheerful atmosphere around. The event can be followed this year on 25th April in the day time and on 28th April at night.

The Spring celebration is not the only special event at Casola Valsenio which is also known as the Village of Herbs and  Forgotten Fruit. The Romagna community in the province Ravenna boasts a unique garden of herbs where officinal plants and herbs have been cultivating since the Fifties when it was first started by Augusto Rinaldi Ceroni, its founder. Lavender is the most representative plant not only in the Garden of Herbs, but also in the whole village which fills with its fragrance and blue-violet  nuances in spring and summer.

Two events are dedicated to herbs: the celebration of Herbs in Bloom in May and the Market of Herbs in July and August. Casola Valsenio doesn’t give up the occasion of celebrating the so-called forgotten fruit, that is the fruit generally cultivated in the past by the local population, though unknown to most people today such as fox pears, cornelian cherries, apples of the rose, filberts, azaroles, jujubes and sorb apples. Their revival is heartily encouraged by the local administration, promoting cultivation even in the private gardens of their fellow-citizens.

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Feiern in Casola Valsenio, in der Romagna Gegend

Ähnlich dem alten Volksfest von Mezzaquaresima, das zur Fastenzeit im Dorf stattfand, wird das Frühlingsfest in Casola Valsenio jedes Jahr gefeiert. Wie damals zieht der Wagen mit der alten Frau vorbei, die die Schwierigkeiten der Bauern im vergangenen Winters symbolisiert und unvermeidlich gebrannt  wird. Andere allegorische Wagen ziehen vorbei.

Sie sind die sogenannten Wagen des Denkens, deren Figuren im Widerspruch zu der lärmenden Atmosphäre still und unbeweglich stehen. Die Maskenwagen sind grosse, tolle Werke reich an Farben, Kostümen und Bühneffekten. Die Parade erfolgt dieses Jahr am 25. April tagsüber und 28. April nachts.

Das Frühlingsfest ist nicht das einziege Sondererignis in Casola Valsenio, dem den Spitznamen “das Dorf der Kräuter und vergessenen Früchte” gegeben wurde. Die romagnolische Gemeinschaft in der Provinz Ravenna rühmt sich einen einzigartigen Kräutergarten, der in den fünfziger Jahren  von Augusto Rinaldi Ceroni begonnen wurde. Lavendel ist die kennzeichnendeste Pflanze, nicht nur im Kräutergarten, sondern im ganzen Dorf, das sich im Frühling und Sommer mit dem starken Duft und zahllosen violetten  Farbtönen füllt

Den Kräutern werden zwei Ereignisse gewidmet: das Fest der blühenden Kräuter im Mai und der Markt der Kräuter im Juli und August. Die vergessenen Früchte, deren Namen den meisten Menschen unbekannt sind, werden ebenso im Oktober gefeiert. Fuchsbirnen, Kornelkirschen, Rosenäpfel, Azaroläpfel, Brustbeeren und Vogelbeeren sind einige wertvolle  Früchte, die in der Vergangenheit zu der gewöhnlichen Ernährung der hiesigen Bevölkerung gehörten und heute werden sie von der Gemeindeverwaltung von Casola Valsenio durch ihre Zucht sogar in den Privatgärten ihrer Bürgers fördert.

Vienna festeggia il 2012, l’anno di Klimt

G.Klimt, Adele Bloch-Bauer I (1907)

Di se stesso non dipinse mai un autoritratto, perché sosteneva che chi avesse voluto capire qualcosa di lui, avrebbe dovuto guardare i suoi dipinti. Affermazione diretta e senza mezzi termini, come la frase di Schiller utilizzata da Gustav Klimt per definire la verità, il cui principio fondamentale suona così “Piaci a pochi, se non puoi piacere a molti” riassumendo in poche parole il suo stile di vita e artistico. Gustav Klimt scosse non poco il conformismo del suo tempo, ma fu ugualmente apprezzato e segnò l’inizio del modernismo. Un periodo che durò poco, ma lasciò tracce indelebili nella storia dell’arte in Austria e nel panorama internazionale. Vienna celebra quest’anno il 150° anniversario della nascita di Gustav Klimt con una serie di eventi, dalle mostre nei musei più prestigiosi della città al musical.

Beethoven di Max Klinger (1902)

Esattamente il 15/04/1902 si tenne a Vienna la 14° Mostra della Secessione che ufficializzò l’affermarsi dell’epoca modernista, ruotando principalmente  intorno all’esposizione della statua di Beethoven realizzata da Max Klinger, a dimostrazione che il rinnovamento musicale sulla scena viennese procedeva a pari passo con il modernismo artistico. Il grande compositore veniva raffigurato nella sua essenza fisica ed allo stesso tempo spirituale. Durante la realizzazione della statua di Beethoven, Gustav Klimt era presidente di un’associazione di artisti che promuoveva il rinnovamento nelle arti.

Con il nome di Secessione, per ribadire il concetto della fine di un’epoca e l’inizio di una nuova fase artistica in Austria, il gruppo di artisti che vi aderiva creò in occasione della mostra del 1902 un allestimento originale e innovativo, realizzando un ambiente unitario con spazi adattabili e pareti mobili che destassero nello spettatore un senso di continuità, tra tecniche e materiali diversi tra loro. Nello specifico, la produzione di Klimt si suddivide in due fasi.

Un primo periodo è quello “aureo” in cui il pittore viennese utilizzò massicciamente l’oro come colore, accanto a disegni geometrici riprodotti negli abiti dei personaggi e per gli sfondi. Vi si ritrova l’ispirazione ad elementi della pittura egizia ed orientale, oltre alla tecnica che ripropone il mosaico bizantino, di cui Klimt ne fu particolarmente affascinato recandosi a Ravenna, città famosa per i mosaici. Il periodo seguente è contraddistinto dallo stile cosiddetto “fiorito” con il quale Klimt rappresentava la fisicità dei personaggi, quasi esclusivamente donne, non più solo nei tratti del volto e delle mani come nel periodo aureo, ma attraverso linee fluttuanti e dinamiche come se le figure stessero danzando.

Periodo fiorito di G. Klimt, La Vergine (1912-1913)

Caratteristici di Gustav Klimt sono anche i formati delle sue opere, uno lungo e verticale che richiama all’arte orientale e quello quadrato che l’artista utilizzava per i paesaggi e le immagini ispirate alla natura.

Così, guardando i suoi dipinti, dopo oltre un secolo dalla loro produzione, non si può fare a meno di apprezzare la modernità di un artista che aveva rinunciato all’autocelebrazione in favore della pura espressione artistica.

Vienna celebrates Klimt year 2012

The Austrian painter never painted a self-portrait since he thought that if anyone wanted to know something about him, then he ought to look at his paintings. An unequivocal statement of an explicit artist who summed up in a few words his vision of life and personality. Another statement borrowed from Schiller was used by G. Klimt to express frankly his concept of truth which sounds like this “ Please just a few, if you can’t please everyone”. Though Klimt’s direct approach to art and life did upset the conformist mentality of his time, the artist was appreciated all the same and succeeded in making the short-lived modernist movement popular for ever both in Austria and internationally. This year, Vienna is celebrating the 150th anniversary of Gustav Klimt’s birth with a number of events, from exhibitions in the most prestigious museums of the city to a musical.

Exactly on Apr. 15th  1902 an event marked the official acknowledgement of  Modernism in Austria. It was the opening of the 14th Secessionist exhibition in Vienna, whose central point was Max Klinger’s Beethoven  Statue. The famous composer was represented in his physical and spiritual dimension, to highlight the twin course of art and music renewal. Klinger took some years to realize Beethoven statue and at that time Gustav Klimt was the chairman of an Art Association under the name of Secession to emphasize the end of an old age and the beginning of a new artistic era in Austria.

The original layout of the 1902 Vienna exhibition created a sense of continuity through transformable spaces and moving  walls with the use of different materials and techniques before arriving at the room where Beethoven statue was exhibited.

In particular, Klimt’s art can be divided into two periods. He firstly used gold to paint clothes and backgrounds as well as geometrical drawings with the consequent definition of the artist’s golden period. Egyptian and Oriental influences are evident in Klimt’s pictures, being also inspired by Byzantine mosaics he admired in Ravenna, the Italian city famous for this type of art technique. Later on, Klimt changed his style and painted human figures, especially women, underlining not only hands and faces in a geometrical context as before but through dynamic lines. Thus, the figures of his paintings look like dancing in the picture, giving a sense of flowered dimension. For that reason, the period can be referred to as the “flowered period” of Gustav Klimt.

Another distinctive aspect of Klimt’s paintings is the size of his works. Long vertical panels were often used to paint human figures, but he preferred squared shapes for landscapes and images inspired by nature. Over a hundred years after being produced, Klimt’s paintings don’t lack in modernity and spectators can’t help but appreciate an artist who refused self-celebration in favour of self-expression and the pure creativity.

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Wien feiert das Klimt-Jahr 2012

Der Österreicher Künstler malte nie ein Selbstporträt. Wenn ihn jemand verstehen wollte, sollte er seine Bilder sehen, sagte er.  Eine klare und deutliche Behauptung genauso wie Schillers Grundsatz „Kannst du nicht allen gefallen, mach es wenigen recht”, der Klimt verwendete, um die Wahrheit zu beschreiben. Mit diesen wenigen Wörtern kann man grundsätzlich die direkte Kunst- und Lebensanschauung von Klimt zusammenfassen, der den Konformismus seiner Zeit verwirrte. Trotzdem erhielt seine Kunst grossen Anklang, damit die kurze modernistische Bewegung immer erfolgreich in Österreich sowie international bleibt.

Dieses Jahr feiert Wien den 150. Geburtstag des Österreicher Künstlers mit vielen Ausstellungen in den berühmtesten Museen der Stadt, einem Musical und anderen Ereignissen.

Am 15. Apr. 1902 fand die 14. Sezessionsaustellung in Wien statt, die den Anbruch  des Modernismus öffentlich bestätigte. Hauptmotiv der Ausstellung war das Beethoven Standbild von Max Klinger als Beweis für  die damalige, gleichlaufende Erneuerung der Kunst und Musik in Wien. Der berühmte Komponist wurde in seinem menschlichen sowie geistigen Wesen dargestellt.

Während Klinger das Standbild von Beethoven bearbeitete, war Gustav Klimt der Vorsitzende einer Künstlervereinigung, die die Erneuerung der Kunst in Österreich förderte. Unter dem Namen Sezession, um das Ende einer Kunstzeit und den Beginn einer neuen Ära zu betonen, schufen die zugehörigen Mietglieder bei der 1902 Ausstellung eine innovative Veranstaltung. Bewegliche Wände  und verwandelbare  Räume, wo die Kunstwerke aus verschiedenen Materialen und Techniken  ausgestellt wurden, regten die Zuschauer zu einem Weg ohne Unterbrechung an, bevor sie den Raum mit Beethoven Standbild erreichten.

Klimt Malerei kann man in zwei Phasen teilen. In der sogenannten goldenen Phase verwendete Klimt reichlich Goldfarbe, damit er die Hintegründe und Kleider seiner Figuren malte. Geometrische Zeichnungen und die Einflüsse der orientalischen und ägyptischen Malerei sowie byzantinischen Mosaiken, die Klimt während seiner Reisen nach der italienischen Stadt Ravenna bewundern konnte, kennzeichnen die goldene Periode. Danach malte Klimt die Figuren seiner Bilder, überhaupt Frauen,  mit wogenden und weichen Linien, so dass sie wie in einem erblühenden Tanzen erscheinen. Die Frauenkörperlichkeit wird nicht mehr nur durch die Gesichter und Hände der goldenen Phase, sondern in einer neuen lebendigsten Dimension dargestellt.

Was  Klimt auch bezeichnet, ist das Format seiner Werke. Figuren wurden meistens durch lange, vertikale Abbildungen dargestellt. Für Landschaften und der Natur inspirierte Bilder verwendete Klimt das viereckige Format. Nach über einem Jahrhundert  bleiben die Bilder von Klimt immer noch aktuell und sind das Zeichen eines Malers, der auf Selbstgefälligkeit zugunsten des freien Kunstausdruckes verzichte.

Carnevali d’Italia: nella Coumba Frèide della Valle d’Aosta

Carnevale in Coumba Frèide, Landzette

Come tutti gli anni Febbraio è il mese dedicato al Carnevale, ma in alcune zone d’Italia i festeggiamenti iniziano già nel mese di Gennaio. E’ quel che accade in Valle d’Aosta sul confine con la Svizzera durante il carnevale della Coumba Frèide,  il territorio ai piedi del massiccio svizzero del Grand Combin dove vive l’omonima comunità montana.  In alcuni paesi: Ollomont, Oyace, Valpelline, Doues, Gignod, Etroubles, Bionaz, Saint Oyen, Allein, Roisan e Saint-Rhemy-en Bosses hanno luogo caratteristiche sfilate di personaggi mascherati con costumi appariscenti che si ispirano alle divise dei soldati di Napoleone, giunto  dalla Francia nel 1800 con 40.000 uomini e 3.000 cavalli.

Rievocazione allegorica dei soldati di Napoleone

La zona interessata è quella della cosiddetta Coumba Frèide, vale a dire la “valle fredda” per indicare la Vallata del Gran San Bernardo e l’adiacente Valpelline, caratterizzate da temperature particolarmente rigide nella stagione invernale. I personaggi, chiamati Landzette,  non passano certi inosservati, indossando costumi colorati, ricamati con perline e paillettes, un campanello alla cintura e copricapi bizzarri arricchiti da specchietti e coccarde.

Inverno sopra Etroubles

Nel corteo carnevalesco di Etroubles apre la parata Napoleone, seguito dalla Guida che porta la bandiera del Carnevale, i suonatori e il diavolo in mantello rosso. Sfilano poi Arlecchini, damigelle e personaggi con costumi  differentemente colorati, con il nero che simboleggia l’inverno, il bianco la primavera e gli altri colori che personificano i vari elementi della natura. Alla fine del corteo, la coppia malvestita del Matto e della Matta precedono l’orso, simbolo di fecondità, che prende di mira donne e bambini.

Valpelline

Come spesso accade nei rituali carnevaleschi, quello della Coumba Frèide trae spunto da fatti realmente accaduti che videro il soggiorno del futuro imperatore Napoleone ad Etroubles. L’importante memoria storica si mischia ad elementi scaramantici atti a scacciare le forze ostili, simboleggiate dal diavolo e dalle code di cavallo che i Landzette agitano per allontanarle. L’augurio, come sempre, è quello di un buon raccolto, il ritorno alla bella stagione e alla vita tra la musica, i colori e l’allegria degli scherzi con cui sono presi di mira abitanti e spettatori.

 

Italian Carnival celebrations in Coumba Frèide, Valle d’Aosta

Like every year February is dedicated to Carnival, but Italian celebrations sometimes do start in January. That’s the case of Coumba Frèide Carnival in Valle d’Aosta, the territory including Gran San Bernardo valley and Valpelline. Both valleys are situated on the northwestern border between Italy and Switzerland at the foot of the Swiss Mount Grand Combin where the mountain community with the same name lives.

The area is called “Coumba Frèide” that is  “cold valley” owing to the low temperatures in winter. Showy dressed figures wearing bright uniforms with a small belt hanging from their belts and bizarre headgears, adorned with small  mirrors and cockades parade through the villages of Ollomont, Oyace, Valpelline, Doues, Gignod, Etroubles, Bionaz, Saint Oyen, Allein, Roisan and Saint-Rhemy-en Bosses.

The strange characters in costumes elegantly embroidered with glass beads and sequins are called Landzette. They play the allegorical revival of the soldiers following Napoleon who actually passed through these territories along with 40.000 men and 3.000 horses in 1800.

Napoleon himself opens the parade at Etroubles, followed by the Master holding the Carnival’s flag, the musicians and the Devil wrapped in a red mantle. Harlequins and damsels come afterwards and soon after it’s the turn of the elements of nature dressed in different colours, among which black symbolizes winter and white represents spring. The Carnival parade is closed by the old couple in ragged clothes of the mad man and his wife, but before them it’s the Bear, symbol of fecundity to play pranks on women and children.

As it often happens with Carnival traditions, the Coumba Frèide celebrations take their origin from the real event of Napoleon’s stay at Etroubles. Then, popular culture intermingled historical memory with propitiatory elements and gestures, for example when the Landzette wave horse trails to drive away misfortune and hostile forces. Music, colours and cheerful jokes are of good omen for the approaching warm season, the return to life and hope for a good harvest.

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Karneval in Italien: das Coumba Frèide im Aostatal

Wie jedes Jahr wird Februar dem Karneval gewidmet, aber in einigen Orten Italiens beginnt das Karnevalsfeiern bereits im Januar. Das ist der Fall beim  Coumba Frèide im Aostatal, dem wegen der tiefen Wintertemperaturen  den Spitznamen “kaltes Tal” gegeben wurde. Das Coumba Frèide entspricht dem Gran San Bernardo Tal und dem gleichlaufenden Tal von Valpelline. Die beiden Täler liegen an der nordwestlichen Grenze mit der Schweiz, wo sich das schweizerische Bergmassiv von Gran Combin befindet, dessen Namen hat die hiesige italienische Bergbevölkerung angenommen hat.

Ollomont, Oyace, Valpelline, Doues, Gignod, Etroubles, Bionaz, Saint Oyen, Allein, Roisan und Saint-Rhemy-en Bosses sind die Dörfer der Berggemeinschaft Grand Combin, wo Figuren in auffälligen, bunten Kostümen zur Faschingszeit ziehen. Die sogenannten Landzette erinnern an die Soldaten Napoleons, der 1800 zusammen mit 40.000 Männern und 3.000 Pferden das Land überquerte und in Etroubles  Halt machte. Die bizarren Kopfbedeckungen  und Uniformen mit einem Glöckchen  um die Taille sind mit Perlchen, Pailletten, Spiegelchen und Kokarden geschmückt.

Der Faschingszug in Etroubles wird von Napoleon selbst geöffnet und danach ziehen der Führer mit der Karnevalsfahne in der Hand, die Musikanten, der Teufel mit dem Rotmantel, Harlekine und Mädchen. Die verschiedenen Naturelemente werden von Figuren mit vielfarbigen Kostümen dargestellt z.B. die Weissen als Frühling  und die Schwarzen  als Winter. Am Ende  zieht das alte zerlumpte Paar des Narres und der Närrin  mit dem Bären, der die Fruchtbarkeit symbolisiert und sich über Frauen sowie Kinder lustig macht.

Wie es oft zum Karneval passiert, vermischt sich die historische Erinnerung eines wirklichen Geschehens mit heidnischen Elementen und Gesten zur Abwendung von Unheil, z.B. wenn die Landzette die Pferdeschwänze bewegen. Musik, Farben und Lustigkeit  sind  guter Vorbedeutung für die Frühlingswiederkehr und eine reiche Ernte.

Linden Postcard Show 2012 e i mille volti della cartolina postale

Cartolina auto-prodotta

Nate nella seconda metà dell’800 per inviare brevi messaggi ed evolutesi come souvenir di viaggi, gite ed eventi le cartoline postali hanno acquisito nel tempo anche valore artistico. Questo, sostanzialmente, è il messaggio che vuole lanciare la mostra della cartolina postale che si tiene in Australia dal 04/02/12 al 17/03/12 nella città di St Kilda. Linden Postcard Show è un’iniziativa molto popolare nel continente rosso che attira ogni anno migliaia di visitatori e numerosi partecipanti da tutta l’Australia.

Cartolina, 1939

La Galleria di Arte Contemporanea Linden che espone le piccole opere d’arte dal formato massimo di 30 x 30 x 30 consente agli espositori, per i quali sono in palio dei premi, di vendere le loro creazioni che, considerando le misure ridotte, possono essere acquistate a prezzi contenuti. La cartolina postale rappresenta anche una risorsa per la ricerca storica ed antropologica.

Cartolina disegnata dal mittente, 1947

E’ il caso della vasta produzione di immagini realizzata in oltre trent’anni di lavoro dai fratelli Sarrafian che iniziarono intorno al 1895 ad affermarsi come fotografi, dedicandosi poi anche alla produzione di cartoline postali. Di origine armena, i tre fratelli Sarrafian si stabilirono a Beirut per sfuggire alle persecuzioni e quì, con la loro attività di fotografi oltre che di sostegno alla comunità armena di Beirut e del Libano, raggiunsero grande notorietà. Famosi per aver riprodotto su cartolina scorci di paesi come il Libano, la Siria e il vicino Medio Oriente in generale, hanno creato un inestimabile archivio storico, lasciando ai posteri testimonianze archeologiche, paesaggistiche e culturali.

La mail art, di cui Linden Postcard Show ne offre uno spaccato ha visto gli albori negli anni ’20 con i movimenti del futurismo e del dadaismo, affermandosi tra gli anni ’50 e ’90. Oggi, accanto alle opere artistiche da inviare per posta si creano anche buste personalizzate da scambiare gratuitamente, sulle quali timbri e francobolli ne completano l’originalità.L’avvento di internet e delle nuove tecnologie digitali ha favorito esponenzialmente la realizzazione di cartoline postali auto-prodotte che un tempo potevano essere personalizzate solo con disegni fatti a mano, eseguiti in molti casi dallo stesso mittente.

The Linden Postcard Show 2012  and the multifaceted postcards

It was the second half of the 19th century when the first postcards appeared as a mailing device to send brief messages. Soon after. they became events and travel  mementoes, but later on they acquired artistic value, too. After all, the artistic aspect of postcards is the basic message of the Linden Postcard Show which will take place this year from Feb. 4th to March 17th  in St. Kilda. The Linden Postcard Show has been a very popular event in Australia since 1991, attracting thousands of visitors together with numerous exhibitors from every part of the Red Continent. Artists create their own postcards and show them at the Linden Gallery of Contemporary Art, whose prizes  are awarded to the most original works. Due to their small dimensions, not exceeding 30 cm x 30 cm x 30 cm, the art-works can be bought at an unexcessive price.

Postcards can be appraised not only for their artistic value, but also for their historic importance that makes them a useful  means of research  for historians and anthropologists. That’s the case of the Sarrafian brothers who produced a great number of postcards over a period of thirty years. The three brothers were of Armenian origin and undertook the activity of photographers  around 1895. Once they settled in Beirut to escape persecution, they became very popular for their passion for photography and support  to the Armenian community, as well.

Lebanon, Syria and the Near East in general were the subjects of their photos and postcards, leaving an extraordinary witness of  archeological, cultural and landscape  images to posterity. Mail art, of which the Linden Postcard Show offers a cross section firstly appeared in the 1920s within Futurism and Dadaism movements.

The production of mail art-works increased between the 1950s and 1990s and took advantage afterwards of the new Internet era and modern digital technologies. Today, along with art-works, original envelopes with similar stamps contribute to the success of a unique creation to be sent by mail and exchanged free with other mail artists. 

Personalized postcards, once enriched with hand drawings by the sender himself, have now increased esponentially to a wide variety of subjects and purposes.

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Linden Postcard Show 2012 und die vielseitigen Postkarten

Es war die zweite Hälfte des 19. Jahrhunderts, als die ersten Postkarten erschienen. Zuerst wurden sie als Mittel geschaffen, um kurze Texte zu senden. Danach wurden sie  als Ereignis-und Reiseandenken  verwendet. Nicht nur für ihren Erinnerungswert sondern auch für den künstlichen Aspekt  betracht man heute die Postkarten.

Eigentlich ist die Kunstseite der Postkarten  die Botschaft der Linden Postcard Show, die dieses Jahr vom 4. Februar  bis zum 17. März in St. Kilda stattfindet.

Seit 1991 ist die Linden Postcard Show ein sehr berühmtes Ereigniss in Australien, das tausende Besucher sowie viele Aussteller aus dem ganzen roten Kontinent lockt.Die Künstler schaffen ihre eigenen Postkarten, die mit einem Preis ausgezeichnet werden können, und sie stellen sie in der Linden Gallery of Contemporary Art aus. Aufgrund des kleinen Formats , das nicht über 30 cm x 30 cm x 30 cm sein soll, können die Besucher die künstlichen Postkarten  zum guten Preis kaufen.

Nicht nur wegen des künstlichen Wertes, sondern auch für die historische Wertigkeit kõnnen die Postkarten geschätzt werden, wie es mit den Sarrafian Brüdern passierte Die drei Brüder waren aus Armenien und begannen ihre Tätigkeit als Photographen um 1895. Nachdem sie nach Beirut übersiedelten, um Verfolgungen  zu entfliehen, wurden sie aufgrund ihrer Leidenschaft für Photographie  und die Unterstützung  der armenischen  Gemeinde in Beirut und Libanon sehr berühmt.

Libanon, Syrien und der Nahe Osten waren die Themen der zahlreichen Fotos und Postkarten der Sarrafian Brüder, die der Nachwelt sowie Historikern und Anthropologen historische, kulturelle und landwirtschaftliche Abbildungen übergaben.

Die Postkust, die die Linden Postcard Show fördert, machte die ersten Schritten im Bereich des Futurismus und Dadaismus in den zwanziger Jahren. Die Produktion von künstlichen Postkarten entwickelte sich danach zwischen den fünfziger  und neunziger  Jahren und hat aus dem neuen Internetzeitalter und  modernen digitalischen Technologien Vorteil gezogen.

Neben künstlichen Postkarten schafft man auch Umschläge mit ähnlichen Briefmarken, die die Postkünstler miteinander frei vertauschen. Im Vergleich zu einer Zeit, als die künstlichen Postkarten nur mit dem Zeichnen des Absenders personalisiert wurden, vermehren sich die Möglichkeiten heutzutage exponential , um einzigartigen Postkarten  mit einer Menge Themen und Zwecke zu schaffen.

Castelli: ceramiche per Natale e tutto l’anno

A Castelli, piccolo e grande borgo in Abruzzo, la ceramica non conosce stagione. Dalle palline decorate in ceramica per abbellire l’albero di Natale ai piatti, alle tazzine da caffè e altri mille oggetti artistici esposti in numerose manifestazioni soprattutto ad agosto, il paese celebra durante tutto l’anno la tradizione millenaria delle sue maioliche. Maioliche famose in tutto il mondo che hanno dato a Castelli una grande fama, i cui esemplari vantano l’esposizione nei più famosi musei del mondo, dall’Hermitage di San Pietroburgo, al Metropolitan di New York, al British Museum di Londra e al Louvre di Parigi.

Parte della produzione di ceramiche comprende i famosi  vasi da farmacia, dalla caratteristica forma allungata e le decorazioni con allegorie, vedute e immagini mitologiche raffigurate con colori vivaci.

La produzione artigianale che risale ad oltre 1000 anni fa ha realizzato nel tempo anche stupende mattonelle maiolicate, come quelle che rivestono il soffitto della chiesa di S. Donato, esposte anche al  Museo della Ceramica di Castelli, dove è possibile ripercorrere la storia dell’antica tradizione castellana.

Per il Natale, Castelli si organizza con l’evento          “ Castelli di Natale” unendo alla tradizionale lavorazione artigianale, l’intrattenimento, la cultura e la gastronomia.

Mattonelle maiolicate

Durante tutto l‘anno, inoltre, è possibile visitare il presepe monumentale allestito presso l’Istituto Statale d’Arte F.A.Grue, composto da numerose statue a grandezza naturale che illustrano la rivisitazione in chiave moderna dell’antica tradizione che ha reso famoso nel mondo questo piccolo borgo ai piedi del Monte Camicia nel Massiccio del Gran Sasso d’Italia.

Castelli: ceramics for Christmas and all year round

In the small village of Castelli ceramics are evergreen topics all year round. The millenary majolica tradition vary from decorated Christmas balls to dishes, cups and many other artistic objects, exposed in the shops and on street stalls, especially in August. The small village has won world renown for its majolica, exhibited in the most famous museums such as the State Hermitage in St. Petersburg, the Metropolitan Museum in New York, the British Museum in London and the Louvre in Paris.

The highlight of Castelli’s prestigious pottery is the typical pharmacy vase, high-shaped and decorated with allegories, vedutas and mythological figures.  Ceramists also created beautiful majolica tiles, like the ones covering the ceiling of St. Donato church. On Christmas time the village is the location of the event “Castelli di Natale”, focusing not only on its ancient  ceramic tradition but also on entertainment, culture and gastronomy.

Moreover, a monumental Christmas crib composed of life-size majolica figures is permanently exhibited at the State Institute of Arts F.A.Grue. The history of Castelli’s majolica  is shown at the Museum of Ceramics explaining how the small village at the foot of Mount Camicia in the Gran Sasso Massif became a great place for the region of Abruzzo.

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Castelli: Keramiken zu Weihnachten und das ganze Jahr über

In dem kleinen Dorf von Castelli bleibt Keramik stets aktuell. Die tausendjährige Majolikatradition umfasst Weihnachtskugeln sowie Teller, Tassen und viele andere künstliche Gegenstände, die in den Läden oder auf den Strassenständen überhaupt im August ausgestellt werden.

Das kleine Dorf  hat nähmlich einen grossen Ruf für seine Majoliken erlangen, die in den weltberühmtesten Museen wie z.B. die Hermitage in Sankt Petersburg, das Metropolitan Museum in New York,  das British Museum in London und das Louvre in Paris ausgestellt sind. Unter den wertvollen Tonwaren von Castelli ist die typische hohe Apotekenvase, die mit Allegorien. Veduten und mythologischen Figuren bemalt ist.

Schöne Majolika-Kacheln sind eine andere Produktion der alten keramischen Tardition, die z.B. die künstlichen  Fliesen zur  Decke-Abdeckung von Sankt Donato Kirche angefertigt hatte. Zur Weihnachtszeit hat Castelli das Ereignis  “Castelli di Natale” organisiert, um seine Keramiken sowie Kultur und Gastronomie zu feiern. Ausserdem ist es möglich, die mit lebensgrossen Figuren bestehende Monumentalkrippe  zu besuchen, die beim Staatlichen Kunstinstitut F.A.Grue das ganze Jahr geöffnet ist. Die Geschichte der berühmten Majoliken von Castelli kann man durch das Besuch des Museums der Keramik kennenlernen. Damit wird es enthüllt, wie das kleine Dorf am Fuss des Berges Camicia im Gran Sasso Massiv zu einem wichitigen Ort für die Region Abruzzi geworden ist.

Bruges: sculture di ghiaccio in una città d’acqua

Bruges, città d’acqua

Dal 23 novembre 2012 al 6 gennaio 2013 si tiene a Bruges, capitale delle Fiandre occidentali, il Festival del Ghiaccio. Il piazzale della stazione di Bruges, poco distante dal centro della città,  diventa così il palcoscenico di una ricca esposizione di sculture alla cui realizzazione partecipano numerosi artisti internazionali. Ogni anno, la spettacolare galleria d’arte è dedicata ad un tema specifico che quest’anno  si concentra sul magico mondo di Harry Potter, Il Signore degli Anelli e Hobbit.

Bruges, sculture di ghiaccio

Quale ambientazione migliore può vantare un’esposizione di opere d’acqua allo stato solido? L’acqua, infatti, ha contraddistinto da sempre la vita di Bruges, a partire da quando disponeva di un accesso diretto al Mare del Nord   grazie ad un importante porto commerciale a cui la città era collegata attraverso un canale. In seguito, anche a causa dell’insabbiamento del canale, il porto perse la sua importanza, offuscato da quello di Anversa. La città riacquisì parte di quell’antica importanza con la realizzazione del nuovo porto di Zeebrugge.

Tuttora, Bruges basa gran parte delle sue attrattive sui numerosi canali che la percorrono, su cui oggi circolano imbarcazioni affollate da turisti che vogliono scoprire ogni angolo di questa incantevole città. Costante, infatti, è il flusso di visitatori anche nella stagione fredda che, oltre per il Festival del ghiaccio si recano a Bruges anche per il tradizionale mercatino di Natale.

Bruges e i suoi canali

Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco per aver saputo conservare il suo aspetto architettonico originario, con i graziosi edifici in stile gotico e neo-gotico, oltre al suo ruolo fondamentale per lo sviluppo della pittura medievale fiamminga, Bruges non è la sola cornice particolare ad ospitare un’esposizione dedicata al ghiaccio. Numerosi sono infatti gli scenari nel mondo in cui vengono allestite le opere di ghiaccio sfidando l’inevitabile dissolversi di tanto estro artistico e abilità manuale.

Bruges: ice sculptures in a city of water

From 23rd Nov. 2012 to 6th Jan. 2013 the railway station square in Bruges, near the city centre, will be the background of the Ice Festival. Every year the extraordinary gallery of frozen artworks, to which numerous international artists take part, is based on a specific subject.

This year, the Ice Festival is dedicated to the fantastic world of  Harry Potter, the Lord of the Rings and The Hobbit. There couldn’t be a more appropriate setting  to exhibit solid state water artworks. In fact, Bruges life and history have always been bound to water, ever since it was directly connected with the North Sea through a canal and a great commercial port.

Owing to the silting up of the canal and the increasing leading role of the port of Antwerp, Bruges lost its importance, later regained with the construction of Zeebrugge Harbour.

Nowadays Bruges bases most of its attractions on numerous canals, on which boats transport tourists who want to discover every single corner of this fascinating city.

Visitors come to the capital city of West Flanders during the cold season as well, not only to see the Ice Festival, but also for the traditional Christmas market.

The city, with its gothic and neo-gothic buildings, had an important role in the development of medieval Flemish painting. These are basically the reasons why Unesco proclaimed Bruges World Heritage Site. Anyway, Bruges is not the only spectacular background for ice exhibitions. Everywhere in the world ice artworks are shown, no matter their destiny is.

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Bruges: Eisskulpturen in einer Wassersdtadt

Der Bahnhofsplatz in Bruges, der sich nicht weit vom Stadtzentrum findet, ist vom 23. Nov. 2012 bis zum 6. Jan. 2013 der Hintergrund des Eisfestivals. Jedes Jahr dreht sich das Festival um ein bestimmtes Thema und dieses Jahr werden die von internationalem Ruf Künstlern geschaffenen Eiswerke der Phantasiewelt von Harry Potter, Herr der Ringe und dem Hobbit gewidmet.

Für eine solche besondere Austellung von Werken aus Wasser im festen Zustand könnte man keinen besser geeigneten Ort finden. Tatsächlich sind das Leben und die Geschichte Bruges untrennbar mit Wasser gebunden, seitdem die Stadt direkt mit der Nordsee durch einen Kanal und einen wichtigen Handelshafen verbunden war.

Wegen der Kanalversandung  und der immer mehr bedeutenden Rolle vom Antwerpens Hafen, verlor Bruges an Bedeutung, die sie  mit dem neuen Zeebrugge Hafen wieder erlangte. Heutzutage ist Bruges von Booten mit Touristen durchgequert, die durch verschiedene Kanäle  jede Ecke der faszinierenden Stadt entdecken wollen.

Auch im Winter kommen die Reisenden in der Hauptstadt von Westflandern an, nicht nur um das Eisfestival sondern auch den traditionelle Weihnachtsmarkt zu besuchen. Aufgrund der perfekt bewahrten gotischen und neo-gotischen Gebäude und der bedeutenden Rolle der Stadt in der mittelalterlichen flämischen Malerei wurde Bruges Unesco Weltwerbe-Stätte ernannt.

Doch ist Bruges nicht der einzige Sonderhintergrund für Eisaustellungen. Überall auf der Welt werden nähmlich Eiswerke ausgestellt, trotz ihres unvermeidlichen schmelzenden Schicksals.

Melfi: Sagra della Varola

Melfi

L’autunno italiano è costellato da numerose sagre che valorizzano i prodotti locali di ogni singola regione. Tradizioni, coltivazioni e produzioni diverse si sono sviluppate nei secoli dando vita ad un grande patrimonio eno-gastronomico e culturale. Uno dei tanti eventi dell’autunno è la Sagra di Melfi dedicata alla Varola, la castagna della Basilicata in lizza per l’ottenimento del marchio IGP.

Castagna, simbolo autunnale

Da oltre 50 anni la Sagra della Varola si svolge nel penultimo weekend di ottobre. Attorno al piccolo grande frutto, utilizzato in un’infinità di ricette, hanno luogo degustazioni di caldarroste e piatti a base di castagne, spettacoli, esibizioni di gruppi folk e l’allestimento di stand dove poter acquistare una vasta gamma di prodotti incentrati sulla tipica castagna del Vulture, dalla forma piuttosto grande e tondeggiante.

Gelato di castagne con cioccolato fondente

Melfi, città dal vasto patrimonio storico, diventa così lo sfondo di una vivace festa popolare che ogni anno attira turisti provenienti da ogni parte d’Italia, sempre più numerosi e curiosi di conoscere anche le testimonianze storiche della città, tra cui le numerose chiese e il castello normanno, perfettamente conservato, il più famoso della Basilicata.

Melfi: the Varola chestnut Festival

Autumn in Italy is the ideal period to partecipate in festivals taking place in villages and towns  around the country. A great wine and food heritage, developed in the centuries on local different productions and traditions, can be discovered tanks to many events, one of which is the Varola chestnut Festival in Melfi.

The Varola is a big rounded chestnut, typical of the Vulture area  in Basilicata, a region in the deepest Southern Italy. The Melfi festival, dedicated to this small grand fruit competing for the IGP trademark, has been a folk attraction for 52 years and takes place on the second-last weekend of October.

For the occasion, the streets of Melfi  fill with people strolling along the stands  displaying a wide range  of products related to the typical chestnut, testing roasted fruits and chestnut dishes. Folk shows and music  make the atmosphere cheerful and lively, attracting numerous tourists coming not only from Basilicata, but from other Italian regions as well.

The Varola Festival is a great opportunity to know the history of Melfi, with several old churches but above all the Norman Castle, still in a good state, the most famous fortified building in Basilicata.

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Melfi: das Varola Kastanienfest 

Herbst in Italien ist die beste Zeit für viele Landfeste, die in kleinen Dörfern und Städten überall stattfinden. Ein Ereigniss, das das reiche eno-gastronomische Kulturgut von jahrhundertelangen Traditionen Italiens feiert, ist das Varola Kastanienfest in Melfi.

Die Varola ist eine grosse rundliche Kastanie aus Vulture in der Basilikata, ein Gebiet  im tiefen Süditalien. Die kleine Frucht strebt nach dem IGP Echtheitszeichen und wird in Melfi am vorletzten Oktoberwochenende gefeiert.

Während des Festes, das über 50 Jahre organisiert wird, füllen die Strassen der Stadt mit Leuten, die geröstete Kastanien und mit der kleinen Frucht zubereiteten Speisen kosten können. Volksmusik und Vorstellungen unterhalten die vielen Touristen, die auch aus anderen Gebieten Italiens kommen und durch die Verkaufsstände von Kastanienprodukten aller Art schlendern.

Das Varolafest bietet die Gelegenheit die historische Stadt von Melfi kennenzulernen, mit ihren alten Kirchen und besonders dem Normannenschloss, der berühmteste befestigte Aufbau in der Basilikata.

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