Luci e colori di Portogruaro

Portogruaro, i mulini di S.Andrea

Già in sentore di Venezia da cui la separano  circa 70 km, Portogruaro è una cittadina piacevole da visitare e per passarci qualche ora.

Con la parte centrale dedicata a pedoni e biciclette, può offrire una pausa rilassante passando tra i caffè sotto ai portici e passeggiando per strade tranquille e verdeggianti che in occasioni particolari, come ad esempio una fiera medievale, diventano ancora più interessanti.
Nuovo e antico si accostano, mentre qua e là appaiono i segni della vicinanza alla Serenissima nell’architettura degli edifici e in altri dettagli, creando attraenti contrasti di colore e di stile.

I mulini di S. Andrea  sul fiume Lemene risalgono al 12° secolo e allo stesso periodo appartiene  il campanile storto, già inclinato di quasi 1 mt  e ½ che si trova nella  centrale Piazza del Duomo  e che continua inesorabilmente a pendere di 2 mm ogni anno.

Da Portogruaro si snodano alcuni percorsi ciclabili, tra i quali quello che costeggia il fiume Lemene, reso possibile dalla recente realizzazione della GiraLemene.

Si tratta di una rete di strade e  piste ciclabili che si estende per 40 km tra campagne rigogliose, mulini  e resti storici di antichi edifici.

 

 

 

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Elena Cassandra Tarabotti, alias Suor Arcangela

Venezia, Rione Castello

Venezia, Rione di Castello

In un’epoca in cui, nata femmina, c’era solo da scegliere se essere moglie, meretrice o monaca, la storia di Elena Cassandra Tarabotti è rimasta ai posteri, grazie alla sua penna arguta e impietosa, poco comune per i suoi tempi.

Delle tre scelte, Elena Cassandra prese la terza via: quella del convento. A dire il vero, ci fu portata a forza quando era ancora bambina, esattamente al monastero di Sant’Anna in Castello, lo stesso rione dove viveva con i genitori, quattro sorelle e due fratelli. Nata claudicante, come suo padre, per lei probabilmente non esistevano prospettive di matrimonio. Era primogenita e forse anche per questo, a lei spettò la via del monastero.

Nel suo “Inferno Monacale” pubblicato dopo la morte avvenuta nel 1652, Elena Cassandra aveva già da tempo cambiato il suo nome in Arcangela. L’opera è una sorta di lunga lettera che la donna scrive alla Serenissima Repubblica Veneta.

Chiesa di Sant'Anna in Castello, Venezia

Chiesa di Sant’Anna in Castello, Venezia

Il suo manoscritto è una e vera propria denuncia di ciò che spesso accadeva ai suoi tempi, con il beneplacito di diversi settori della società in cui viveva. Ne esce una visione indignata e un profondo senso di ingiustizia verso i padri senza cuore che, spesso per ragioni economiche, predestinavano una sola figlia al matrimonio, preferendo l’ultima e relegando le altre al convento. La dote era  il più delle volte molto esigua se la novizia apparteneva a un ceto medio-basso e diventava oggetto di mercanteggio tra le monache e il genitore. Quest’ultimo, per convincere la figlia, poteva raccontarle le panzane più assurde e le aspettative più rosee, descrivendo la vita in convento come un vero paradiso.

Scoperto il tranello, la ragazza  si rese conto che tutto ciò che le rimaneva era solo un tetto sulla testa, poco pane e poco vino, ma del resto, citava in latino nel manoscritto “Non si vive di solo pane”, descrivendo il refettorio una spelonca di ladri. Paragonava il convento a “un grande hospitale di pazzi, che si trovavano là per la tirannia degli uomini. Un inferno di viventi condannati senza mai aver errato”.

L'Orlando furioso, citato in Inferno Monacale: Fato, fortuna, predestinazione, sorte, caso, ventura son di quelle cose che dan gran noia alle persone e vi si dicon su di gran novelle.

L’Orlando Innamorato, citato in Inferno Monacale: Fato, fortuna, predestinazione, sorte, caso, ventura son di quelle cose che dan gran noia alle persone e vi si dicon su di gran novelle.

“Sei novizia, a te appartengono i disagi. Tu, come ultima entrata in monastero, devi provvedere alle altre, come abbiamo fatto anche noi ai nostri tempi” così le venivano spiegate le vessazioni da parte delle monache di “professione”, quando era costretta a svolgere attività umilianti di cui nemmeno una serva in una casa privata si sarebbe occupata. Cattiveria, falsità,superbia, invidia, calunnia, istigazione a concedersi agli uomini che appositamente visitavano il convento, un fenomeno molto diffuso nella Venezia di quei tempi, erano le costanti quotidiane.

Così che per far di necessità virtù,  le sagge divenivano pazze, le modeste si mostravano sfrontate, le umili erano altere e le miti diventavano furiose tra le pareti del monastero, retto da monache “con tratti di donne religiose nel nome, ma cuore e comportamento da mondane”.

Soffermandosi sull’aspetto economico della segregazione in convento dovuto anche al fatto che se tutte le famiglie avessero maritato ogni loro figlia, ci sarebbe stato un gran dispendio di denaro, con conseguente ricaduta economica, Arcangela consigliava agli uomini “Già che comprate schiave, come voi fate delle mogli, sarebbe più decente che foste voi a sborsare oro e non loro per comprare il padrone”.

Infine, ultimava il manoscritto, consigliando ai padri che costringevano le figlie  a farsi monache di sopprimere i figli maschi appena nati, risparmiandone solo uno per famiglia. Peccato minore di quello di seppellirle vive in un monastero. Senza peli sulla lingua, augurava ai padri ingrati “Soffri come lei, se per far vita più agiata e ricca di piaceri, fai subire all’infelice continui tormenti e patimenti. Non so come tu non venga disperso nell’aria e fulminato dal Cielo!”.

Insomma, Elena Cassandra Tarabotti ne aveva di cose da raccontare e di certo non le mandava a dire.

Così si accomiatò nel suo scritto alla Serenissima:

Scandalizzata sempre,

più che Angela della Madre della Donzella

 

Aiutami a trovare una maschera

Maschere veneziane

Maschere veneziane

Nascondi chi sono, e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni – fa dire William Shakespeare a Macbeth. Nessuno può dirsi del tutto insensibile al fascino enigmatico di una maschera e ai vantaggi che comporta.

Così, quando a Venezia i festeggiamenti del Carnevale erano finiti e veniva proibito mascherarsi, alcuni personaggi inquietanti vagavano indisturbati per calli e campielli. Erano le “baute”, le sole a cui era permesso mostrarsi in ogni periodo dell’anno.

Baute nel 18° secolo

Baute nel 18° secolo

Sotto la maschera bianca o nera dalla forma a becco, il tabarro e il tricorno neri si celavano uomini, donne, ricchi, poveri e personaggi dalle più svariate intenzioni.

Imbattersi in una bauta era cosa comune, soprattutto nel 1600 e 1700 tanto da non considerarla propriamente una maschera carnevalesca, ma piuttosto un modo di vestirsi.

L’importante era che il costume non fosse troppo di lusso, ma sobrio. Tra le regole che ne stabilivano l’utilizzo, c’era l’obbligo per le donne di indossarlo a teatro, ma il divieto di servirsene se si stava cercando marito.

Storie di donne: Barbara Strozzi e il barocco in rosa

BARBARA STROZZI

Barbara Strozzi (Venezia 1619- Padova 1677)

Babara Strozzi fu una delle primissime donne che si fecero strada nel mondo della musica, quando l’ambiente musicale nell’Europa occidentale era terreno esclusivo di compositori e musicisti uomini.  Forse, proprio per questo, si guadagnò l’appellativo di cortigiana, coniato dai più invidiosi e maligni del suo tempo. Che lo fosse o meno, poco importa, perché la “virtuosissima cantatrice” vantava e vanta tuttora una folta schiera di estimatori ed estimatrici. Le doti artistiche di quella figlia illegittima, nata dalla relazione con una serva, saltarono subito all’occhio del padre Giulio Strozzi, uomo colto e  introdotto nell’ambiente intellettuale veneziano del primo ‘600.

Quando l’ambiente musicale nell’Europa occidentale era terreno esclusivo di compositori e musicisti uomini.

Quando l’ambiente musicale nell’Europa occidentale era terreno esclusivo di compositori e musicisti uomini.

Da lui fu sostenuta ed incentivata nella carriera artistica, affiancandola negli studi a Francesco Cavalli, il maggiore compositore veneziano del tempo, fondando per lei una sorta di associazione culturale  denominata L’Accademia degli Unisoni. A casa Strozzi, dove l’Accademia teneva gli incontri con gli intellettuali veneziani, Barbara non solo si esibiva con le sue composizioni, ma promuoveva dibattiti e discussioni. Fu madre di quattro figli, tre dei quali dello stesso uomo che Barbara non sposò. Compose quasi esclusivamente musica profana per un totale di 125 pezzi vocali, una scelta controtendenza in tempi in cui era la musica sacra a fare da padrona. Una donna chiacchierata, insomma, una “stella ribelle”, per citare una sua composizione, che ha lasciato una traccia unica nella storia della musica barocca e non solo.

 

 

 

 

 

Venezia, la magica

Di fronte al Canale di S, Marco

Di fronte al Canale di S, Marco

La magia di Venezia è diffusa e molteplice. Ogni angolo ha una sua essenza cromatica, diversa da quella che si incontra svoltando l’angolo dopo.

Il mercato del pesce

Il mercato del pesce

Le tende rosse e il soffitto in legno con travi a vista del mercato del pesce o i drappeggi dorati di abiti sfarzosi esposti in vetrina che chi può permetterselo indosserà a carnevale.

Isola di S.Giorgio Maggiore

Isola di S.Giorgio Maggiore

La luce abbagliante della laguna, il bucato variopinto steso tra le case che quasi si toccano e il via vai dei vaporetti, delle barche, delle gondole nei canali. In quale altro luogo al mondo si può trovare un tale concentrato di sorprendenti visuali in uno spazio così relativamente piccolo, se non a Venezia?

Una città così magica che induce a fantasticare su quanti destini, tra i più disparati, si siano incrociati per le sue calli, i rii e i canali. Umili bottegai, ricche mogli e figlie di mercanti che commerciavano con l’Oriente, marinai dalla pelle ambrata e scura.

Gondole

Gondole

Ricami d'oro e tessuti pregiati

Ricami d’oro e tessuti pregiati

Sembra ancora di sentirlo, il profumo delle spezie che si mischia a quello dei tessuti pregiati e all’aria salmastra della laguna. Forse, anche allora come oggi, i facchini con i loro carrettini gridavano “ocio” per farsi strada tra i passanti.

Una magia, in cui immergersi completamente è inevitabile, a discapito della folla quasi sempre presente.

Canal Grande

Canal Grande

Meglio, quindi, scegliere mesi come ottobre o gennaio ed aspettare che finisca il vertiginoso giro di danza dell’Expo, perchè molti visitatori approfittano di sole due ore e mezzo di treno da Milano per visitare Venezia, la città più bella del mondo.

 

Il guerriero del vetro a Murano

Manifesto della mostra

E’ dedicata ad Ermanno Nason, grande maestro vetraio nato a Murano nel 1928, la mostra “Guerriero del vetro”  in allestimento fino all’11 gennaio 2011 presso il Museo del Vetro a Murano (VE), dove sono esposte circa 100 opere dell’artista del vetro, un’esigua quantità  rispetto alle numerosissime creazioni realizzate nel corso degli anni collaborando con i maggiori artisti del ‘900, tra i quali Pablo Picasso, Marc Chagall, Kokoshka, Hundertwasser e Guttuso.

Ermanno Nason appartiene ad una famiglia di maestri vetrai che tramanda la tradizione della lavorazione artistica del vetro fin dal 17° secolo. E’ grazie alla collaborazione con “La Fucina degli Angeli a cui i più importanti artisti  si rivolgevano a partire dagli anni ’50  per il disegno e la progettazione di opere in vetro che Ermanno Nason diviene definitivamente famoso.

Opera in vetro, E. Nason

Colpisce, oltre alla bravura tecnica, la versatilità dei soggetti e dei temi delle sue opere che vanno dal classico al moderno, dal pop all’astratto, svelando l’animo di un’artista sempre curioso e desideroso di cimentarsi in nuove sfide.

 

Glass warrior exhibited at Murano

The exhibition  “Guerriero del vetro” at the Museo del Vetro, Murano (VE) until Jan. 11 2011is dedicated to the great glass master Ermanno Nason, born at Murano in 1928. About 100 works are shown in the Museum, a small part of his numerous glass works, realized during his life in cooperation with the greatest artists of the 20th century  like Pablo Picasso, Marc Chagall, Kokoshka, Hundertwasser and Guttuso.

Ermanno Nason belongs to a family of glassmakers who have been handing on the tradition of glass working since 17th century. He has definitely become famous thanks to his collaboration with “La Fucina degli Angeli”, to whom the most important artists turned for the design and realization of their works in the ‘50s.

In addition to the excellent know-how of the artist, the versatility of his subjects and themes  is  astonishing, ranging from classic to modern, from pop to abstract, revealing the nature of an artist who is constantly curious and eager to accept new challenges.

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Der ausgestellte Glasskrieger  in Murano

Die Ausstellung “Guerriero del vetro” bei dem Museo del Vetro, Murano (VE) bis zum 11. Jan. 2011 ist  dem berühmten  Glasmeister Ermanno Nason gewidmet, der 1928 in Murano geboren wurde. Im Museum sind ungefähr 100 Werke des Meisters ausgestellt, die nur eine kleine Teile der zahlreichen Produktion darstellt , die er in Zusammenarbeit mit der grössten Künstler des 20. Jahrhunderts u.a. Pablo Picasso, Marc Chagall, Kokoshka, Hundertwasser and Guttuso realisiert hat.

 Ermanno Nason gehört einer Familie von Glasmeistern, die seit 17. Jahrhundert die Tradition der Glasbearbeitung überliefert. Durch die Zusammenarbeit mit “Fucina degli Angeli”, an die sich die wichtigsten Künstler der fünfziger Jahre für das Design und die Realisierung ihrer Werke wendeten, wurde Ermanno Nason für immer berühmt.

Neben der  ausgezeichneten Meistertechnik, überrascht besonders die Vielseitigkeit    der Themen seiner Werke, die auf den Klassiker und das Moderne, das Pop und das Abstrakte erstrecken  und eine  erneuernde Persönlichkeit  zeigen, die zu neuen Herausforderungen  immer bereit ist.

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