Leggenda e delizia del torrone di Cremona

Cremona

Nelle terre intorno a Cremona si è appena dissolta la prima nebbia autunnale. Fervono, frenetici,  gli ultimi  preparativi per un evento eccezionale: il matrimonio tra la duchessa Bianca Maria Visconti, di soli 17 anni, e il quarantenne Francesco Sforza.

È il 25 ottobre 1441 quando viene ufficializzata l’unione tra i due, predestinati ad essere consorti molti anni prima.

Si è deciso di celebrare la cerimonia, sontuosa come merita l’occasione, nella chiesetta di S. Sigismondo, appena fuori città.

Occhi nemici, malvagi e pericolosi potrebbero creare problemi nella centralissima Cattedrale.

Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza

Alle nozze di Bianca Maria e Francesco seguono grandi festeggiamenti,  giostre, tornei, sfilate di carri allegorici e, naturalmente, un banchetto regale. Nell’aria, gli effluvi delle carni speziate, dei capponi e della selvaggina si mischiano al vocio rumoroso e alle risate dei ricchi commensali che sorseggiano grandi calici di vino rosso.

Ma a un tratto, il vocio sembra scemare. Solo un attimo, e poi riprende ancora più rumoroso e allegro quando appare sulle tavole degli invitati un dolce preparato apposta per l’occasione. Ha la forma del Torrazzo, l’alto campanile della cattedrale sotto al quale non si è potuta svolgere la cerimonia nuziale.

Cremona, il Torrazzo

Noto ai posteri come “torrone”, è una delizia di pasta dolce in cui predomina il bianco d’uovo che avvolge mandorle e nocciole, con aggiunta di aromi e miele. Declinato in  numerose versioni e già presente in altri paesi lontani ai tempi di Bianca Maria e Francesco, il torrone di Cremona vanta oggi il marchio IGP.

Classico o morbido, continua a conquistare i palati e la golosità di chi lo apprezza e lo gusta  ben oltre i confini della città che lo ha visto nascere.

Eppure, qualcuno racconta che la sua origine sia solo una leggenda…