Io c’ero, e ve lo racconto

Ogni cosa, alla fine, ha tre costanti: un prima, un durante e un dopo.

Un prima, che può essere negato, sottovalutato, sfidato o del tutto inaspettato.

Un durante, faticoso, doloroso, vilipeso o riscoperto e sorprendentemente rivalutato.

Un dopo, da ipotizzare, progettare ed attendere.

Filo comune che unisce prima, durante e dopo è il tempo.

Un tempo che, di questi tempi appunto, si dilata, opprime o facilita, permettendo di occuparsi di altro.

Come il sogno nel cassetto di scrivere un’autobiografia, per esempio, digitando idee e spunti sulla tastiera di un pc, tablet o  smartphone.

Carta e penna sono diventati introvabili vicino a casa, con le cartolerie chiuse e gli scaffali della cancelleria off-limits nei supermercati.

Ma se proprio non si può fare a meno di scrivere in modo tradizionale per mettere insieme parole e pensieri, si può sempre frugare negli armadi e nei cassetti.

Ecco, allora, che oltre a mozziconi di matita, pennarelli e penne mezze consumate, saltano fuori agende vuote, regalate e omaggiate in tempi più o meno recenti, che sembrano lontani anni luce.

Periodi in cui mai si sarebbe immaginato l’attuale dopo, che è diventato il presente.

Un presente, con il suo bagaglio di tempo fin troppo disponibile, di cui in molti avrebbero volentieri fatto a meno.

Ma c’è chi, nell’emergenza, ci vive da sempre e si è fatto gli anticorpi grandi come una casa o resistenti come un bunker anti-atomico per sopravvivere nella quotidianità.

Segregazione domiciliare a parte, poco cambia per loro.

Un presente che già agli albori, con quella strana coincidenza di due 20 consecutivi, aveva forse gettato qualche dubbio e presagio nefasto tra gli appassionati di  numerologia.

Qualcuno di loro, probabilmente, aveva ravvisato qualche sciagura nascosta tra i vari significati del numero 20, vale a dire il castigo e la benevolenza del Cielo.  Qualcun altro, invece, avrà finalmente una scusa plausibile per sottrarsi al pranzo della domenica e delle feste.

Qualcun altro, al contrario, lo rimpiangerà profondamente.

In ogni caso, chiunque potrà dire di esserci entrato davvero nella storia.

Dal nipotino al bisavolo, generazioni lontane ma accomunate e condizionate dalla stessa emergenza, potranno così popolare  le pagine della famosa autobiografia in fondo al cassetto, nel capitolo dal titolo “Io c’ero, e ve lo racconto”.

 

Un bicchiere mezzo pieno…

Acqua, aria, fuoco e terra. Il mondo, alla fine, è uno solo, che lo si voglia o no.

È sempre stato così, dalla notte dei tempi, ma mai come oggi quello che uno fa vicino a casa propria può ripercuotersi in poco tempo a migliaia di chilometri, diventando una catena “globale” di cause, effetti ed eventi.

Globale, guarda caso, deriva da “globo” e relativi sinonimi: sfera, terra, pianeta, mondo, così può esistere l’economia globale, un problema globale, un fenomeno globale ecc…, ma anche una responsabilità globale.

A parte i derivati di “mondo”, sarà meno probabile avere a che fare con un’economia, un problema, un fenomeno e una responsabilità sferica, terrestre o planetaria.

Freddura e gioco di parole a parte, o calembour come dir si voglia, in tanti si stanno vivendo tempi incerti su questo globo. Non che sia sempre stato tutto facile, lo sappiamo bene.

Ma quando si affaccia all’orizzonte qualcosa di nuovo che preoccupa, minaccia e condiziona, sorgono spontanee alcune domande.

Una di queste, ruota intorno a una parola di sole sei lettere: perché?

Perché ci deve pur essere un inizio, una causa, un effetto e una catena di eventi che favorisce l’apparire di qualcosa di nuovo e inquietante.

Ma grattando la vernice solo di poco, si scopre che, in realtà,  quel nuovo sa di vecchio, che il famoso “globo” ha già vissuto.

Cambiano i nomi, le caratteristiche, i periodi storici e le dinamiche, che hanno lasciato e lasceranno i loro segni nel DNA umano.

Perché, alla fine, si trova quasi sempre un modo per difendersi da un problema, se non si è riusciti ad evitarne la causa.

Nel fagocitare di numeri, di  veri o presunti fattori scatenanti, di paure comprensibili o esagerate e di quant’altro non è facile restare lucidi e nemmeno accantonare la preoccupazione con un generico “stai sereno”.

Al grande punto interrogativo che appare nell’orizzonte personale di ognuno, risponde, in parte, il tempo che viene riscoperto col mutare delle abitudini quotidiane.

Così, per quanto possibile e assurdo, si riscoprono modi dimenticati di utilizzare le ore e le giornate. Un tratto di strada appare diverso se si percorre a piedi, piuttosto di condividere la vicinanza forzata, respirando la stessa aria del vicino.

Ore e giornate svuotate da obblighi sociali e lavorativi, offrono la possibilità di occuparsi di cose che normalmente si trascurano o diventano noiose incombenze, nell’attesa che tutto ritorni come prima. Anzi, si spera, meglio di prima.

Perché dalle difficoltà se ne può uscire perfino rinforzati. Di solito è così.

Nel frattempo, laviamoci spesso le mani, stiamo a distanza di sicurezza e RESTIAMO A CASA!!!!!!!!