Milano – A teatro con Maria Teresa (9)

Maria Teresa d'Austria

Maria Teresa d’Austria

Dopo gli spagnoli, Milano viene assoggettata all’impero austriaco, sotto al quale la città vive importanti riforme, fermento economico e culturale, soprattutto con Maria Teresa d’Austria che regnò per 40 anni. Alla sua figura è legata la storia di uno dei simboli milanesi per eccellenza: il Teatro alla Scala. Al fine di creare un ambiente decoroso per l’arciduca Ferdinando, figlio di Maria Teresa, e la corte fu fatto costruire tra il 1772 e il 1778 Palazzo Reale sulle preesistenti stutture della residenza viscontea che si affacciavano sull’attuale Piazzetta Reale, situata a lato del Duomo.

Palazzo Reale

Palazzo Reale

Il primo teatro che gli austriaci realizzarono si trovava all’interno del cortile di Palazzo Reale, ma essendo la stuttura prevalentemente  in legno fu distrutto ripetutamente da alcuni incendi per poi essere ricostruito e chiamato con diversi nomi. Per la ristrutturazione e l’ampliamento di Palazzo Reale fu chiamato all’opera l’architetto Giuseppe Piermarini che si avvalse della collaborazione dei più famosi decoratori del tempo e a lui si devono numerose altre opere famose situate nel centro di Milano, tra le quali  il cortile di Brera, il progetto del futuro Teatro Lirico e del Teatro alla Scala.  Maria Teresa era notoriamente conosciuta come grande estimatrice della cultura e dell’intrattenimento.

Del resto, gli occupanti austriaci, al contrario dei predecessori spagnoli, favorivano il diffondersi della cultura, fosse solo per favorire  il loro stesso potere imperiale, promuovendo la partecipazione di letterati ed artisti alla vita amministrativa e politica del loro impero, Non a caso, nella Milano di allora non conobbe ostacoli la nascita del pensiero razionale illuminista con esponenti quali Cesare Beccaria, Pietro e Alessandro Verri.

La piccola Milano nel 1734

La piccola Milano nel 1734

Tornando a Maria Teresa, donna tutto d’un pezzo, detentrice di ben nove titoli nobiliari,  pragmatica, risoluta e ben decisa a riformare uno stato e una città lasciati nel caos amministrativo dei periodi precedenti, a lei sono da ricondurre alcune tra le più importanti riforme. Dall’istruzione, con la creazione delle scuole elementari statali alla regolamentazione dei rapporti tra Stato e Chiesa, limitando i poteri di quest’ultima, ma particolarmente rilevante fu la riforma amministrativa e fiscale.  Le nuove leggi, promulgate anche attraverso le “grida”  che il banditore proclamava ad alta voce in pubblico, metodica già utilizzata nel periodo spagnolo, spaziavano in tutti gli ambiti della vita economica della città. Stabilivano le regole, ad esempio, per la coltivazione di mais, granoturco e cereali ancora presente nell’ambito cittadino e l’allontanamento per ragioni di salute pubblica delle risaie all’esterno dell’abitato, piuttosto che l’ammenda per far pascolare capre e pecore in città senza permesso.

Tramite un capillare censimento fu riorganizzato  il Catasto, che recensiva  tutte le proprietà,  i terreni privati ed ecclesiastici, rivalutandone il valore. La riscossione delle tasse  sarebbe avvenuta direttamente da parte dello stato accentratore e non più tramite intermediari che spesso sottraevano alla fonte la loro parte.

S.Maria della Scala

S.Maria della Scala

Come si è detto, quando Maria Teresa non era affaccendata in questioni di Stato si dedicava all’intrattenimento culturale e al divertimento. Dopo l’ultimo incendio del teatro a Palazzo Reale, Maria Teresa decise di far costruire un vero e proprio teatro nel sito precedentemente occupato dalla chiesa di Santa Maria della Scala fondata nel 1381 dedicata a Regina della Scala, moglie di Bernabò Visconti. La chiesa, ai tempi diroccata,  fu completamente demolita e al suo posto sorse la Scala, inaugurata nel 1778 con il nome di “Nuovo Regio Ducal Teatro”. La facciata in stile neoclassico del Piermarini, con il portico per le carrozze, celava all’interno l’ambiente sontuoso composto da 5 file di palchi, luccicante di specchi e innumerevoli lumi ad olio. Proprio i lumi ad olio costituirono una novità per la città, perchè vennero introdotti esattamente nel periodo austriaco per illuminare le vie, soppiantati poi dai lampioni a gas.

Teatro alla Scala in un quadro d'epoca

Teatro alla Scala in un quadro d’epoca

Nel teatro, la platea conteneva 600 posti e fino al 1891 un ampio spazio senza sedili fissi veniva usato per i balli e le feste. I palchi erano privati e i proprietari li potevano arredare secondo il loro gusto personale. Inoltre, potevano essere chiusi da tende. Particolare, questo, che scatenava numerosi pettegolezzi sul cosa vi si svolgeva al loro interno. A teatro non si andava solo per assistere agli spettacoli, ma anche per giocare d’azzardo, permesso solo nei teatri e ben tollerato, in quanto contribuiva a raccogliere i fondi necessari per la gestione del teatro stesso. Nel 1936 La Scala venne interamente ristrutturata, ma pochi anni dopo fu rovinosamente distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, come la vicina Galleria Vittorio Emanuele. Fu solo nel dopoguerra che il teatro venne di nuovo ricostruito quasi interamente come prima. Nei primi anni 2000 l’attività della Scala fu trasferita al Teatro degli Arcimboldi  per permettere i nuovi lavori di ristrutturazione. Il palco, vecchio di cent’anni, è stato trasformato e l’impianto scenico ingrandito, racchiuso ora nella nuova torre sul lato posteriore del teatro.

Teatro alla Scala, interno

Teatro alla Scala, interno

L’impatto visivo della nuova struttura, posta in posizione arretrata rispetto alla facciata neoclassica, ha perseguito l’intento di evidenziare le diverse epoche storiche della Scala. Il nuovo palco è largo 22 mt, profondo 34 mt con un retropalco di 23 mt. Per migliorare l’acustica è stata realizzata una nuova fossa per l’orchestra, rifatto il pavimento della sala del teatro e i rivestimenti interni dei palchi. E’ stato riportato alla luce l’antico pavimento in cotto e marmorino dei palchi, delle scale e dei corridoi, precedentemente ricoperto da moquette. Sette palchi, un tempo privati, sono stati ristrutturati, valorizzando le antiche decorazioni ottocentesche e le sfarzose specchiere, come quelle del palco del Piermarini.

Come sempre, dal soffitto sobriamente decorato scende l’enorme lampadario in cristallo, composto da 400 luci.

Tranne il ventennio di dominazione francese dal 1796 al 1814, gli austriaci resteranno a Milano fino alla metà del 19° secolo dopo che la città insorgerà con i moti del 1848 e le Cinque Giornate di Milano, esternando il malcontento della popolazione e la protesta dei mazziniani, dei democratici riformisti e della borghesia contro l’assolutismo austriaco impersonificato dal Generale Radetzky e la pesante pressione fiscale. In seguito, Milano passerà a far parte del Regno di Sardegna  e poi del Regno d’Italia  nel 1861.        Continua  ……

Le barricate del 1848

Le barricate del 1848

Gli austriaci alla Scala

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