Conosci tu il paese dove tosano le vigogne? Sì, la Pampa Galeras!

Vigogna nella Pampa Galeras, Perù

Inizia così, questo scritto, parafrasando il celebre poeta e scrittore Wolfgang Goethe che dell’Italia ha immortalato l’immagine del paese con il canto che esordisce con la famosa introduzione: Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni? Brillano tra le foglie cupe le arance d’oro, una brezza lieve dal cielo azzurro spira, il mirto è immobile, alto è l’alloro ecc.. , ma perché mai?

Perché alla fine, ogni paese e molti luoghi nel mondo sono caratterizzati da qualcosa di tipicamente autoctono, qualcosa che entra nell’immaginario collettivo, ma non solo, aggiunge qualche informazione in più a ciò che, in parte, già si sapeva.

Carretera Survival, all'inizio della Pampa Galeras

Entrando nella Pampa Galeras

Pensando al Perù per esempio, e nello specifico alla riserva naturale di Pampa Galeras si può apprendere che la vigogna non è solo un tessuto pregiato, quasi più del cashemere,  o una lana molto costosa che può arrivare al prezzo esorbitante di 400 euro al kg, ma anche, anzi soprattutto, un animale.

Un animale che ha rischiato l’estinzione e il motivo salta subito all’occhio, ma che ora è protetto.

Alla vigogna, elemento fondamentale della tradizione millenaria del Perù e dei popoli andini in generale, è dedicato l’evento annuale del Chaccu, la tosatura in massa che si svolge da aprile a novembre, ma nella riserva di Pampa Galeras solo alla fine di maggio o all’inizio di giugno.

Chaccu

La cattura e la tosatura della vigogna, considerato animale sacro in antichità, ritrova le sue radici nel rituale ancestrale che gli Incas dedicavano alla madre terra.

Potendo chiedere oggi alle vigogne catturate cosa ne pensano del Chaccu, forse risponderebbero che per loro, effettivamente, è una scocciatura e causa di stress, ma è pur sempre  il male minore di fronte al pericolo di essere comunque tosate, dopo essere state soppresse…

Per tutte queste ragioni, la vigogna può diventare l’occasione di un viaggio a tema, come il foliage nel Vermont o la fioritura dei ciliegi in Giappone.

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Panorami impossibili dal rifugio Marinelli

Salendo al rifugio Marinelli (2.122 mt), sulle Alpi Carniche

Ci sono mete così, per le quali si è disposti a sudare sette camicie, camminando per ore. Il panorama che aspetta alla fine del sentiero, ripagherà delle fatiche.

Ma ci sono anche mete dispettose. Si parte con il sole e il bel tempo e più ci si avvicina alla meta, puntualmente, il tempo cambia.

Una di queste, è il rifugio Marinelli, sulle Alpi Carniche,  dal quale si apre una stupenda visuale su catene di montagne che si susseguono all’infinito.

Purtroppo, può capitare che la prima ed unica volta che si è avuta la fortuna di ammirarla dal vero e in pieno sole, è stato alcuni anni prima, quando ancora non esistevano gli smartphone, o ignari della bellezza naturalistica che attendeva alla fine della lunga salita, si era lasciata la fotocamera a casa e il telefonino era scarico.

Poi, si è risaliti altre volte, sperando di rivivere l’esperienza, armati di smartphone ben caricato e di fotocamera digitale, ma invano.

Tutte le volte, le nuvole dispettose hanno cominciato immancabilmente a scendere proprio poco prima di affrontare l’ultimo, ripido tratto di sentiero che nasconde la meta agognata dietro la salita.

Avvolti dalle nuvole basse, sudati e infreddoliti, non è rimasto altro che rifocillarsi in fretta e trovare riparo nel rifugio, guardando sconsolati la coltre nebbiosa che copriva il paesaggio.

Poi, ridiscesi a valle, magari accompagnati per tutto il percorso dal temporale, si è tornati alla macchina, inzuppati fradici, ma ostinati a riprovarci un’altra volta, chissà quando, e soprattutto chissà con quale esito.

Forse, sarà solo questione di correnti d’aria avverse, ma dovrebbero mettere un cartello al rifugio Marinelli, che dice: “Non hai vinto. Ritenta, la prossima volta sarai più fortunato”.

Hidden views from Marinelli refuge

There are destinations, for which people are willing to sweat blood, walking for hours. At the end of the path, the astonishing view will be certainly worth the fatigue.

But there are also spiteful destinations whose tracks often start in the sun and constantly end by bad weather. Marinelli refuge, situated in the Carnian Alps, Italy, is one of those beautiful but spiteful places offering a splendid view on endless chains of mountains, unless clouds do not decide to spoil the beautiful landscape just some minutes before your arrival.

So, it may happen that the first and only time the splendid view was there in the sun, ready to be captured by the camera, smartphones had not been invented yet. Unware of the natural beauty waiting at the end of the tiring walk, you might have had no camera at all, or in more recent times, you did have a smartphone, but it was dead.

Then, you may try again and stubbornly climb to the refuge several times, but  in vain, no matter if provided with a brand new camera or a perfectly working smartphone.  It may happen that four times out of four,  clouds appear just a few steps before you reach the longed for destination.

Cold and sweaty, you only have to eat your sandwiches in a rush and take shelter inside Marinelli hut, looking at the foggy clouds covering everything outside.

Once you have descended to the valley floor where you parked your car and maybe a thunderstorm has accompanied you all the track back long, you may decide not to give up and stubbornly plain another excursion to Marinelli refuge, who knows when and with what outcome.

Perhaps, it’s only a matter of unfavorable air flows, but they should put a sign at Marinelli refuge, which says, “You didn’t win. Better luck next time”.

 

 

Orobie bergamasche: un territorio da riscoprire

Panorama dal Bivacco Telini

Nonostante la presenza di numerose realtà densamente popolate e la vicina Pianura Padana, la zona racchiusa e protetta dalle Alpi Orobiche svela inaspettati ambienti incontaminati e ben conservati.

Valseriana

Valli verdeggianti e silenziose, raggiungibili solo in un’ora e mezza di macchina da Milano e qualche ora di cammino, fanno catapultare in un mondo antico, dove l’intervento dell’uomo si limita solo a far sì che la natura resti il più possibile vicina al suo stato originario.

Dove un tempo il territorio veniva sfruttato per la presenza di minerali, fra cui zinco, ferro, piombo e carbone, oggi le miniere diventano un percorso tematico e didattico, ma non solo. Percorrendo sentieri di valli come  la Valseriana e la Val del Riso che prende il nome dall’omonimo torrente, si possono scorgere caprioli che corrono a nascondersi nel folto del bosco o sentire la marmotta avvertire la sua comunità.

Presolana

Crinali ricoperti da fitte abetaie e faggeti si alternano a pascoli ben curati e malghe sparse qua e là, mentre il gruppo della Presolana domina quasi sempre la scena, vicino o lontano che sia.

Vecchie mulattiere collegano direttamente paesi, altrimenti raggiungibili solo scendendo a valle e risalendo per strade asfaltate.

In cammino verso il Bivacco Telini

In cammino verso il Bivacco Telini

Passano attraverso boschi immersi nel fresco e nella penombra, mentre più in basso sulla strada principale chi si trova a passare da turista frettoloso e abituato alle comodità spesso  si limita a pensare che quelle cime là in alto facciano solo da cornice alle solite destinazioni.

Nascondono, invece, piccoli paradisi tutti da scoprire e luoghi ancora integri che si pensava di conoscere solo guardandoli dal fondovalle.

Sopra Gorno

The Orobie Alps in Bergamo surroundings: a territory to be revalued

Despite the presence of numerous densely populated areas and the nearby Po Valley, the territory enclosed and protected by the Orobie Alps reveals unexpectedly uncontaminated and well-preserved environments.

Lush green and quiet valleys, reachable just in an hour and a half drive from Milan and then after a few hours walk, let yourselves come back to an ancient world, where human intervention is limited only to ensure that nature remains as much as possible similar to its original condition.

Places that once where exploited for the presence of minerals, including zinc, iron, lead and coal, have become today thematic and educational itineraries.  But there’s more, along the trails of valleys like Valseriana and Val del Riso, that takes its name from the namesake river, you can see the roe deer run off and hide in the thickets of the forest, or hear the groundhog whistling to warn his community.

Mountain ridges covered with dense beech and fir woods alternate with well-tended pastures and mountain huts scattered here and there, while the  Presolana Massif dominates the scenery most of the time, no matter if it’s near or far.

Old mule tracks, twisting and turning in cool and shady woods, connect villages directly, otherwise accessible only by going down to the valleys and drive up through paved roads.

On the main roads at the bottom of the valleys, hushed tourists accustomed to comfort just think that those peaks up there merely have a scenic effect for usual destinations.

Instead, they hide pieces of  Heaven and uncontaminated places, all to be discovered even if they appear to be familiar only by looking at them from the valley floor.

Coober Pedy, la tana dell’uomo bianco

Coober Pedy, Australia

Nel bel mezzo deserto australiano solo qualche casa e pochi altri edifici sfidano il caldo opprimente. Qualche metro al di sotto, dove la temperatura  si fa  più gradevole, la maggior  parte della  comunità di Coober Pedy si è adattata a uno strano stile di vita.

Vive come farebbero le lucertole del deserto, ma in modo molto più confortevole, riconvertendo le aree un tempo occupate dalle miniere in comodi hotel, appartamenti e altre strutture utili a rendere la permanenza sotto il suolo piacevole, oltre che decisamente fuori dal comune.

Nota anche come “capitale mondiale dell’opale”, Coober Pedy ricorda nel suo nome la presenza degli antichi abitanti di quella terra desertica: gli aborigeni che chiamarono i nuovi arrivati kupa piti, vale a dire “uomo bianco nella tana”.

Una tana che l’uomo bianco si è costruito a 850 km da Adelaide, nell’Australia meridionale, da quando nel lontano 1915 fu trovato per caso il primo opale.

La comunità che da allora vive e lavora a contatto con la terra rossastra, arsa dal sole a dal caldo, deve infatti la sua fortuna al sottosuolo, ricco di  questa pietra iridescente che assume infinite sfumature, dal viola al verde, dal blu al rosso, al giallo e all’arancione, utilizzata per creare gioielli ed oggetti ornamentali.

Divenuta in tempi moderni un’insolita meta turistica, Coober Pedy offre un’originale esperienza di soggiorno, assaporando il fascino della zona desertica che la circonda.

 

Luci e colori di Portogruaro

Portogruaro, i mulini di S.Andrea

Già in sentore di Venezia da cui la separano  circa 70 km, Portogruaro è una cittadina piacevole da visitare e per passarci qualche ora.

Con la parte centrale dedicata a pedoni e biciclette, può offrire una pausa rilassante passando tra i caffè sotto ai portici e passeggiando per strade tranquille e verdeggianti che in occasioni particolari, come ad esempio una fiera medievale, diventano ancora più interessanti.
Nuovo e antico si accostano, mentre qua e là appaiono i segni della vicinanza alla Serenissima nell’architettura degli edifici e in altri dettagli, creando attraenti contrasti di colore e di stile.

I mulini di S. Andrea  sul fiume Lemene risalgono al 12° secolo e allo stesso periodo appartiene  il campanile storto, già inclinato di quasi 1 mt  e ½ che si trova nella  centrale Piazza del Duomo  e che continua inesorabilmente a pendere di 2 mm ogni anno.

Da Portogruaro si snodano alcuni percorsi ciclabili, tra i quali quello che costeggia il fiume Lemene, reso possibile dalla recente realizzazione della GiraLemene.

Si tratta di una rete di strade e  piste ciclabili che si estende per 40 km tra campagne rigogliose, mulini  e resti storici di antichi edifici.

 

 

 

Un americano nel Monferrato

Monferrato, Piemonte

Monferrato, Piemonte

Terra di vigneti, il Monferrato che attrae non solo turisti italiani, ma d’oltralpe e d’oltreoceano. Non solo vini, però, ma anche borghi in cima alle colline, castelli, agnolotti, krumiri rossi alias i famosi biscotti zigrinati a forma arcuata, la farinata di ceci e la bagna cauda.

Soffermandosi sulla prima voce della lista, è doveroso  menzionare il circuito degli infernot che potrebbe richiamare a qualche evocazione dantesca, con cui naturalmente non ha nulla a che fare.

Infernot del Monferrato

Infernot del Monferrato

Collocati al di sotto delle abitazioni, gli infernot erano le tavernette di un tempo, le dispense dei più facoltosi e di chi era più provvisto di vini e di cibo. Scavato nella roccia sottostante l’edificio a cui apparteneva, l’infernot era il luogo ideale in cui riporre le preziose bottiglie in attesa che il loro pregiato contenuto maturasse sotto la coltre di umidità e di ragnatele.

Oggi, il Monferrato e i suoi infernot rientrano tra i patrimoni Unesco e sono la meta di itinerari tematici che possono essere percorsi anche in bicicletta.

Forse, anche per questa risonanza internazionale, sono sempre più numerosi i turisti stranieri che visitano il Monferrato, appagando non solo la vista di fronte a un incantevole paesaggio vinicolo, ma anche il palato con specialità sconosciute, come ad esempio la bagna cauda. Ricetta di origine provenzale, era un tempo relegata ai ceti sociali più umili, per via dell’abbondanza di aglio e il sapore forte di acciuga, ma i tempi si sa cambiano e stravolgono ogni confine, anche quello gastronomico.

Bagna cauda nel fojòt, il contenitore in terracotta

Bagna cauda nel fojòt, il contenitore in terracotta

Così oggi, il famoso intingolo piemontese diventa l’occasione di un rito conviviale col quale si immergono le verdure crude o cotte in un recipiente di terracotta condiviso da tutti i presenti di ogni nazione ed estrazione sociale.

Per non dimenticarsi dell’esperienza accogliente e insolita, l’americano citato all’inizio è ritornato a casa, volando di nuovo sopra l’oceano, mentre in valigia portava con sé l’esclusiva di una vera bagna cauda made in Italy, o meglio made in Piedmont e più precisamente made in Monferrato.

An American in Monferrato

A land of vineyards, that’s what Monferrato is, which attacts not only tourists from all parts of Italy, but from abroad, as well.  However, wine is only one of the gratest attractions in Monferrato. Not to mention, hilltop villages, castles, the typical filled pasta agnolotti, the gluten free, flat bread made of  chickpea flour named farinata di ceci and the unmistakable red krumiri biscuits, which everybody in Italy knows for their unique,  curved and  knurled  shape.  Last but not least the bagna cauda, which would sound in English something like hot sauce.

As the first thing listed, it’s fair to say that a tour through the infernots is well worth going on, but don’t worry if the word may remind you of Dante’s hell, since it has nothing to do with it.

Infernots are the former cellars and larders of the wealthiest families where they stored food and wine.  They were located in the basement of the buildings they belonged to and digged into natural rock underneath.  They were perfect places  to store bottles containing precious wine waiting for  aging under layers of cobwebs and mold.

Nowadays, Monferrato with its infernots is a Unesco’s protected site and a must-see destination for thematic itineraries that can be followed by bike, as well.

Maybe, it’s just because of its international renown that not only native Italian tourists, but  also visitors from abroad arrive in Monferrato and are amazed at the lovely vineyard landscape as well as new, delicious specialities such as bagna cauda.

Bagna cauda is an old French receipe from Provence and owing to its abundance of garlic and enchovies giving the sauce a strong flavour, it was considered in the past as a food of the poorest.

But time goes by, changing many bounderies, even  gastronomic clichés, so today the old sauce  of  Piedmont  has become a fashionable, convivial ritual by which people of every nationality and class origin dip pieces of row and cooked vegetables into the bagna cauda, sharing together the same,  typical terracotta pan containing the sauce.  As for the American mentioned at the beginning, he was then on his way back to the US with a real made-in-Monferrato bagna cauda in his spinner that would remind him of the unusual and welcoming experience.

 

 

 

Che tempo farà alle Hawaii?

Hawaii, Parco Nazionale dei Vulcani

Hawaii, Parco Nazionale dei Vulcani

Quando il gelo imperversa e calano i freddi venti del nord a poco serve coprirsi a multistrati.

Le cose da fare, allora, sarebbero due: se si potesse, ibernarsi come gli orsi e risvegliarsi al primo tepore primaverile oppure … sognare qualche luogo caldo, ma non troppo, un posto esotico, ma non uno dei soliti dove ci vanno tutti di questo periodo; il Kenya, i Caraibi o le Canarie.

Kahuku

Kahuku

Una meta un po’ diversa, insomma, anche se un po’ cara a e di certo non persa tra i deserti o le remote spiagge selvagge e allora, perché non le Hawaii? Le medie stagionali  su questo arcipelago, si dice, oscillano tra una minima di circa 9° a una massima di 21° che può arrivare anche a 27°, a seconda della zona e dell’altitudine.

Meta scelta soprattutto da dicembre a febbraio, dove accorrono i freddolosi di diverse parti del mondo, perché nonostante sia il periodo più fresco e piovoso dell’anno, almeno là fa caldo. Quasi come in estate, perché su queste isole dell’Oceano Pacifico non c’è molta differenza tra estate e inverno.

Spiaggia hawaiana

Spiaggia hawaiana

E poi, vogliamo metterci anche la loro origine vulcanica che rende ancora più piacevole il soggiorno, passeggiando tra le distese verdeggianti e fertili o tra i caldi vapori del Volcanoes National Park? Bizze vulcaniche, permettendo.

Un moderno centro visitatori e il Museo Jaggar forniranno, oltre alla possibilità di fare un’escursione guidata con un ranger, molte altre informazioni, utili per conoscere queste isole sotto un altro aspetto.

Hawaii, quindi, che non sono solo ukulele, aloha, hula e collane di fiori, per svernare … almeno per un po’.

 

Pavia: ogni certosa ha i suoi misteri

Certosa di Pavia

Certosa di Pavia

Formule geometriche esoteriche a parte e al di là della ricchezza di simboli religiosi nascosti, tutti da scoprire, la Certosa di Pavia non fa eccezione in quanto a un certo fascino misterioso, tipico della sua categoria.

Il chiostro della Certosa

Il chiostro della Certosa

Che dire del grande parco di 22 km² che la circondava nel 14° secolo? Resta un po’ difficile immaginarselo ora, tra le case e i campi coltivati a riso, sotto le rotaie della ferrovia e  le strade incatramate, ospitare cervi, daini, caprioli, lepri, conigli, struzzi e perfino orsi.

Geometrie esoteriche di volumi

Geometrie esoteriche di volumi

Ancora più arduo è immaginare i Visconti fare il bagno nelle fresche acque della grande vasca di marmo bianco all’interno del rigoglioso giardino.

Oziavano proprio là, alla Certosa, per sottrarsi alle afose giornate estive, tipiche della bassa lombarda, piluccando grappoli d’uva tra le più ricche e gustose, cogliendo frutti di ogni tipo, cosi che sembrava di essere più in un giardino dell’Eden che in un monastero.

Lavabo in pietra e terracotta (15° secolo)

Lavabo in pietra e terracotta (15° secolo)

Ancora più intrigante è l’immagine del passaggio sotterraneo che collegava la Certosa con il Castello a Pavia lungo ad oculum, vale a dire a occhio e croce 7 km che i Signori di Milano percorrevano per non farsi notare e assicurarsi una via di fuga, caso mai fosse stato necessario.

Di passaggi segreti Pavia ne è piena, purtroppo spesso franati, interrotti o murati, ma in quello che partiva dalla Certosa, con uscite intermedie lungo il suo percorso, si doveva assistere a un gran via vai di cavalieri, militari e nobiltà in cerca di anonimato.

Bastava possedere la chiave ed essere nel giro giusto ed ecco che le porte di accesso alla via segreta si aprivano per poi richiudersi tra le mura umide dell’oscuro passaggio.

Realtà e finzione alla certosa

Realtà e finzione alla certosa

Pavia: Every charterhouse has its own mysteries

Apart from esoteric geometry formulas and beyond the richness of hidden religious symbols, all to be discovered, the Certosa of Pavia is no exception to the rule, as to a certain mysterious charm, typical of its category.

Unfortunately, there’s little to say about the large park  that once extend for 22 km² and surrounded it in the 14th century. It’s a little hard to imagine it now, among the houses and rice fields, under the rails of the railroad and the cobbled streets, to accommodate deer, roe deer, hares, rabbits, ostriches and even bears.

It’s even harder to believe that the noble family Visconti came here from Milan to escape the saultry, hot summer days, typical of  the Lombard low plain. They used to bathe in the cool waters of a large white marble tub inside the lush garden of the Chartreuse, picking grapes among the most delicious and tasty ones, as well as fruits of all kinds. So it seemed to be more in the Garden of  Eden rather than in a monastery.

And what about the underground  passage that connected the Certosa to the castle in Pavia? It was more or less 7 km long and was designed for the Lords of Milan who could go to and fro unnoticed or use it to escape, if necessary.

Pavia is full of secret passages, in most cases collapsed, interrupted or walled up over time, but in the hidden tunnel departing from the Certosa and provided with several exits along its path, one had to witness a great bustle of knights, military and nobility in search of anonymity .

It was sufficient to be in possession of the key and belong to a restricted circle of persons, so the doorways to the secret way could open and  then close again between the wet walls of the dark passage.

Oasi naturale della Valle Canal Novo

Oasi naturale Valle di Canal Novo (UD)

Oasi naturale Valle di Canal Novo (UD)

La laguna di Marano è una vasta area nell’Adriatico settentrionale, tra Grado e Lignano, che racchiude diverse zone umide. Al suo interno, la riserva naturale della Valle di Canal Novo si estende in una ex valle di pesca occupando una parte di terra che si allunga verso il mare.

Ci si accorge subito, dopo aver comprato il biglietto di ingresso a soli €.3.50 (tariffa adulti), di come tutto possa cambiare facendo solo  pochi passi dal centro del piccolo paese di Marano Lagunare, di per sè già tranquillo villaggio di pescatori.

Forse un tempo, molto tempo fa, accadeva un po’ dappertutto che nelle zone di confine tra mare e terraferma, tra le paludi di acqua dolce e quelle salmastre si potesse sentire solo lo starnazzare delle anatre selvatiche, i suoni  e i versi delle marzaiole, dei germani reali, lo sbattere d’ali dei cigni selvatici e il vento che piega dolcemente i canneti.

Tutto questo è possibile ancora oggi, soprattutto nei giorni in cui solitamente di visitatori alla riserva ce ne sono davvero pochi.

Dotata di un museo, di un sito preistorico ricostruito, di due comodi punti di osservazione che permettono di spaziare non solo con lo sguardo, ma anche con l’udito sul fascino di un’area umida che sembra essere rimasta magicamente ferma nel tempo, l’oasi naturale della Valle di Canal Novo è un luogo da scoprire anche insieme ai più piccoli,

Meglio se in punta di piedi, per quanto possibile, per non oasi-4disturbare i suoi legittimi abitanti o qualche birdwatcher e fotografo che dietro al suo super obiettivo non amerà molto veder sfumare in un attimo lo scatto che attendeva da tanto.

 

 

 

Quattro passi nel verde del bosco Fontana

Bosco Fontana (Marmirolo, Mantova)

Bosco Fontana (Marmirolo, Mantova)

Trascorsi da molto tempo i fasti dei Gonzaga, resta ai posteri un’oasi di verde a 5 km da Mantova, la loro città.

Per sfatare la monotonia di un paesaggio piatto, nell’ex tenuta di caccia dei Gonzaga si apre il bosco Fontana che si estende per quasi 2,5 kmq. Grandi alberi ombrosi e canali dove scorrono acque fresche offrono la soluzione naturale all’opprimente calura della pianura, dove di solito non arrivano i venti.

Palazzina Gonzaga

Palazzina Gonzaga

Testimonianza di un antico passato che faceva della Pianura Padana un’enorme distesa boscosa, eredità dell’epoca post-glaciale, il bosco Fontana ospita nel centro la palazzina Gonzaga, meta un tempo di frequentazioni altolocate.

Il verde in Italia avanza, inteso come territorio che spontaneamente o con l’aiuto umano si riappropria del suo spazio. Da decenni la superficie occupata da boschi e foreste aumenta ogni anno del 0,6%  e questa è senz’altro una notizia positiva se non va a pari passo con l’abbandono selvaggio e l’incuria delle zone verdi d’Italia.

Anche nel verde di questa parte della Lombardia dove il fiume Mincio crea paesaggi agresti e lacustri da esplorare a piedi o in battello, la bicicletta resta pur sempre un ottimo mezzo di trasporto, sebbene non sia possibile usarla all’interno del  bosco Fontana. In ogni caso, la zona boscosa merita certo di essere visitata, perchè è rimasta quasi al suo stato naturale, senza asettici viali cosparsi di ciottoli bianchi o cespugli bellamente rifiniti dal tagliasiepe.

Del resto, quale altro territorio comodamente pianeggiante potrebbe prestarsi per una facile escursione a piedi o sul sellino di una bici?

 

A walk in the green of Fontana Forest

Gonzaga family’s grandeur has passed for quite a long time, but a green oasis still remains for the posterity only about 5 kms from Mantua, the city where the dinasty had its main residence.

To break up the monotony of a flat landscape, Fontana Forest extends for nearly 2,5 sq km covering the former Gonzaga hunting ground.

Big shade trees and fresh water canals offer a natural solution to the oppressive heat of the plain, where the winds usually do not blow.

In the centre of Fontana Forest, which is an evidence of ancient times when the Po Valley was a huge forested land developed after the post-glacial period, the Gonzaga hunting residence still reminds of its  high-ranking guests.

In Italy, green areas are increasing. Statistics say that in the last few decades woods and forests have gained 0,6% surface each year. No doubt, this is a very good news, if it is not related to abandoning and neglicence.

Also in the green of this part of Lombardy where the Mincio river shapes rural and lake-like landscapes to be visited on foot or by boat, a bicycle is a suitable means of transportation, though it is forbidden to ride it in the Fontana Forest.

Anyway, the large wooded area is worth visiting owing to its almost original natural conditions. Neither artificial paths covered with white pebbles nor  decorative bushes beautifully cut with hedge trimmers mark the Fontana Forest.

After all, which other flat land, could be more appropriate  for an easy  walk or a comfortable bike ride?

Voci precedenti più vecchie

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