Coober Pedy, la tana dell’uomo bianco

Coober Pedy, Australia

Nel bel mezzo deserto australiano solo qualche casa e pochi altri edifici sfidano il caldo opprimente. Qualche metro al di sotto, dove la temperatura  si fa  più gradevole, la maggior  parte della  comunità di Coober Pedy si è adattata a uno strano stile di vita.

Vive come farebbero le lucertole del deserto, ma in modo molto più confortevole, riconvertendo le aree un tempo occupate dalle miniere in comodi hotel, appartamenti e altre strutture utili a rendere la permanenza sotto il suolo piacevole, oltre che decisamente fuori dal comune.

Nota anche come “capitale mondiale dell’opale”, Coober Pedy ricorda nel suo nome la presenza degli antichi abitanti di quella terra desertica: gli aborigeni che chiamarono i nuovi arrivati kupa piti, vale a dire “uomo bianco nella tana”.

Una tana che l’uomo bianco si è costruito a 850 km da Adelaide, nell’Australia meridionale, da quando nel lontano 1915 fu trovato per caso il primo opale.

La comunità che da allora vive e lavora a contatto con la terra rossastra, arsa dal sole a dal caldo, deve infatti la sua fortuna al sottosuolo, ricco di  questa pietra iridescente che assume infinite sfumature, dal viola al verde, dal blu al rosso, al giallo e all’arancione, utilizzata per creare gioielli ed oggetti ornamentali.

Divenuta in tempi moderni un’insolita meta turistica, Coober Pedy offre un’originale esperienza di soggiorno, assaporando il fascino della zona desertica che la circonda.

 

Luci e colori di Portogruaro

Portogruaro, i mulini di S.Andrea

Già in sentore di Venezia da cui la separano  circa 70 km, Portogruaro è una cittadina piacevole da visitare e per passarci qualche ora.

Con la parte centrale dedicata a pedoni e biciclette, può offrire una pausa rilassante passando tra i caffè sotto ai portici e passeggiando per strade tranquille e verdeggianti che in occasioni particolari, come ad esempio una fiera medievale, diventano ancora più interessanti.
Nuovo e antico si accostano, mentre qua e là appaiono i segni della vicinanza alla Serenissima nell’architettura degli edifici e in altri dettagli, creando attraenti contrasti di colore e di stile.

I mulini di S. Andrea  sul fiume Lemene risalgono al 12° secolo e allo stesso periodo appartiene  il campanile storto, già inclinato di quasi 1 mt  e ½ che si trova nella  centrale Piazza del Duomo  e che continua inesorabilmente a pendere di 2 mm ogni anno.

Da Portogruaro si snodano alcuni percorsi ciclabili, tra i quali quello che costeggia il fiume Lemene, reso possibile dalla recente realizzazione della GiraLemene.

Si tratta di una rete di strade e  piste ciclabili che si estende per 40 km tra campagne rigogliose, mulini  e resti storici di antichi edifici.

 

 

 

Un americano nel Monferrato

Monferrato, Piemonte

Monferrato, Piemonte

Terra di vigneti, il Monferrato che attrae non solo turisti italiani, ma d’oltralpe e d’oltreoceano. Non solo vini, però, ma anche borghi in cima alle colline, castelli, agnolotti, krumiri rossi alias i famosi biscotti zigrinati a forma arcuata, la farinata di ceci e la bagna cauda.

Soffermandosi sulla prima voce della lista, è doveroso  menzionare il circuito degli infernot che potrebbe richiamare a qualche evocazione dantesca, con cui naturalmente non ha nulla a che fare.

Infernot del Monferrato

Infernot del Monferrato

Collocati al di sotto delle abitazioni, gli infernot erano le tavernette di un tempo, le dispense dei più facoltosi e di chi era più provvisto di vini e di cibo. Scavato nella roccia sottostante l’edificio a cui apparteneva, l’infernot era il luogo ideale in cui riporre le preziose bottiglie in attesa che il loro pregiato contenuto maturasse sotto la coltre di umidità e di ragnatele.

Oggi, il Monferrato e i suoi infernot rientrano tra i patrimoni Unesco e sono la meta di itinerari tematici che possono essere percorsi anche in bicicletta.

Forse, anche per questa risonanza internazionale, sono sempre più numerosi i turisti stranieri che visitano il Monferrato, appagando non solo la vista di fronte a un incantevole paesaggio vinicolo, ma anche il palato con specialità sconosciute, come ad esempio la bagna cauda. Ricetta di origine provenzale, era un tempo relegata ai ceti sociali più umili, per via dell’abbondanza di aglio e il sapore forte di acciuga, ma i tempi si sa cambiano e stravolgono ogni confine, anche quello gastronomico.

Bagna cauda nel fojòt, il contenitore in terracotta

Bagna cauda nel fojòt, il contenitore in terracotta

Così oggi, il famoso intingolo piemontese diventa l’occasione di un rito conviviale col quale si immergono le verdure crude o cotte in un recipiente di terracotta condiviso da tutti i presenti di ogni nazione ed estrazione sociale.

Per non dimenticarsi dell’esperienza accogliente e insolita, l’americano citato all’inizio è ritornato a casa, volando di nuovo sopra l’oceano, mentre in valigia portava con sé l’esclusiva di una vera bagna cauda made in Italy, o meglio made in Piedmont e più precisamente made in Monferrato.

An American in Monferrato

A land of vineyards, that’s what Monferrato is, which attacts not only tourists from all parts of Italy, but from abroad, as well.  However, wine is only one of the gratest attractions in Monferrato. Not to mention, hilltop villages, castles, the typical filled pasta agnolotti, the gluten free, flat bread made of  chickpea flour named farinata di ceci and the unmistakable red krumiri biscuits, which everybody in Italy knows for their unique,  curved and  knurled  shape.  Last but not least the bagna cauda, which would sound in English something like hot sauce.

As the first thing listed, it’s fair to say that a tour through the infernots is well worth going on, but don’t worry if the word may remind you of Dante’s hell, since it has nothing to do with it.

Infernots are the former cellars and larders of the wealthiest families where they stored food and wine.  They were located in the basement of the buildings they belonged to and digged into natural rock underneath.  They were perfect places  to store bottles containing precious wine waiting for  aging under layers of cobwebs and mold.

Nowadays, Monferrato with its infernots is a Unesco’s protected site and a must-see destination for thematic itineraries that can be followed by bike, as well.

Maybe, it’s just because of its international renown that not only native Italian tourists, but  also visitors from abroad arrive in Monferrato and are amazed at the lovely vineyard landscape as well as new, delicious specialities such as bagna cauda.

Bagna cauda is an old French receipe from Provence and owing to its abundance of garlic and enchovies giving the sauce a strong flavour, it was considered in the past as a food of the poorest.

But time goes by, changing many bounderies, even  gastronomic clichés, so today the old sauce  of  Piedmont  has become a fashionable, convivial ritual by which people of every nationality and class origin dip pieces of row and cooked vegetables into the bagna cauda, sharing together the same,  typical terracotta pan containing the sauce.  As for the American mentioned at the beginning, he was then on his way back to the US with a real made-in-Monferrato bagna cauda in his spinner that would remind him of the unusual and welcoming experience.

 

 

 

Che tempo farà alle Hawaii?

Hawaii, Parco Nazionale dei Vulcani

Hawaii, Parco Nazionale dei Vulcani

Quando il gelo imperversa e calano i freddi venti del nord a poco serve coprirsi a multistrati.

Le cose da fare, allora, sarebbero due: se si potesse, ibernarsi come gli orsi e risvegliarsi al primo tepore primaverile oppure … sognare qualche luogo caldo, ma non troppo, un posto esotico, ma non uno dei soliti dove ci vanno tutti di questo periodo; il Kenya, i Caraibi o le Canarie.

Kahuku

Kahuku

Una meta un po’ diversa, insomma, anche se un po’ cara a e di certo non persa tra i deserti o le remote spiagge selvagge e allora, perché non le Hawaii? Le medie stagionali  su questo arcipelago, si dice, oscillano tra una minima di circa 9° a una massima di 21° che può arrivare anche a 27°, a seconda della zona e dell’altitudine.

Meta scelta soprattutto da dicembre a febbraio, dove accorrono i freddolosi di diverse parti del mondo, perché nonostante sia il periodo più fresco e piovoso dell’anno, almeno là fa caldo. Quasi come in estate, perché su queste isole dell’Oceano Pacifico non c’è molta differenza tra estate e inverno.

Spiaggia hawaiana

Spiaggia hawaiana

E poi, vogliamo metterci anche la loro origine vulcanica che rende ancora più piacevole il soggiorno, passeggiando tra le distese verdeggianti e fertili o tra i caldi vapori del Volcanoes National Park? Bizze vulcaniche, permettendo.

Un moderno centro visitatori e il Museo Jaggar forniranno, oltre alla possibilità di fare un’escursione guidata con un ranger, molte altre informazioni, utili per conoscere queste isole sotto un altro aspetto.

Hawaii, quindi, che non sono solo ukulele, aloha, hula e collane di fiori, per svernare … almeno per un po’.

 

Pavia: ogni certosa ha i suoi misteri

Certosa di Pavia

Certosa di Pavia

Formule geometriche esoteriche a parte e al di là della ricchezza di simboli religiosi nascosti, tutti da scoprire, la Certosa di Pavia non fa eccezione in quanto a un certo fascino misterioso, tipico della sua categoria.

Il chiostro della Certosa

Il chiostro della Certosa

Che dire del grande parco di 22 km² che la circondava nel 14° secolo? Resta un po’ difficile immaginarselo ora, tra le case e i campi coltivati a riso, sotto le rotaie della ferrovia e  le strade incatramate, ospitare cervi, daini, caprioli, lepri, conigli, struzzi e perfino orsi.

Geometrie esoteriche di volumi

Geometrie esoteriche di volumi

Ancora più arduo è immaginare i Visconti fare il bagno nelle fresche acque della grande vasca di marmo bianco all’interno del rigoglioso giardino.

Oziavano proprio là, alla Certosa, per sottrarsi alle afose giornate estive, tipiche della bassa lombarda, piluccando grappoli d’uva tra le più ricche e gustose, cogliendo frutti di ogni tipo, cosi che sembrava di essere più in un giardino dell’Eden che in un monastero.

Lavabo in pietra e terracotta (15° secolo)

Lavabo in pietra e terracotta (15° secolo)

Ancora più intrigante è l’immagine del passaggio sotterraneo che collegava la Certosa con il Castello a Pavia lungo ad oculum, vale a dire a occhio e croce 7 km che i Signori di Milano percorrevano per non farsi notare e assicurarsi una via di fuga, caso mai fosse stato necessario.

Di passaggi segreti Pavia ne è piena, purtroppo spesso franati, interrotti o murati, ma in quello che partiva dalla Certosa, con uscite intermedie lungo il suo percorso, si doveva assistere a un gran via vai di cavalieri, militari e nobiltà in cerca di anonimato.

Bastava possedere la chiave ed essere nel giro giusto ed ecco che le porte di accesso alla via segreta si aprivano per poi richiudersi tra le mura umide dell’oscuro passaggio.

Realtà e finzione alla certosa

Realtà e finzione alla certosa

Oasi naturale della Valle Canal Novo

Oasi naturale Valle di Canal Novo (UD)

Oasi naturale Valle di Canal Novo (UD)

La laguna di Marano è una vasta area nell’Adriatico settentrionale, tra Grado e Lignano, che racchiude diverse zone umide. Al suo interno, la riserva naturale della Valle di Canal Novo si estende in una ex valle di pesca occupando una parte di terra che si allunga verso il mare.

Ci si accorge subito, dopo aver comprato il biglietto di ingresso a soli €.3.50 (tariffa adulti), di come tutto possa cambiare facendo solo  pochi passi dal centro del piccolo paese di Marano Lagunare, di per sè già tranquillo villaggio di pescatori.

Forse un tempo, molto tempo fa, accadeva un po’ dappertutto che nelle zone di confine tra mare e terraferma, tra le paludi di acqua dolce e quelle salmastre si potesse sentire solo lo starnazzare delle anatre selvatiche, i suoni  e i versi delle marzaiole, dei germani reali, lo sbattere d’ali dei cigni selvatici e il vento che piega dolcemente i canneti.

Tutto questo è possibile ancora oggi, soprattutto nei giorni in cui solitamente di visitatori alla riserva ce ne sono davvero pochi.

Dotata di un museo, di un sito preistorico ricostruito, di due comodi punti di osservazione che permettono di spaziare non solo con lo sguardo, ma anche con l’udito sul fascino di un’area umida che sembra essere rimasta magicamente ferma nel tempo, l’oasi naturale della Valle di Canal Novo è un luogo da scoprire anche insieme ai più piccoli,

Meglio se in punta di piedi, per quanto possibile, per non oasi-4disturbare i suoi legittimi abitanti o qualche birdwatcher e fotografo che dietro al suo super obiettivo non amerà molto veder sfumare in un attimo lo scatto che attendeva da tanto.

 

 

 

Quattro passi nel verde del bosco Fontana

Bosco Fontana (Marmirolo, Mantova)

Bosco Fontana (Marmirolo, Mantova)

Trascorsi da molto tempo i fasti dei Gonzaga, resta ai posteri un’oasi di verde a 5 km da Mantova, la loro città.

Per sfatare la monotonia di un paesaggio piatto, nell’ex tenuta di caccia dei Gonzaga si apre il bosco Fontana che si estende per quasi 2,5 kmq. Grandi alberi ombrosi e canali dove scorrono acque fresche offrono la soluzione naturale all’opprimente calura della pianura, dove di solito non arrivano i venti.

Palazzina Gonzaga

Palazzina Gonzaga

Testimonianza di un antico passato che faceva della Pianura Padana un’enorme distesa boscosa, eredità dell’epoca post-glaciale, il bosco Fontana ospita nel centro la palazzina Gonzaga, meta un tempo di frequentazioni altolocate.

Il verde in Italia avanza, inteso come territorio che spontaneamente o con l’aiuto umano si riappropria del suo spazio. Da decenni la superficie occupata da boschi e foreste aumenta ogni anno del 0,6%  e questa è senz’altro una notizia positiva se non va a pari passo con l’abbandono selvaggio e l’incuria delle zone verdi d’Italia.

Anche nel verde di questa parte della Lombardia dove il fiume Mincio crea paesaggi agresti e lacustri da esplorare a piedi o in battello, la bicicletta resta pur sempre un ottimo mezzo di trasporto, sebbene non sia possibile usarla all’interno del  bosco Fontana. In ogni caso, la zona boscosa merita certo di essere visitata, perchè è rimasta quasi al suo stato naturale, senza asettici viali cosparsi di ciottoli bianchi o cespugli bellamente rifiniti dal tagliasiepe.

Del resto, quale altro territorio comodamente pianeggiante potrebbe prestarsi per una facile escursione a piedi o sul sellino di una bici?

 

A walk in the green of Fontana Forest

Gonzaga family’s grandeur has passed for quite a long time, but a green oasis still remains for the posterity only about 5 kms from Mantua, the city where the dinasty had its main residence.

To break up the monotony of a flat landscape, Fontana Forest extends for nearly 2,5 sq km covering the former Gonzaga hunting ground.

Big shade trees and fresh water canals offer a natural solution to the oppressive heat of the plain, where the winds usually do not blow.

In the centre of Fontana Forest, which is an evidence of ancient times when the Po Valley was a huge forested land developed after the post-glacial period, the Gonzaga hunting residence still reminds of its  high-ranking guests.

In Italy, green areas are increasing. Statistics say that in the last few decades woods and forests have gained 0,6% surface each year. No doubt, this is a very good news, if it is not related to abandoning and neglicence.

Also in the green of this part of Lombardy where the Mincio river shapes rural and lake-like landscapes to be visited on foot or by boat, a bicycle is a suitable means of transportation, though it is forbidden to ride it in the Fontana Forest.

Anyway, the large wooded area is worth visiting owing to its almost original natural conditions. Neither artificial paths covered with white pebbles nor  decorative bushes beautifully cut with hedge trimmers mark the Fontana Forest.

After all, which other flat land, could be more appropriate  for an easy  walk or a comfortable bike ride?

Sable island, l’isola che c’è

Sable Island (Nova Scotia)

Sable Island (Nova Scotia)

Chi non ha mai sognato, almeno una volta nella vita, di far fagotto e scappare su un’isola lontana, unica, bella e selvaggia, dove poter vivere allo stato brado – almeno per un po’?

Immaginando una meta, la scelta della destinazione potrebbe cadere su Sable Island.

Una delle poche case a Sable Island

Una delle poche case a Sable Island

Su questa piccola isola nell’Oceano Atlantico, al largo della Nuova Scotia, in Canada la natura è davvero selvaggia, ma ovviamente non ci sono palme né scenari esotici.  La vita è dura su questo lembo di terra, lungo 42 km  e largo solo 1,5 km, battuto dai forti venti e circondato da fondali bassi, dove nei secoli passati si contavano numerosi naufragi.

Allora, perché scegliere proprio Sable Island?  Forse, solo per assaporare il silenzio, rotto unicamente dal vento e dai nitriti dei cavalli, gli autentici abitanti dell’isola. Si, perché di esseri umani ce ne sono ben pochi, circa 6 per l’esattezza e vi soggiornano per lo più a scopo scientifico e di ricerca. A Sable Island è vietato il campeggio, accendere fuochi e portare animali. L’unica possibilità di alloggio si trova presso la stazione metereologica dell’isola.

Al contrario dei pochi abitanti umani, i cavalli che  vi scorrazzano allo stato brado sono tanti, circa 400.

Cavalli a Sable Island, Nuova Scotia

Cavalli a Sable Island, Nuova Scotia

Dal 1960 sono protetti e per nessun motivo si interferisce nelle loro vicissitudini che, in realtà, non sono così idilliache come si potrebbe pensare. Possono cibarsi solo dell’erba che cresce spontaneamente e non hanno alcun riparo, considerando che su Sable Island non ci sono alberi. Vivono selvaggi, quasi ignari dell’esistenza degli uomini, se non fosse per i turisti, qualche fotografo e scienziato. Nascono, si nutrono, crescono, corrono liberi, si ammalano e terminano la loro esistenza nel modo più naturale possibile.

Ma come ci sono finiti sull’isola? Esattamente non si sa, ma è probabile che ci siano arrivati a seguito di uno dei tanti naufragi o portati dai coltivatori che si erano stanziati sull’isola nei secoli passati, lasciandoli lì dopo essersene andati.

Oggi, c’è perfino chi propone il loro allontanamento, perché l’ecosistema dell’isola sta risentendo negativamente della loro presenza.  Anche se le dispute sul come gestire Sable Island e i suoi abitanti a quattro zampe continuano, ci sarà sempre qualcuno che fantasticherà di viverci.

Magari, mentre i clacson suonano nervosi, le sirene urlano per farsi strada e i vicini gridano o improvvisano note strazianti di sax con le finestre aperte, basterà chiudere gli occhi e fare come Peter Pan. Prendere il volo e atterrare magicamente nel silenzio di Sable Island, seguendo il consiglio del ragazzino svolazzante, secondo il quale “solo chi sogna può volare”.

L’Oriente tra le colline toscane: il castello di Sammezzano

Il bello di questo nostro paese è che non finisce mai di stupire, nemmeno chi ci è nato e ci vive da sempre. Tra i suoi gioielli nascosti e tenuti sotto chiave, esistono realtà sorprendenti. Una tra tante, il castello di Sammezzano, a pochi km da Firenze.

Ingresso

Ingresso

Di castelli ne è piena non solo l’Italia, ma anche la Toscana che ne conta oltre 500 se si considerano anche torri, rovine e rocche. Quindi, cosa avrà mai questo maniero che lo rende davvero unico rispetto a tutti gli altri castelli toscani e italiani? Innanzitutto, gli interni. Basta guardare qualche foto e ci si rende subito conto, ma cosa ci fa un castello così nella culla del Rinascimento italiano?

L’eclettico marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona che non aveva mai visto l’Oriente aveva le idee molto chiare al riguardo. Dall’originaria pianta rettangolare, un tempo proprietà dei Medici,  degli Altoviti e poi dei Ximenes, creò intorno alla metà del 1800 un vero e proprio angolo di Oriente, affiancato da un parco di 50 ettari che racchiude tuttora sequoie secolari. Affascinato dall’orientalismo che aveva da poco preso piede in Europa e dotato di estro originale che gli permetteva di guardare oltre al ruolo di Firenze solo come capitale del Rinascimento italiano, progettò e fece realizzare  una serie di ambienti sorprendenti.

Sala degli specchi

Sala degli specchi

Con l’aiuto di manovali del posto e utilizzando il gesso in molte delle decorazioni realizzò così la prima sala, contraddistinta dall’azzurro acceso su cui campeggiano i gigli fiorentini, per proseguire nel candore intenso della sala bianca con i vetri colorati e tra i raffinati merletti della sala da ballo. Ingegno e abilità trapelano nella sala degli specchi con le stalattiti bianche che creano giochi di luce e riflessi magici e poi ancora altre stalattiti, questa volta colorate che rievocano l’India.  Alla sala della musica con i ricchi capitelli che sormontano le colonne blu si aggiunge la splendida sala dei pavoni, adibita un tempo niente meno che a sala da pranzo. Quindi, in quella più luminosa dove la luce si riflette sulle pareti bianche c’era un tempo l’antico scriptorium.

Sala dei pavoni

Sala dei pavoni

Mentre il tramonto ammorbidisce ancora di più le linee armoniose delle colline toscane e il verde al di là delle finestre diventa più cupo, le porte del castello si chiudono. Nelle ricche sale che rievocano l’Oriente, l’India  e la Cina ritorna a regnare il silenzio e il grande tesoro viene rimesso sotto chiave, suo malgrado. Attende, infatti, qualche ricco intenditore che lo restauri e lo possa aprire al pubblico, dopo essere stato residenza privata, hotel, location di film e, quindi, avamposto solitario tra le colline toscane.

In un insolito contrasto di simbolismi, evocazioni e atmosfere spicca in nero sulla pietra bianca, nella sala luminosa che ospitava lo scriptorium, la frase del poeta Giovanni Prati, sostenitore della monarchia sabauda “Va solingo il leon per suo sentiero. Spiega romita al ciel l’aquila il volo. Sia nobil tedio o voluttà d’impero, ogni forte nel mondo è sempre solo”. Sarà proprio perchè raramente svelato, relegato alla solitudine e difficile da visitare, che il castello di Sammezzano continua a esercitare il suo fascino?


Sammezzano castle: the East in the middle of the Tuscany hills

As a matter of fact, Italy never stops to surprise even those who were born and have always lived there. Unexpected  revelations  come out from the obscurity where a great number of  hidden treasures are still  kept under lock and key. Just to mention one, Sammezzano castle, not so far from Florence, is one of those mirabilia, whose access is allowed to a few and its existence is known not to many.

Yet, it has something unique that makes it differ from several other castles in Italy and Tuscany where over 500 manor houses, towers, fortresses and ruins  are scattered throughout  the region. What does Sammezzano castle make so different and why is it located just in the cradle of the Italian Renaissance?

Marquess Ferdinando Panciatichi Ximenes of Aragon could answer both questions exhaustively, if he were still alive, but to us there is just one simple reply “take a look at the photos of the interiors” and the reason will be immediately clear.

The eclectic marquess, who never visited the East, was fascinated by the Orientalism, started in 19th-century in Europe and his uncommon talent allowed him to watch beyond the role of Florence and nearby land as the capital of the Italian Renaissance.

According to a global view of arts and culture, marquess Ferdinando began to transform the former rectangular complex previously owned by the Medici, the Altoviti and Ximenes of Aragon family into an oriental inspired castle and location in the mid 1800s. Century-old sequoia trees still grow in nearby 50 acre park.

By the engagement of local labourers and the use of abundant stucco decorations, unique rooms in Morish style with Indian and Chinese influences were created. Florentine lilies on bright blue feature the entrance room, followed by the next brilliant white hall with multi-coloured glasses and the refined lace plaster decorations  of the ballroom. Magic light effects and reflections shine among white stalactities in the Mirror room and then other colored stalactites fall from the ceiling of the next room, creating Indian reminiscences. From the Music room featured by blue columns with elegant capitals, entrance to the Peacock room shows the most beautiful intetrior of the castle, once used as a luxurious dining room. The former scriptorium was designed in the next bright room where the white walls reflect light. At sunset, when the green outline of the Tuscan hills fade, the castle gates close and silence falls on the rich rooms filled with oriental atmosphere. The precious treasure returns reluctantly  to its segregation, waiting to be restored  by a rich appraiser who could make it shine again. After all, the former private residence, hotel, film location and present solitary outpost surrounded by the Tuscan hills deserves the company of  respectful visitors.

To underline the unusual contrast of symbols, contents and reminescences a black inscription stands out from the white stone in the bright former Scriptorium room. It quotes a sentence of poet Giovanni Prati, supporter of   the House of Savoy  “The lion goes lonely along the path. The eagle flies solitary in the sky. Either for noble impassiveness or commanding attitude, every strong creature is alone in its life”. Perhaps, that explains why Sammezzano castle keeps on fascinating even though isolated and difficult to be approched.

Venezia, la magica

Di fronte al Canale di S, Marco

Di fronte al Canale di S, Marco

La magia di Venezia è diffusa e molteplice. Ogni angolo ha una sua essenza cromatica, diversa da quella che si incontra svoltando l’angolo dopo.

Il mercato del pesce

Il mercato del pesce

Le tende rosse e il soffitto in legno con travi a vista del mercato del pesce o i drappeggi dorati di abiti sfarzosi esposti in vetrina che chi può permetterselo indosserà a carnevale.

Isola di S.Giorgio Maggiore

Isola di S.Giorgio Maggiore

La luce abbagliante della laguna, il bucato variopinto steso tra le case che quasi si toccano e il via vai dei vaporetti, delle barche, delle gondole nei canali. In quale altro luogo al mondo si può trovare un tale concentrato di sorprendenti visuali in uno spazio così relativamente piccolo, se non a Venezia?

Una città così magica che induce a fantasticare su quanti destini, tra i più disparati, si siano incrociati per le sue calli, i rii e i canali. Umili bottegai, ricche mogli e figlie di mercanti che commerciavano con l’Oriente, marinai dalla pelle ambrata e scura.

Gondole

Gondole

Ricami d'oro e tessuti pregiati

Ricami d’oro e tessuti pregiati

Sembra ancora di sentirlo, il profumo delle spezie che si mischia a quello dei tessuti pregiati e all’aria salmastra della laguna. Forse, anche allora come oggi, i facchini con i loro carrettini gridavano “ocio” per farsi strada tra i passanti.

Una magia, in cui immergersi completamente è inevitabile, a discapito della folla quasi sempre presente.

Canal Grande

Canal Grande

Meglio, quindi, scegliere mesi come ottobre o gennaio ed aspettare che finisca il vertiginoso giro di danza dell’Expo, perchè molti visitatori approfittano di sole due ore e mezzo di treno da Milano per visitare Venezia, la città più bella del mondo.

 

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