Il gusto del bello

Si dice che il gusto del bello, noi italiani, ce l’abbiamo nel sangue, un bello non opulento, ma nemmeno austero. Una bellezza che cerca l’armonia dei colori, delle forme, delle proporzioni e dei volumi.

Un gusto per il dettaglio, frutto di tradizioni secolari che si sono sviluppate nei più svariati settori; dal vetro alle scarpe, dalle stoffe all’edilizia.

Tecniche tramandate da generazioni di abili artigiani che sono sempre più rari e rischiano l’estinzione, ma che per sopravvivere spesso sono costretti a offrire le loro capacità a chi ha le tasche più rigonfie di quattrini. Lo fanno per motivi contingenti, perché chi dovrebbe sostenere e incentivare l’innato gusto italiano per il bello, il più delle volte lo spreca, lo calpesta o, nel migliore dei casi, lo ignora o lo tartassa di gabelle.

Poi ci sono loro: I CREATIVI, un esercito silenzioso che lavora incessante, soprattutto per sé stesso e per pochi intenditori.

Persone che se le incontri per strada, mai più sospetteresti una loro seconda vita parallela.

Tra le vie anonime di un quartiere di periferia, si cela un geometra in pensione che finalmente dà libero sfogo alla sua vera inclinazione, soffocata per anni e anni: la scrittura medievale. Siede allo scrittoio in stile conventuale e riproduce lettere alate, spaziando tra l’oro e i colori vivaci, mischiando segretamente polveri e essenze  come un vero amanuense e che la loro misteriosa mistura non la svelerebbe nemmeno alla moglie.

In una sala da ballo, tra le campagne del nord-est, mai più ti immagineresti che la ballerina di country in terza fila, con gli stivaletti alla texana e il cappellaccio da cowboy, nasconda il delicato passatempo del ricamo veneziano, riproducendo meticolosamente punti dimenticati, in voga secoli fa.

Lo stesso interesse, ma per i ricami in stile liberty, lo coltiva tra le pareti domestiche la dark lady che incontri in coda alla cassa del supermercato sotto casa. Di lei, sempre vestita rigorosamente in nero, non diresti mai che con i colori dei filati ci va a nozze.

A due passi dall’Adriatico, una ceramista tenta nuove tecniche creative, dipingendo legni abbandonati sulla spiaggia dalle onde, mentre c’è chi per non sentire la puzza di plastica e per evitare di indossare la pelle degli animali, si confeziona le borse in stoffa oppure, per risparmiare, taglia e e cuce una giacca con la lana cotta firmata, comprata online a 15,00 euro, quando in negozio la troverebbe bella e pronta a 150,00 euro.

Insomma, chi per necessità, chi per virtù, questo popolo laborioso taglia, cuce, dipinge o inchioda, mentre in sottofondo ascolta Bach, Mozart, Puccini, i Litfiba, il Festival di Sanremo o il TG regionale.

Chi per gusto personale, chi per sfuggire al destino di casalinga disperata, disoccupato inattivo o pensionato alienato, ognuno di loro insegue un sogno, un’idea, un nuovo oggetto da creare. Qualcosa che serva o sia inutile, qualcosa da regalare o tenere per sé.

Qualcosa di unico e bello che lasci una traccia di sé.

 

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