L’Oriente tra le colline toscane: il castello di Sammezzano

Il bello di questo nostro paese è che non finisce mai di stupire, nemmeno chi ci è nato e ci vive da sempre. Tra i suoi gioielli nascosti e tenuti sotto chiave, esistono realtà sorprendenti. Una tra tante, il castello di Sammezzano, a pochi km da Firenze.

Ingresso

Ingresso

Di castelli ne è piena non solo l’Italia, ma anche la Toscana che ne conta oltre 500 se si considerano anche torri, rovine e rocche. Quindi, cosa avrà mai questo maniero che lo rende davvero unico rispetto a tutti gli altri castelli toscani e italiani? Innanzitutto, gli interni. Basta guardare qualche foto e ci si rende subito conto, ma cosa ci fa un castello così nella culla del Rinascimento italiano?

L’eclettico marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona che non aveva mai visto l’Oriente aveva le idee molto chiare al riguardo. Dall’originaria pianta rettangolare, un tempo proprietà dei Medici,  degli Altoviti e poi dei Ximenes, creò intorno alla metà del 1800 un vero e proprio angolo di Oriente, affiancato da un parco di 50 ettari che racchiude tuttora sequoie secolari. Affascinato dall’orientalismo che aveva da poco preso piede in Europa e dotato di estro originale che gli permetteva di guardare oltre al ruolo di Firenze solo come capitale del Rinascimento italiano, progettò e fece realizzare  una serie di ambienti sorprendenti.

Sala degli specchi

Sala degli specchi

Con l’aiuto di manovali del posto e utilizzando il gesso in molte delle decorazioni realizzò così la prima sala, contraddistinta dall’azzurro acceso su cui campeggiano i gigli fiorentini, per proseguire nel candore intenso della sala bianca con i vetri colorati e tra i raffinati merletti della sala da ballo. Ingegno e abilità trapelano nella sala degli specchi con le stalattiti bianche che creano giochi di luce e riflessi magici e poi ancora altre stalattiti, questa volta colorate che rievocano l’India.  Alla sala della musica con i ricchi capitelli che sormontano le colonne blu si aggiunge la splendida sala dei pavoni, adibita un tempo niente meno che a sala da pranzo. Quindi, in quella più luminosa dove la luce si riflette sulle pareti bianche c’era un tempo l’antico scriptorium.

Sala dei pavoni

Sala dei pavoni

Mentre il tramonto ammorbidisce ancora di più le linee armoniose delle colline toscane e il verde al di là delle finestre diventa più cupo, le porte del castello si chiudono. Nelle ricche sale che rievocano l’Oriente, l’India  e la Cina ritorna a regnare il silenzio e il grande tesoro viene rimesso sotto chiave, suo malgrado. Attende, infatti, qualche ricco intenditore che lo restauri e lo possa aprire al pubblico, dopo essere stato residenza privata, hotel, location di film e, quindi, avamposto solitario tra le colline toscane.

In un insolito contrasto di simbolismi, evocazioni e atmosfere spicca in nero sulla pietra bianca, nella sala luminosa che ospitava lo scriptorium, la frase del poeta Giovanni Prati, sostenitore della monarchia sabauda “Va solingo il leon per suo sentiero. Spiega romita al ciel l’aquila il volo. Sia nobil tedio o voluttà d’impero, ogni forte nel mondo è sempre solo”. Sarà proprio perchè raramente svelato, relegato alla solitudine e difficile da visitare, che il castello di Sammezzano continua a esercitare il suo fascino?


Sammezzano castle: the East in the middle of the Tuscany hills

As a matter of fact, Italy never stops to surprise even those who were born and have always lived there. Unexpected  revelations  come out from the obscurity where a great number of  hidden treasures are still  kept under lock and key. Just to mention one, Sammezzano castle, not so far from Florence, is one of those mirabilia, whose access is allowed to a few and its existence is known not to many.

Yet, it has something unique that makes it differ from several other castles in Italy and Tuscany where over 500 manor houses, towers, fortresses and ruins  are scattered throughout  the region. What does Sammezzano castle make so different and why is it located just in the cradle of the Italian Renaissance?

Marquess Ferdinando Panciatichi Ximenes of Aragon could answer both questions exhaustively, if he were still alive, but to us there is just one simple reply “take a look at the photos of the interiors” and the reason will be immediately clear.

The eclectic marquess, who never visited the East, was fascinated by the Orientalism, started in 19th-century in Europe and his uncommon talent allowed him to watch beyond the role of Florence and nearby land as the capital of the Italian Renaissance.

According to a global view of arts and culture, marquess Ferdinando began to transform the former rectangular complex previously owned by the Medici, the Altoviti and Ximenes of Aragon family into an oriental inspired castle and location in the mid 1800s. Century-old sequoia trees still grow in nearby 50 acre park.

By the engagement of local labourers and the use of abundant stucco decorations, unique rooms in Morish style with Indian and Chinese influences were created. Florentine lilies on bright blue feature the entrance room, followed by the next brilliant white hall with multi-coloured glasses and the refined lace plaster decorations  of the ballroom. Magic light effects and reflections shine among white stalactities in the Mirror room and then other colored stalactites fall from the ceiling of the next room, creating Indian reminiscences. From the Music room featured by blue columns with elegant capitals, entrance to the Peacock room shows the most beautiful intetrior of the castle, once used as a luxurious dining room. The former scriptorium was designed in the next bright room where the white walls reflect light. At sunset, when the green outline of the Tuscan hills fade, the castle gates close and silence falls on the rich rooms filled with oriental atmosphere. The precious treasure returns reluctantly  to its segregation, waiting to be restored  by a rich appraiser who could make it shine again. After all, the former private residence, hotel, film location and present solitary outpost surrounded by the Tuscan hills deserves the company of  respectful visitors.

To underline the unusual contrast of symbols, contents and reminescences a black inscription stands out from the white stone in the bright former Scriptorium room. It quotes a sentence of poet Giovanni Prati, supporter of   the House of Savoy  “The lion goes lonely along the path. The eagle flies solitary in the sky. Either for noble impassiveness or commanding attitude, every strong creature is alone in its life”. Perhaps, that explains why Sammezzano castle keeps on fascinating even though isolated and difficult to be approched.

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